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In
tutto quanto esposto, quale è la mia posizione?
Forse non interessa a nessuno o, più
probabilmente, a pochi. Ciononostante scrivo
ugualmente una sorta di “appunti” di viaggio
anche perché non mi interessa più aspettare che
si chiariscano le linee guida della Federazione.
A torto o a ragione, ritengo che lo scenario
attuale sia appiattito perlomeno nel concetto di
“ricerca” così come lo intendo io. Ho scritto di
siti in fermento, voglia di fare, proposte ed
iniziative ma tutto (o perlomeno tutto quello
con cui sono venuto in contatto) è una
ricombinazione degli stessi elementi, delle
stesse idee e caratteristiche. Attenzione, non
sto affermando che sia negativo ma, più
semplicemente, ritengo che non vi possano essere
spazi per miglioramenti “notevoli”, cosa che
invece ritengo sia possibile modificando gli
approcci e le direttrici dello sviluppo aprendo
nuove correlazioni che non sono mai state
valutate o scartate a priori.
Non di meno altri, presumibilmente quasi tutti
gli altri, continuano a “raschiare” il barile
cercando aggiustamenti di idee e concetti
(nonché errori) già noti. Quest'ultimo
atteggiamento corrisponde ad un ramo di 5° o 6°
livello dell'albero di cui al precedente
articolo. Sono certo che solo una sorta di
immissione di dati/informazioni/strutture in
rami di 1° o 2° livello oppure una immissione di
elementi interdisciplinari trasversali può
permettere un salto di qualità. Vediamo se
esistono delle conferme dirette e/o indirette a
ciò.
Non vi è mai capitato di partecipare a stage di
aggiornamenti e pensare:
“Di quello che ho sentito, cosa non è un
argomento trito e ritrito? Per ciò che ho
appreso, ne è valsa la pena di investire tempo e
denaro?”
e ritrovarsi con una risposta inequivocabilmente
negativa? A me succede spesso. In internet, che
è più agevole anche fare confronti diretti
perché esistono scritti o filmati che possono
essere facilmente rapportati, il fenomeno è
ancora più evidente, almeno a me sembra.
Facile fare queste affermazioni, dire che cosa
non andrebbe fatto in quel modo (sempre secondo
me) ma, in pratica come comportarsi, cosa
propongo? Cambiare percorsi ovviamente! Provo a
indirizzarne uno semplice. Semplice come
struttura perché poco ramificato ma difficile
come scelte.
Partiamo da un detto ritenuto universalmente
valido: ”nel calcio non c'è più niente da
inventare”. Concettualmente concordo ma solo di
primo acchito. Concordo perché la mia
valutazione è istintiva e un po'
logica/ragionata: se tante persone nel mondo
utilizzano certi metodi/comportamenti viene
spontaneo ritenere che gli stessi siano i
migliori mezzi/atteggiamenti definiti dalla
selezione. In pratica, quelli non adatti (che
danno scarsi risultati) soccombono per lasciare
posto a quelli idonei (che danno ottimi
risultati).
Se però scavo un po' mi accorgo che non è così,
quasi mai è così anzi, mai è così. Per quanto un
risultato sia buono ve n'è uno più buono, per
quanto sia scarso ve n'è almeno uno più scarso.
In pratica il confronto esiste solo tra ciò che
si confronta; non è un giro di parole ma molto
semplicemente una sorta d inventario di ciò che
si analizza. Quello che non viene preso in
considerazione in quel contesto siamo sicuri che
non sia qualitativamente e quantitativamente
migliore? Non solo, è molto interessante
prendere atto che ciò che è scarso ora, con una
piccola “correzione” o miglioria potrebbe
diventare migliore dell'ottimo. Ed ovviamente
viceversa. Si potrebbe disturbare il principio
di indeterminazione di Goedel per confermare
quanto scrivo ma richiederebbe uno sforzo
esplicativo che non so se sono in grado di
attuare con qualche successo. Non ora
perlomeno...
Entriamo nell'operatività di uno sviluppo
ottenuto con un diverso utilizzo del
ragionamento, quello in contrapposizione ad esso
chiamato pensiero laterale. E' alla base della
creatività; per chi è interessato ad
approfondire può leggere diverse pubblicazioni
di Edward De Bono da “Sei capelli per pensare” a
“Pensiero laterale”. C'è solo l'imbarazzo della
scelta (forse avrete capito che oggi non ho
molta voglia di trattare argomenti specifici).
