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  01.10.2009 | La sua squadra ha fatto gol ora Nenè non è più solo  
  Autore: Ferdinando Secchi  
  Ha rimesso insieme la sua squadra, non sul campo di calcio ma sul campo della vita. Nenè rischiava di andare alla deriva nell'indifferenza di molti, si ostinava a girovagare per le strade e i bar del centro a mendicare un panino e una birra, a vivere in uno stato di abbandono fisico e morale dal quale non voleva venir fuori. Da quando l'Unione Sarda ne ha parlato, prima dell'estate, è scattata una gara di solidarietà - che sarebbe più corretto definire corsa contro il tempo - che ha dato in questi giorni i primi risultati.
La metafora calcistica è quasi d'obbligo: il primo gol è stato messo a segno ma il fischio finale deve ancora arrivare. L'ex campione del Cagliari anni Settanta è ricoverato in un ospedale cittadino dove è accudito, curato e aiutato sotto ogni punto di vista. Medici, assistenti sociali, ex compagni di calcio, amici: tutti in corsa per aiutare il grande Nenè. Una squadra che non va in televisione e non cerca visibilità sui giornali, perché la vera solidarietà si fa con discrezione e mirando all'obiettivo, ma che ha potuto contare su una punta importante, ancora una volta Gigi Riva. Non c'entra la sportività; dietro l'azione del bomber cagliaritano c'è un sentimento di profonda amicizia e sensibilità che lo legano al calciatore brasiliano. Lo chiama ancora «quel ragazzo», poi si corregge come fosse un lapsus, mentre è solo una manifestazione d'affetto e di protezione verso un uomo non più padrone di se stesso né molto presente alla propria vita. «Da quando è iniziato il declino di Claudio - questo il nome di battesimo di Nenè - ho sempre tentato di togliere quel ragazzo dalla strada». Ma lui era schivo e sfuggente, «non si faceva mai acchiappare». Forse per pudore, o perché annebbiato dai fumi dell'alcol, si teneva ai margini e ben distante dai luoghi frequentati dall'amico Gigi, attento a non farsi trovare. Chissà se invece era un modo tutto suo per chiedere aiuto, o se la situazione personale, il senso di abbandono affettivo e professionale lo hanno spinto a cercare rifugio in una vita da sbandato.
Nenè ha raggiunto presto l'età in cui si è vecchi per correre dietro a un pallone, ma dato che era l'unica cosa che ha fatto e sapeva fare, la soluzione naturale sarebbe stata restare nell'ambiente con altri incarichi, dirigenziali o minori non ha importanza, ma sempre sul campo. Invece è stato snobbato dalla sua squadra del cuore, si è allontanato e nessuno l'ha richiamato, si è sentito usato e gettato e da qui il lasciarsi andare, non volersi bene tanto da sfuggire a qualsiasi forma di amore, da parte degli amici e forse anche della famiglia.
Il vagabondare e il degrado in cui si è infilato per anni lo stavano annullando come persona, cosa che ha fatto male a lui e non fa onore a nessuno: al Cagliari calcio, alle istituzioni, ai cittadini e ai numerosi tifosi che si è scoperto avere.
Riva è stato il prezioso trait-d'union tra tutti loro: «Ho avuto l'appoggio di tutti, amici ed ex compagni di calcio mi telefonano in continuazione per essere informati delle sue condizioni, e ovunque abbia chiesto aiuto ho trovato solo porte aperte». Hanno risposto anche i Servizi sociali del Comune di Cagliari affiancando a Nenè alcuni assistenti: lo seguiranno nel percorso terapeutico al quale si aggiungerà anche uno specialista che avrà il compito di aiutare "il ragazzo" a superare e accettare alcuni aspetti che riguardano la propria vita familiare che negli anni, per forza di cose, è mutata negativamente.
Questa gara di solidarietà, che ha visto in campo amicizia, competenze e professionalità per allontanare Nenè dalla strada e dal disagio, dimostra che non è impossibile solidarizzare con chi ha problemi, al di là della fama e della popolarità.
