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Prefazione
C’è chi dello sport ne fa una filosofia di vita, o chi invece ne
rimane del tutto indifferente, o ancora c’è chi “usa” lo sport per
scoprire quali sono i propri limiti. Horn praticante di sport
estremi, sostiene che affrontare in questi mesi l’impresa della
Latitudine Zero sarà un modo per vedere quali sono i confini della
propria vita, guardarli, sapere che sono lì ma senza sorpassarli. Ma
se per Horn lo sport è vita e, viceversa, non sempre esso è cosi
“estremizzato”, e spesso ci si interroga su cosa veramente
rappresenti. E’ difficile darne una definizione, ci si prova, ma
molto spesso ci si imbatte in tanti altri ambiti che ampliano sempre
più la sua definizione. Forse il bello è proprio questo, le tante
sfaccettature che presenta, dalla sfera emozionale e personale ad
altrettanti settori. Ma come mai le persone fanno sport? O ancora
come mai tanta motivazione ad avvicinarsi a questo mondo e
altrettanta ad allontanarvisi?
Molte volte esistono atleti che rischiano tanto per lo sport e non
riescono a darsi una spiegazione di ciò.La pratica sportiva è un
mezzo per sviluppare delle caratteristiche positive, e non solo, può
essere una conoscenza di se stessi, o un superamento di difficoltà,
o solo e soltanto una buona capacità di collaborare con gli altri.
Però tutto ciò non si sviluppa autonomamente, il tutto ruota intorno
all’interagire di un complesso sistema di persone e strutture che
non sempre hanno carattere positivo.
Fatta tale premessa si può partire verso una riflessione delle
caratteristiche che possono condurre all’abbandono giovanile nello
sport, attingendo da ciò che la ricerca sperimentale offre, e
riflettendo ancora una volta su cos’è l’uomo. Oggi lo sport deve
fare i conti con una società che sta cambiando, che ha esigenze
diverse e che come tale non può essere scisso dalla cultura di una
società. Come dice Salvini: “L’ingrediente pedagogico dello sport,
non è dato dalle pratiche sportive, ma dai valori che esse incarnano
e veicolano”.
E se in questi ultimi anni lo sport è stato al centro di tante
discussioni, vedi il fenomeno Doping, c’è ancora qualcuno che lo
considera come fonte di valore formativo dell’Uomo.
| Introduzione
Nelle pagine che seguono ho voluto fornire alcune riflessioni sul
drop out, facendo riferimento a ciò che mi offriva la ricerca,
sicuramente insufficiente a dare delle risposte, ma comunque utile
per mettere in luce alcuni aspetti interessanti.
Per spiegare un fenomeno come il drop out si intravedono ambiti
paralleli della psicologia dello sport, che se in molti casi sono la
spiegazione del perché uno pratica sport molto spesso diventano le
ragioni di abbandono.
Questo lavoro vuole essere spunto per una riflessione su quello che
il mondo sportivo di oggi ci offre, tenendo presente che il fenomeno
drop out è collegato anche ai profondi cambiamenti dello sport
moderno più consapevole, rispetto all’antichità, di rivolgersi a
uomini prima di tutto “soggetti” che “oggetti”.
Ma allora perché per tanti praticanti lo sport offre benefici fisici
e mentali, che completano i bisogni umani e per molti altri tutto
ciò non è sufficiente e abbandonano la pratica sportiva ?
Le ragioni sono tante e non riguardano solo la sfera umana e
personale. Spesso la situazioni che la realtà sportiva pone come
inderogabili e assolute diventando ostacoli insormontabili per un
atleta.I dati significativi su cui orientare la ricerca sono l’età,
l’allenatore, gli impianti sportivi, i genitori, il tipo di sport
(individuale o di squadra), lo studio, la fatica, aspetti che
riguardano la globalità della vita dell’individuo che non può essere
scissa dalla dimensione sportiva.
Risultati emersi anche da un altro settore della ricerca che
riguarda coloro che iniziano una pratica sportiva in età adulta;
risultati che confermano l’importanza, anche ad una certa età, degli
aspetti ludico-sportivi, del gruppo, della fatica, del divertimento,
ecc.
Concludendo, gli aspetti motivazionali, siano questi estrinseci o
intrinseci, sono basilari per rendere la pratica sportiva
un’esperienza gratificante, ed eliminare o almeno eludere in parte,
le cause di abbandono precoce.
| Perché faccio sport ?
