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Fonti energetiche per
la contrazione muscolare |
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Fonte |
www.preparazioneatletica.it |
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Premessa |
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L'energia necessaria per la contrazione muscolare, proviene da
reazioni biochimiche particolari, che vengono utilizzate in modo
differente, a seconda del tipo, della durata, e dell’intensità del
lavoro che viene effettuato. Il substrato utilizzato per le
contrazione muscolare e la molecola di ATP; senza l'ATP, i muscoli
non sarebbero assolutamente in grado di contrarsi, e quindi di
produrre movimento. Quale che sia la fonte, l'ATP, permette ai
muscoli di lavorare, perché nelle sue molecole sono contenuti legami
chimici particolari,altamente energetici, la rottura dei quali
libera l'energia che le fibrille dei muscoli sono in grado di
utilizzare In sintesi le fonti energetiche sono: |
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Fonti energetiche
immediate |
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Queste sono rappresentate dalle scorte di ATP preesistente nei
muscoli, e dal CP (fosfocreatina) che può dare ATP. Queste fonti
energetiche hanno molta importanza in tutte le prestazioni che
richiedono scatto, perché sono sistemi di costituzione di ATP molto
veloci, che però si esauriscono subito. |
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Fonti energetiche a
breve termine |
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Queste durano un po’ di più delle fonti immediate, e comprendono la
cosiddetta GLICOLISI ANAEROBICA, che permette di utilizzare
glicogeno, in assenza di ossigeno, per produrre ATP ed acido lattico
che si accumula e può essere eliminato solo lentamente
dall'organismo, producendo una sensazione di fatica muscolare. La
quota di ATP che può essere prodotta con questo meccanismo
pu0arrivare solo ad un certo limite, oltre il quale non è possibile
ulteriore produzione; si parla quindi di massimo debito di ossigeno
lattacido, che può essere raggiunta in un tempo compreso tra poche
decine di secondi ed alcuni minuti, infatti la dote di tenuta, o
resistenza anaerobica e particolarmente sviluppata in coloro che
praticano discipline che necessitano di uno sforzo intenso per una
breve durata ( es: mezzofondisti). |
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Fonti energetiche a
lungo termine |
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Queste comprendono i meccanismi ossidativi, in cui l'ossigeno
reagendo con zuccheri, grassi e proteine produce ATP. La reazione
attraverso la quale si produce energia secondo il processo aerobico
e:
Glucosio + Ossigeno = Acqua + Anidride Carbonica + ATP in cui
l’ossigeno viene portato ai muscoli dai globuli rossi, attraverso i
capillari, mentre il glucosio si trova in parte nei muscoli come
glicogeno e quando questo viene esaurito, il torrente circolatorio
lo rifornisce dal fegato. Nel meccanismo aerobico, il glucosio può
essere sostituito dai grassi liberi:
Acidi grassi + Ossigeno = Acqua + Anidride Carbonica + ATP tali
acidi grassi sono dei costituenti dei grassi che si trovano nei
depositi adiposi dell'organismo, che arrivano alla fibra muscolare
tramite il torrente circolatorio. Il meccanismo aerobico è assai
redditizio rispetto a quello anaerobico, ed inoltre non produce
scorie, quali l’acido lattico; questo consente di mantenere per
alcuni minuti ed anche ore uno sforzo non intensissimo, ma costante
( corsa lunga, maratona, ciclismo, sci di fondo). La massima
quantità di ATP che può essere prodotta con il meccanismo ossidativo
e in stretta dipendenza dal "massimo consumo di ossigeno" (capacità
aerobica massima), relativa ad ogni singolo individuo e quindi
proporzionale all’efficienza di altri organi ed apparati (app.
