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Vince il Barcellona
perché continua a essere
la squadra più forte che
esista. Vince il
Barcellona perché manda
in gol tutto il suo
tridente e costruisce
almeno un'altra decina
di palle-gol. Vince il
Barcellona perché contro
questa squadra, se te la
giochi a viso aperto,
torni negli spogliatoi
con dignità, ma
immancabilmente
sconfitto. A Wembley, i
marziani di Guardiola
fanno loro anche la
rivincita della finale
del 2009: il Manchester
Utd cede 3-1 e resta
fermo a quota 3
Champions League/Coppe
dei Campioni vinte,
mentre i catalani
salgono a 4, agganciando
Ajax e Bayern nell'albo
d'oro. Di questo passo,
Real Madrid, Milan e
Liverpool (i club più
titolati) se li
ritroveranno col fiato
sul collo molto presto.
Contrariamente alle
previsioni della
vigilia, nel Barça che
si dispone in campo al
fischio d'inizio c'è
un'assenza pesante:
quella di capitan Puyol
(la fascia va a Xavi),
che siede in panchina e
lascia il posto da
terzino sinistro ad
Abidal, con Mascherano
confermato centrale
accanto a Piqué. In
attacco, il tridente
vede Messi partire
centrale e Villa a
destra, mentre Pedro è
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naturalmente sul lato
opposto. Grande
curiosità c'era
sull'altro fronte,
quello dei campioni
d'Inghilterra:
centrocampo infoltito
per lo United o coppia
di punte
Rooney-Hernandez?
Ferguson dà subito un
segnale chiaro: ad
aiutare i centrali di
centrocampo Carrick e
Giggs ci pensa un Rooney
"tuttofare", che parte
in posizione leggermente
più arretrata rispetto a
Chicharito. L'avvio di
gara sembra dare ragione
a sir Alex, perché
Valdes deve intervenire
due volte in uscita
fuori dall'area per
fermare le volate dei
due attaccanti dei Red
Devils. Ma esattamente
come a Roma 2009, il
Barça lentamente entra
nel match e prende il
sopravvento. Se due anni
fu il gol di Eto'o a
mutare radicalmente il
volto della gara,
stavolta il cambio
d'inerzia avviene in
maniera più graduale, a
colpi di triangoli
stretti che "prendono in
mezzo" l'avversario
diretto e lanciano gli
incursori blaugrana
verso Vidic e Ferdinand.
Percussioni centrali con
allargamento a destra
che fruttano due tiri
per Villa, obbligano i
centrali a un paio di
scivolate miracolose e
poi, alla lunga, portano
al gol di Pedro. Minuto
27: Xavi allarga con
l'esterno, la copertura
di Vidic è tardiva e Van
der Sar non può nulla
sulla stoccata dell'1-0
di Pedro. Lo United
vacilla, ma regge e
pareggia alla prima
chance degna di questo
nome: Rooney va via
sulla destra, duetta
prima con Carrick e poi
con Giggs, in fuorigioco
per pochi centimetri, si
presenta davanti a
Valdes e lo fulmina con
un gran destro. E' l'1-1
che rinfranca il
pubblico in maglia
rossa, in netta
maggioranza, e
soprattutto restituisce
agli amanti del calcio
la possibilità di
gustare un secondo tempo
più equilibrato. Almeno
in teoria.
La ripresa, dopo una
fiammata di Rooney, vede
però il Barça ripartire
in pressione e se su
Alves Van der Sar riesce
a chiudere lo specchio,
il portiere olandese
(all'ultima partita in
carriera) non è
altrettanto pronto a
bloccare il sinistro di
Messi, liberato da un
appoggio di Iniesta.
Nove minuti sul
cronometro, 2-1
Barcellona. E il Pallone
d'oro fa un altro balzo
(non certo da Pulce,come
viene chiamato,) nella
storia. Stavolta i
blaugrana non accusano
il minimo calo di
tensione, anzi,
continuano a spingere.
Van der Sar quasi
capitola ancora su una
deviazione in area di
Messi dopo aver parato
un altro tentativo
dell'argentino, poi dice
di no alla bordate di
Xavi e Iniesta. Ma
proprio mentre Ferguson
si gioca la carta
offensiva di Nani al
posto di Fabio, arriva
il 3-1 del Barça. Nani è
difettoso in disimpegno,
Ferdinand non esce in
tempo dall'area e Villa
inventa un destro a giro
da favola, che di fatto
chiude i conti. Rooney è
ammirevole, ci prova e
ci riprova fino alla
fine, tutto lo United
mette in campo
l'orgoglio che fa di
questa squadra una
leggenda del calcio
europeo. Ma non basta.
Al fischio finale, i
giocatori del Barça si
abbracciano per la
conquista di una
Champions League
strameritata. E parte la
festa catalana: prima
con sfottò dalle tribune
all'ex detentore
Mourinho, poi con la
coppa alzata al cielo da
Abidal su concessione di
capitan Puyol, a due
mesi a 10 giorni
dall'intervento
chirurgico per il tumore
al fegato, e infine più
in là, per le strade,
nella notte di Londra.
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