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Il counseling nasce nel vortice delle nuove correnti di psicologia
umanistica e lavora all’interno della relazione umana che si
stabilisce tra il cliente e il counselor, usando la relazione stessa
come mezzo terapeutico; altrimenti definito “relazione di aiuto”.
Lavora alla costruzione di alternativi schemi di pensiero e mira a
far leva sulle risorse personali per affrontare “una difficoltà
circoscritta della sua esistenza” trovando insieme il modo di
superarla. Per “difficoltà circoscritte della propria esistenza” si
intendono quelle problematiche che rimangono entro la sfera della
normalità, che non sfociano in disturbi psicopatologici. Il
gestalt-counselor lavora in direzione del raggiungimento
dell’obiettivo stabilito assieme al cliente, senza andare a cercare
le diverse strutture e sovrastrutture della personalità.
La Gestalt è una metodologia che nasce nel 1947 per voce di F.S.
Perls e lavora sul funzionamento omeostatico dell’essere umano in
relazione ai bisogni biologici, sociali ed emotivi. Quando un
bisogno viene soddisfatto, subito ne nasce un altro in cerca di
appagamento.
Nel momento in cui questo ciclo viene ad interrompersi nascono delle
problematiche. Perls parte dal presupposto che il disagio esposto
dal cliente, in sede di relazione di aiuto, rappresenta il segno di
una difficoltà del vivere una specificità propria dell’essere umano.
L’uomo, costantemente spinto in una tensione dialettica che risponde
a bisogni biologici, psicologici e sociali, vede nei fondamenti
dell’integrità organismica del comportamento individuale e del suo
impulso verso l’auto-realizzazione, indipendentemente da quanto
l’organismo possa sembrare danneggiato, la base del suo “essere
umano”, in costante movimento all’interno di una tensione per un
equilibrio omeostatico: un’intera vita caratterizzata dal
riequilibramento dello squilibrio.
L’autoregolazione, così come concepita in gestalt, avviene
attraverso un meccanismo omeostatico denominato di figura-sfondo,
meccanismo nel quale continuamente emerge in figura una necessità
che mette il resto sullo sfondo, trova la soluzione e porta in
figura altre necessità da affrontare. Ripercorrendo il ciclo di vita
gestaltico del bisogno emerso è possibile mettere in luce il punto
di rottura sul quale intervenire. Il ciclo di vita gestaltico si
muove all’interno di due polarità che sono quelle che permettono il
meccanismo di figura - sfondo e quindi di autoregolazione
dell’omeostasi: il contatto e il ritiro. Il contatto è il momento in
cui si prende effettivamente coscienza della propria esigenza, da là
si parte per giungere ad un superamento della stessa e tornare al
punto zero, ovvero al vuoto gestaltico, momento di attesa
dell’emergere in figura di una nuova necessità: il ritiro, momento
in cui si è disponibili verso il cambiamento. La polarizzazione
contatto pieno/vuoto non va considerata negativa o positiva, il
metodo gestaltico vuole valutare e non giudicare, la dicotomia è
necessaria al fine dell’esistenza. La capacità di valutare senza
giudicare passa, necessariamente, per l’accettazione della presenza
di molteplici Io nella personalità di ciascuno di noi. Riconoscere i
diversi Io che ci accompagnano, significa avere a disposizione
diverse risorse per fronteggiare gli ostacoli che quotidianamente
incontriamo nel nostro percorso di vita.
Oggi, per ciascuno di noi e, in modo particolare per le figure di
fama, atleti, coach e dirigenti, è sempre più difficile mantenere
coerente la percezione di se stessi.
La percezione di sé scorre su diversi binari e tutti vanno
ascoltati:
- la percezione che io ho di me stesso,
- la percezione che l’altro ha di me,
- la percezione che io vorrei l’altro avesse di me,
- la percezione che io immagino l’altro ha di me.
