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Nel mio libro ho cercato di
evidenziare quello che ritengo indispensabile sia la mansione
primaria degli istruttori, volta a formare le basi della crescita
calcistica (equilibrio e coordinazione), soprattutto nel settore
giovanile.
Tutto ciò, ritengo sia valido ovunque ci sia un’insufficienza di
queste capacità. Io stesso, in tutte le squadre in cui ho allenato,
settore professionistico compreso (C2), ho sempre insistito molto su
questi concetti d’insegnamento con ottimi risultati finali.
Il suo contenuto è un insieme di narrativa e illustrazioni di
carattere tecnico, accostate a episodi vissuti, per consentirne una
facile lettura poiché ritengo sia importante collegare le
informazioni tecniche a quelle comportamentali per una giusta
aggregazione di conoscenze e capacità.
E' uno scritto, un po' romanzato, che percorre tutta la mia vita,
dall'infanzia ai giorni nostri, passando attraverso mie
considerazioni di carattere generale sul calcio professionistico,
dilettantistico e giovanile. Spazia a tutto campo nel panorama
italiano, con una attenzione specifica alle metodologie volte ad
educare i giovani calciatori nella corsa, nella tecnica di base e
nel tuffo, in particolare la spinta, per i portieri.
Un condensato di valutazioni e indirizzi tecnico-comportamentali che
possono essere un punto di riferimento per tutti coloro che vivono
il calcio, dai giovani, come base di crescita sportiva e di vita, ai
genitori, per una loro più ampia informazione, agli appassionati e
tifosi e soprattutto di supporto per gli allenatori nella gestione
della loro professione, con cui confrontare concetti e quant’altro.
A mio avviso, è necessario conoscere quelle che sono le capacità
tecniche dei giocatori a disposizione, attraverso le didattiche
descritte, per misurarne equilibrio e coordinazione, nell’esecuzione
dei gesti tecnici richiesti, prima di proseguire con le situazioni
tattiche, individuali e di gruppo qualunque sia la categoria in cui
si opera.
Didattiche che sono da riproporre per tutta la stagione, elevando
man mano il tasso di difficoltà, ma ritornando sui propri passi se
non c’è crescita adeguata, senza soluzione di continuità. Tornando
al settore giovanile, per gli istruttori serve un apprendimento da
completare sul campo per verificare e conoscere le metodologie
migliori da adottare e acquisire la capacità di trasmettere agli
allievi i concetti fondamentali su cui si basano i gesti tecnici del
calcio.
Il solo studio non sempre è sufficiente; è indispensabile impararne
l’applicazione pratica e “saper vedere” dove e come intervenire.
Riporto un passaggio, che ritengo significativo, del mio scritto:
"Prende corpo il mio concetto d'insegnamento, che parte
dall'apprendimento della tecnica di base, integrato con nozioni di
tattica individuale, piuttosto che di standardizzazioni dei compiti
o specializzazioni per ruolo. Nessun indirizzo da consegnare a
qualsivoglia sistema di gioco, inteso come schieramento da tenere in
campo, e un totale disinteresse per evanescenti belle figure,
nascoste dietro vittorie senza apprendimento o crescita sportiva". |
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Adalberto Scemma,
giornalista sportivo di grande esperienza, attento conoscitore di
tutto lo sport, condiviso da altri suoi colleghi:
"Il libro incuriosisce per il suo carattere atipico rispetto alla
solita impostazione dei testi che trattano questo argomento, attrae
e appassiona per il suo contenuto e la sua stesura, innovativa per
gli appassionati e gli addetti ai lavori, soprattutto per noi
giornalisti, nella duplice veste di cronisti e osservatori del mondo
dello sport" |
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Pierluigi Busatta
(Marostica-VI- 9 settembre/1947) è un ex calciatore italiano attivo
negli anni 60-70 nel ruolo di mediano.
Busatta cominciò a dare i primi calci al pallone nella U.S.
Marosticense giocando in attacco e mostrando una spiccata
predilezione per il dribbling. Con il passaggio alla Virtus Bassano
per esigenze tattiche cambiò ruolo trasformandosi in mediano: e tale
rimase per tutto il prosieguo della sua carriera. Dal Bassano passò
al Treviso in Serie C e in seguito al Catanzaro dove militò per 4
anni contribuendo validamente alla prima promozione in serie A della
squadra calabrese. Nel 1972-73 venne acquistato dal Verona e in
gialloblù rimase per 6 stagioni distinguendosi per combattività,
abnegazione e duttilità nell’adattarsi a diverse esigenze tattiche.
Il rapporto con la squadra veneta si chiuse bruscamente nel 1978-79
su decisione della società che scelse la linea verde lasciando “i
senatori” liberi di cercarsi un altro club. Il centrocampista
vicentino accettò allora l’offerta del Genoa trasferendosi sotto la
Lanterna assieme aLuppi, compagno di squadra di tante partite a
Verona. Chiuse infine la carriera tornando alle origini, nel
Bassano, categoria Dilettanti, per poi intraprendere la carriera di
allenatore. (Fonte:
Wikipedia) |
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