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L’impegno della UEFA per promuovere la sportività e la tolleranza dentro e fuori i campi di gioco è testimoniato non solo dalle campagne contro il razzismo, ma anche dal suo impegno di lunga data sul rispetto del fair play.
Una semplice parola
La campagna della UEFA sul fair play è simboleggiata da una sola parola, che l’organismo governativo del calcio europeo giudica la più appropriata per questo sport. La parola è rispetto.
Principi di rispetto
I principi di rispetto sono alla base del fair play. Questi principi hanno a che fare con il rispetto delle regole di gioco, dei direttori di gara, del proprio club, degli avversari, dei compagni, degli addetti ai lavori e dei tifosi avversari.

Lettera del Presidente Ulivieri a tutti gli allenatori: "Stop alla violenza contro gli arbitri"

Cari colleghi, mi sento impegnato in modo particolarmente sentito nell’affrontare una questione molto delicata che coinvolge tutto il nostro movimento. Si tratta di un aspetto particolarmente significativo in questo momento tormentato, dopo i recenti fatti di violenza che hanno turbato le coscienze di tutti noi e che ci obbligano a una riflessione più generale e conseguentemente a comportamenti più responsabili nello svolgimento dei nostri compiti, a tutti i livelli li si svolga.
Ho appena ricevuto dall’Aia i dati che riguardano le aggressioni subite dagli arbitri nelle ultime cinque stagioni (episodi che abbiano comportato almeno 5 giorni di prognosi). Si tratta di fatti che si riferiscono in modo quasi totale ai campionati dilettanti, ovvero quelli in cui dovrebbe albergare sano spirito sportivo e passione autentica. Ebbene nelle ultime cinque stagioni, tra il 2001e il 2006 si sono avuti 2088 casi di violenza contro arbitri. Di questi il 65% (1357) sono stati compiuti da calciatori, il 17,5% (365) da tesserati, il 10% (208) da tifosi, il 7,5% (157) dagli allenatori.
Venendo poi alla stagione in corso, dall’1 settembre 2006 al 31 gennaio 2007 i casi di aggressione sono stati 189. Tra gli aggressori gli allenatori sono stati 15, ovvero quasi l’8%, restando più o meno immutate le altre percentuali. Si tratta di numeri molto preoccupanti, come è facile capire. C’è dunque un enorme problema che riguarda le componenti tecniche. Evidentemente il rapporto tra calciatori-allenatori e arbitri a livello di base è un rapporto malato. Ma guardiamo in casa nostra. Parliamoci chiari, colleghi. Queste sono cifre gravi. Il fatto che numericamente quella degli allenatori sia in termini assoluti la categoria che ha provocato meno casi si può facilmente ribaltare in termini relativi, col fatto che ci sono solo due tecnici per partita contro decine di calciatori e dirigenti. Ma non è questo il punto. Il mio timore piuttosto è che si stia perdendo, soprattutto a livello di base, il senso del nostro ruolo, che non è solo tecnico ma anche e soprattutto educativo. Qualche settimana fa intervenendo a una riunione organizzata dal Settore Giovanile e Scolastico a Bologna, nella locale sede Aia, ho ascoltato l’arbitro Dondarini che, rivolgendosi a genitori, dirigenti e allenatori, ha rivolto un chiaro appello: «Come i genitori affidano a voi i loro ragazzi, noi vi affidiamo i nostri giovani arbitri, perché possano crescere serenamente. Dovete aiutarci a raggiungere questo obiettivo». Bene, io penso sia giusto rilanciare questo invito a tutta la categoria. Da parte nostra aumenteremo l’impegno e il controllo su questa specifica materia e sappiate che l’Aiac non offrirà coperture a chi dovesse venir meno al nostro ruolo. 

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