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+ - Canale Preparazione dei Portieri
    Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere. | 4^ Parte  
    Autore:  Sergio Rossi
 
    Fonte:  Alleniamo.com

 
    La mia posizione
 
 

 

In tutto quanto esposto, quale è la mia posizione? Forse non interessa a nessuno o, più probabilmente, a pochi. Ciononostante scrivo ugualmente una sorta di “appunti” di viaggio anche perché non mi interessa più aspettare che si chiariscano le linee guida della Federazione.
A torto o a ragione, ritengo che lo scenario attuale sia appiattito perlomeno nel concetto di “ricerca” così come lo intendo io. Ho scritto di siti in fermento, voglia di fare, proposte ed iniziative ma tutto (o perlomeno tutto quello con cui sono venuto in contatto) è una ricombinazione degli stessi elementi, delle stesse idee e caratteristiche. Attenzione, non sto affermando che sia negativo ma, più semplicemente, ritengo che non vi possano essere spazi per miglioramenti “notevoli”, cosa che invece ritengo sia possibile modificando gli approcci e le direttrici dello sviluppo aprendo nuove correlazioni che non sono mai state valutate o scartate a priori.
Non di meno altri, presumibilmente quasi tutti gli altri, continuano a “raschiare” il barile cercando aggiustamenti di idee e concetti (nonché errori) già noti. Quest'ultimo atteggiamento corrisponde ad un ramo di 5° o 6° livello dell'albero di cui al precedente articolo. Sono certo che solo una sorta di immissione di dati/informazioni/strutture in rami di 1° o 2° livello oppure una immissione di elementi interdisciplinari trasversali può permettere un salto di qualità. Vediamo se esistono delle conferme dirette e/o indirette a ciò.
Non vi è mai capitato di partecipare a stage di aggiornamenti e pensare:
Di quello che ho sentito, cosa non è un argomento trito e ritrito? Per ciò che ho appreso, ne è valsa la pena di investire tempo e denaro?”
e ritrovarsi con una risposta inequivocabilmente negativa? A me succede spesso. In internet, che è più agevole anche fare confronti diretti perché esistono scritti o filmati che possono essere facilmente rapportati, il fenomeno è ancora più evidente, almeno a me sembra.
Facile fare queste affermazioni, dire che cosa non andrebbe fatto in quel modo (sempre secondo me) ma, in pratica come comportarsi, cosa propongo? Cambiare percorsi ovviamente! Provo a indirizzarne uno semplice. Semplice come struttura perché poco ramificato ma difficile come scelte.
Partiamo da un detto ritenuto universalmente valido: ”nel calcio non c'è più niente da inventare”. Concettualmente concordo ma solo di primo acchito. Concordo perché la mia valutazione è istintiva e un po' logica/ragionata: se tante persone nel mondo utilizzano certi metodi/comportamenti viene spontaneo ritenere che gli stessi siano i migliori mezzi/atteggiamenti definiti dalla selezione. In pratica, quelli non adatti (che danno scarsi risultati) soccombono per lasciare posto a quelli idonei (che danno ottimi risultati).
Se però scavo un po' mi accorgo che non è così, quasi mai è così anzi, mai è così. Per quanto un risultato sia buono ve n'è uno più buono, per quanto sia scarso ve n'è almeno uno più scarso. In pratica il confronto esiste solo tra ciò che si confronta; non è un giro di parole ma molto semplicemente una sorta d inventario di ciò che si analizza. Quello che non viene preso in considerazione in quel contesto siamo sicuri che non sia qualitativamente e quantitativamente migliore? Non solo, è molto interessante prendere atto che ciò che è scarso ora, con una piccola “correzione” o miglioria potrebbe diventare migliore dell'ottimo. Ed ovviamente viceversa. Si potrebbe disturbare il principio di indeterminazione di Goedel per confermare quanto scrivo ma richiederebbe uno sforzo esplicativo che non so se sono in grado di attuare con qualche successo. Non ora perlomeno...