Non bisogna dimenticare che l’oggettività è sempre e comunque frutto
della soggettività ma è anche l’unico modo di condivisione dello
spazio. Più semplicemente dobbiamo ricordare che tutti noi viviamo
nello stesso territorio ma ognuno di noi per muoversi in questo
territorio comune, utilizza una mappa personale. È necessario allora
creare una mappa convenzionale condivisa che possiamo immaginare
come un qualcosa di artificialmente oggettivo. Lo strumento migliore
che possiamo usare per meglio muoverci in questo complesso mondo è
“noi stessi”. La consapevolezza di se stessi e la crescita
professionale attraverso la formazione tecnica e mentale, aiutano ad
affrontare più abilmente lo scontro di cui si è accennato. Gli
stereotipi sociali sono spesso la causa primaria del nostro
passaggio al patologico: la mitizzazione dei vari Io che la società
ci prospetta e che vorrebbe scegliessimo e aderissimo
identificandoci nelle aspettative sociali piuttosto che rispondendo
a noi stessi. Il marito perfetto, la moglie ideale, lo studente
modello, lo zio che tutti vorrebbero etc… Maschere che ci
impediscono di affrontare il rischio di essere noi stessi. Il
“rischio di essere noi stessi” è quello dell’insuccesso e
dell’infelicità; per proteggersi da questi dolorosi inconvenienti,
c’è una forte tendenza umana al non prendersi la responsabilità
della propria vita e, quindi, ad allontanarsi da se stessi, dalle
proprie emozioni, dai propri desideri con la terribile aspettativa
che chi ci circonda sia pronto a condividere questa passione verso
la massificazione. La gestalt propone di lavorare al fine di evitare
la massificazione degli individui e concorrere piuttosto ad una
integrazione delle parti. Per raggiungere questa integrazione
occorre una maturazione dell’individuo che passa necessariamente
dallo sviluppo e dall’affinamento della consapevolezza, delle
proprie emozioni, pensieri, sensazioni, desideri dal confronto con
l’ambiente circostante.
L’altro fronte su cui lavora la metodologia gestaltica è il quied -
ora, fatto di ricordi passati e di speranze future ma pur sempre
presente. A questo fine i disagi, o problemi, che il cliente
presenta nell’incontro di counseling, pur se provenienti da traumi
passati, vengono presi in considerazione solo rispetto al loro
interferire con la situazione presente del cliente. Durante il
counseling, dunque, al cliente viene richiesto di prestare
attenzione e prendere consapevolezza di se stesso (gesti, emozioni,
reazioni, pensieri etc …) nel qui-ed-ora. Questo abitare il presente
permette al cliente di allontanarsi dalle idealizzazioni,
rimuginazioni e ossessività del passato, permettendo al counselor di
lavorare sulle reali possibilità presenti del cliente, di mettere a
fuoco la problematica e di portare alla luce le personali risorse
del cliente. La “dietrologia”, ovvero la ricerca nel passato di un
perché e/o di un capro espiatorio, sono considerate attività inutili
alla fine del cambiamento. Il percorso passa attraverso la
consapevolezza di sé, l’accettazione dei pregi e difetti che ci
appartengono e il riconoscimento di noi stessi per quello che siamo.
Applicazione del gestalt counseling in ambito sportivo e
organizzativo.
Lo sport, tanto quello professionistico quanto quello amatoriale, è
un momento di grande tensione emotiva e di condivisione per tutti,
atleti, sportivi, allenatori, dirigenti, autorità e via dicendo. Il
counseling entra in sinergia con lo sport nell’allenamento tecnico,
nella fase organizzativa e nella fase gestionale per ottimizzare le
forze e l’efficacia ai fini del raggiungimento di un obiettivo
comune, condiviso e accettato. Il counseling gestaltico può essere
visto come un percorso di formazione individuale o di gruppo. Gli
ambiti di intervento possibili nel settore sportivo possono essere
diversi.
Il gestalt-counselor può lavorare con l’atleta mirando a mantenere
un ottimo livello di performance mentale rafforzando costantemente
consapevolezza e responsabilità rispetto alle reali possibilità
personali, alle possibilità esterne (clima, pista, ambiente etc…),
alle proprie potenzialità, agli obiettivi definiti personali e
comuni. Può lavorare con il coach per dare lui degli strumenti per
la gestione emotiva, sia la propria che quella dei propri atleti.
Può fornire lui degli incontri di supervisione che riguardano la
gestione emotiva dove il coach può riequilibrare le proprie
difficoltà e ritrovare punti di equilibrio. Può lavorare con
l’organizzatore nella gestione dei conflitti e l’integrazione delle
diversità che si creano all’interno della relazione umana, là dove
l’organizzatore si trova di fronte a problematiche e imprevisti
nell’intrecciare bisogni, desideri. regole, aspettative e
problematiche delle diverse figure che partecipano all’evento come
atleti, dirigenti, coach, tifosi, sponsor, medici,fisioterapisti,
volontari e quant’altro. Può lavorare con il dirigente sportivo per
sviluppare e migliorare le sue abilità di problem solving, decision
making, team building. Insieme possono lavorare sulla fidelizzazione
degli atleti alla società sportiva e alla creazione di un gruppo
sportivo integrato e collaborativo.
