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+ - Canale Preparazione dei Portieri
    Il conte Buffon e l'evoluzione della specie portiere. | 3^ Parte  
    Autore:  Sergio Rossi
 
    Fonte:  Alleniamo.com

 
    Scenari possibili
 
 

 

A questo punto penso sia utile un riepilogo ma impostato in un'ottica diversa dal solito, almeno in ambito di preparazione di portieri.
Parto da una considerazione. Il "valore prestativo" (z) del portiere è, a mio avviso e per grandi linee, composto da due fattori principali:
x) ciò che madre natura gli ha messo a disposizione (predisposizione?)
y) ciò che egli apprende tramite l'allenamento e, più in generale, le esperienze (vissuto?)

Per estensione abbiamo che x (potenziale naturale) + y (vissuto e appreso) = z (prestazione)
Se il valore z medio di un portiere di serie A è 100, questo risultato può essere raggiunto con diverse interazioni dei valori posti in relazione, per esempio:
x (70) + y (30) = z (100)
x (50) + y (50) = z (100)
x (30) + y (70) = z (100)
Si evidenzia che il valore di z è raggiungibile con un numero variegato di combinazioni x + y. E' una ripetizione ma voglio sottolinearlo essendo un concetto cardine. Modifichiamo il sistema di riferimento in modo da renderlo più aderente alla realtà.
Preso atto di ciò, ripartiamo dallo stesso punto ( x + y = z ) percorrendo però un'altra direttrice. Ipotizzando che una scuola S sia in grado di arrivare a consolidare vissuto per un valore di 60 e le scuole T e U raggiungano valori di 20 e 30 rispettivamente, si ha:
S = 60
T = 20
U = 30
Portiamo questi tre valori a sostituire y nella prima equazione (x + y = z) per cui avremo:
x + S = z (100) ergo x + 60 = 100
x + T = z (100) ergo x + 20 = 100
x + U = z (100) ergo x + 30 = 100
Si evidenzia che per ottenere il valore 100 di z, la scuola S può "lavorare" su un atleta di valore x pari a 40. Nella scuola T lo stesso portiere può arrivare ad un valore massimo di z pari a 60 (x 40 + T 20) e nella scuola U, il valore massimo di z può essere 70 (x 40 + U 30). Ricordiamoci di questa prospettiva perché spiegherà molte cose in seguito.
Ne consegue che un portiere allenato dalla scuola U o T deve recuperare il gap con disponendo di livelli più alti di x. Una sorta di selezione naturale per tornare a Darwin. Per contro, un atleta con valori relativamente bassi di x, allenato alla scuola S, può aspirare a prestazioni di livello z; non solo, se l'atleta dispone di un x elevato, per esempio 70, ecco che il valore di z indicherebbe una prestazione abbondantemente superiore al livello medio di z stesso che ho indicato, a titolo di esempio, come livello medio per la serie A.


