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  Compenso ad allenatori e segretarie: nuove norme  
  Fonte: CSI Valle Camonica  
 

03 Marzo 2011

 
 

Il mondo dello sport dilettantistico sta assistendo, da diverso tempo ormai, ad una forte recrudescenza degli accessi ispettivi, non solo in materia fiscale, ma anche sul fronte assicurativo e previdenziale.

Proprio quest’ultima tipologia di ispezioni sta generando forte apprensione tra gli operatori soprattutto per le ingenti pretese sanzionatorie che in molti casi scaturiscono dai controlli. In talune ipotesi le multe, per effetto delle c.d. “maxisanzioni”, hanno raggiunto rapidamente somme dell’ordine di centinaia di migliaia di euro, sbigottendo e paralizzando letteralmente l’attività dei centri sportivi interessati.

Questo fenomeno ha creato molta confusione ed incertezza, inducendo, tra i dirigenti dello sport amatoriale, l’idea che i compensi sportivi dilettantistici siano un’agevolazione fasulla e che la Legge non tuteli in alcun modo le attività sportive di base.

Occorre, quindi, prima di tutto fare chiarezza. I compensi sportivi dilettantistici (art. 37 della Legge 342 del 2000) e quelli per le attività amministrative e gestionali (art. 90 della Legge 289 del 2002) continuano ad essere, a tutti gli effetti, Leggi della Repubblica. Inoltre la più recente legge 14 del 2009 ne ha di gran lunga esteso l’interpretazione in un senso tutto favorevole alle ASD. Oggi possiamo pagare, con i compensi qui discussi, non solo gli atleti veri e propri ma anche allenatori, istruttori, preparatori, assistenti, ecc. tanto impegnati nelle manifestazioni competitive (gare, campionati, ecc.) quanto nelle ordinarie attività di impianto (nuoto, fitness, ecc.).

L’accanimento – se così si può definire – da parte degli enti previdenziali e degli ispettori del lavoro trae origine, quindi, da questioni estranee al contesto legislativo che continua, al contrario, ad essere ampiamente agevolato nei confronti delle sport dilettantistico.

In particolare i fattori critici sono due:

a) la legittima necessità di reprimere l’uso scorretto dei contratti sportivi nell’ambito di una serie di realtà e situazioni che non sono conformi allo spirito dell’associazionismo dilettantistico così come disegnato dal legislatore: è chiaro, infatti, che la possibilità di pagare i “dipendenti” tramite dei contratti che non sono soggetti a tasse e contributi, ha contribuito a convogliare nel bacino dell’associazionismo dilettantistico anche delle organizzazioni dedite al profitto, quantunque queste costituiscano una componente assolutamente marginale del settore;

b) una diffusa “superficialità” nell’applicazione delle normative e un certo dilettantismo nello svolgimento dei necessari aspetti burocratici che rendono applicabili le sanzioni anche nei contesti genuinamente associativi.

Proprio quest’ultima ipotesi è quella che più sta a cuore al Centro Sportivo Italiano, perché è quella in cui, con maggiore frequenza, si imbattono i molti sodalizi che fanno affidamento sulla normativa dei compensi sportivi dilettantistici per pagare i piccoli rimborsi ad allenatori, istruttori, preparatori, segretarie.

Nel mondo realmente ed autenticamente dilettantistico si è soliti operare senza troppe formalità: gli operatori vengono selezionati senza una lettera di incarico scritta e pagati nell’ambito del plafond annuale di 7500 euro che non prevede alcuna ritenuta fiscale e previdenziale. Non si effettuano, solitamente, comunicazioni di assunzione né si elaborano cedolini paga. D’altro canto tali adempimenti non sono dovuti ed è lecito attendersi che non vengano fatti.

Eppure proprio la relativa facilità di gestione è il principale tallone d’Achille dei compensi sportivi e amministrativi agevolati: in molte occasioni, infatti, queste figure sono state intercettate - in assenza di contratto, comunicazione telematica ed altri adempimenti formali - come lavoratori in nero, ed assoggettate alle maxisanzioni.

Di fronte alle sbigottite reazioni dei collettivi sportivi, molti uffici accertatori non hanno effettuato un preventivo approfondimento delle agevolazioni di settore, invitando, piuttosto, a seguire la lunga e costosa via del contenzioso: il risultato, tutt’altro che positivo, è una forte e crescente sfiducia di dirigenti e allenatori verso il sistema giuridico dello sport italiano ed un calo dell’impegno in termini di volontariato.

Allo scopo di dare una più approfondita conoscenza della materia, vi regaliamo, da scaricare, questo numero di Fiscal News di febbraio 2011, interamente dedicato all'argomento.

Per maggiori informazioni si può chiamare l'Ufficio Giuridico-Fiscale del CSI al numero verde 800-953344 il martedì, mercoledi e giovedì dalle 15 alle 19, gratis da numero fisso.  

 
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Fonte: CSI Vallecamonica

 

 

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