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Canale
Preparazione dei Portieri |
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Il conte Buffon e
l'evoluzione della specie portiere. Modello applicativo |
5^
Parte |
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Autore:
Sergio Rossi
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Fonte:
Alleniamo.com
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Facciamo il punto
della situazione:
- penso di aver messo a punto un modello
biomeccanico “ottimizzato” in modo individuale;
esso incrementa la prestazione e,
contemporaneamente, diminuisce la possibilità di
infortunio. A certe condizioni. Lo stesso
modello con differenze sostanziali nel contenuto
ma DIFFICILMENTE PERCEPIBILI A LIVELLO VISIVO,
permette il recupero funzionale di atleti che
siano AL DI FUORI DELLA FASE MEDICA
- penso di disporre di modelli
tecnico-tattici-atletici funzionali e
finalizzati al modello succitato
- penso di conoscere almeno tre strade per
incrementare l'efficacia e la velocità di
apprendimento, nonché di precisione e scelta del
progetto ideomotorio da eseguire
Rammentando le premesse degli altri articoli
relativi alla gestione dell'albero già citato in
altri articoli e delle sue ramificazioni, nonché
la portata del cambiamento e lo status quo una
domanda sorge spontanea: perché dovrei
trasmettere tutte queste informazioni ad altri?
Non sarebbe meglio utilizzarli in proprio dato
l'attuale immobilismo delle strutture ed il
relativo “raschiare il barile” di quanto
conosciuto delle attuali metodologie? A ciò mi
riferivo quando ho scritto che non intendevo più
aspettare l'evolversi delle situazioni; un
inciso lo si trova anche nel 3° articolo quando
menziono le scuole T, U e V, basta rileggere in
quest'ottica quell'intervento.
Tornando all'argomento attuale, ho preparato
alcuni protocolli per il training individuale di
portieri e giocatori che hanno un obiettivo di
preparazione all'allenamento ed altri che
ricalcano protocolli tecnico-tattici-atletici
(ho esperienze di preparatore atletico di
squadre professionistiche...).
Il passo successivo è la creazione di una
struttura flessibile che permetta di sfruttare
ciò, una sorta di scuola analoga a quella di
tennis di Bollettieri ovviamente rapportata
soprattutto al calcio.
Nonostante quanto scritto sopra ed in
precedenza, il tuffo lungo e i risultati
prestativi ottenuti con giocatori reduci da
infortuni (ciò di cui sono più orgoglioso...)
potreste avere avere qualche perplessità. Eccovi
quindi un filmato che dimostra i risultati di
ancora più sorprendenti.
Maggio 2008 Università Scienze Motorie di
Urbino. Siamo sul campo di calcio per la prova
pratica del tuffo lungo. Alcuni ragazzi sono
all'esecuzione dell'ultima fase. Mentre
spiegavo, sin dall'inizio nella parte teorica,
scrutavo i miei interlocutori; ho incrociato
alcune volte lo “sguardo” di una ragazza. A
prescindere dalla gradevolezza estetica, mi
colpi l'”ambito mentale” con il quale osservava.
Le chiesi di portarsi insieme agli altri e se
voleva provare il tuffo. Quello che vedete nelle
clip sono i primi due interventi da portiere
della sua vita. La porta è regolare tant'è che
il campo dove abbiamo eseguito la prova è lo
stadio di Urbino. Da posizione centrale arriva
oltre il palo... |
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Maggio 2008
Università Scienze Motorie di Urbino: esempio
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Ottimo risultato,
bravissima lei e a me è risultato facile
soprattutto grazie al suo modo di interfacciarsi
alla “realtà esterna”, al suo ambito mentale. Di
mio ho SOLO messo la “comprensione” del
“veicolo” che lei utilizza per rapportare mondo
interno/esterno. In pratica ho limitato al
minimo, per quanto sono stato capace, la
possibilità di interpretazioni contrastanti.
In estrema sintesi, come può un atleta che non
ha mai eseguito il gesto tecnico del tuffo
ottenere un risultato migliore di molti portieri
professionisti in meno di tre minuti?
DA NON CREDERE!!!