Entriamo nell'operatività di uno sviluppo ottenuto con un diverso utilizzo del ragionamento, quello in contrapposizione ad esso chiamato pensiero laterale. E' alla base della creatività; per chi è interessato ad approfondire può leggere diverse pubblicazioni di Edward De Bono da “Sei capelli per pensare” a “Pensiero laterale”. C'è solo l'imbarazzo della scelta (forse avrete capito che oggi non ho molta voglia di trattare argomenti specifici). Nel mio sviluppo ho messo a fuoco l'apprendimento come punto principale. Senza di esso, anche allenandoci al massimo, con continuità non beneficeremmo di adattamenti. In pratica avremmo un vissuto che non ricorderemmo in quanto non appreso (nel senso di “fissato”) ed il nostro iter ricadrebbe sempre su sé in una sorta di cane che si morde la coda. Un po' come se in preparazione atletica non si potesse contare sulla supercompensazione.
La direzione è tracciata. Ora, cosa o quali elementi determinano il grado di efficacia dell'apprendimento? Anche qui la logica non mi aiuta e dove anche potesse valere, altri vi sono già passati, sicuramente più capaci e con mezzi più adeguati dei miei. Il pensiero laterale mi ha dato un'altra indicazione tra le varie. Perché questa indicazione avesse una sua validità occorrerebbe provare che esiste una strada, un percorso, un condizionamento che la avvalli. La domanda quindi è: esiste ORA almeno un evento/situazione che dimostra una inadeguatezza/contrapposizione tra quanto in essere? Trovata e semplice! Ecco una situazione:

immaginate di passare tutti i giorni di fianco ad una stufa e, come in un gesto scaramantico, le fate una carezza mentre transitate. Dopo 10.000 volte il gesto è appreso e consolidato. Poi, un giorno, la sorpresa: stufa bollente a 80 gradi centigradi. Questa era la ripetizione numero 10.001.

Poniamoci una domanda? La volta successiva che passate a lato della stufa avrete l'istinto ad attuare un gesto consolidato da 10.000 ripetizioni oppure prevarrà quella singola, la 10.001?

Scartando apprendisti masochisti, ritengo concordiate con me che in questo caso, una singola ripetizione risulta di efficacia molto superiore alla somma di tutte le altre. Perché la nostra “mente” ritiene di valore assoluto maggiore la singola ripetizione rispetto ad un congruo numero di ripetizioni solidali tra loro? Una possibilità potrebbe essere che esiste un “percorso” in grado di immettere dati in memoria (appresi e vissuti) in minor tempo e maggior efficacia e con un numero limitato di ripetizioni.

E' ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIO' CHE CI E' STATO INSEGNATO...

Capisco che si tratta di un argomento molto profondo e variegato ma vi anticipo che questo è nulla; lo scenario è ancora più incredibile. Sappiate che la scienza ha dimostrato sin dalla seconda metà del secolo scorso che esiste un “elemento” che ci costringerebbe a riscrivere completamente tante materie scientifiche, umanistiche finanche le religioni avrebbero una prospettiva ed una interpretazione completamente diversa. Insomma, tutto da riscrivere e ristudiare; l'ordine culturale mondiale avrebbe scossoni molto maggiori rispetto a quelli darwiniani ed einsteniani, maggiori alla stessa rivoluzione industriale... Personalmente, negli ultimi decenni, ho via via provveduto a miscelare questi elementi per osservare i risultati... Avremo modo di tornarci sopra, per il momento continuiamo la simulazione del ragionamento.

Abbiamo grosso modo definito un percorso, ora si tratta di attivarlo e gestirlo. Siamo a metà dell'opera.
Personalmente ho trovato tre “imprinting”, tre modalità con caratteristiche diverse per ottenere i risultati che mi prefiggo. La prova più datata è trattata ampiamente in Professione Portiere.

Comunque ecco un sunto: la dimostrazione della validità del tuffo lungo prevede un confronto diretto tra la prestazione prima e quella dopo il mio intervento. Dopo il mio intervento, un portiere migliora la gittata del tuffo di almeno 80 cm. Risultato straordinario anche perché abbiamo un confronto del vissuto del portiere, magari anni di esperienza ed allenamenti, contro un tempo di esercitazione di meno di un'ora.
Però ciò dimostra solo che esisteva una differenza tra la potenzialità e la prestazione del portiere. Ciò è dimostrato scientificamente tant'è che chiunque, seguendo l'iter sul libro, può ottenere risultati analoghi.
Il punto che ci interessa ora non è se è valida o no, soprattutto dopo il risultato materiale ottenuto bensì “il” come ho fatto, quale metodologia ho utilizzato per l'attuazione. Non sicuramente la solita delle ripetizioni perché in poco tempo (quindi poche ripetizioni) non avrei potuto “vincere”, “superare” il condizionamento consolidato. Però ho eseguito delle ripetizioni.

E ALLORA DOV'E' IL TRUCCO?