cardiocircolatorio, respiratorio). E’ importante dire che durante un
esercizio fisico, nell'ambito del metabolismo anaerobico costituito
dalla disgregazione del CP e dalla glicolisi anaerobica, si viene a
contrarre un cosiddetto "debito di ossigeno": si tratta del ritardo
con cui il debito di ossigeno segue, nell'organismo, gli eventi
meccanici della contrazione muscolare; ne deriva che l’energia (
l'ossigeno) necessaria per la resintesi dell'ATP, scisso nella fase
iniziale del lavoro, deve essere presa a debito da meccanismi non
ossidativi, in pratica dalla scissione della fosfocreatina ( debito
alattico) e dalla glicolisi anaerobica con accumulo di acido lattico
(debito alattico). Quando si passa dalle condizioni di riposo, ad un
lavoro di intensità costante, il consumo di ossigeno fino ad un
valore corrispondente alla entità del lavoro, non si accorda
istantaneamente al nuovo livello di equilibrio, ma vi giunge dopo un
certo tempo. Ciò si esprime dicendo che all'inizio dell’attività il
soggetto contrae un debito di ossigeno, che poi viene pagato al
termine del lavoro. Il debito di ossigeno risulta dalla somma di un
debito alattacido e di un debito lattacido. Il debito alattacido e
quello che si contrae senza che nell'organismo si formi acido
lattico: infatti, nei muscoli esiste una certa quantità di ATP che
fa da serbatoio; quando si inizia il movimento, questo serbatoio
comincia a svuotarsi. Anche se con un certo ritardo, si comincia a
formare nuovo ATP, sia con il meccanismo aerobico, sia con il
meccanismo anaerobico. Se lo sforzo fosse uniforme si dovrebbe avere
una situazione di equilibrio tra l'ATP che viene consumato e l'ATP
che viene prodotto. Pero la formazione di ATP, durante il movimento
inizia con un certo ritardo, per cui non si riformerà la quantità
che esisteva prima. Pertanto al termine dello sforzo, l'organismo si
preoccuperà di riportare il serbatoio in equilibrio attraverso la
produzione di ATP con metodo ossidativo. L'ossigeno introdotto
nell'organismo, dopo lo sforzo, per riformare le riserve di ATP
mancante, si dice che paga il "debito di ossigeno alattacido", ed il
tempo necessario per pagare questo debito varia da pochi secondi, ad
alcuni minuti ( componente rapida). Il debito di ossigeno lattacido,
invece, richiede un tempo assai lungo per essere pagato, ed esso si
accompagna alla comparsa nei muscoli e nel sangue di acido lattico.
Ciò significa che lo sforzo e stato cosi intenso che l'ATP prodotto
con il metodo aerobico non e stato sufficiente; e intervenuto allora
il meccanismo anaerobico. Infatti l'organismo in caso di bisogno,
produce ATP senza ossigeno, ma a condizione che cessato lo sforzo,
ai muscoli sia versata quella quantità di ossigeno che sarebbe
dovuta giungere loro se l'ATP fosse stato totalmente prodotto
dall'ossigeno. Si parla allora di debito di ossigeno lattacido, che
in un soggetto non allenato e pagato assai lentamente. |
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Conclusioni |
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In conclusione
possiamo cosi riassumere:
- ogni attività motoria e legata ad un dispendio di energia
- l'ATP costituisce la fonte diretta di energia per la contrazione
muscolare
- il tasso di ATP nelle cellule del nostro corpo e relativamente
basso, ma molto costante
- le riserve di ATP consumate debbono essere rapidamente reintegrate
- il ristabilimento di ATP da due processi:
1) aerobici (con partecipazione dell'ossigeno)
2) anaerobici (disgregazione del CP e glicolisi)
nel caso di attività muscolare faticosa, i diversi meccanismi
partecipano al lavoro in tempi diversi: la reazione
creatinfosfochinasica raggiunge il suo massimo dopo 2-3 sec. di
lavoro; poi dal momento che le riserve di CP non sono elevate,
questa reazione decresce rapidamente. La glicolisi si sviluppa più
lentamente, rilevando la sua massima intensità nel primo o secondo
minuto di lavoro, e può durare alcuni minuti. I processi aerobici si
svi luppano completamente solo verso il terzo - quinto minuto.
- l'allenamento fa si che si possono aumentare le capacita aerobiche
e anaerobiche, cioè le possibilità energetiche globali; quindi
aumentano la "Capacita Aerobica Massima", che rappresenta la massima
quantità di ossigeno che siamo in grado di assumere nell'unita di
tempo ( VO2 max), con conseguente maggior produzione di ATP/min, ed
il " Massima Debito di Ossigeno Lattacido" (anche se in modo più
limitato; sembra ci sia solo un’aumentata tolleranza dei tassi di
acidità). Le capacità aerobiche sono strettamente dipendenti da quei
sistemi che favoriscono l'arrivo e l'utilizzazione dell'ossigeno nei
tessuti e quindi dal sistema respiratorio, cardiocircolatorio,
dall'utilizzazione tissutale di ossigeno · uno degli effetti più
importanti dell'allenamento è, in generale, la migliorata tolleranza
allo sforzo, dovuta ad una serie di fattori quali: più tardivo
intervento del meccanismo lattacido (innalzamento della cosiddetta "
soglia aerobica"), minor impegno dei muscoli respiratori, incremento
della capacità ossidativa del muscolo (soprattutto nei riguardi dei
grassi), la migliorata capillarizzazione. |
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