Il gestalt-counselor può lavorare nelle scuole a fianco agli
insegnati di educazione fisica per formare gli studenti ad un tipo
di tifoseria che abbia ragione di un senso civico e che non sfoci in
eccessi di rabbia incontrollata e ingiustificata. Insegnare la
competitività nelle scuole là dove vincere non significa solo
arrivare sul podio ma anche saper superare una sconfitta.
Il gestalt-counselor lavora con la disabilità per mettere in figura
le proprie risorse personali, piuttosto che i propri impedimenti, ed
usarle imparando ad affrontare il mondo in modo ironico e creativo
per superare le barriere non solo dell’impedimento fisico ma anche
emotive. Stimolando la curiosità del disabile verso l’attività
sportiva, si aiuterà lo stesso a migliorare la qualità di vita da un
punto di vista fisico, psichico e anche sociale. Il pubblico, gli
operatori, gli organizzatori e le istituzioni partecipando
attivamente alle competizioni sportive dei disabili e vedendoli
competere per la riuscita, per il miglioramento, per il superamento
di se stessi abbatteranno anche loro le barriere emotive all’interno
della relazione con gli stessi, partecipando alla loro integrazione
sociale.
Le diverse figure professionali (atleti, coach, organizzatori,
dirigenti sportivi, istituzioni, sponsor e via dicendo), come meglio
specificheremo in seguito, possono ricorrere alla formazione del
gestalt-counselor per acquisire, o approfondire, abilità e
attitudini quali:
- La gestione dello stress (eu-stress vs down-stress), per gestire e
canalizzare la grande tensione emotiva durante una competizione, nel
momento di una
sconfitta, quando ci si trova proprio di fronte a quell’avversario
che temiamo. Lo stress, quando ben
gestito, può essere un’ottima fonte di energia e di stimolo verso il
miglioramento.
- La gestione del potere (potere gerarchico, economico,
collaborativo), la buona capacità di gestione del potere da parte di
un dirigente, di un coach ma anche di un atleta permette a tutti di
concorrere fluidamente verso un obiettivo comune. L’abuso di potere
o la non capacità di esercitarlo aiutano di solito il declinare
verso
la sconfitta e il non raggiungimento dell’obiettivo.
- La gestione del feedback (attivo e passivo), il feedback è un
momento importante in una relazione di crescita tra due persone. E’
un momento di condivisione, di supervisione, di apertura e di
analisi che serve a fortificare la relazione mirata al
raggiungimento di un obiettivo comune.
- Leadership, la consapevolezza della propria capacità di leadership
permette ai dirigenti, ai coach e ai capi squadra di utilizzare al
meglio se stessi nella relazione umana al fine di lavorare tutti
verso una stessa direzione per raggiungere l’obiettivo comune.
- Capacità di fidelizzazione, le figure che hanno la responsabilità
di gestione delle risorse umane hanno anche il compito di mantenere
un rapporto di fidelizzazione degli atleti alla società, così come
dei lavoratori alla società organizzatrice, così come degli sponsor
all’organizzazione.
E’ possibile richiedere due tipi di counseling:
- diretto, ovvero il gestalt-counselor aiuta il cliente a
riconoscere, consapevolizzare e gestire il proprio stato emotivo, la
propria capacità relazionale e le proprie attitudini caratteriali;
- indiretto, ovvero il gestalt-counselor fornisce al cliente una
formazione sulle tecniche di counseling.
La modalità di intervento del gestalt-counselor prevede,
principalmente 7 fasi all’interno delle quali muoversi a seconda del
livello di counseling che si intende attuare:
1. La presa di coscienza che c’è una difficoltà
2. Consapevolezza della tipologia del disagio
3. Analisi del bisogno, dell’obiettivo da raggiungere e
programmazione per un’azione riparativa
4. Messa in atto dell’azione riparativa stabilita
5. Valutazione dell’obiettivo raggiunto
6. Pausa di soddisfazione per il lavoro fatto
7. Ritorno al vuoto fertile in attesa di altre necessità emergenti
Autore: Silvia Corridoni, responsabile di Coaching & Counseling
Silvia Corridoni nasce nel 1970 a Roma, si laurea in “Lingue e
Letterature Straniere Moderne” nel 1995 a Perugia con uno studio su
Le influenze di W. F. Nietzsche sulle opere di George Bernard Shaw:
preparato tra l’Università di Perugia e l’Università di Turku
(Finlandia).
Prende le seguenti specializzazioni:
2004 Master in “Organizzazione e Sviluppo delle Risorse Umane”
presso la Tax Consultino di Roma.
