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Il 2009 è il
bicentenario della nascita di Darwin ed il
centocinquantenario dalla pubblicazione de
"L'origine delle specie".
Il conte di Buffon non è sicuramente una figura
di primo piano nella storia scientifica.
Tuttavia cento anni prima di Darwin aveva
pubblicato la "Storia naturale generale e
particolare" che, per certi versi, fece da
precursore alla teoria evoluzionistica.
Prima di lui anche gli antichi greci avevano
"messo a fuoco" una serie di argomentazioni
anticipatrici dell'evoluzionismo. Basta leggere
il "Fisica" di Aristotele per averne una
conferma.
Partendo da questi presupposti, la mia domanda
è:
la metrica dell'evoluzionismo, seppure adattata
e modificata, può aiutarci a comprendere come
mai l'evoluzione del portiere (e relativi
allenamenti nonchè metodologie) ci porta ad una
nutrita presenza di estremi difensori stranieri
tra i primi posti del ranking mondiale, portieri
anche di paesi che non hanno una grande
tradizione e scuola? Penso ai sudamericani che
giocano in Italia come Julio Cesar, Dida,
Rubinho, Doni, Muslera, Carrizzo, Bizzarri,
Navarro e chi più ne ha più ne metta..
A questa domanda ne segue e deriva almeno
un'altra:
la metrica dell'evoluzionismo, sempre adattata e
modificata, ci può fornire indicazioni utili
sulle direttrici principali lungo le quali si
indirizzeranno nel prossimo futuro le
metodologie e gli allenamenti?
Per provare a rispondere a questa(e) domanda(e)
occorre porre un punto di partenza: nel
campionato italiano, sino agli anni novanta, non
sono stati schierati tanti portieri stranieri.
Nel contempo la scuola era rinomata e sfornava
fior di estremi difensori.
Negli anni novanta qualche club utilizzava
portieri stranieri ma si contavano sulle dita di
una mano; nel contempo la scuola italiana
continuava ad essere rinomata.
Dall'inizio del nuovo secolo si assiste ad un
progressivo incremento di presenze estere tra i
pali. Si è arrivati a considerazioni relative ad
una scuola italiana in declino.
Darwin traccia una serie di direttrici e di
parametri per poter "sequenzializzare"
l'evoluzione della specie presa in
considerazione. Se applico queste direttrici
alla categoria dei portieri, comprendendo gli
adattamenti che ho ritenuto opportuno e che non
obbligatoriamente rappresentano l'unica chiave
di lettura, ecco il risultato che ne ho
ottenuto, ovviamente per grandi(ssime) linee:
- ci troviamo in una situazione di appiattimento
delle metodologie. I paesi che non disponevano
delle "conoscenze" e del"retroterra" culturale
inerente al ruolo del portiere hanno colmato il
gap "carpendo i segreti" delle scuole ritenute
più valide
- aggiungiamo che paesi come quelli
sudamericani, per la loro struttura
economica-sociale, "costrigono" i bambini ad
attività motorie molto più variegate e durature
rispetto alle società più industrializzate. La
conseguenza è una coordinazione motoria di base
molto più efficente ed efficace rispetto ai pari
età europei
- i migliori portieri sudamericani sono arrivati
in Europa (particolarmente in Italia) ed hanno
beneficiato delle conoscenze e metodologie della
scuola locale diventandone utilizzatori. Ovvia
conseguenza è che il preparatore dei portieri
della Nazionale del proprio paese dispone delle
informazioni relative a ciò; quando vengono
tenuti i corsi di aggiornamento in quel paese,
la conoscenza si diffonde ulteriormente creando
un movimento interno
In sintesi, in Italia, partiamo ad handicap per
quanto riguarda il numero ed il potenziale
coordinativo dei futuri portieri e, per contro,
non riusciamo a recuperare il gap
dall'insegnamento in quanto, ORA, il livello
qualitativo dello stesso è analogo anche presso
le altre scuole. Viceversa, sino a non molto
tempo addietro proprio la scuola ci permetteva
di ripianare il deficit ed, anzi, riportare il
saldo in attivo. Il "prodotto finale" portiere
era di livello superiore alla media.
L'appiattimento, seppure verso l'alto, delle
conoscenze ha pregiudicato questa risorsa non
perchè non più disponibile bensì perchè di
pubblico dominio.
Attenzione!!! Non sto affermando che non debbano
circolare le informazioni, anzi, ma sto
affermando che chi è in possesso delle
conoscenze più "evolute" è avvantaggiato nel
continuare a ricercare perchè parte da un punto
più avanzato, privilegiato; se esso si ferma
viene raggiunto da altri ed inevitabilmente
prima o poi superato. Per evitare ciò occorrono
idee, sperimentazioni, studi...
In questa spirale dinamica, seguendo la
direttrice evoluzionistica, cosa ci riserva il
futuro? Quali nuove proposte e/o adattamenti
avremo?
Ovviamente chi riesce ad anticipare i tempi avrà
un discreto vantaggio anche se, come
contropartita, non sarà ben visto ed accettato
dalla gerarchia specifica attuale in quanto
sarebbe messo in discussione tutto ciò che essi
conoscono e che sino ad oggi ha rappresentato il
punto di riferimento. A puro titolo di esempio,
pensate cosa succederebbe se l'attacco alla
palla si rivelasse un bufala. Chi ora è in auge
grazie a questa metodica, lo resterebbe anche
successivamente alla decaduta della stessa???
Cambiando le metodologie cambiano i punti di
riferimento. Personalmente propenderei per un
inserimento graduale anche perchè non tutto
quello che viene considerato "vecchio" è
sbagliato, anzi. Però ritengo occorrerebbe
flessibilità per agevolare l'integrazione delle
"nuove metodiche" con le "vecchie metodiche".
Parafrasando Darwin, se vi sono mutazioni minime
(paragonabili ad esempio ad una interpretazione
di un concetto) la specie resta la stessa. Se
invece le mutazioni riguardano molteplici
aspetti (radicale cambio di metodologie per
esempio) occorre creare una nuova specie, un
nuovo ramo nell'albero. Nella fattispecie la
razza da "studiare" più a fondo sarebbe quella
nuova in quanto l'altra è già conosciuta ed,
inoltre, l'evoluzione l'ha resa "obsoleta", per
usare un termine economico.. |