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Note Legali

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  | Meno palestra e più tecnica
  | Autore: Roberto Clagluna | Fonte: Notiziario Settore Tecnico
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Nell’aprile scorso si è tenuto presso il Centro Tecnico di Coverciano un dibattito sulla salute del calcio italiano a livello di campionato nazionale e di competizioni internazionali, in occasione dell’assegnazione della “Panchina d’oro e d’argento riconoscimenti attribuiti, come noto, rispettivamente a Fabio Capello e Giovanni De Biasi. Nei vari interventi dei dirigenti e tecnici federali, nonché degli allenatori professionisti presenti, è stato evidenziato il malessere sia a livello economico che tecnico che sta attraversando il nostro calcio. A distanza di pochi mesi le grosse difficoltà palesate da diversi club e le aspettative disattese a tutti i livelli dalle nostre nazionali, hanno senz’altro contribuito ad acuire questo malanno. Senza entrare nel merito degli aspetti economici che ci riguardano indirettamente, corre il dovere di esaminare e possibilmente porre rimedio a tutte quelle deficienze tecniche già individuate nel suddetto incontro di Coverciano. Spogliamoci quindi della veste dei più bravi, che abbiamo indossato per molto tempo, e con la dovuta umiltà facciamo un esame critico senza tuttavia rimanere vittima di eccessivi pessimismi. Rifuggiamo, sia a livello nazionale che internazionale, da tutti quegli alibi che fanno risalire i risultati negativi alla presunta debolezza del potere politico ed agli errori arbitrali, ed esaminiamo invece gli aspetti tecnici e tattici che hanno determinato la flessione del nostro calcio. Nell’apprendimento della tattica, per esempio, ha preso sempre più piede l’esigenza di addestrarsi a rompere anziché a costruire il gioco, attribuendo quindi grandissima importanza alla riconquista della palla. Qualche tempo addietro, ciò era prerogativa dei club privi di risorse economiche e pertanto impossibilitati ad avvalersi di giocatori particolarmente dotati sul piano tecnico. Per competere con le squadre più blasonate, i rispettivi allenatori erano costretti ad aguzzare il loro ingegno operando soprattutto sull’aspetto difensivo. Ma quando si è constatato che è più facile andare in gol dopo aver riconquistato la palla con gli avversari sbilanciati e sorpresi, anziché con il gioco manovrato ed articolato, anche le squadre d’élite si sono adeguate a questa tendenza con atteggiamenti difensivi sempre più organizzati, la cui massima espressione si è concretizzata nei raddoppi di marcatura, nella pressione, e nel pressing, intendendo per pressione l’azione individuale e per pressing quella di un reparto o dell’intera squadra. Tutto questo, naturalmente, a scapito dello spettacolo e della qualità del gioco. Anche sotto l’aspetto tecnico è necessario recitare qualche “mea culpa”. Da qualche tempo a questa parte, se è vero che è stato svolto con molto scrupolo il lavoro attinente alla preparazione fisica, non altrettanto è stato fatto per l’addestramento della tecnica, con il risultato che Paesi notoriamente inferiori a noi sotto il profilo tecnico, ci hanno nettamente sopravanzato sotto questo aspetto. Se si sottraesse, ad esempio, nei programmi di allenamento una mezz’ora al lavoro di palestra, di cui forse ultimamente si è troppo abusato, a favore di una seduta di tecnica, riferendosi non solo a quella dei fondamentali ma anche a quella in situazione (tecnica applicata) se ne trarrebbero sicuramente notevoli vantaggi. A questo proposito, assai significativo è risultato l’intervento di Carlo Mazzone, a cui il Settore Tecnico ha assegnato, nella passata edizione, un meritatissimo premio alla carriera. Il tecnico romano, ha infatti asserito che si sta giocando un brutto calcio perché abbiamo impoverito le qualità tecniche dei centrocampisti, ora quasi esclusivamente dediti a “rubar palla”, e le capacità degli esterni non più in grado di saltare il proprio avversario. “ Le tattiche esasperate”, aggiunge Mazzone confermando in maniera colorita quanto sopra espresso, “ sono il pane dei poveri mentre la tecnica è il pane dei ricchi”. Anche nell’attività del settore giovanile si è data troppa importanza alla tattica e alla preparazione fisica trascurando l’addestramento tecnico. Forse in questo settore si risente ancora fin troppo l’influenza del calcio olandese degli anni settanta che, dovendo esprimere un gioco totale, si doveva avvalere di calciatori universali. Per diversi anni i nostri istruttori giovanili hanno continuato ad impegnarsi nella formazione di questo prototipo di calciatore trascurando la specializzazione e il lavoro sul ruolo. Ecco perché i nostri difensori non sanno più marcare, i nostri centrocampisti non sono in grado di costruire ed in nostri attaccanti palesano difficoltà nell’effettuare un dribbling. Cerchiamo allora di dedicare molto più del nostro tempo all’addestramento del singolo, e una volta individuatone il ruolo più congeniale (nella fascia di età Allievi - Primavera), operiamo in maniera specializzata. Confrontiamoci e prendiamo esempi anche dagli altri Paesi. Se Francia, Spagna ed ultimamente anche Germania ed Inghilterra hanno fatto passi da gigante a livello giovanile ci sarà pure una ragione! Sarà quindi compito dei nostri istruttori rivolgere tutto il loro impegno verso un lavoro tecnico qualificato affinché quanto prima si ponga fine all’attuale malessere.

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