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Premessa
Una dieta adeguata non si traduce immediatamente in un incremento di
potenza, di forza o di resistenza dell’atleta e non trasforma uno
sportivo mediocre in un campione, ma viceversa, se inadeguata, può
impedire una prestazione ottimale, aumentare il rischio di incorrere
in infortuni o addirittura determinare patologie acute gravi. In
realtà quali siano le caratteristiche principali di una dieta
adeguata per uno sportivo, in particolare il calciatore, occasionale
o altamente competitivo, non sono poi così ovvie. La scienza della
nutrizione é d’altronde una branca di recente sviluppo, che si
adopera per documentare la validità scientifica delle varie teorie
alimentari, ma é ancora lontana dal univoche interpretazioni delle
linee guida alimentari. Quand’anche avessimo ottenuto soddisfacenti
risultati scientifici, resta da attuarli nella pratica quotidiana,
combattendo tra le diversità culturali che caratterizzano ogni
singolo individuo.
Da un nostro studio recente eseguito su 100 calciatori, di età dai
11 ai 20 anni, è emerso che la dieta del giovane calciatore non
rispetta l’intervallo di digiuno pari previsto prima dell’attività
agonistica (gara o allenamento). Il 13% dei soggetti, inoltre, non
assume alimenti a colazione. Manca dunque una adeguata
sensibilizzazione all’importanza del timing dei pasti. E ciò é
ancora più preoccupante in quanto l’educazione alimentare ha
sicuramente una maggior efficacia se impostata fin dalla giovane
età, piuttosto che imposta nel calciatore adulto.La colpa, se colpe
vogliamo cercare, non é certo del calciatore adolescente, quanto
piuttosto della mancanza di chiarezza sui comportamenti utili da
seguire, data anche la non uniformità di giudizi nella classe medica
stessa. È storia che si ripete quella che i criteri per stabilire la
migliore dieta per lo sportivo cambino nel tempo. .
Qual’è la migliore dieta per un atleta?
Nell’antica Grecia, l’atleta era prevalentemente un vegetariano che
si nutriva di cereali, frutta, verdure e vino diluito con acqua. Fu
il grande Milo di Crotone, la cui forza di lottatore è divenuta
leggendaria, ad introdurre una dieta a base di carne con 9 Kg al
giorno, consumati insieme a 9 Kg di pane e “solo” 8 litri di vino!
Da allora la componente proteica dell’alimentazione dello sportivo è
divenuta fondamentale, fino alle discusse diete iperproteiche.
Di recente introduzione è la dieta a Zona che evidenzia l’effetto
ormonale di stimolazione o inibizione dell’ingestione dei vari
alimenti. La dieta a Zona é un programma alimentare costituito al
40% da carboidrati, 30% proteine e 30% lipidi, ottenuti con un uso
solo sporadico di cereali. Il rapporto specifico di 0,75 tra
proteine e carboidrati viene mantenuto ad ogni pasto per ridurre a
sua volta il rapporto insulina/glucagone. Tale induzione avrebbe
effetti sul metabolismo degli eicosanoidi, producendo a sua volta
una cascata di eventi biologici capaci di determinare una riduzione
generale della morbosità per malattie croniche, un incremento della
immunità cellulare e della performance psico-fisica, associato ad
una riduzione del peso corporeo ed una prolungata longevità. Tali
entusiasmanti effetti in realtà mancano ancora di evidenze
scientifiche ottenute con studi clinici randomizzati e controllati
in doppio cieco; pertanto rimangono nella sfera delle ipotesi e
dovremo usare cautela nel promuovere un simile programma dietetico,
dato che invece sono segnalate critiche quali un possibile effetto
catabolico, una possibile disidratazione corporea ed un sovraccarico
epato-renale. Attualmente è comune il consenso che una dieta
equilibrata, che si discosti poco dalle linee guida fornite per la
popolazione generale, sia sufficiente a garantire una performance
ottimale per lo sportivo. L’inserimento di nuove abitudini
alimentari, dieta a zona inclusa, trae motivazione dal fatto che
molte qualità di regimi alimentari diversi possono essere ottimali.
