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| Il recupero
Con questo termine solitamente si indica, in generale, il recupero
delle capacità prestative dell'atleta nel periodo successivo a
carichi di allenamento che abbiano inficiato le risorse energetiche;
nello specifico, si intende il ripristino della funzionalità
ottimale dei vari singoli organi/apparati che sono stati affaticati.
In relazione a quest'ultimo aspetto si devono tenere presenti almeno
tre considerazioni:
- i processi di recupero dell'organismo non avvengono
contemporaneamente, ma sono definiti eterocroni; ossia, i processi
di recupero necessari ai vari apparati ed alle grandi funzioni
organico – metaboliche sono caratterizzati da fasi, tempi e modalità
differenti e rispondono sempre in modo specifico. Ciò significa che
il recupero necessario a ripristinare i fosfati è diversissimo da
quello richiesto dall'anabolismo proteico (Fig.1);
- la velocità con cui l'organismo provvede a recuperare i vari
substrati è in strettissima relazione con il tipo di sollecitazione
delle capacità motorie, e quindi con il livello di intensità e
volume della singola seduta; in particolare, maggiore è il volume
della seduta, maggiore sarà il tempo necessario al recupero dei
substrati intaccati;
- secondo la teoria della supercompensazione, il recupero favorisce
l'elevazione del potenziale biochimico e funzionale oltre i livelli
iniziali in possesso dell'atleta prima dell'allenamento; la
successione ravvicinata di due o più sedute di allenamento impedisce
tale innalzamento conducendo l'atleta, laddove tale errata
programmazione dovesse persistere, a fenomeni di overtraining e
overreaching.
Il tempo di recupero minimo, di conseguenza, deve essere programmato
e concesso all'atleta in considerazione della tipologia di seduta a
cui è stato sottoposto, al volume della stessa ed alle capacità
sollecitate. Se per le esercitazioni di resistenza è possibile
prevedere due sedute più ravvicinate che non consentono il recupero
completo e che sollecitano l'organismo per sommazione di stimoli,
gran parte della letteratura mette in guardia dal prevedere le
sedute ravvicinate quando l'obiettivo delle stesse riguarda gli
apprendimenti tecnici o l'allenamento della velocità e della
rapidità di esecuzione (Schnabel, Harre e Borde, 1998; Weineck,
1994; Manno, 1991).
| Perchè prestare attenzione al recupero
La fisiologia dell'esercizio negli ultimi anni ha definito in modo
chiaro le cause che determinano la riduzione della prestazione
successivamente ad una serie di sollecitazioni allenanti non
correttamente distribuite nel tempo.
Oggi si conoscono i motivi che conducono il preparatore a prestare
attenzione ai tempi di recupero:
- depauperamento delle riserve di glicogeno muscolare: molti Autori
mettono in rapporto tale esaurimento con la riduzione della qualità
della performance (Arcelli, 1997);
- abbassamento della glicemia: alcuni Autori ritengono questa causa
piuttosto che l'esaurimento del glicogeno il fattore responsabile
del ridotto rifornimento energetico del muscolo (Ferguson, 2000);
- esaurimento delle riserve energetiche di fosfocreatina: il muscolo
è in grado, dopo averla utilizzata come substrato energetico, di
risentetizzarla a condizione, però, che tra una prestazione di
sprint e l'altra intercorrano varie decine di secondi; secondo
alcuni Autori il 50% e l'87% dei composti ATP – PC è recuperato
rispettivamente nei 20 e nei 60 secondi successivi allo sforzo (Brittenham,
1997);
- l'accumulo di ioni idrogeno: piuttosto che del lattato è più
corretto parlare di ioni H+ che sono responsabili dell'abbassamento
del ph della cellula muscolare con conseguente riduzione
dell'efficienza della contrazione;
- la produzione di ammoniaca: negli ultimi anni l'interesse dei
ricercatori si è rivolto a questo aspetto del metabolismo muscolare;
ultimamente all'ammoniaca sono state attribuite conseguente negative
sulla prestazione che prima si pensava dipendessero dall'accumulo di
acido lattico. Oggi appare chiaro come l'ammoniaca sia deleteria per
la coordinazione e per la qualità delle prestazioni tecniche in
quanto costituisce una sostanza tossica per il cervello (Arcelli,
1997).
| Allenamento, fatica e recupero
Allenamento, fatica e recupero devono essere considerati come
aspetti diversi che concorrono a tracciare i contorni di un unico
fenomeno, il miglioramento della performance. L'alternarsi di
carico, fatica e recupero costituisce un tipico percorso dei
processi funzionali: la fatica rappresenta pertanto il fenomeno
attraverso il quale l'allenamento persegue le sue finalità, ossia
l'elevazione delle prestazioni. In ambito sportivo la fatica si
connota essenzialmente in un decadimento della performance o, in
modo specifico nei giochi sportivi, in una riduzione dell'intensità
di gioco con conseguenze evidenti sulla qualità della tecnica di
gioco. Oltre che la qualità esecutiva delle abilità specifiche, la
fatica risulta determinante anche ai fini della presa di decisione,
e quindi sull'efficienza e sull'efficacia delle capacità cognitive
dell'atleta: è stato accertato, per esempio, come la riduzione del
2% del peso corporeo causata dalla sudorazione determini già un
influenza significativamente negativa sull'elaborazione delle
decisioni cognitive in ambito sportivo (Gopinathan, 1988).
L'attenzione nei riguardi delle caratteristiche ambientali in cui
l'atleta opera diviene quindi indispensabile per la strutturazione
del microciclo di allenamento con particolare riguardo alla
collocazione delle sedute doppie, dell'orario delle stesse e della
successione nell'arco settimanale. Fattori ambientali
particolarmente avversi per temperatura elevata e per tasso di
umidità ostacolano i processi immediati di rigenerazione che,
attivandosi al termine della sessione di allenamento, permettono la
realizzazione di più sedute giornaliere. Allo stesso modo,
nell'ambito del microciclo tale efficacia rigenerante diminuisce
progressivamente con il succedersi delle unità di allenamento (Martin,
Carl e Lehnertz, 1997), per cui gli ultimi allenamenti si svolgono
con livelli di fatica superiori ai primi. In quest'ottica devono
quindi intendersi i cosiddetti microcicli di scarico che si
alternano a settimane di carico importante per intensità o per
volume.
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Per chi vuole
approfondire
- Arcelli E. (1997), La fatica del calciatore, in Atti AIPAC "La
fatica nel gioco del calcio", Firenze 28.4.97, Kells Ancona:7-12
- Brittenham G. (1997), L'allenamento della condizione atletica nel
basket, Calzetti-Mariucci Perugia
- Castagna C. (2000), Gli effetti della fatica negli sport di
squadra, Teknosport, 14:5 – 10
- Ferguson H. (2000), Le nuove tendenze della fisiologia applicata
allo sport, Teknosport, 14: 16 – 18
- Martin D., Carl K., lehnertz K. (1997), Manuale di teoria
dell'allenamento, S.S.S. Roma
- Schnabel G., Harre D., Borde A. (1998), Scienza dell'allenamento,
Arcadia Modena
| L'autore
Italo Sannicandro - Preparatore atletico Bisceglie Calcio a 5, Serie
B Nazionale. |