Nel mio sviluppo ho messo a fuoco
l'apprendimento come punto principale. Senza di
esso, anche allenandoci al massimo, con
continuità non beneficeremmo di adattamenti. In
pratica avremmo un vissuto che non ricorderemmo
in quanto non appreso (nel senso di “fissato”)
ed il nostro iter ricadrebbe sempre su sé in una
sorta di cane che si morde la coda. Un po' come
se in preparazione atletica non si potesse
contare sulla supercompensazione.
La direzione è tracciata. Ora, cosa o quali
elementi determinano il grado di efficacia
dell'apprendimento? Anche qui la logica non mi
aiuta e dove anche potesse valere, altri vi sono
già passati, sicuramente più capaci e con mezzi
più adeguati dei miei. Il pensiero laterale mi
ha dato un'altra indicazione tra le varie.
Perché questa indicazione avesse una sua
validità occorrerebbe provare che esiste una
strada, un percorso, un condizionamento che la
avvalli. La domanda quindi è: esiste ORA almeno
un evento/situazione che dimostra una
inadeguatezza/contrapposizione tra quanto in
essere? Trovata e semplice! Ecco una situazione:
immaginate di passare tutti i giorni di fianco
ad una stufa e, come in un gesto scaramantico,
le fate una carezza mentre transitate. Dopo
10.000 volte il gesto è appreso e consolidato.
Poi, un giorno, la sorpresa: stufa bollente a 80
gradi centigradi. Questa era la ripetizione
numero 10.001.
Poniamoci una domanda? La volta successiva che
passate a lato della stufa avrete l'istinto ad
attuare un gesto consolidato da 10.000
ripetizioni oppure prevarrà quella singola, la
10.001?
Scartando apprendisti masochisti, ritengo
concordiate con me che in questo caso, una
singola ripetizione risulta di efficacia molto
superiore alla somma di tutte le altre. Perché
la nostra “mente” ritiene di valore assoluto
maggiore la singola ripetizione rispetto ad un
congruo numero di ripetizioni solidali tra loro?
Una possibilità potrebbe essere che esiste un
“percorso” in grado di immettere dati in memoria
(appresi e vissuti) in minor tempo e maggior
efficacia e con un numero limitato di
ripetizioni.
E' ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIO' CHE CI E'
STATO INSEGNATO...
Capisco che si tratta di un argomento molto
profondo e variegato ma vi anticipo che questo è
nulla; lo scenario è ancora più incredibile.
Sappiate che la scienza ha dimostrato sin dalla
seconda metà del secolo scorso che esiste un
“elemento” che ci costringerebbe a riscrivere
completamente tante materie scientifiche,
umanistiche finanche le religioni avrebbero una
prospettiva ed una interpretazione completamente
diversa. Insomma, tutto da riscrivere e
ristudiare; l'ordine culturale mondiale avrebbe
scossoni molto maggiori rispetto a quelli
darwiniani ed einsteniani, maggiori alla stessa
rivoluzione industriale... Personalmente, negli
ultimi decenni, ho via via provveduto a
miscelare questi elementi per osservare i
risultati... Avremo modo di tornarci sopra, per
il momento continuiamo la simulazione del
ragionamento.
Abbiamo grosso modo definito un percorso, ora si
tratta di attivarlo e gestirlo. Siamo a metà
dell'opera.
Personalmente ho trovato tre “imprinting”, tre
modalità con caratteristiche diverse per
ottenere i risultati che mi prefiggo. La prova
più datata è trattata ampiamente in Professione
Portiere.
Comunque ecco un sunto: la dimostrazione della
validità del tuffo lungo prevede un confronto
diretto tra la prestazione prima e quella dopo
il mio intervento. Dopo il mio intervento, un
portiere migliora la gittata del tuffo di almeno
80 cm. Risultato straordinario anche perché
abbiamo un confronto del vissuto del portiere,
magari anni di esperienza ed allenamenti, contro
un tempo di esercitazione di meno di un'ora.
Però ciò dimostra solo che esisteva una
differenza tra la potenzialità e la prestazione
del portiere. Ciò è dimostrato scientificamente
tant'è che chiunque, seguendo l'iter sul libro,
può ottenere risultati analoghi.
Il punto che ci interessa ora non è se è valida
o no, soprattutto dopo il risultato materiale
ottenuto bensì “il” come ho fatto, quale
metodologia ho utilizzato per l'attuazione. Non
sicuramente la solita delle ripetizioni perché
in poco tempo (quindi poche ripetizioni) non
avrei potuto “vincere”, “superare” il
condizionamento consolidato. Però ho eseguito
delle ripetizioni.