Uno dei temi particolarmente seducente nel mondo della psicologia
dello sport è quello della “Motivazione alla pratica sportiva”.
Infatti non è raro che gli operatori del settore, dagli allenatori
ai dirigenti s'interroghino su determinati comportamenti o in ogni
caso su motivazioni che spingono i ragazzi a praticare quella
determinata disciplina. La motivazione costituisce la chiave
d’accesso ai risultati agendo attraverso tutta una serie di bisogni
e di stimoli di varia natura.Ed è proprio partendo dalla motivazione
che ci si può addentrare nello studio di un fenomeno ad essa
strettamente collegato: il Drop out (abbandono giovanile).
Una delle chiavi di lettura di questo “problema” è proprio la
“motivazione” scarsa o insufficiente. Alcuni orientamenti per
cercare di dare delle risposte valide possiamo trovarli in una
ricerca di Sapp & Haubenstricker del 1978, i quali esaminarono nelle
stessa ricerca i motivi che determinavano l’abbandono e la
partecipazione sportiva. |
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Tab. 1 Sapp & Hanbenstricker (1978)
2000 atleti, non atleti e giovani drop out |
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Fattori di
motivazione |
Fattori di
abbandono |
Acquisizione
di competenza
Affiliazione
Forma fisica
Divertimento |
*Problemi
con l’allenatore , e compagni
*Eccesso di competizione
*Noia
*Infortuni
*Altri interessi
Altre attività
Lavoro
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*Fenomeno legato all’età |
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Emerge
chiaramente che variabili quali l’età e la figura dell’allenatore sono
decisivi.
La tab. 1 sottolinea l’importanza di aspetti quali l’affiliazione o il
divertimento che se non tenuti nella giusta considerazione
contribuiscono a creare situazioni di Drop out.
Fondamentale quindi la posizione dell’allenatore che dovrebbe tenere
sempre alta la
motivazione nei suoi atleti, preparando programmi di allenamento
avvincenti, e sempre diversi in modo tale da suscitare aspettazione e
entusiasmo.
Una ricerca del 1995 sull’allenatore ideale ( Malignani, Bortoli,
Robazza,) rivolta ad un campione di ragazzi dai 10 e 14 anni ha
evidenziato ulteriormente quanto i giovani apprezzassero l’allenatore
che dava importanza non solo al risultato o alla vittoria ma anche al
divertimento.Ciò dimostra, ancora una volta come l’allenatore sia una
figura determinante nel rapporto tra disciplina sportiva e atleta,
diventando un tramite fondamentale per ridurre l’abbandono della pratica
sportiva.Small e Smith parlano addirittura di una filosofia strategica
che l’allenatore dovrebbe attuare con lo scopo di ridurre il più
possibile le condizioni di disaggio che possono condurre ad un abbandono
precoce.
Alcune di queste strategie sono:
- Vincere non è tutto, è un obiettivo importante ma non l’unico
- La sconfitta nella competizione non deve essere vista come un
fallimento personale o una minaccia alla propria persona
- Vittoria e successo non sono sinonimi; spesso anche da una sconfitta
si può ottenere qualcosa di positivo, vista invece come un
raggiungimento di altri obiettivi stabiliti precedentemente
- Successo non è solo vincere ma soprattutto lottare per vincere.
Queste sono delle strategie che non sempre vengono prese nella giusta
considerazione dagli allenatori e che invece sono importantissime per
gli atleti.
Altre ricerche(ad es. Alderman & Wood 1976,o di più recente
pubblicazione Cei Mussino 1993) sulla motivazione dimostrano soprattutto
che per i giovani sono fondamentali il divertimento e l'affiliazione
soprattutto per bambini e adolescenti. Tali ricerche sono molte chiare
in proposito e rilevano come la scarsa considerazione di tali elementi
induca i ragazzi a trovare altre vie o comunque altri modi di
espressione che soddisfino i loro bisogni.
Pertanto il divertimento e l'affiliazione nell'allenamento devono
interagire attivamente con gli elementi di competenza che "Io allenatore
voglio che l'atleta raggiunga”.
| Perché troppi ragazzi non fanno sport?
All’inizio degli anni 90 fu pubblicata una ricerca, fatta sulla
popolazione dei ragazzi che frequentavano le scuole medie inferiori
romane la quale stimava che circa 38.800 ragazzi pari al 42,2% della
popolazione degli iscritti alle scuole medie inferiori non praticava
sport regolarmente.
