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Come è stato possibile?
Come è stato possibile che anche in una città civile come Bologna
negli anni terribili e degradanti segnati dall’angoscia verso la
tragedia della paura immane della Seconda Guerra Mondiale,
l’allenatore della squadra di calcio vincente in Dallo scudetto ad
Auschwitz - Matteo Marani - Aliberti Editore Italia e in Europa,
Arpad Weisz, sia scomparso da un giorno all’altro nel nulla,
fagocitato dalle famigerate leggi razziali? E’ stato possibile!
Quasi un imperativo etico a chi è stato beffato dal destino, a chi
come Weisz, uomo di profonda cultura e di lucida intelligenza, è
morto, come un numero e senza più nome, di stenti, in silenzio, in
un angolo nel fango anonimo della pianura centrale europea. E Matteo Marani ci è riuscito, in questo libro, con una ricerca certosina,
uno straordinario gioco di incastro di flebili notizie, un racconto
somministrato con implacabile patos.
E Weisz se lo merita. Un carattere schivo e tranquillo,
istintivamente ottimista, cui il peso capo della storia ha fornito
scenari di romanzo densissimo, teneramente cucito da Marani.
Ungherese ed ebreo e proprio perché ungherese e ebreo è stato una
enciclopedia del calcio, pronto a trasformarlo copernicanamente. Del
resto nel massimo splendore del calcio italiano su sedici
allenatori, cinque erano magiari e due (due!, si badi bene, una
percentuale elevatissima nell’ottica della stolta e famigerata “Demorazza”,
dall’antropologo razzista Guido Londra), Weisz e Erbstein
addirittura giudei. Il che la dice lunga su una competenza
profondamente ammirata anche dal nostro massimo conducator Vittorio
Pozzo.
E se Erbstein riuscì a superare gli orrori della guerra per poi
portare ai massimi trionfi il Grande Torino, Weisz ebbe il
grandissimi merito, dal 1930 al 1938, di essere stato l’unico ad
arginare lo strapotere econonomico della Juventus di Carcano ed
Edoardo Agnelli, con l’Ambrosiana prima e il Bologna poi.
Non solo. Scoprì il giovanissimo Peppino Meazza e insieme al
dirigente nerazzurro Aldo Molinari pubblicò un fondamentale testo
teorico sul gioco del calcio. Poi sotto le due Torri assemblò una
squadra dal gioco incantevole, lanciò il terzino sinistro Fiorini,
donnaiolo si, ma potente da far dimenticare il mito Monzeglio, e
curo lo stile stravagante di Biavati.
Nell’estate del 1937 il suo Bologna impartì una severa lezione al
Chelsea (4 a 1) nella finale del Trofeo dell’Esposizione di Parigi,
proprio mentre a pochi chilometri dallo stadio venivano trucidati i
fratelli Rosselli. Le strade della fantasia del calcio e del delirio
della storia ormai erano strettamente intrecciate.
Weisz sparì improvvisamente dai giornali. Che comunicarono in modo
laconico il cambio dalla panchina con l’austriaco Felsuer. Ormai,
ottobre 1938, per lui e per la sua famiglia in Italia non c’era più
posto. Riparò a Parigi e poi in Olanda. Qui, in una sconosciuta
cittadina, Dordrecht, gli riuscì l’ultimo capolavoro, portare i
dilettanti della squadra locale a sconfiggere club prestigiosi come
il Feyenoord.
Ma il baratro era ormai imminente. Un treno piombato porterà i Weisz
ad Auschwitz. Ci si sente piccoli e drammaticamente disarmati di
fronte alla eroica dignità nel congedo terreno di una famiglia come
quella di Arpad Weisz, così dolcemente luminosa. |
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