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Assai difficile sapere con precisione come sopperire precisamente
alle necessità nutrizionali di un soggetto, ancora più difficile è
se questo soggetto aumenta molto il suo metabolismo e al contempo ha
necessità elevate di prestazione: ovvero l’atleta.
Le riserve e le vie metaboliche alternative di ognuno rendono
possibile non solo la vita ma anche una modesta prestazione anche in
condizioni di carenza. Questa elasticità non c’è quando si richiede
un rendimento massimale. Le necessità vanno da immediato e continuo
apporto di ossigeno a sporadico e modestissimo assorbimento, per
esempio, di oligoelementi. Tutto dipende dal grado di utilizzo di
ogni sostanza: più usata e dissipata = più urgente.
Dopo l’ossigeno, in ordine di urgenza vengono certamente l’acqua e i
suoi sali minerali, ma è piuttosto difficile sapere con precisione
quale sia la quota perduta di ogni singolo nutriente non tanto in
generale quanto nel singolo. Possiamo sapere con buona
approssimazione quanti liquidi perde un atleta durante un
allenamento grazie al controllo seriato del peso, ma è assai
complesso sapere quali sali perda ed in che misura.
È il caso di ricordare perché si suda: il motivo prevalente è il
tentativo di raffreddarsi; l’esercizio determina produzione di
calore, questo porta ad un aumento della temperatura corporea, che a
sua volta determina un calo della capacità, l’organismo reagisce
ponendo in essere dei meccanismi che mantengono il più possibile la
temperatura costante. Va ricordato che da questo punto di vista
conta solo il sudore che si raffredda, quello assorbito
dall’abbigliamento è quasi irrilevante, quindi vale il principio
secondo cui più cute è esposta all’aria e più efficace è il sistema
della sudorazione per mantenere temperatura.
Nell’analisi riguardante la dissipazione di liquidi e di sali
durante esercizio, dobbiamo tener conto di molte variabili, di vario
ordine, sia individuali che ambientali, che materiali. Considerato
però che il calo di sodio o di magnesio anche modesti diventa
rilevante durante prestazione sub-massimale o massimale, allora
diventa fondamentale conoscerne lo stato per favorire la
performance.
|
Temp |
Umid % |
n° |
Sudore ml |
Fluidi ass |
Disidrat & |
Na sud. |
Sali tot sud |
|
32° |
20 |
26 |
2193 |
972 |
1,59 |
- |
- |
|
27° |
55 |
24 |
2033 |
971 |
1,37 |
49 |
5,7 |
|
28° |
56 |
20 |
2221 |
140 |
1,15 |
44 |
5,7 |
|
25° |
60 |
24 |
1827 |
834 |
1,22 |
44 |
4,7 |
|
5° |
81 |
17 |
1690 |
423 |
1,62 |
43 |
4,3 |
Gli studi più attendibili su questo argomento sono fatti tramite una
comparazione tra analisi del sudore, densità delle urine e
modificazioni del peso, questo esame si chiama “sweat test”.
L’ente di ricerca sostenuto da Gatorade, il Gatorade Sports Science
Institute (G.S.S.I.), ha costruito una grossa esperienza su questo
tipo di analisi, diventando il gruppo di studio più autorevole su
questo campo. I test sono stati fatti su atleti di svariati sports:
dal basket (Benetton Basket, 31 marzo 2006), alla pallavolo (prima
Samuele Papi, capitano della Sisley Volley e della nazionale
italiana il 6 luglio 2005 al Gatorade Sports Science Institute,
Barrington, 1° sweat test a un atleta italiano; poi alla Sisley
Volley, 31 marzo 2006 presso La Ghirada - Tv), dal football, al
calcio, arrivando al motociclismo (Loris Capirossi, 05 giugno 2006
Circuito del Mugello 1° sweat test a un pilota di moto GP) e allo
sci (Giorgio Rocca, 03 ottobre 2006 Saas Fee, Svizzera, 1° sweat
test a uno sciatore). L’elevato numero di osservazioni rende
generalizzabile il dato che emerge, ma la già citata questione delle
variabilità individuali, rende assolutamente utile anche il test su
un singolo soggetto.
Si ricordi poi che lo stesso atleta può avere una diversa
dispersione di acqua e/o sali secondo diversi fattori da lui
indipendenti, per esempio:
Il rapporto tra umidità e temperatura ambientali ha una grandissima
influenza, se fa caldo ed è anche umido, ovviamente la dispersione
di sudore sarà più elevata che alla stessa temperatura ma con bassa
umidità. Conta anche il vento (negli sport che si fanno all’aperto).
L’abbigliamento è decisivo, ci sono sport che obbligano ad una
determinata divisa, nei quali quindi questa variabile non è
trascurabile; in allenamento, laddove l’atleta sceglie
l’abbigliamento che crede, va considerato con attenzione questo
particolare.
L’intensità dell’esercizio: nelle fasi di lavoro atletico più spinto
si perde ovviamente più sudore di quelle in cui si cura la tecnica.
Un atleta minuto e con bassa percentuale di grasso produrrà certo
meno sudore di uno corpulento e magari con una maggiore massa
grassa.
Questi ed altri dettagli importanti rendono impossibile dare un
protocollo preciso su quale strategia di idratazione si debba
seguire. Ecco come trovano una enorme utilità gli “sweat tests”: ci
dicono con dettaglio: 1) quanto liquido è stato perduto (nelle varie
forme) 2) quanto sudore è stato prodotto 3) quanta acqua e quali e
quanti sali sono stati perduti 4) quanto efficace è stato il
comportamento di idratazione seguito dal singolo atleta. Insomma uno
screening assai approfondito e mirato.
Il problema sta nel fatto che all’allenamento successivo, per uno o
più motivi, tutto potrebbe essere diverso: il soggetto è lo stesso
ma le condizioni sono diverse (più caldo, o allenamento più spinto
o…).
Interessante il confronto tra sweat tests fatti in condizioni
atmosferiche nettamente distinte (tab. 1) da cui si evince che il
freddo non è poi così decisivo, evidentemente perché al freddo ci si
copre troppo, portando quindi ad una coibentazione termica il
proprio corpo e facendo perdere di efficacia al procedimento del
sudore.
Fare molti sweat tests consente di avere una casistica ampia, che ad
oggi nel calcio esiste indiscutibilmente, e di dare quindi regole di
comportamento comuni a calciatori con medesime caratteristiche e
simili condizioni di esercizio.
Il principio dell’individualità in questo caso si esprime in modo
superlativo, la necessità di conoscere se stessi e di comportarsi
con consapevolezza è indiscutibile. Ogni allenatore dovrebbe curare
con particolare attenzione questo aspetto della nutrizione dei
propri atleti, per portelo fare bene servono molti dati, ma non è
poi una cosa così complessa.
L'Autore: Dott. Nicola Sponsiello | Direttore del G.S.S.I. Gatorade
Sport and Science Institute. Specialista in nutrizione sportiva. |