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  Polonia e Ucraina tutto pronto (o quasi)
  Autore: Francesco CAREMANI
  Fonte: Calcio Illustrato
  Data di pubblicazione: 29 gennaio 2012
  In attesa del fischio d'inizio di Euro 2012 e archiviata la pratica agonistica delle qualificazioni, l'attenzione internazionale è ora focalizzata sul fronte organizzativo e impiantistico delle due nazioni ospitanti.
L’otto giugno prossimo, alle ore 18 italiane la Polonia giocherà la prima partita di Euro 2012, dando il via alla quattordicesima edizione della competizione continentale, un evento che vedrà in campo le squadre più forti del continente, insieme a qualche simpatica outsider.
Più l’Ucraina che la Polonia, almeno a guardare i risultati degli ultimi anni soprattutto a livello giovanile, ottenuti grazie anche agli investimenti dei club e una mentalità internazionale che manca del tutto al movimento polacco, rinchiuso per decenni in se stesso. Sono ormai lontani gli anni di Boniek.

Organizzazione, prova del nove
Il problema però non è tanto la tenuta sportiva delle due nazionali ospitanti, bensì la tenuta delle infrastrutture all’impatto di un evento mediatico planetario come un Campionato europeo per nazioni. L’organizzazione di quattro anni fa in Austria e Svizzera rasentò la perfezione, anche se entrambe furono eliminate al primo turno (potrebbe accadere ancora). La Polonia e l’Ucraina hanno battuto l’Italia non proprio in maniera cristallina, ma quando si assegna a un Paese o a più Paesi l’organizzazione di una manifestazione così importante è poi difficile tornare indietro. L’Uefa e Michel Platini da anni tengono sotto sorveglianza il comitato organizzatore, soprattutto per le infrastrutture che a luglio di quest’anno (secondo France Football) erano ancora in alto mare.
Varsavia, Breslavia, Danzica e Poznan per la Polonia, Kiev, Donetsk, Kharkiv e Leopoli per l’Ucraina. L’unico stadio sicuro è la Donbass Arena dove gioca lo Shakhtar Donetsk, uno dei club più ricchi d’Europa, che ha realizzato l’impianto sulle direttrici del fair play finanziario.
Gli stadi sono, quasi, praticamente pronti, ma ci sono molte infrastrutture ancora da sistemare e siamo oramai alle "porte con i sassi". Il problema non sarà certo giocare ma tutto il contorno e l’attenzione dei media. Il fascino di quei posti potrebbe non bastare per nascondere le imperfezioni e anche l’Uefa si gioca una bella fetta di credibilità, dopo essere stata tentata di fare un passo indietro e assegnare gli Europei alla Germania, memore dei Mondiali 2006.

Focus su > impianti
E l’Italia resta a guardare
C’è poco da meravigliarsi se abbiamo perso due volte su due le ultime candidature per gli Europei di calcio, sia quella per il 2012, sia quella per il 2016, vinta dalla Francia, che in fatto di stadi e organizzazione c’è superiore da tempo. Oggi come oggi, a parte lo Juventus Stadium, nel nostro Paese non c’è un impianto che possa essere considerato all’altezza delle competizioni europee, finali di Champions League comprese. Lo stesso San Siro inizia a essere vecchio, oltre che particolarmente dispendioso, per non parlare del resto. Nel 2008 i bocciati furono quelli di Bari, Verona, Udine e Cagliari, ma nemmeno Firenze e Roma stanno meglio. Guardiamo pure con ansia e un certo snobismo a quello che riusciranno a fare Polonia e Ucraina, ma fino ad oggi e senza dover organizzare alcunché non siamo stati all’altezza.
  L' Autore  
 
Enrico MORDILLOFrancesco Caremani, giornalista professionista free lance, collabora con importanti testate italiane, straniere e si occupa di uffici stampa. Ha scritto undici libri, l’ultimo per Bradipolibri:
“Oltre il 90°. La storia di Flavio Falzetti, tornato al calcio dopo 35 cicli di chemioterapia”.
Per contattare l’autore
francesco.caremani@gmail.com
http://www.facebook.com/francesco.caremanit
 

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