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  Futbol - Storie di Calcio
  Autore: Osvaldo SORIANO

 

 

Data di pubblicazione: 26 Settembre 2011

 

  Presentazione -

 

 

Il volume raccoglie diciannove racconti, di cui un lungo inedito, che rappresentano una vera galleria di personaggi indimenticabili, una immaginaria squadra composta da figure dolci e stralunate, patetiche e comiche, di certo assolutamente vive e affascinanti.
Se scrivere di calcio può apparire un po' restrittivo, se si pensa che i lettori debbano essere solo gli appassionati di questo sport, si sbaglia di grosso quando si parla di Soriano (lo stesso vale per Galeano, di certo!). La sua scrittura riesce a coinvolgere e ad appassionare anche chi non ha mai visto una partita, i suoi personaggi sono un po' veri e un po' fantastici, sempre e comunque vibranti di sensibilità e di calore, ingenui e perfidi nello stesso tempo: l'aculeo piantato nel sedere del portiere per bloccarlo, e poi lì dimenticato, ne è un divertente esempio.
"L'eterna, e crudele imprecisione della parola" in questo scrittore si trasforma nella capacità creativa di costruire immagini e veri ritratti che prendono anima, si agitano, quasi costretti dalla dimensione della pagina scritta a dare una qualche conclusione logica al loro agire , troppo spesso solo giustificato dall'allegria o dal puro piacere estetico, da un'idea che si scontra e frana a contatto con la realtà. Anche le brutture, e tante, che circondano gli uomini, regimi politici arroganti e violenti, una povertà storica e maledetta contro cui combattere quotidianamente, l'ipocrisia di tanti e la debolezza di molti, sono presentati da Soriano con la ribellione del giusto, ma anche con il disprezzo irridente di chi sa di essere altrove e di essere stato capace di non farsene contaminare .
Soriano aveva iniziato la sua carriera di calciatore, era anche una vera promessa, ma un incidente ne aveva interrotto l'ascesa tra i grandi del pallone. Per un ragazzo latino-americano il calcio spesso rappresenta l'unica possibilità di riscatto, e proprio per questo c'è tanta affettuosa pietà per quei ragazzi che dal successo vengono travolti, e forse è proprio da questa considerazione iniziale che nasce tutta l'ammirazione per il mito del calcio argentino, Diego Armando Maradona: "Maradona è così: non è di questo mondo... Io l'ho incontrato una sola volta in vita mia... Sì, Maradona è così: esiste per la gloria di Dio".
Soriano, giocatore, giornalista, scrittore, grande conoscitore dell'Italia, ci lascia in queste pagine tutta la vivacità di una persona sulla cui tomba, pare, in molti vadano ancora ogni giorno a chiacchierare, a scherzare, a lasciargli lettere e messaggi.

 

  Le prime righe

 

 

Obdulio Varela
Il riposo del re del centrocampo
A Daniel Divinsky (16 luglio 1972)

La Storia vissuta, quella che veniva pubblicata nel supplemento culturale de "La Opinión", era una delle forme più difficili di servizio giornalistico. Consisteva nell'ascoltare, davanti a un registratore, per cinque o sei ore - talvolta di più -, un uomo o una donna che ricostruivano i migliori - o i più terribili - momenti della loro esistenza. Bisognava poi comprimere senza ridurre, rendendo al tempo stesso il sapore del racconto, lo stile narrativo dell'intervistato. Carlos Tersitano, Ricardo Halac, Julio Ardiles Gray e io ci occupavamo della rubrica su "La Opinión". Questa intervista mi fu suggerita da Hermenegildo Sábat, il quale illustrò sul quotidiano quasi tutti i testi, poi raccolti nel volume Artisti, pazzi e criminali.
Il 16 luglio 1950, nello stadio Maracaná di Rio de Janeiro, nacque una delle ultime leggende del calcio rioplatense; quel giorno, l'imponente centromediano uruguayano Obdulio Varela mise a tacere centocinquantamila tifosi che inneggiavano al goal brasiliano durante la finale della Coppa del Mondo, segnato dall'attaccante Friaca. Al sesto minuto del secondo tempo, il Brasile aprì le marcature incoraggiato dalle tribune zeppe del Maracaná, inaugurato proprio per questa partita. Allora, tutta Rio de Janeiro fu un'esplosione di giubilo; i petardi e i fuochi d'artificio si accesero nello stesso tempo. Obdulio, un ragazzone tagliato con l'accetta, raggiunse la sua porta già violata, prese il pallone in silenzio e lo strinse fra il braccio destro e il corpo. I brasiliani ardevano di giubilo e chiedevano altri goal. Quella modesta squadra uruguayana, seppure temibile, era una buona preda per conquistare il titolo mondiale. Forse l'unico che seppe capire la drammaticità di quell'istante, di ponderarla freddamente, fu il grande Obdulio, capitano - e molto di più - di quella squadra giovane che cominciava a disperarsi.
Sicché piantò gli occhi grigi, neri, bianchi, rilucenti, contro tutta quella luce, gonfiò il petto massiccio, e si avviò muovendo appena i piedi, provocatore, senza rivolgere una parola a nessuno, e la gente dovette aspettare tre minuti prima che arrivasse in mezzo al campo e rivolgesse all'arbitro dieci parole in uno spagnolo incomprensibile. Non ebbe orecchi per i brasiliani che lo insultavano perché avevano capito la sua manovra geniale: Obdulio raffreddava gli animi, metteva distanza fra il goal e la ripresa di modo che, da quel momento, la partita e l'avversario di ritrovassero diversi. 
     

 

  L'Autore

 

 

Osvaldo Soriano è nato nel 1944 a Mar del Plata ed è morto a Buenos Aires il 31 gennaio 1997. In Italia i suoi libri sono tutti pubblicati da Einaudi.       

 

  Info

 

  Fútbol. Storie di calcio di Osvaldo Soriano
Titolo originale: Cuentos de fútbol
Traduzioni di Glauco Felici, eccetto Obdulio Varela, traduzione di Angelo Morino
A cura di Paolo Collo
Pag. 214, - Einaudi (Einaudi Tascabili. Letteratura n. 535)
 

 

 

 

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