Eppure è lì, sotto gli occhi... Si è riusciti a
sovrapporre il territorio con la mappa
rendendoli analoghi; è un concetto difficile sul
quale magari torneremo ma l'ho anticipato per
coloro che conoscono la PNL e sono renitenti ad
utilizzarla per l'apprendimento, il
consolidamento e la correzione del
ricordo/schema. |
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Esempio di tuffo
lungo ragazzo di 12 anni dx
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Esempio di tuffo
lungo ragazzo di 12 anni sx
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E che commentare
della prestazione di questo ragazzo di 12 anni
non ancora compiuti, prestazione realizzata tra
i pali di una porta regolamentare? (NB il
ragazzo allunga, da sdraiato lateralmente, le
braccia per poter dimostrare visivamente il
punto massimo di spazio coperto con quel tuffo)
Suppongo che anche voi possiate cominciare a
pensare che ci sono margini non presi
attualmente in considerazione e che possono
essere sfruttati. Ora arriva un ulteriore
scossone, quello anticipatovi nell'articolo
precedente. Tratto da “Il computer di Dio” di
Odifreddi:
“Da sempre i filosofi e i teologi hanno
speculato, in entrambi i sensi del termine, sul
libero arbitrio, pur senza poter definire
precisamente il termine, né riuscire a
dimostrare che esso non nascondesse una vuota
illusione. E continuano a farlo anche oggi,
nonostante molti decenni fa il neurochirurgo
statunitense Benjamin Libet e il fisiologo
tedesco Hans Kornhuber abbiano condotto un
esperimento cruciale: misurando
l'elettroencefalogramma di soggetti ai quali era
stato chiesto di muovere un dito a loro piacere,
si accorsero che il comando cerebrale all'azione
precedeva di quasi un secondo la sensazione
soggettiva della decisione cosciente ! Ora, come
può la volontà essere la causa di un'azione, se
i comandi del cervello la precedono ? Non sarà
che, da sempre, abbiamo scambiato l'effetto con
la causa?”
Quando lessi di quegli studi, se non ricordo
male alla fine degli anni 80 del secolo passato,
cominciai ad interessarmene sino a farne una
parte preminente del mio concetto di
apprendimento. Ricordo ancora con affetto una
delle prime (estremamente rudimentali)
applicazioni con una giovanissima Brenzan
Giorgia, agli albori di quella che fu poi una
notevole carriera. Il club era l'Euromobil di
Modena. Approfitto di queste righe per onorare
un'atleta che ha rappresentato l'Italia per
quasi due decenni ed è tuttora nei quadri della
Federazione Italiana Gioco Calcio. Grande
Giorgia!!!
Lo sviluppo di quegli studi mi porta attualmente
ad una “calibrazione” degli ambiti mentali di
cui ho parlato sopra. Non entro in merito al
libero arbitrio che è un argomento attraente ma
fuorviante per quanto stiamo trattando ma la
domanda principale è:
- se i comandi esecutivi del cervello precedono
la decisione
- se l'allenamento serve a definire la volontà
del decidere “cosa fare” (vissuto)
- ovvia conclusione: è la migliore procedura per
apprendere quella che “allena” la decisione
invece che quella che allena direttamente i
comandi esecutivi?
E le domande che ne derivano??? Riuscite a
“vedere”, a “percepire”, a “fiutare” che vi sono
molti aspetti che vanno ben oltre alle
suddihttp://web.tiscali.it/quattroquattrodue/tuffo.lungo.jpg all'elenco dei prerequisiti? In pratica è come
se fino ad oggi avessimo studiato le molecole e
ora si sia arrivati alla prova che esistono le
particelle sub-atomiche. E' tutto da
riscrivere!!! Ma uno non esclude l'altro, più
semplicemente sono complementari, diverse
prospettive di singoli aspetti.
O, per rimanere nell'attualità, sappiamo
abbastanza sugli atomi ma la comunità
scientifica sta cercando le prove dell'esistenza
del bosone di Higgs detto anche bosone di Dio
perché aprirebbe degli scenari sulla nascita
dell'universo. In questa saga potrebbero essere
i mattoni più piccoli del tutto, ciò che
Democrito pensava rappresentasse l'atomo (dal
greco indivisibile). E se vi fosse una serie di
mattoni più piccoli ed indivisibili che formano
la base dell'esercizio (inteso come mezzo
allenante in generale)? Tutto ciò che potrebbe
essere incremento di prestazione sarebbe oggetto
di casualità, forse la stessa casualità che, ove
si verifichino particolari condizioni
attualmente poco o per nulla conosciute, sta a
monte del “campione” o del “talento”..
A qualcosa di indicativo a ciò ha assistito chi
ha partecipato al mio intervento al Convegno sul
“Talento di calcio” in Umbria, a Todi se non
ricordo male, nel 1998. |
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L'Autore
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Sergio Rossi
è nato a Sassuolo (MO) l’11 giugno 1957. Allenatore Giovani
Calciatori e Allenatore di Base UEFA. E'stato delegato di S. Marino
per i corsi di aggiornamento sui portieri presso l'UEFA. Ideatore e
realizzatore di nuove metodiche di allenamento specifico per i
portieri una delle quali migliora notevolmente la prestazione del
gesto tecnico del tuffo distante dal corpo.
Pubblicazioni:
Professione portiere edito dalla ditta Nuova Phromos di Città di
Castello (PG).
Relazioni e dimostrazioni:
· Master del Settore Tecnico di Coverciano anno 1996: dimostrazione
di miglioramento del tuffo distante dal corpo di almeno 80 cm.
Obiettivo pienamente raggiunto e visionabile da videocassetta
inerente.
· Convegni e conferenze con diversi Comitati provinciali e Regionali
AIAC
· Dimostrazioni e conseguimento di risultati in una sola seduta
presso club professionistici (cinque portieri sottoposti solo alla
metodica di base calcano domenicalmente campi di Serie A ed altri
tra la B e la C 2). |
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