Potremmo comunque asserire che la base di una ottima dieta è una
grande varietà di cibi, correttamente bilanciati e adeguati per
l’apporto calorico consumato dal singolo atleta. A tale riguardo
risulta fondamentale:
• una valutazione dello stato nutrizionale, individuando il modello
alimentare più idoneo che deve considerare le preferenze ed i gusti
personali, gli orari dei pasti e le esigenze sportive e lavorative;
• la determinazione dei bisogni energetici individuali;
• il mantenimento il peso corporeo ideale, distinguendo dal
metabolismo basale la quota di calorie specifiche richieste dal tipo
e dall’intensità di attività sportiva praticata;
• la valutazione di fattori psico - sociali.
L’atleta deve seguire delle regole alimentari?
Dal 1943 il Food and Nutrition Board ha reso note le RDA (Ration
Dietary Allowed, cioè le cosiddette Razioni Giornaliere Raccomandate
che trovano il corrispettivo italiano nei LARNA) che stabiliscono,
in base all’età del soggetto, la quantità di calorie, di proteine,
di vitamine lipo - e idrosolubili e di sali minerali destinati a
coprire i bisogni individuali.
Le principali regole alimentari sono rappresentate dai seguenti
consigli:
1. variare la qualità dei cibi;
2. modulare la quantità di cibo per mantenere il peso corporeo;
3. dieta povera di grassi saturi e colesterolo;
4. dieta ricca di verdure frutta e prodotti del grano;
5. zucchero con moderazione;
6. sale e sodio con moderazione;
7. vino e alcolici in moderazione.
| Quante calorie sono necessarie ad un atleta per mantenere il peso?
Il bisogno energetico dipende da molti fattori quali:
• superficie corporea;
• età e livello di richieste basali;
• variazioni interindividuali;
• tipo e intensità dell’attività sportiva: l’incremento di calorie
può richiedere fino a 1500 kcal aggiuntive in relazione al peso
dell’atleta, ma soprattutto al livello di attività fisico che è il
fattore principale condizionante il dispendio energetico;
• periodo di allenamento;
• condizioni di allenamento.
Cosa deve mangiare prima della competizione?
La performance atletica non dipende dal pasto pregara. L’obiettivo
del pasto pregara è quello di dare fluidi ed alimenti energetici per
la competizione, ottenibili prevalentemente con un pasto a base di
carboidrati complessi, di rapida digestione e ad indice glicemico
basso per evitare quanto più possibile il picco glicemico
improvviso, associato alla successiva risposta insulinica con
conseguente, transitoria ipoglicemia, negativa ai fini della
prestazione sportiva. Bisogna considerare inoltre che i cibi graditi
all’atleta e che l’atleta mangia di solito, saranno anche quelli più
facilmente digeriti. L’obiettivo primario é infatti quello di
fornire all’atleta energia di rapido utilizzo per la competizione da
sostenere a breve, senza reclutare una eccessiva quota di sangue per
l’apparato gastro-enterico, impegnato nei processi digestivi e di
assorbimento, proprio mentre i processi metabolici muscolari
richiedono una ulteriore ossigenazione ematica durante esercizio
fisico.
Quanti carboidrati sono necessari?
Il bisogno glicidico dipende dall’intensità e dalla durata
dell’esercizio. In generale sono necessari 200 g di CHO/giorno.
Fondamentale é l’assunzione di carboidrati anche ad indice glicemico
elevato, dopo la prestazione agonistica, per reintegrare il prima
possibile le riserve di glicogeno muscolare ormai esaurite dopo lo
sforzo fisico. Tale assunzione deve avvenire entro le due ore
dall’interruzione dell’esercizio.
Quante proteine sono necessarie?
Il bisogno proteico degli atleti, calciatori inclusi, è maggiore
rispetto ai sedentari.
In generale sono necessari 1,5-2 g Kg/Pc/giorno, sufficientemente
ottenibili nella maggior parte delle normali diete, senza
supplementazioni aggiuntive. Diete iperproteiche possono comportare
una compromissione dell’assorbimento di vitamine e minerali, con
possibili conseguenti incrementi di anomalie della funzione
emuntoria renale e soprattutto epatica.
L’esercizio aumenta il bisogno di minerali?
Il fabbisogno di minerali può aumentare durante esercizio strenuo,
specialmente in condizioni climatiche sfavorevoli. I rischi maggiori
sono ovviamente durante la stagione caldo-umida, quando la
sudorazione profusa é necessaria per realizzare il processo di
raffreddamento corporeo durante l’evaporazione del sudore dalla
cute; ma non dobbiamo trascurare lo stimolo alla diuresi dato
dall’abbassamento delle temperature, per cui è possibile anche un
rischio di disidratazione durante la stagione invernale.