Allora il problema va considerato da un altro punto di vista. Sono gli esercizi che permettono ciò? Sicuramente no perché ho utilizzato esercizi che sono nel bagaglio di esperienze di ogni portiere; però ho utilizzato degli esercizi, quindi servono o possono servire. Il mio messaggio indotto in questa scelta operativa era proprio:

ho scoperto un sistema per rendere più efficace la valenza dell'adattamento coordinativo-condizionale di un qualsivoglia esercizio però lo nascondo (per la verità allora ero convinto di quel qualsivoglia; ora invece ho scoperto che alcuni hanno meno “impatto” immediato ma sono più ”stabili” nel tempo)

Vediamoli questi esercizi:

- seduto viene lanciata palla a destra ed a sinistra, il portiere blocca
-  in ginocchio come sopra
- con un ginocchio al suolo e l'altro arto inferiore a formare 90 gradi all'altezza del ginocchio, palla a destra ed a sinistra, il portiere blocca
- in piedi, palla a destra e a sinistra, il portiere blocca

Raramente ne viene usato un quinto ma, come si può valutare, tutti esercizi che un portiere ha nel suo vissuto e che esegue tantissime volte al mese.

Ecco il punto: perché fatte da me (o da chi segue le istruzioni nel libro) ottiene un miglioramento notevole pur eseguendo gli stessi esercizi normalmente attuati? Semplice: non sono importanti gli esercizi ma QUEL qualcosa che vi ho inserito. Avrei potuto utilizzare altri esercizi come, per esempio, nella ottimizzazione dell'atleta utilizzo skip e corsa, training che tutti i calciatori normalmente attuano anche perché tempi, intensità e densità sono decisi dal preparatore atletico in base al suo programma. Restano sempre e comunque discriminanti le interazioni che desidero vengano sollecitate.
Forse può spiegare meglio il concetto il Cavallo di Troia: viene visto come un qualcosa (dono dei perdenti che abbandonano la guerra) pur essendo un qualcosa d'altro (nascondiglio per soldati) o anche altro ancora perché rimane in gioco pure una almeno una variante della versione del dono o una opzione non considerata tra le due precedenti.
L'abilità sta nel creare degli “algoritmi” che inducano a superare barriere e, una volta “introdotti”, che gli stessi algoritmi mutino in funzione del nuovo obiettivo sia esso tecnico, posturale, ecc... Insomma una sorta di cavallo di Troia appunto, o una subroutine che si interfaccia con il vissuto. Avete presente quando installate un software sul computer? Il sistema operativo viene modificato in funzione delle funzioni (scusate la ripetizione ma rende l'idea) implementate nel software stesso. Un po' come quando si scarica la foto della attrice preferita salvo poi accorgersi della presenza di un malware o un virus informatico. Più o meno come un illusionista “distrae” l'attenzione del pubblico “indirizzandola” verso particolari ininfluenti salvo poi gestire liberamente il trucco. Per certi versi come uno stereogramma, quei quadretti pieni di onde che non rappresentano nulla salvo che qualcuno non dica “Hai visto che bella balenottera è in quel quadro?” ed allora inizia lo sforzo per intravedere questo mammifero. Poi, spiegato il trucco, modificata la focalizzazione ed il punto di fissità, voilà, miracolo, ecco la balena in tutto il suo splendore.

Due parole ancora su Professione portiere: onde evitare che copiando il video si avessero a disposizione tutte le informazioni, ¾ del libro contiene concetti ed argomenti non trattati nel supporto visivo. Inoltre, per ottenere il risultato finale, è estremamente rilevante usufruire anche delle informazioni sul supporto cartaceo pena la non realizzazione dell'incremento della gittata.

Ricapitolando, pur nelle divagazioni, rimangono almeno due punti fondamentali:
a) esiste almeno una strada per velocizzare gli apprendimenti e quindi rendere più efficaci gli allenamenti
b) gli esercizi sono mezzi allenanti e non fini come spesso succede ma, in estrema sintesi, possono essere anche solo contenitori di ciò che si desidera trasmettere o far “vivere” ai portieri o agli atleti in generale. In quest'ottica cambia la prospettiva dell'allenamento.

    L'Autore
 
 

 

Sergio Rossi è nato a Sassuolo (MO) l’11 giugno 1957. Allenatore Giovani Calciatori e Allenatore di Base UEFA. E'stato delegato di S. Marino per i corsi di aggiornamento sui portieri presso l'UEFA. Ideatore e realizzatore di nuove metodiche di allenamento specifico per i portieri una delle quali migliora notevolmente la prestazione del gesto tecnico del tuffo distante dal corpo.
Pubblicazioni:
Professione portiere edito dalla ditta Nuova Phromos di Città di Castello (PG).
Relazioni e dimostrazioni:
· Master del Settore Tecnico di Coverciano anno 1996: dimostrazione di miglioramento del tuffo distante dal corpo di almeno 80 cm. Obiettivo pienamente raggiunto e visionabile da videocassetta inerente.
· Convegni e conferenze con diversi Comitati provinciali e Regionali AIAC
· Dimostrazioni e conseguimento di risultati in una sola seduta presso club professionistici (cinque portieri sottoposti solo alla metodica di base calcano domenicalmente campi di Serie A ed altri tra la B e la C 2).

 

 

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