La ricerca considerava innanzitutto i motivi di una mancata pratica
sportiva in base al sesso. |
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Tab.
1 Segnalazioni dei motivi della mancata pratica rispetto al sesso
(distribuzioni percentuali sugli intervistati) |
|
Fattori di
motivazione |
Maschi |
Femmine |
|
Lontananza
dagli impianti |
36.7 |
39.7 |
|
Troppa
fatica |
15,7 |
8,2 |
|
Non
amano gareggiare |
16,1 |
15,4 |
|
Fanno
altre attività |
43,5 |
42,7 |
|
Problemi di studio |
47,4 |
54,2 |
|
Sgradito
dai genitori |
18,8 |
19,0 |
|
Costa
troppo |
8.4 |
10.3 |
| |
*Dati
riportati nella rivista “Sport Giovane “Maggio 1991 |
|
Per quanto
riguardo la distinzione per sesso sui motivi della “mancata
pratica” i dati percentuali non hanno grosse differenze più o
meno sono sulla stesse misure, tranne nel caso delle ragazze
che attribuiscono maggiore importanza allo studio (54.2% f
rispetto a 47.4%m) come motivo a non praticare sport e una
maggiore lontananza dagli impianti (39.7% f rispetto a 36.7%
m).
Comunque l’intervista prevedeva che circa il 23,8% degli
intervistati classificati come non praticanti svolgesse
un’attività sportiva per conto proprio. E comunque questo tipo
di attività non è mai regolare, o comunque praticata in
situazioni di vacanza , o il fine settimana.
Mentre molti ragazzi svolgevano pratica sportiva solo all’ora
di educazione fisica a scuola.
Altro dato che emerge dalla ricerca è la scarsa disponibilità
degli impianti spesso molto lontani per la società sportiva e
quindi anche per gli atleti. Un problema sentito maggiormente
dalle ragazze,
solitamente più protese a praticare sport che hanno bisogno di
impianti al chiuso (vedi pallavolo, nuoto o danza).
All’interno della stessa ricerca si sono tenuti in
considerazione anche altri due aspetti: “i motivi dell’inizio
della pratica sportiva e il perché si smette”. |
 |
|
| Motivi
d’inizio della pratica sportiva |
|
Tab.2 Perché si inizia una pratica sportiva.
Motivi per
l’inizio della pratica sportiva tra praticanti
Ed ex praticanti
(Dati percentuali) |
 |
|
|
Praticanti |
Ex praticanti |
|
Interesse
per la disciplina |
72.0 |
70.1 |
|
Decisione
dei genitori |
20.2 |
21.0 |
|
Praticato
da familiari |
11.9 |
6.8 |
|
Ricerca
nuovi amici |
19.7 |
21.0 |
|
Consiglio
medico |
18.8 |
26.4 |
|
Attratto
manif. Sportiva dal vivo |
10.6 |
10.8 |
|
Attratto
manif. Sportiva in TV |
11.5 |
7.7 |
|
Consigliato a scuola |
4.2 |
2.1 |
|
Praticato
dai compagni |
15.1 |
15.2 |
|
Pubblicità
società sportiva |
0.5 |
2.4 |
| |
*Dati
riportati nella rivista “Sport Giovane “Maggio 1991 |
|
Si evidenzia il
fatto che le motivazioni tra praticanti ed ex praticanti siano
più o meno sulle stesse percentuali.La tab. 2 ci propone come
spunto di riflessione motivazionale aspetti fino ad ora non
considerati quali la pubblicità e le manifestazioni sportive
(anche se rappresentate da percentuali basse) che sottolineano
uno scarso interesse alla promozione da parte delle società
sportive. Lo studio riguardante coloro che avevano iniziato
un’attività sportiva su consiglio medico, ha messo in luce lo
scarso peso di tale motivazione al proseguo dell’attività
sportiva.