2003 diploma di “Gestalt Counselor” specializzandosi nelle seguenti
tematiche; “Dal Monodramma Gestaltico alla Costruzione Teatrale”, “Enneagramma”,
“Counseling Aziendale” presso l’Istituto Gestalt Firenze di Roma.
1999 diploma di “Arte Teatro Terapeuta” presso la scuola Teatro
Integrato Internazionale di Roma.
Frequenta i seguenti corsi di perfezionamento:
1997 corso di “Critica Letteraria” tenuto dal Professor Filippo La
Porta alla Jonh Cabot University.
Dal 1988 al 1995 corsi intensivi di lingua bimestrali a Canterbury
per l’Inglese, a Parigi per il Francese a Salamanca per lo Spagnolo
a Turku per il Finlandese.
Le sue esperienze professionali si sviluppano come segue:
Attività aziendali
Presso la FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera)
Da gennaio 2007 inserita nell’organizzazione di Casa Italia
Atletica.
Da gennaio a dicembre 2006 inserita nell’ufficio marketing.
Da maggio 2005 è responsabile della logistica per l’organizzazione
del Meeting Internazionale Golden Gala.
Presso la Setting SrL (consulenze informatiche)
Dal 2002 al 2004 è Responsabile della Gestione delle Risorse Umane
Presso Sistema Impresa di Andrea Di Gregorio SnC
Dal 2001 al 2002 opera come consulente per il counseling e la
gestione delle risorse umane
Presso la IBG Italia SrL (prodotti elettromedicali)
Dal 2000 al 2001 è Responsabile dell’area commerciale
Presso la Thomas Cook Italia SrL (prodotti finanziari)
Dal 1998 al 2000 presso gli uffici vendita come “sales consultant”
Dal 1996 al 1998 all’interno del customer care
Docenze
Per la Master Executive
Novembre – dicembre 2005 docente dei moduli su “Formazione e
coaching” per il master in “Gestione, sviluppo e orientamento delle
risorse umane” a Roma presso la Pontificia Università Lateranense.
Settembre – novembre 2005 docente dei moduli su “analisi
dell’organizzazione aziendale e gestione della committenza”, per il
master in “Gestione, sviluppo e orientamento delle risorse umane” a
Firenze.
Per l’associazione culturale CounsArte
Nel 2004 è responsabile e docente del corso di formazione “Il teatro
educativo: tecniche teatrali per un apprendimento divertente” presso
la scuola mar dei caraibi 102° circolo didattico (Ostia)
Organizzazione AIF (Associazione Italiana Formatori)
Novembre 2001 opera come Assistente della Professoressa Clarkson al
corso di “Counselling Aziendale” organizzato dall’AIF a Firenze
Per l’Associazione SFERA Onlus
Da settembre 1999 a maggio 2000 opera come Responsabile del corso di
Scrittura Creativa all’interno del progetto “Intercultura” nella
scuola elementare di Via Quarto a Latina
Per Loimaa Evankenopisto di Loimaa (Finlandia)
Da ottobre 1994 a maggio 1996 è professoressa di Lingua e cultura
italiana nel corso di preparazione all’università.
Organizzazione di spettacoli teatrali
Settembre – novembre 2005 organizza lo spettacolo “Uàn Ciù Frì”
scritto e diretto da A. Paolelli e andato in scena presso il teatro
Fara Nume di Ostia dal 18 al 20 novembre
Agosto – settembre 2005 organizza lo spettacolo “L’indovinello”
scritto e diretto da A. PAolelli per la notte bianca romana presso
il teatro Fara Nume di Ostia
Settembre 2004 – maggio 2005 per l’associazione culturale CounsArte
è responsabile e coordinatrice del progetto “A teatro con Giacomo
Leopardi. L’ironia di un pessimista cosmico” che vede a maggio la
messa in scena della parodia “Anche Giacomo Leopardi nel suo
pessimismo ci fa ridere” nella quale si esprime come regista e come
attore.
Settembre 2003 va in scena con il terzo atto dello spettacolo “Don
Juan all’Inferno” alla prima rassegna di corti teatrali “Prove
Aperte” a Roma
Maggio 2003 porta in scena al Teatro “Fara Numé” di Ostia “Don Juan
all’Inferno” nelle vesti di scrittore, regista e attore
Luglio 2000 partecipa come attore allo spettacolo “Maria mezzomondo”,
liberamente tratto dall’omonima favola di Bruno Tognolini in onore
di Maria Lai, organizzato dalla Proloco e dal comune di Tortolì
(Sardegna) e diretto da Pino Bartalotta. |