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Ormai si ha da tempo la dimostrazione che
persone obese presentano, statisticamente,
aspettative di vita quantitativamente e
qualitativamente inferiori, proprio a causa
di implicazioni vascolari, metaboliche e
articolari che insorgono in varie fasi della
vita.
Ulteriori statistiche cliniche confermano
drammaticamente come l’obesità sia divenuta
una vera e propria epidemia, alla stregua di
un virus, si diffonde dall’occidente ai
paesi più poveri. A livello mondiale i
numeri sono allarmanti: 1.700.000.000 le
persone in sovrappeso, 300 milioni i
gravemente obesi, 2.5 milioni i decessi.
L’Italia da questa rassegna non si trova
sicuramente esclusa, anzi, abbiamo il 42.5%
di maschi adulti in sovrappeso di cui il
10.5% è obeso; il mondo femminile è,
relativamente, in condizioni migliori: 26.5%
in sovrappeso contro il 9% di obese.
Purtroppo la drammaticità si ha osservando i
dati dei nostri bambini: il 34.1% (tra i 3 e
i 9 anni) si presentano in sovrappeso o
moderatamente obesi.
L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della
Sanità) considera l’obesità come la seconda
causa di morte dopo il fumo di sigaretta.
A questo punto occorre fare un cenno ad
alcuni elementi che interagendo tra loro
determinano le basi per l’insorgere
dell’obesità (fattori genetici) e alle
altrettanto importanti cause che
contribuiscono e a volte determinano questa
patologia (fattori culturali/ambientali).
I fattori genetici che sembra siano alla
base dell’insorgenza dell’obesità derivano a
loro volta da alcuni aspetti primari quali:
- predisposizione fisiologica all’accumulo
di grasso corporeo;
- gestione del bilancio energetico;
- alterazioni del comportamento alimentare;
Il primo punto sembra agire sulla
moltiplicazione degli adipociti (i
contenitori dei grassi), sulla loro
localizzazione nei diversi distretti
corporei (grossolanamente vengono distinti
in 2 tipi di obesità: androide per i maschi
e ginoide per le femmine) e sui diversi
processi di mobilizzazione e utilizzazione
del grasso.
Il secondo ed il terzo punto sembra incidano
sulle dinamiche fame/sazietà, sulla
regolazione dei tempi e dei ritmi alimentari
(stimolazione/inibizione del centro
mediale/laterale dell’ipotalamo responsabile
dell’iperfagia e afagia).
L’aspetto genetico da sempre cardine delle
più svariate ricerche in campo scientifico
ha portato a realizzare delle stime (su
famiglie nord-americane), riscontrando che
la probabilità di diventare obesi è cinque
volte maggiore per figli con genitori
entrambi obesi.
Esistono anche dei fattori culturali/
ambientali predisponenti l’obesità
caratterizzati dai seguenti aspetti, quali:
- dominanza socioculturale/etnica sulle
preferenze alimentari specifiche;
- tendenza culturale/generazionale;
- utilizzo indiscriminato di particolari
farmaci;
Il primo aspetto tratta alcune variazioni
alimentari tipiche degli ultimi 50 anni
nella dieta di alcuni paesi occidentali
(commercializzazione dell’alimentazione, i
cosiddetti “fast food”). In questi ultimi
decenni si è ottenuto un radicale passaggio
da diete ad elevato contenuto di fibre e
carboidrati (a basso indice glicemico) a
diete ad elevato contenuto di grassi e
carboidrati semplici (ad elevato indice
glicemico).
Quest’ultimi hanno la caratteristica di
incentivare la loro assunzione in quanto
stimolano meno il senso di sazietà rispetto
ai carboidrati complessi e alle proteine e
inoltre rendono i cibi più appetitosi, in
poche parole “più se ne mangiano più se ne
vorrebbero mangiare”.
In Europa dolci, cheeseburger e bevande
zuccherine rappresentano il 50% del cibo
consumato.
Il secondo aspetto rappresenta quei modelli
pseudo-ideali di magrezza eccessiva o al
contrario di grassezza o corpulenza, visto
come indicatore di buona salute ed elevato
status socioeconomico (tipico delle regioni
del sud Italia), che rivestono un’importanza
tutt’altro che marginale nella diffusione
dell’obesità e/o nelle patologie ad essa
legate.
Non meno pericolosa è l’assunzione senza
criterio di particolari farmaci che incidono
sull’equilibrio fame/sazietà come gli
antipsicotici, gli antidepressivi o gli
antiepilettici.
Ulteriori aspetti altrettanto importanti
sono la sedentarietà e la mancanza di
informazione sulle più basilari norme di
esercizio fisico che da soli sicuramente non
portano all’obesità ma, se associati a tutti
i fattori esposti in precedenza, possono
sicuramente trasformare una condizione di
modesto sovrappeso in una condizione di
obesità patologica.
Appare quanto mai importante il ruolo della
prevenzione, soprattutto nell’età evolutiva
dei ragazzi (più recettivi a eventuali
cambiamenti di abitudini), dove modelli
alimentari e stili di vita corretti
promuovono una crescita sana (fisica e
psichica) e prevengono problemi sanitari sia
nell’immediato che nella vita da adulto.
In relazione a quanto detto per risolvere o
meglio prevenire eventuali eccessi di peso
corporeo sarebbe utile rivolgersi (previo
consulto con il proprio medico) ad un
professionista del movimento (laureato in
Scienze Motorie e/o un Fitness Trainer
Certificato) per pianificare un’adeguata
attività fisica e ottenere una valida
consulenza sulle basi del buon senso
alimentare. E’ giusto sottolineare che nel
caso di obesità grave (definita spesso
obesità dietoresistente) non c'è altra
alternativa che l'intervento chirurgico,
anche se sono possibili interventi
parachirurgici come quelli con il palloncino
intragastrico (introdotto nello stomaco
genera sazietà) o con il pacemaker gastrico
(con la sua azione induce sazietà, ma ha
l'inconveniente che deve essere gestito a
vita). |
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