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Note Legali

  Canale Moduli di Gioco 
  | Evoluzioni dei vari sistemi di gioco
  | Autore: Claudio Secci | Fonte: Sports.com
 | Premessa

Già nel 1960 si faceva notare che l'attitudine naturale, la passione ed il fisico adatto per una determinata attività atletica non bastavano più, come non era più sufficiente l'esperienza del tecnico d'antico stampo. La preparazione, in un qualsiasi sport, non è completa senza una vera e propria cultura specialistica. Il calcio, come qualsiasi altra attività, si è trasformato col trascorrere del tempo, trasformando ogni sua componente: tecnica, tattica, atletica e di personalità. Un ruolo che, certamente, ha subito un'evoluzione nel corso dei decenni è quello del centrocampista che ha funzione determinante sia per la costruzione del gioco di attacco, sia per l'interdizione e la distruzione del gioco avversario. Nell'analisi che segue, si noterà come, nei vari sistemi di gioco, le caratteristiche del giocatore si siano man mano modificate, raggiungendo una completezza ed una specializzazione elevata. Negli ultimi venti anni, lo studio più mirato della tattica collettiva, di reparto e del singolo giocatore ha fatto sì che l'addestramento difensivo venisse parificato, cercando di costruire ed offendere attraverso il gioco a zona e non solo a preoccuparsi di distruggere attraverso la marcatura ad uomo. Da notare, inoltre, come, in tempi recenti, il numero dei centrocampisti in campo sia mutevole: 3, 4 o 5 giocatori, ma sempre in relazione con una determinata ricerca tattica, fino a qualche anno fa impensabile. Si cercherà, inoltre, di valutare le caratteristiche dei giocatori odierni per poter meglio comprendere come la ricerca di un equilibrio tecnico-tattico sia differente a seconda del modulo adottato e dalle capacità d'inserimento, d'interpretazione e d'adattamento, per reparto e collettivamente, dei singoli giocatori.  

AAl suo esordio il gioco del calcio era molto diverso da quello attuale, soprattutto nell'organizzazione tattica, in quanto non erano presi in considerazione i passaggi. Allora ci si schierava col portiere, nessun centrocampista e 9 attaccanti (fig. 1). Nel 1863 viene costituita la Football Association, e lo schieramento in campo vede l'arretramento di un attaccante che, così facendo, creò, per la prima volta, la figura del centrocampista che prese il nome di mediano (fig. 2). Si può affermare quindi che tra i ruoli, oltre a quello del portiere, del difensore e dell'attaccante venne preso in considerazione anche quello del centrocampista, detto "half back" (che significa "giocatore che sta indietro nella sua metà campo).  Viene considerato un aiuto della difesa e l'esperimento piace al punto che, nell'arco di 10 anni, un secondo attaccante viene spostato indietro (fig. 3). Nel 1870, la squadra del Queen's Park sperimenta per la prima volta l'uso del passaggio della palla da giocatore a giocatore e la prima conseguenza fu che il gioco, da concentrato e confuso che era, tese ad aprirsi, creando i presupposti per la ricerca dello spazio creando così la necessità di inserire un altro difensore (fig. 4).
Il passo successivo fu la creazione di un centrocampo formato da tre mediani di cui, quello centrale, doveva possedere caratteristiche tattiche, tecniche e fisiche sopra la media, rappresentando una sorta di ago della bilancia (fig. 5). Questo sistema , chiamato piramidale, fu poi mutato dagli allenatori italiani che, arretrando altri due attaccanti nella zona centrale, diedero origine alle mezze ali e creando il METODO che prevedeva marcature a uomo (fig. 6). Nel 1925 la regola del fuori gioco fu cambiata. Il vecchio testo (1866) recitava che: "Quando un qualsiasi giocatore tocca il pallone o lo lancia dalla linea laterale, ed un giocatore della sua squadra, nell'attimo del tocco, si trova più vicino di lui alla linea di porta avversaria, quel giocatore si trova in fuorigioco. Egli può toccare il pallone a lui giunto ed ostacolare un avversario solo se fra lui e la linea di porta avversaria si trovino almeno tre giocatori della squadra opposta." L'apposita commissione mutò nella sostanza il vecchio testo in modo che, se si fossero trovati soltanto due giocatori avversari fra l'attaccante e la linea di porta, quest'ultimo non sarebbe stato considerato in fuorigioco. L'allora allenatore dell'Arsenal, Chapman, per controbilanciare lo squilibrio che si veniva così a creare in avanti, pensò di arretrare un mediano, che prese il nome di stopper, e, rispetto al sistema piramidale, strinse leggermente tra loro i due mediani ed introdusse la marcatura ad uomo: i due mediani sulle mezze ali e lo stopper sul centravanti avversario (fig. 7). Sempre Chapman diede vita al contropiede: quando gli avversari erano in attacco, i mediani e le mezze ali si ritiravano nella propria metà campo invitando così gli avversari a sbilanciarsi in avanti. Non appena riconquistava la palla, la si giocava sulle punte che, in teoria, avrebbero dovuto trovarsi in superiorità numerica. La contromossa del W--M fu lo schieramento 3- 3- 4, col mediano portato nuovamente al centro, due attaccanti e due ali. Così facendo il W--M sarebbe stato messo in difficoltà sugli attacchi centrali in quanto lo stopper avversario si sarebbe trovato nella necessità di marcare due punte (fig. 8).
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Nel 1950 fu adottato un sistema di gioco detto M-- M, un'evoluzione più equilibrata del cosiddetto metodo della "doppia testa di lancia". Fu la nazionale ungherese ad adottare, con successo, questo tipo di schieramento (fig. 9). Alla fine degli anni ' 50, quando fu evidente a tutti che il W--M soffriva la rotazione degli attaccanti avversari ed il loro inserimento al centro, venne proposta una difesa che marcava a zona con un mediano davanti che doveva temporeggiare ed impostare poi l'azione. In fase difensiva, invece, a turno con l'altro mediano, doveva affiancare lo stopper, creando così una sorta di collaborazione tra reparti (fig. 10). Sempre alla fine degli anni ' 50, per coprire meglio il campo, fu aggiunto un quarto difensore; si avevano allora due possibilità di schieramento: il primo con un uomo che restava alle spalle di tutti, il secondo che prevedeva quattro uomini in linea ed un centrocampo formato da tre giocatori (fig. 11). La nazionale brasiliana operò un'ulteriore variante che prevedeva 4 difensori, due centrocampisti (dotati di caratteristiche fisiche sopra la media) e 4 attaccanti di cui uno, all'occasione, ritornava indietro creando così una situazione di 4--3--3 (fig. 12).  

