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Il mondo dello sport dilettantistico sta
assistendo, da diverso tempo ormai, ad
una forte recrudescenza degli accessi
ispettivi, non solo in materia fiscale,
ma anche sul fronte assicurativo e
previdenziale.
Proprio quest’ultima tipologia di
ispezioni sta generando forte
apprensione tra gli operatori
soprattutto per le ingenti pretese
sanzionatorie che in molti casi
scaturiscono dai controlli. In talune
ipotesi le multe, per effetto delle c.d.
“maxisanzioni”, hanno raggiunto
rapidamente somme dell’ordine di
centinaia di migliaia di euro,
sbigottendo e paralizzando letteralmente
l’attività dei centri sportivi
interessati.
Questo fenomeno ha creato molta
confusione ed incertezza, inducendo, tra
i dirigenti dello sport amatoriale,
l’idea che i compensi sportivi
dilettantistici siano un’agevolazione
fasulla e che la Legge non tuteli in
alcun modo le attività sportive di base.
Occorre, quindi, prima di tutto fare
chiarezza. I compensi sportivi
dilettantistici (art. 37 della Legge 342
del 2000) e quelli per le attività
amministrative e gestionali (art. 90
della Legge 289 del 2002) continuano ad
essere, a tutti gli effetti, Leggi della
Repubblica. Inoltre la più recente legge
14 del 2009 ne ha di gran lunga esteso
l’interpretazione in un senso tutto
favorevole alle ASD. Oggi possiamo
pagare, con i compensi qui discussi, non
solo gli atleti veri e propri ma anche
allenatori, istruttori, preparatori,
assistenti, ecc. tanto impegnati nelle
manifestazioni competitive (gare,
campionati, ecc.) quanto nelle ordinarie
attività di impianto (nuoto, fitness,
ecc.).
L’accanimento – se così si può definire
– da parte degli enti previdenziali e
degli ispettori del lavoro trae origine,
quindi, da questioni estranee al
contesto legislativo che continua, al
contrario, ad essere ampiamente
agevolato nei confronti delle sport
dilettantistico.
In particolare i fattori critici sono
due:
a) la legittima necessità di reprimere
l’uso scorretto dei contratti sportivi
nell’ambito di una serie di realtà e
situazioni che non sono conformi allo
spirito dell’associazionismo
dilettantistico così come disegnato dal
legislatore: è chiaro, infatti, che la
possibilità di pagare i “dipendenti”
tramite dei contratti che non sono
soggetti a tasse e contributi, ha
contribuito a convogliare nel bacino
dell’associazionismo dilettantistico
anche delle organizzazioni dedite al
profitto, quantunque queste
costituiscano una componente
assolutamente marginale del settore;
b) una diffusa “superficialità”
nell’applicazione delle normative e un
certo dilettantismo nello svolgimento
dei necessari aspetti burocratici che
rendono applicabili le sanzioni anche
nei contesti genuinamente associativi.
Proprio quest’ultima ipotesi è quella
che più sta a cuore al Centro Sportivo
Italiano, perché è quella in cui, con
maggiore frequenza, si imbattono i molti
sodalizi che fanno affidamento sulla
normativa dei compensi sportivi
dilettantistici per pagare i piccoli
rimborsi ad allenatori, istruttori,
preparatori, segretarie.
Nel mondo realmente ed autenticamente
dilettantistico si è soliti operare
senza troppe formalità: gli operatori
vengono selezionati senza una lettera di
incarico scritta e pagati nell’ambito
del plafond annuale di 7500 euro che non
prevede alcuna ritenuta fiscale e
previdenziale. Non si effettuano,
solitamente, comunicazioni di assunzione
né si elaborano cedolini paga. D’altro
canto tali adempimenti non sono dovuti
ed è lecito attendersi che non vengano
fatti.
Eppure proprio la relativa facilità di
gestione è il principale tallone
d’Achille dei compensi sportivi e
amministrativi agevolati: in molte
occasioni, infatti, queste figure sono
state intercettate - in assenza di
contratto, comunicazione telematica ed
altri adempimenti formali - come
lavoratori in nero, ed assoggettate alle
maxisanzioni.
Di fronte alle sbigottite reazioni dei
collettivi sportivi, molti uffici
accertatori non hanno effettuato un
preventivo approfondimento delle
agevolazioni di settore, invitando,
piuttosto, a seguire la lunga e costosa
via del contenzioso: il risultato,
tutt’altro che positivo, è una forte e
crescente sfiducia di dirigenti e
allenatori verso il sistema giuridico
dello sport italiano ed un calo
dell’impegno in termini di volontariato.
Allo scopo di dare una più approfondita
conoscenza della materia, vi regaliamo,
da scaricare, questo numero di Fiscal
News di febbraio 2011, interamente
dedicato all'argomento.
Per maggiori informazioni si può
chiamare l'Ufficio Giuridico-Fiscale del
CSI al numero verde 800-953344 il
martedì, mercoledi e giovedì dalle 15
alle 19, gratis da numero fisso.
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