|
|
Tab. 3 Motivi
dell’inizio della pratica sportiva rispetto all’età d’inizio
(distribuzioni
percentuali sugli intervistati) |
 |
|
|
Fino a 6 |
da 6 a 7 |
da 8 a 10 |
oltre 10 |
|
Interesse
per la disciplina |
65.0 |
72.0 |
73.5 |
69.8 |
|
Decisione
dei genitori |
38.8 |
17.1 |
14.5 |
23.7 |
|
Praticato
da familiari |
14.6 |
10.2 |
8.7 |
7.6 |
|
Ricerca
nuovi amici |
25.4 |
33.0 |
39.8 |
40.8 |
|
Consiglio
medico |
18.3 |
20.7 |
25.0 |
17.1 |
|
Attratto
manif. Sportiva dal vivo |
8.0 |
11.4 |
11.3 |
11.0 |
|
Attratto
manif. Sportiva in TV |
10.5 |
12.7 |
7.8 |
10.3 |
|
Consigliato a scuola |
4.0 |
3.0 |
3.1 |
4.8 |
|
Pubblicità
società sportiva |
0.0 |
1.8 |
1.4 |
0.7 |
|
*Dati
riportati nella rivista “Sport Giovane“ Giugno 1991 |
|
Continuando a
vedere quali possono essere i motivi di inizio della pratica
sportiva, possiamo prendere in considerazione un’altra ricerca
che ha elaborato gli stessi dati motivazionali della tab. 2
solo che gli ha analizzati in base all’età (Tab.3).
I risultati hanno evidenziato l’importanza dell’età, ma
soprattutto come essa sia determinante per una pratica
duratura nel tempo. In tale tabella sono riportate anche
variabili che si concentrano su motivazioni più profonde, come
ad es. il ruolo svolto dai genitori. Infatti rimane sempre
aperto l’interrogativo se la scelta del bambino è stata libera
o condizionata dai genitori e se così fosse è altrettanto
difficile stabilire perché uno sport individuale o di
squadra.Il ruolo dei genitori resta fondamentale, non sempre
però essi tengono conto dei bisogni del bambino o danno
importanza al fatto che la disciplina sia di squadra o
individuale, tenendo conto delle diverse finalità di ciascuno.
Non sempre la psicologia è in grado di fornire valide
soluzioni a tutto, ma può fungere da guida al fine di valutare
caso per caso, per evitare un successivo abbandono da parte
dell'atleta.
|
| Motivi di
abbandono della pratica sportiva
Il secondo aspetto invece, che considerava i motivi di
abbandono della pratica sportiva, mette in luce come la
motivazione possa cambiare a seconda della disciplina
praticata. |
|
Tab.4
Motivazioni all’abbandono della pratica sportiva rispetto
alle discipline più praticate (distribuzioni percentuali sui
praticanti) |
 |
|
|
Calcio |
Volley |
Nuoto |
Ginnastica |
|
Lontananza
dagli impianti |
13.4 |
7.1 |
6.3 |
12.7 |
|
Genitori
contrari |
22.0 |
21.4 |
10.4 |
12.7 |
|
Impegni di
studio |
54.3 |
58.2 |
47.9 |
54.9 |
|
Istruttori
esigenti |
17.3 |
9.2 |
8.3 |
12.7 |
|
Strutture
scadenti |
5.5 |
5.1 |
13.5 |
18.3 |
|
Non
seguiti istruttore |
11.8 |
20.4 |
16.7 |
14.1 |
|
Mancata
socializzazione |
16.5 |
14.3 |
14.6 |
16.9 |
|
Troppa
fatica |
22.8 |
20.4 |
25.0 |
18.3 |
|
Costa
troppo |
8.7 |
6.1 |
10.4 |
8.5 |
|
Non
riescono a competere |
6.3 |
11.2 |
10.4 |
11.3 |
|
*Dati
riportati nella rivista “Sport Giovane“ Giugno 1991 |
|
In esso si è
tenuto conto delle considerazioni dei praticanti e dei non
praticanti. Ciò ha evidenziato che le ragioni di abbandono
cambiavano in base al tipo di sport praticato dai ragazzi: ad
es. per i pallavolisti gli impegni scolastici sono fonte di
grossa preoccupazione ed è importante l’attenzione e la
preparazione dell’allenatore; mentre per il calcio molte
pressioni ed eccessive richieste di questi ultimi sono fonte
di frustrazione. Lo sport quindi diventa più un obbligo, un
compito che motivo di svago e ciò per molti è motivo di
abbandono. Questo è senza dubbio un altro aspetto interessante
che mette in evidenza ancora una volta, differenze tra i
praticanti e non praticanti, sull’immagine dello sport come
dovere o piacere. Molti tra i giovani sono coloro che lo
avvertono più come un compito, avendo un’immagine negativa
dello sport (Tab. 5). Un’altra conferma che lo sport non
sempre è svago ma viene visto come un obbligo, viene dalla
ricerca effettuata nella provincia di Bologna dalla FIDAL, che
analizzando la relazione “atleta-
pratica sportiva”, ha potuto constatare l’esistenza di
differenti tipologie di soggetti che hanno abbandonato
l’atletica:
Gruppo A: sono coloro che hanno trovato negativo la continuità
dell’allenamento utilizzano il proprio tempo libero in altre
attività che non riguarda la pratica sportiva. Rientrano in
questo gruppo anche coloro che vedevano “L’atletica come un
obbligo” e inoltre coloro che non erano “tagliati” per alcun
tipo di sport.