Fare giocare quattro difensori, che in pratica riequilibravano il reparto d'attacco, permise un altro importante passo in avanti. Si rese cioè necessario che il ruolo dei centrocampisti assumesse una funzione a vasto raggio, con compiti di impostazione e costruzione del gioco in aggiunta al compito classico di protezione della propria difesa. I centrocampisti passarono così dalla definizione di half--back a quella di middle field player (giocatore del mezzo del campo, fig. 13). Questo permise alle squadre di raggiungere un maggiore equilibrio tattico e gettando, in pratica, le fondamenta del gioco moderno. Negli anni ' 70 ci fu l'avvento del cosiddetto calcio totale introdotto dalla nazionale olandese. Praticamente non esistevano più limiti ferrei agli spostamenti sul campo dei giocatori. Di conseguenza, nacque il concetto di intercambiabilità dei ruoli e, con esso, quello di giocatore universale, in grado di difendere e di attaccare.

Veniva inoltre introdotto il concetto di corridoio, un luogo dove il pallone viene indirizzato alla ricerca dello spazio vuoto. Si passava così da un modo di giocare, che teneva in considerazione il pallone e l'avversario, ad un altro in cui lo spazio e la posizione del compagno in campo sono gli elementi fondamentali. Questa nuova innovazione portò anche la marcatura a scalare, cioè il controllo dell'avversario soltanto nella propria zona di competenza: quando si è costretti a cambiare zona, un altro compagno "scala", prende cioè il posto lasciato libero. Una conseguenza di ciò è che, per la prima volta nella storia del calcio, il portiere è chiamato ad uscire dalla propria area, palla al piede, come un qualsiasi altro giocatore. Infatti, dovendo i difensori seguire in avanti il centrocampo, si crea uno spazio troppo ampio tra questi ed il portiere. Questo aumentato dinamismo in campo, crea la necessità di introdurre una differente preparazione fisica molto più specifica, basata sull'uso dei pesi, dell'incremento della velocità e sulla ripetitività degli esercizi. Profeti di questo nuovo "credo" furono Rinus Michels e Kovacs.  Nella  figura n. 14 è illustrata una formazione dell'Olanda che partecipò nel 1974 al mondiale tedesco, dove si classificò seconda.  
 | I moderni sistemi di gioco

Nel sistema 4-3-3 il centromediano metodista assume un ruolo di straordinaria importanza sia per il centrocampo che per tutta la squadra. Questi detta i tempi di gioco, rallenta od accelera le giocate mentre, in fase difensiva, è un catalizzatore di palloni che dovrebbero rubare agli avversari. E' in pratica il fulcro dell'intera squadra. I suoi due compagni di reparto, a destra e a sinistra, devono anch'essi possedere delle doti fisiche importanti oltre ad essere molto eclettici (fig. 16)
Nel sistema di gioco 4-4-2, con una difesa disposta a zona, si ha il grande vantaggio che i centrocampisti, disponendosi in linea, fanno da filtro, raddoppiano continuamente sul portatore di palla avversario (fig. 15). Le coppie adibite al raddoppio sono. 2-7, 5-4, 6-8 e 3-10. Sulla carta questo sistema dovrebbe garantire una difesa molto solida ma, se per caso i movimenti di tutti non sono sincroni e, ad esempio, il 7 ed il 10 non dovessero rientrare, certamente i due centrocampisti centrali 4 e 8 si verrebbero a trovare in grave difficoltà)
 

Il 3-4-3. Nel sistema 3-4-3 gli esterni di centrocampo sono quelli che garantiscono una superiorità numerica sia in fase difensiva che in fase di attacco. Devono essere giocatori dotati di grande corsa, velocità, buona tecnica, personalità e grinta, insomma possedere le doti proprie del giocatore moderno. Una volta riconquistata la palla, i due centrali devono subito ripartire. In fase di attacco lavorano sul corto lungo e, uno dei due, accompagna l'azione per arrivare, se possibile, al tiro. Acume tattico (saper portare via la palla all'avversario) e doti tecniche (capacità di lancio lungo e preciso e visione della porta) sono doti imprescindibili nel loro bagaglio tecnico (fig. 17).
Il 5-3-2. Nel sistema 5-3-2 il centrocampo è formato da tre giocatori di cui uno svolge le funzioni di regista (il centrale n. 8), mentre gli altri due sono delle mezze ali che operano a destra e a sinistra. Le caratteristiche di questi giocatori sono che il centromediano metodista deve dettare i tempi di gioco, dare equilibrio e riconquistare palloni importanti (fig. 18)
 

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