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    Come gioca il Chievoverona
    Autore: Claudio Secci
 
 

Premessa
È tornato il calcio organizzato. Dopo anni in cui le squadre affidavano il proprio gioco quasi esclusivamente alla creatività dei loro trequartisti, per i quali è stato inventato un modulo apposito, i successi del Chievo riportano prepotentemente in auge il 4-4-2, l'organizzazione corale, il fuorigioco, il pressing, l'intensità di gioco. I concetti che hanno reso Sacchi il profeta del calcio del 2000, e che hanno spaccato tecnici, critica e appassionati in due fazioni. Gigi Del Neri non ha mai fatto mistero di considerare il vate di Fusignano come il suo maestro. E se l'uso ossessivo (soprattutto per gli avversari) del fuorigioco, l'organizzazione e l'intensità sono gli stessi, il gioco del Chievo contiene qualche interessante correttivo rispetto al tradizionale 4 - 4 - 2  
Il fuorigioco
In barba alle nuove regole che la hanno fatta diventare una tattica fuori moda, il Chievo applica il fuorigioco in modo sistematico. Del Neri dice che lo fanno sempre in una situazione, senza voler rivelare quale. A noi è sembrato che appena gli avversari hanno palla nella zona centrale, indipendentemente dal fatto che la palla sia coperta o scoperta, la trappola scatti. Mentre quando vengono attaccati dalle fasce le due linee si dispongono in diagonale  
Difesa
I difensori partecipano poco all'azione d'attacco. L'unico che si sgancia è Lanna , l'esterno sinistro. Dall'altra parte Moro invece rimane sempre in zona. D'Angelo , il capitano, è l'uomo che chiama il fuorigioco  
Centrocampo
Corini è il faro del gioco. L'azione comincia sempre da lui, che agisce come un quaterback del football americano. Chiama lo schema, e mentre il resto della squadra si muove a memoria, lui tiene palla fino a quando non trova il compagno smarcato nel corridoio.In fase difensiva inoltre il genietto di Brescia è l'uomo che chiama il pressing. E pur non avendo il fisico da opporre all'avversario, è il più abile recuperatore di palloni. Perrotta è il giocatore degli inserimenti a sorpresa. Abile anche lui nel tenere la palla, abilissimo nel proiettarsi negli spazi che aprono gli attaccanti e gli esterni del centrocampo  
Le fasce
In molti hanno fatto osservare come la forza di questo Chievo sia nei suoi esterni di centrocampo. Effettivamente è nell'interpretazione del gioco che Del Neri chiede a Eriberto e Manfredini che risiede la grande novità tattica di questo Chievo. Eriberto e Manfredini, anzichè venire a prendersi la palla e cercare la sovrapposizione con il laterale difensivo, giocano costantemente proiettati in avanti e vengono serviti in profondità. Tanto che non è sbagliato dire che in fase offensiva il Chievo gioca con un 4-2-4. Differente poi è l'interpretazione dei due. Il brasiliano gioca praticamente da ala pura, sfruttando la sua straordinaria progressione e il suo palleggio. Preferisce andare sul fondo o cercare l'assist in profondità che la conclusione personale. Manfredini invece gioca più "in binario" con Lanna, del quale ogni tanto copre le avanzate. Quando si propone direttamente tende ad accentrarsi e provare la conclusione in porta  
Attacco
Corradi è un formidabile colpitore di testa: raramente perde un duello. Per la sua abilità nelle "spizzicate", ma anche perché tecnicamente dotato, in fase d'attacco è il giocatore più cercato. Se Corini è l'uomo che comincia l'azione, Corradi è il regista avanzato. Inoltre è fondamentale nel pressing. Trapattoni lo ha già messo sul suo taccuino Marazzina agisce da prima punta, sul filo del fuorigioco. I compagni lo servono negli spazi, ma principalmente lo si vede in area di rigore, al momento della finalizzazione. Quando c'è da difendere però anche lui da un contributo importante. Due attaccanti famosi saprebbero sacrificarsi allo stesso modo? Come attaccarlo?
Il fuorigioco scatta in modo automatico: nella partita con il Parma i difensori sono scattati in avanti anche in situazioni di 4 contro 1, prendendo rischi forse eccessivi. Sulle fasce c'è spazio tra le due linee, viste che gli esterni si proiettano sempre in avanti e i difensori non accorciano ma rimangono in linea con i centrali. Ulivieri ha provato a tenere Di Vaio e Nakata larghi. L'idea ci è sembrata quella giusta, ma i due esterni devono venire a prendersi la palla anzichè lanciarsi in profondità, dove è facile il rischio di finire in fuorigioco.

 

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