Gruppo B: Hanno abbandonato l’atletica ma non lo sport,
consideravano l’atletica uno sport troppo impegnativo
Gruppo C: Hanno rilevato la fatica come uno degli aspetti più
negativi dell’atletica, per loro è più importante il gruppo,
infatti si dimostrano più preponderanti per sport di squadra
che per sport individuali. |
|
Tab.5
Immagine dello sport (dovere o piacere) rispetto alle
motivazioni della pratica sportiva – praticanti e non
praticanti
(distribuzioni percentuali sugli intervistati) |
 |
| |
Praticanti |
Non praticanti |
|
Compito |
Svago
|
Compito
|
Svago
|
|
Per
divertirsi |
33.3 |
58.0 |
29.1 |
57.3 |
|
Per fare
movimento e vivere più sani |
46.3 |
39.9 |
47.3 |
42.3 |
|
Per stare
con i propri amici o farsene dei nuovi |
25.9 |
28.9 |
38.2 |
24.9 |
|
Per
migliorare il proprio fisico |
18.5 |
18.9 |
23.6 |
20.3 |
|
Per
misurarsi con se stessi e superarsi |
13.0 |
11.5 |
14.5 |
9.3 |
|
Per
diventare un campione di successo |
22.2 |
10.5 |
14.5 |
8.9 |
|
Per
incontrare persone e situazioni nuove |
9.3 |
9.4 |
9.1 |
15.3 |
|
Per avere
la possibilità di vincere |
16.7 |
8.4 |
7.3 |
9.3 |
|
Per
guadagnare molto |
7.4 |
5.8 |
7.3 |
5.0 |
|
Per far
piacere ai genitori o perchè lo fa qlc in famiglia |
3.7 |
2.4 |
3.6 |
2.8 |
|
*Dati
riportati nella rivista “Sport Giovane“ Giugno 1991 |
|
Oltre a questi
aspetti la FIDAL del Comitato Regionale dell’Emilia Romagna
intorno agli anni’90, inizialmente si occupò di verificare la
relazione tra calo del numero di tesserati e calo demografico.
Una volta escluso che le cause di un calo di tesserati fosse
imputabile a un calo demografico, si è cercato di capire quali
altri aspetti potessero essere causa di fuga.
Due grandi aspetti sono emersi, da una parte un interesse
troppo focalizzato da parte degli allenatori e società su gli
atleti appartenenti all’ultima categoria, andando a discapito
delle classi inferiori nelle quali si è verificato oltre il 70
% degli abbandoni e dall’altra la formula dei campionati
giovanili ha permesso questa “discriminazione” tra gli atleti.
Alcune riflessioni riportate al termine della ricerca
confermano che, se da un lato la competitività è motivazione
legata all’affermazione di risultati, dall’altra può diventare
un motivo di severa selezione.
A conferma che l’agonismo esasperato non fa bene a nessuno,
Maria Gabriella Annibali ha intervistato 78 ragazzi nati nel
1972/74 che avevano praticato atletica, solo 8 di loro avevano
contatti con gli ex compagni di allenamento, mentre gli altri
70 avevano perso ogni contatto. Evidentemente, questi ragazzi
avevano consolidato poche relazioni sociali, come
l’affiliazione e l’amicizia.
Preso coscienza del problema la FIDAL, ma anche altre
federazioni, si stanno impegnando al fine di organizzare
l’attività sportiva giovanile, come occasione adatta a fornire
soddisfazione e motivazione che rimangano durature nel tempo,
in modo da limitare i motivi di frustrazione dei giovani
atleti per contrastare l’abbandono giovanile.
|
Altri fattori
Altri fattori che possono interagire con i motivi di abbandono
sono il livello socio economico dei genitori, il livello di
studio di questi, la consistenza del nucleo familiare, il
tempo libero che essi possono dedicare eventualmente per
accompagnare i figli magari in impianti sportivi diversi.
