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Premessa
È tornato il calcio organizzato. Dopo anni in cui le squadre
affidavano il proprio gioco quasi esclusivamente alla creatività dei
loro trequartisti, per i quali è stato inventato un modulo apposito,
i successi del Chievo riportano prepotentemente in auge il 4-4-2,
l'organizzazione corale, il fuorigioco, il pressing, l'intensità di
gioco. I concetti che hanno reso Sacchi il profeta del calcio del
2000, e che hanno spaccato tecnici, critica e appassionati in due
fazioni. Gigi Del Neri non ha mai fatto mistero di considerare il
vate di Fusignano come il suo maestro. E se l'uso ossessivo
(soprattutto per gli avversari) del fuorigioco, l'organizzazione e
l'intensità sono gli stessi, il gioco del Chievo contiene qualche
interessante correttivo rispetto al tradizionale 4 - 4 - 2
Il fuorigioco
In barba alle nuove regole che la hanno fatta diventare una tattica
fuori moda, il Chievo applica il fuorigioco in modo sistematico. Del
Neri dice che lo fanno sempre in una situazione, senza voler
rivelare quale. A noi è sembrato che appena gli avversari hanno
palla nella zona centrale, indipendentemente dal fatto che la palla
sia coperta o scoperta, la trappola scatti. Mentre quando vengono
attaccati dalle fasce le due linee si dispongono in diagonale
Difesa
I difensori partecipano poco all'azione d'attacco. L'unico che si
sgancia è Lanna , l'esterno sinistro. Dall'altra parte Moro invece
rimane sempre in zona. D'Angelo , il capitano, è l'uomo che chiama
il fuorigioco
Centrocampo
Corini è il faro del gioco. L'azione comincia sempre da lui, che
agisce come un quaterback del football americano. Chiama lo schema,
e mentre il resto della squadra si muove a memoria, lui tiene palla
fino a quando non trova il compagno smarcato nel corridoio.In fase
difensiva inoltre il genietto di Brescia è l'uomo che chiama il
pressing. E pur non avendo il fisico da opporre all'avversario, è il
più abile recuperatore di palloni. Perrotta è il giocatore degli
inserimenti a sorpresa. Abile anche lui nel tenere la palla,
abilissimo nel proiettarsi negli spazi che aprono gli attaccanti e
gli esterni del centrocampo
Le fasce
In molti hanno fatto osservare come la forza di questo Chievo sia
nei suoi esterni di centrocampo. Effettivamente è
nell'interpretazione del gioco che Del Neri chiede a Eriberto e
Manfredini che risiede la grande novità tattica di questo Chievo.
Eriberto e Manfredini, anzichè venire a prendersi la palla e cercare
la sovrapposizione con il laterale difensivo, giocano costantemente
proiettati in avanti e vengono serviti in profondità. Tanto che non
è sbagliato dire che in fase offensiva il Chievo gioca con un 4-2-4.
Differente poi è l'interpretazione dei due. Il brasiliano gioca
praticamente da ala pura, sfruttando la sua straordinaria
progressione e il suo palleggio. Preferisce andare sul fondo o
cercare l'assist in profondità che la conclusione personale.
Manfredini invece gioca più "in binario" con Lanna, del quale ogni
tanto copre le avanate. Quando si propone direttamente tende ad
accentrarsi e provare la conclusione in porta
Attacco
Corradi è un formidabile colpitore di testa: raramente perde un
duello. Per la sua abilità nelle "spizzicate", ma anche perché
tecnicamente dotato, in fase d'attacco è il giocatore più cercato.
Se Corini è l'uomo che comincia l'azione, Corradi è il regista
avanzato. Inoltre è fondamentale nel pressing. Trapattoni lo ha già
messo sul suo taccuino Marazzina agisce da prima punta, sul filo del
fuorigioco. I compagni lo servono negli spazi, ma principalmente lo
si vede in area di rigore, al momento della finalizzazione. Quando
c'è da difendere però anche lui da un contributo importante. Due
attaccanti famosi saprebbero sacrificarsi allo stesso modo? Come
attaccarlo?
Il fuorigioco scatta in modo automatico: nella partita con il Parma
i difensori sono scattati in avanti anche in situazioni di 4 contro
1, prendendo rischi forse eccessivi. Sulle fasce c'è spazio tra le
due linee, viste che gli esterni si proiettano sempre in avanti e i
difensori non accorciano ma rimangono in linea con i centrali.
Ulivieri ha provato a tenere Di Vaio e Nakata larghi. L'idea ci è
sembrata quella giusta, ma i due esterni devono venire a prendersi
la palla anzichè lanciarsi in profondità, dove è facile il rischio
di finire in fuorigioco. |