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A questo punto
penso sia utile un riepilogo ma impostato in
un'ottica diversa dal solito, almeno in ambito
di preparazione di portieri.
Parto da una considerazione. Il "valore
prestativo" (z) del portiere è, a mio avviso e
per grandi linee, composto da due fattori
principali:
x) ciò che madre natura gli ha messo a
disposizione (predisposizione?)
y) ciò che egli apprende tramite l'allenamento
e, più in generale, le esperienze (vissuto?)
Per estensione abbiamo che x (potenziale
naturale) + y (vissuto e appreso) = z
(prestazione)
Se il valore z medio di un portiere di serie A è
100, questo risultato può essere raggiunto con
diverse interazioni dei valori posti in
relazione, per esempio:
x (70) + y (30) = z (100)
x (50) + y (50) = z (100)
x (30) + y (70) = z (100)
Si evidenzia che il valore di z è raggiungibile
con un numero variegato di combinazioni x +
y.
E' una ripetizione ma voglio sottolinearlo
essendo un concetto cardine. Modifichiamo il
sistema di riferimento in modo da renderlo più
aderente alla realtà.
Preso atto di ciò, ripartiamo dallo stesso punto
( x + y = z ) percorrendo però un'altra
direttrice. Ipotizzando che una scuola S sia in
grado di arrivare a consolidare vissuto per un
valore di 60 e le scuole T e U raggiungano
valori di 20 e 30 rispettivamente, si ha:
S = 60
T = 20
U = 30
Portiamo questi tre valori a sostituire y nella
prima equazione (x + y = z) per cui avremo:
x + S = z (100) ergo x + 60 = 100
x + T = z (100) ergo x + 20 = 100
x + U = z (100) ergo x + 30 = 100
Si evidenzia che per ottenere il valore 100 di
z, la scuola S può "lavorare" su un atleta di
valore x pari a 40. Nella scuola T lo stesso
portiere può arrivare ad un valore massimo di z
pari a 60 (x 40 + T 20) e nella scuola
U, il
valore massimo di z può essere 70 (x 40 +
U 30).
Ricordiamoci di questa prospettiva perché
spiegherà molte cose in seguito.
Ne consegue che un portiere allenato dalla
scuola U o T deve recuperare il gap con
disponendo di livelli più alti di x. Una sorta
di selezione naturale per tornare a Darwin. Per
contro, un atleta con valori relativamente bassi
di x, allenato alla scuola S, può aspirare a
prestazioni di livello z; non solo, se l'atleta
dispone di un x elevato, per esempio 70, ecco
che il valore di z indicherebbe una prestazione
abbondantemente superiore al livello medio di z
stesso che ho indicato, a titolo di esempio,
come livello medio per la serie A.
Leggendo tra le righe si deduce che una buona
scuola può fare la differenza. Cosa si intende
per una buona scuola? Immagino di non
discostarmi di molto dal pensiero di ognuno
affermando che la risposta potrebbe essere
qualcosa che suona più o meno così:
una scuola che disponga di "conoscenze" che
permettano di far esprimere al massimo l'atleta
in questione.
Sicuramente si può entrare più in profondità
nell'analisi ma il concetto di "conoscenze"
resta sempre primario. La diffusione delle
conoscenze ha portato ad un livellamento del
valore del scuole per cui il gap tra T ed
U con
S, nel contesto attuale, non è così marcato come
in precedenza. S ha perso una opportunità di
mantenere il suo livello di élite ma T o
U hanno
guadagnato moltissimo dall'interscambio di
informazioni ed esperienze.
Le dinamiche sarebbero state diverse se, per
esempio, S avesse continuato nella ricerca e,
mano a mano che essa progrediva raggiungendo
risultati, rilasciasse ad altri quanto riteneva
opportuno. Per U e T sarebbe stato un passo
avanti in ogni caso ma forse sarebbero stati
stimolate a seguire propri progetti e ricerche.
Dove indirizzare queste ricerche? Quali
direttrici scegliere? Risposta secca: nelle
interazioni interdisciplinari (i rami
trasversali dell'albero di cui alle parti
precedenti di questo stesso articolo)
In estrema sintesi: ritengo che la scuola
italiana abbia avuto un periodo di predominanza
assoluta ma che sia rimasta più o meno arenata
su quei livelli precedentemente raggiunti. Nel
contempo le altre hanno recuperato il gap anche
grazie agli "interscambi culturali". Ora la
differenza non sta più nella scuola ma nelle
qualità individuali. Quindi si ristabilisce il
rapporto quantitativo: in un paese di 100
milioni di abitanti che vivono a contatto con la
natura (migliori capacità coordinative) è più
facile "trovare" portieri che non in un paese di
50 milioni di abitanti a limitata "cultura
motoria”.
Cosa potrebbe fare la scuola italiana? Esprimo
un pensiero soggettivo e non obbligatoriamente
condivisibile; ritengo che prima di tutto debba
essere stabilito l'obiettivo (o gli obiettivi).
Il primo è una risposta sincera ad una domanda
del tipo:
A) Desideriamo aggregarci alla ruota del carro
ed aspettiamo che altri, rispettosi del patto di
comunicazione, ci informino di quanto ottenuto?
In questo caso non serve altro che attendere e
fare una qualche riunione ogni tanto. Se
qualcuno ha una qualche idea o la abbandona o la
porta avanti per conto suo, in privato.
B) Pur rimanendo disponibili ad interscambi,
avviamo iniziative per la ricerca in campi più o
meno specifici magari affidandoci anche a
collaborazioni esterne a quelle istituzionali?
In questo caso si potrebbe recuperare le
posizioni perse in quanto vi è molto fermento in
Italia. Penso all'APPORT (per chi non lo sapesse
è la Associazione di preparatori di portieri
italiana
www.apport.it) che, tra l'altro, cerca
di rimediare all'assenza istituzionale
organizzando corsi di formazione. Inoltre vi
segnalo l'iniziativa del sito
www.portieridicalcio.it, una sorta di patentino
per preparatori di cui il primo corso è gratuito
per poter valutare la validità di quanto
proposto. Io mi sono iscritto, non so se sarò
promosso perché non ho ancora finito però penso
che sia un'ottima iniziativa. Pur con qualche
personale perplessità metodologia direi che il
livello sia non alto ma altissimo. Complimenti
ai promotori ed organizzatori... E la
professionalità e competenza del sito
www.ilnumero1.it ? Gustatevelo... Navigando in
internet se ne trovano diversi altri quale
www.ilportiere.it ecc.
Questa risposta deve arrivare dalle istituzioni
nazionali; però non è detto che arrivi e tanto
meno in che tempi. Nel 1996 partecipai ad un
convegno per preparatori di portieri, in Olanda,
a Zeist, la Coverciano olandese. L'ente
organizzatore, l'UEFA, ci comunicò che,
nell'ambito dell'uniformizzazione dei patentini
era previsto l'istituzione dell'obbligo di uno
specifico per preparatori di portieri. Il
patentino giovani calciatori e di terza sono
stati sostituiti ed incorporati in quello di
UEFA B ma dei portieri nessuna traccia. Qualche
anno fa partecipai a Coverciano ad una Riunione
che doveva rilanciare il progetto "patentino" ma
vi furono divergenze molto marcate sulle
metodologie da utilizzare e, nonostante fossimo
tra il Natale ed il Capodanno, il "clima" non
era proprio idilliaco.
Quale scenario ci aspetterà? |