E ALLORA DOV'E' IL TRUCCO?
Allora il problema va considerato da un altro
punto di vista. Sono gli esercizi che permettono
ciò? Sicuramente no perché ho utilizzato
esercizi che sono nel bagaglio di esperienze di
ogni portiere; però ho utilizzato degli
esercizi, quindi servono o possono servire. Il
mio messaggio indotto in questa scelta operativa
era proprio:
ho scoperto un sistema per rendere più
efficace la valenza dell'adattamento
coordinativo-condizionale di un qualsivoglia
esercizio però lo nascondo (per la verità
allora ero convinto di quel qualsivoglia; ora
invece ho scoperto che alcuni hanno meno
“impatto” immediato ma sono più ”stabili” nel
tempo)
Vediamoli questi esercizi:
- seduto viene lanciata palla a destra ed a
sinistra, il portiere blocca
- in ginocchio come sopra
- con un ginocchio al suolo e l'altro arto
inferiore a formare 90 gradi all'altezza del
ginocchio, palla a destra ed a sinistra, il
portiere blocca
- in piedi, palla a destra e a sinistra, il
portiere blocca
Raramente ne viene usato un quinto ma, come si
può valutare, tutti esercizi che un portiere ha
nel suo vissuto e che esegue tantissime volte al
mese.
Ecco il punto: perché fatte da me (o da chi
segue le istruzioni nel libro) ottiene un
miglioramento notevole pur eseguendo gli stessi
esercizi normalmente attuati? Semplice: non sono
importanti gli esercizi ma QUEL qualcosa
che vi ho inserito. Avrei potuto utilizzare
altri esercizi come, per esempio, nella
ottimizzazione dell'atleta utilizzo skip e
corsa, training che tutti i calciatori
normalmente attuano anche perché tempi,
intensità e densità sono decisi dal preparatore
atletico in base al suo programma. Restano
sempre e comunque discriminanti le interazioni
che desidero vengano sollecitate.
Forse può spiegare meglio il concetto il Cavallo
di Troia: viene visto come un qualcosa (dono dei
perdenti che abbandonano la guerra) pur essendo
un qualcosa d'altro (nascondiglio per soldati) o
anche altro ancora perché rimane in gioco pure
una almeno una variante della versione del dono
o una opzione non considerata tra le due
precedenti.
L'abilità sta nel creare degli “algoritmi” che
inducano a superare barriere e, una volta
“introdotti”, che gli stessi algoritmi mutino in
funzione del nuovo obiettivo sia esso tecnico,
posturale, ecc... Insomma una sorta di cavallo
di Troia appunto, o una subroutine che si
interfaccia con il vissuto. Avete presente
quando installate un software sul computer? Il
sistema operativo viene modificato in funzione
delle funzioni (scusate la ripetizione ma rende
l'idea) implementate nel software stesso. Un po'
come quando si scarica la foto della attrice
preferita salvo poi accorgersi della presenza di
un malware o un virus informatico. Più o meno
come un illusionista “distrae” l'attenzione del
pubblico “indirizzandola” verso particolari
ininfluenti salvo poi gestire liberamente il
trucco. Per certi versi come uno stereogramma,
quei quadretti pieni di onde che non
rappresentano nulla salvo che qualcuno non dica
“Hai visto che bella balenottera è in quel
quadro?” ed allora inizia lo sforzo per
intravedere questo mammifero. Poi, spiegato il
trucco, modificata la focalizzazione ed il punto
di fissità, voilà, miracolo, ecco la balena in
tutto il suo splendore.
Due parole ancora su Professione portiere: onde
evitare che copiando il video si avessero a
disposizione tutte le informazioni, ¾ del libro
contiene concetti ed argomenti non trattati nel
supporto visivo. Inoltre, per ottenere il
risultato finale, è estremamente rilevante
usufruire anche delle informazioni sul supporto
cartaceo pena la non realizzazione
dell'incremento della gittata.
Ricapitolando, pur nelle divagazioni, rimangono
almeno due punti fondamentali:
a) esiste almeno una strada per
velocizzare gli apprendimenti e quindi rendere
più efficaci gli allenamenti
b) gli esercizi sono mezzi allenanti e
non fini come spesso succede ma, in estrema
sintesi, possono essere anche solo contenitori
di ciò che si desidera trasmettere o far
“vivere” ai portieri o agli atleti in generale.
In quest'ottica cambia la prospettiva
dell'allenamento. |