"L'Altro Nenè", com'era stato chiamato nell'appello estivo per distinguerlo dal nuovo Nené del Cagliari di quest'anno, è stato un orgoglio per i tifosi sardi di allora e oggi, ormai brizzolati e ancora attenti alle sorti del loro beniamino, sono pronti ad entrare in squadra per rivederlo sulle vie della sua Cagliari, città d'adozione che non ha intenzione di lasciare
  La sua storia  
  La sua storia: Claudio Olinto de Carvalho detto Nené, (in portoghese significa neonato che piange) nato a Santos (Brasile) il 1 Febbraio del 1942, era figlio d'arte. Il padre Herminio era stato un buon difensore nel Santos negli anni '40. La carriera gli sorride subito...per uno che vive a Santos il sogno è giocare nel suo club...e il sogno si realizza. Eccolo arrivare nelle giovani promesse del Santos FC e addirittura in prima squadra; ovviamente è difficile inserirsi in un attacco che vede il grande Pelè in una delle formazioni più forti del mondo che vince numerosi campionati paulisti: la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale. Prima di arrivare in Italia, a soli 20 anni, ha già un palmares da far invidia a chiunque... 2 Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali e la Coppa America con l'Under 23 brasiliana. Gli osservatori della Juventus sono interessati al giovane del Santos; è bravo e fa goal (solo un colloquio con Pelè, Boniperti e un traduttore porterà alla firma del contratto). In quel periodo la Juventus era alla disperata ricerca di un centravanti, visti i deludenti inserimenti di Miranda e Nicolè, ed i dirigenti rimasero colpiti dal giovane Olinto de Carvalho durante una tournée italiana del Santos nel 1963. Nell'estate dello stesso anno la Juventus lo acquista e Nené fa il suo esordio in serie A a Torino il 15-9-1963: Juventus-Spal 3-1. Qui milita una sola stagione dove totalizza 28 presenze, segnando 11 reti (memorabile quella nel derby). Malgrado ciò la stagione successiva passa al Cagliari (il primo giocatore della storia comprato a rate visto il suo prezzo), dove conta 26 presenze, segnando 5 goal. Nella stagione 1969/70 diventa campione d'Italia. E' il rossoblù con il maggior numero di presenze in Serie A 311 (in tredici campionati) e con 23 goal in totale. E' la bandiera del Cagliari tanto da essere chiamato il Quinto Moro per via dello stemma della squadra sarda. Famoso per le sue superstizioni formava con Riva e Domenghini un trio di formidabili burloni fuori dal rettangolo di gioco. E'il più forte giocatore straniero della storia del Cagliari e uno dei più forti ad essere arrivati in Italia nel dopoguerra tanto da essere indicato fra i 100 più grandi giocatori della storia dal suo grande amico Pelè. Terminata la carriera da giocatore, sempre a Cagliari ha iniziato quella di allenatore. Con la primavera della Fiorentina riesce in un'impresa ancor oggi impossibile...vince Campionato, Coppa Italia e Torneo di Viareggio. Allena così in C1 la Paganese e in C2 il Quartu Sant'Elena. Preferisce allenare i giovani e così ritorna ad allenare la Primavera del Cagliari per poi tornare alla Juventus come allenatore del vivaio giovanile bianconero. Da allenatore porta a esordire in serie a giocatori come: Landucci, Guerrini, Mazzarri, Festa, Pusceddu, Valentini, Branca. Sposato con Fiorella famosa indossatrice ha 2 figli, Giada anch'essa sposata e madre di 2 bambini e Ruben aspirante cantante e attore. La Sardegna... la terra che ama e che lo ama. La terra che lo ha adottato come un figlio. Una terra che non dimenticherà mai le sue gesta e quelle dei suoi compagni. Vive a Cagliari la città dove sono nati e cresciuti i suoi figli... il suo vero Brasile.
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