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Attualmente, uno dei maggiori ambiti di interesse della Psicologia
dello Sport è la promozione del benessere legato alla pratica
sportiva. In questo contesto, essa si avvale dei contributi della
Psicologia della Salute, partecipa alla formulazione di programmi
destinati all’attività sportiva giovanile e senile, indaga i
processi motivazionali che favoriscono il coinvolgimento sportivo
con l’obiettivo di prevenire abbandono precoce e sedentarietà,
promuove programmi di attività sportiva che coinvolgono atleti
diversamente abili e affronta la problematica dell’abuso di farmaci
e sostanze dopanti nello sport.
I contributi della Psicologia dello Sport, applicati al contesto
delle società di avviamento all’attività sportiva, possono quindi
costituire una risorsa importante affinché lo sport sia sempre più
occasione formativa per i giovani atleti e supporto per il loro
corretto sviluppo motorio, cognitivo e socio - relazionale.
Da alcuni anni il Settore Giovanile e Scolastico della F.I.G.C. ha
istituzionalizzato il ruolo dello psicologo sportivo all’interno
delle scuole calcio e, quindi, si è presentata l’opportunità di
riflettere e formulare proposte all’interno di questo ambito
sportivo. Tuttavia, in molte realtà territoriali ruolo e compiti
dello psicologo all’interno delle Scuole Calcio non sono ancora ben
definiti. Scarsa conoscenza circa il nostro ruolo, false
aspettative, difficoltà a considerare nuove prospettive possono
generare resistenze da parte dello staff tecnico ed è frequente
sentirsi obiettare da dirigenti e tecnici che “i bambini non hanno
problemi, qui tutto va bene”, affermazione che conduce alla logica
conclusione: “lo psicologo non ci serve!”
Tuttavia, finché lo psicologo “rimane in aula a fare teoria”,
difficilmente l’utilità della sua presenza verrà riconosciuta dallo
staff tecnico e difficilmente sarà in grado di fornire un servizio
utile all’organizzazione. Solo quando lo psicologo scenderà in campo
a fianco dell’allenatore per osservare, ad esempio, il suo stile di
insegnamento e le dinamiche che si sviluppano all’interno dei
gruppi-squadra o parteciperà attivamente alle riunioni organizzate
per i genitori dalla dirigenza, in breve, solo quando parteciperà
attivamente alla vita della Scuola, sarà in grado di comprenderne
risorse, aree di miglioramento e bisogni.
Proprio per questo motivo è importante che lo psicologo che viene
chiamato a lavorare in una Scuola Calcio sia dotato di una
formazione specifica che gli permetta di comprendere correttamente
il linguaggio del contesto in cui è inserito, chiarire la
specificità del proprio ruolo in modo da generare un clima di
efficace collaborazione con l’utenza e, soprattutto, proporre
interventi pertinenti. Infatti, l’attività sportiva giovanile è un
ambito che può fornire ottime soddisfazioni a chi è dotato di un
bagaglio culturale che gli permetta di presentarsi in maniera
convincente, poiché gli allenatori e i dirigenti sono disposti ad
accettare nel complesso questa nuova figura professionale se la
percepiscono di aiuto e valorizzazione del loro lavoro.
Nel testo vengono presentate le principali aree e modalità di
intervento della Psicologia dello Sport nel contesto delle Scuole
Calcio. Al di là della specificità che lo caratterizza, il libro
fornisce molte informazioni e offre diversi spunti validi per tutti
i contesti di sport giovanile, aiutando il lettore a capire meglio
come si struttura l’intervento dello psicologo su alcune dinamiche
psicologiche e motivazionali che riguardano allievi, allenatori e
altri componenti dello staff tecnico e che cosa ci si può
realisticamente aspettare da tale lavoro.
Il calcio è lo sport più praticato e in Italia esistono quasi 3000
scuole calcio ufficialmente riconosciute per quasi 500.000 bambini
praticanti. Lo sport giovanile ha quindi un ruolo essenziale nel
promuovere verso un’attività agonistica o uno stile di vita
fisicamente attivo All’interno dei ruoli tecnico-sportivi, sanitari
e dirigenziali sono invece assenti (o quasi assenti) gli psicologi.
Gli autori hanno realizzato in termini applicativi uno specifico
approccio ai giovani riguardo alle loro capacità di interagire con i
compagni e con gli stessi avversari.
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