Quindi non esistono solo aspetti legati alla motivazione o
alle caratteristiche personali, ma molto spesso è proprio la
situazione oggettiva a porre ostacoli al mondo dello sport.
E’ anche vero che nonostante la disponibilità di impianti, i
ragazzi comunque non praticano sport spesso perché lo
ritengono inconciliabile con gli impegni scolastici; dato
confermato anche da una ricerca condotta nella provincia di
Bologna dalla FIDAL, che evidenziava come questo fosse un
fattore demotivante.
Altro aspetto demotivante emerso dalla ricerca riguarda i
tecnici: in uno sport come l’atletica, individuale e faticoso,
sembra che la ripetitività degli allenamenti scoraggiasse, se
pur in piccola percentuale gli atleti soprattutto dal sesso
maschile.
| Drop
out & Burn out
Correlato al concetto di drop out ve ne è un altro molto
importante quello di “burn out”(sovrallenamento). Dal quale
molto spesso dipende il Drop out. Legati al burn out ci sono
molti aspetti quali lo stress, l’impairment, tedium,
depressione e alienazione che spesso diventano non solo una
concausa ma anche una conseguenza. Come sostiene la Muzzio
dell’Università di Milano, molto spesso il senso di
esaurimento e di fatica, una caduta del desiderio di fare
sport, accompagnano verso la soluzione di abbandonare lo
sport. Fattori predisponenti del Burn out sono la personalità,
il sesso, il tipo di sport e l’ambiente, i quali, come abbiamo
potuto constatare dalle ricerche sopra riportate,
corrispondono anche a fattori di predisposizione al drop out.
Lo sport in una dimensione adulta
Molto spesso si tende ad interpretare l’età adulta come un
punto di arrivo nella vita dell’uomo. Oggi la tendenza è per
fortuna differente visto che si sta cercando di vedere l’uomo
in una dimensione di continua crescita. Così quando parliamo
di atleti che abbandonano il mondo dello sport non possiamo
dimenticare che esiste una buona parte di essi che iniziano la
pratica sportiva proprio da adulti. Giuseppe Sampognaro
psicologo clinico di Siracusa descrive in un suo articolo come
“l’atleta di Ferragosto”, cioè colui che durante le ferie ha
tanti propositi di intraprendere uno sport, per curare il suo
fisico, o comunque per un suo benessere personale, finisce col
lasciare dopo poche sedute di allenamento. Secondo Sampognaro
agli aspiranti atleti che si sentono doloranti, stanchi,
sovraffaticati, stravolti e svuotati di energia, manca la
capacità di pensare “a lungo termine” cioè di proiettarsi nel
tempo e di aspettare che i benefici dell’attività fisica si
manifestino.
Sampognaro inoltre riporta alcuni consigli per non
abbandonare: |
1. Scegliere uno
sport che piace 4. Pensare positivo (posso farcela)
2. Cercare di dosare le forze
3. Proiettarsi nel futuro
4. Pensare positivo (posso farcela)
|
Biblografia
CEI Alberto, Psicologia dello sport, Il Mulino (1998)
MARTENS Rainer BUMP Linda, Psicologia dello sport Manuale per
gli allenatori,
Borla (1991)
Siti internet
http://www.geocities.com/Colosseum/Gym/2414 Art.1 del Prof.
Stefano Bearzi, La relazione allenatore atleta nello sport
giovanile. Psicologia sport e benessere
Www.psyco.com Umbro Marcaccioli Psicologia sport e benessere,
Dipartimento di Psicologia dell’Università in Scienze Motorie
di Torino.
Unmbro Marcaccioli, Il Ben-Essere in Psicologia
|
Riviste
«La Gazzetta dello Sportivo» allegato a «La Gazzetta dello
sport», 1/9/1995, p.19.
«La Gazzetta dello Sportivo»allegato a «La Gazzetta dello
sport», 19/1/1996, p.16.
«Sport giovane» maggio 1990, pag.10.
«Sport giovane» maggio 1991, da pag. 7 a pag.11.
«Sport giovane» giugno 1991, da pag. 16 a pag. 20.
«Sport
giovane»luglio 1991, da pag. 12 a pag. 13.
Aspetti statici e sociologici sulla pratica dell’atletica
leggera e sul fenomeno
Dell’abbandono precoce in una regione italiana in «Atletica
Studi»
supplemento al n. 34 maggio-giugno 1994 |
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