La qualità della bevanda ingerita per reintegrare le perdite
idro-saline deve essere diversa da quella da assumere durante
esercizio fisico. Infatti durante esercizio é essenziale non
somministrare bevande ad elevata tonicità che potrebbere determinare
un’effetto osmotico sfavorevole, richiamando liquidi nel lume
intestinale dai tessuti già disidratati. Anche la velocità di
svuotamento gastrico é un parametro importante che determina un più
rapido recupero delle sostanze perse. Numerosi studi hanno
evidenziato l’utilità di una percentuale minima di glicidi nel
favorire tale effetto (concentrazione al 2% di glucosio o meglio
maltodestrine).
Pertanto durante esercizio fisico si consiglia di bere, per uno
sforzo inferiore alle due ore, soltanto acqua, ad elevata
concentrazione salina, in particolare sodio, potassio e soprattutto
bicarbonati. Dopodiché una bevanda lievemente glicidica con
aumentata concentrazione salina, proporzionata all’entità delle
perdite. Qualora quest’ultime fossero rilevanti l’integrazione
minerale é ottenibile con alimenti ricchi di sali, acqua e zuccheri,
come la frutta.
| L’esercizio aumenta il bisogno di vitamine?
Tutte le cellule producono continuamente radicali liberi e reagenti
ossidanti come elementi inevitabili dei vari processi metabolici. La
maggior parte dei radicali sono neutralizzati da complessi sistemi
antiossidanti costituiti da enzimi come catalasi, superossido
dismutasi, glutatione perossidasi, e da numerosi sistemi
antiossidanti non enzimatici, comprese vitamina A, E, C, glutatione,
ubichinone, flavonoidi e chissà quante altre sostanze spesso
fitoterapiche non ancora individuate. L’attività fisica strenua può
sbilanciare tale equilibrio tra ossidanti e sistemi riparativi lo
stress ossidativo. Da ciò trae ragione una supplementazione
dietetica con antiossidanti, ampiamente utilizzata nel mondo
sportivo. In realtà dall’analisi da più di 180 lavori scientifici
ultimamente pubblicati non sono emersi elementi di certezza
sull’effettiva utilità di tale supplementazione. La decisione di
integrare la razione alimentare dell’atleta con vitamine dovrebbe
scaturire da un’analisi dello stato nutrizionale di ogni singolo
soggetto, comprensivo di una valutazione delle abitudine alimentari
e dei parametri biologici specifici.
L’integrazione migliora la performance?
Secondo il decreto legislativo 21 maggio 2004 n. 169 per Integratori
Alimentari si intendono “prodotti alimentari destinati ad integrare
la comune dieta ... come fonte concentrata di sostanze nutritive o
aventi effetto nutritivo o fisiologico”. In particolare gli
integratori alimentari per lo sport sono adattati ad un intenso
sforzo muscolare per sportivi per i quali esistono dal 1999 linee
guide ministeriali, codificati secondo categorie di:
• prodotti finalizzati ad integrazione energetica, a base di
carboidrati, dei quali abbiamo sottolineato l’importanza;
• prodotti con minerali destinati a reintegrare le perdite
idrosaline, fondamentali nel recupero dopo disidratazione;
• prodotti finalizzati all’integrazione di proteine o aminoacidi e
derivati quali creatina
• altri prodotti a valenza nutrizionale quali vitamine,
antiossidanti, ferro, dei quali solo parzialmente abbiamo sopra
accennato.
La creatina merita un cenno particolare. Rappresenta un componente
organico della carne, in particolare di fibra bianca. E’ un
aminoacido non essenziale presente essenzialmente nel muscolo in
forma libera e fosforilata, dove costituisce un pool di riserva
energetica per la resintesi di ATP. La creatina presente in una
normale razione alimentare, oltre a quella di produzione endogena, é
più che sufficiente a coprire i fabbisogni giornalieri. Tuttavia é
comune la supplementazione negli atleti con creatina monoidrata in
polvere.
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| Gli Autori
Giorgio Galanti: Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport
Università degli Studi di Firenze.
Paolo Manetti: Staff Medico ACF Fiorentina. |