Leggendo tra le righe si deduce che una buona scuola può fare la differenza. Cosa si intende per una buona scuola? Immagino di non discostarmi di molto dal pensiero di ognuno affermando che la risposta potrebbe essere qualcosa che suona più o meno così:
una scuola che disponga di "conoscenze" che permettano di far esprimere al massimo l'atleta in questione.
Sicuramente si può entrare più in profondità nell'analisi ma il concetto di "conoscenze" resta sempre primario. La diffusione delle conoscenze ha portato ad un livellamento del valore del scuole per cui il gap tra T ed U con S, nel contesto attuale, non è così marcato come in precedenza. S ha perso una opportunità di mantenere il suo livello di élite ma T o U hanno guadagnato moltissimo dall'interscambio di informazioni ed esperienze.
Le dinamiche sarebbero state diverse se, per esempio, S avesse continuato nella ricerca e, mano a mano che essa progrediva raggiungendo risultati, rilasciasse ad altri quanto riteneva opportuno. Per U e T sarebbe stato un passo avanti in ogni caso ma forse sarebbero stati stimolate a seguire propri progetti e ricerche.
Dove indirizzare queste ricerche? Quali direttrici scegliere? Risposta secca: nelle interazioni interdisciplinari (i rami trasversali dell'albero di cui alle parti precedenti di questo stesso articolo)
In estrema sintesi: ritengo che la scuola italiana abbia avuto un periodo di predominanza assoluta ma che sia rimasta più o meno arenata su quei livelli precedentemente raggiunti. Nel contempo le altre hanno recuperato il gap anche grazie agli "interscambi culturali". Ora la differenza non sta più nella scuola ma nelle qualità individuali. Quindi si ristabilisce il rapporto quantitativo: in un paese di 100 milioni di abitanti che vivono a contatto con la natura (migliori capacità coordinative) è più facile "trovare" portieri che non in un paese di 50 milioni di abitanti a limitata "cultura motoria”.
Cosa potrebbe fare la scuola italiana? Esprimo un pensiero soggettivo e non obbligatoriamente condivisibile; ritengo che prima di tutto debba essere stabilito l'obiettivo (o gli obiettivi). Il primo è una risposta sincera ad una domanda del tipo:
A) Desideriamo aggregarci alla ruota del carro ed aspettiamo che altri, rispettosi del patto di comunicazione, ci informino di quanto ottenuto? In questo caso non serve altro che attendere e fare una qualche riunione ogni tanto. Se qualcuno ha una qualche idea o la abbandona o la porta avanti per conto suo, in privato.
B) Pur rimanendo disponibili ad interscambi, avviamo iniziative per la ricerca in campi più o meno specifici magari affidandoci anche a collaborazioni esterne a quelle istituzionali? In questo caso si potrebbe recuperare le posizioni perse in quanto vi è molto fermento in Italia. Penso all'APPORT (per chi non lo sapesse è la Associazione di preparatori di portieri italiana www.apport.it) che, tra l'altro, cerca di rimediare all'assenza istituzionale organizzando corsi di formazione. Inoltre vi segnalo l'iniziativa del sito www.portieridicalcio.it, una sorta di patentino per preparatori di cui il primo corso è gratuito per poter valutare la validità di quanto proposto. Io mi sono iscritto, non so se sarò promosso perché non ho ancora finito però penso che sia un'ottima iniziativa. Pur con qualche personale perplessità metodologia direi che il livello sia non alto ma altissimo. Complimenti ai promotori ed organizzatori... E la professionalità e competenza del sito www.ilnumero1.it ? Gustatevelo... Navigando in internet se ne trovano diversi altri quale www.ilportiere.it ecc.

Questa risposta deve arrivare dalle istituzioni nazionali; però non è detto che arrivi e tanto meno in che tempi. Nel 1996 partecipai ad un convegno per preparatori di portieri, in Olanda, a Zeist, la Coverciano olandese. L'ente organizzatore, l'UEFA, ci comunicò che, nell'ambito dell'uniformizzazione dei patentini era previsto l'istituzione dell'obbligo di uno specifico per preparatori di portieri. Il patentino giovani calciatori e di terza sono stati sostituiti ed incorporati in quello di UEFA B ma dei portieri nessuna traccia. Qualche anno fa partecipai a Coverciano ad una Riunione che doveva rilanciare il progetto "patentino" ma vi furono divergenze molto marcate sulle metodologie da utilizzare e, nonostante fossimo tra il Natale ed il Capodanno, il "clima" non era proprio idilliaco.
Quale scenario ci aspetterà?

    L'Autore
 
 

 

Sergio Rossi è nato a Sassuolo (MO) l’11 giugno 1957. Allenatore Giovani Calciatori e Allenatore di Base UEFA. E'stato delegato di S. Marino per i corsi di aggiornamento sui portieri presso l'UEFA. Ideatore e realizzatore di nuove metodiche di allenamento specifico per i portieri una delle quali migliora notevolmente la prestazione del gesto tecnico del tuffo distante dal corpo.
Pubblicazioni:
Professione portiere edito dalla ditta Nuova Phromos di Città di Castello (PG).
Relazioni e dimostrazioni:
· Master del Settore Tecnico di Coverciano anno 1996: dimostrazione di miglioramento del tuffo distante dal corpo di almeno 80 cm. Obiettivo pienamente raggiunto e visionabile da videocassetta inerente.
· Convegni e conferenze con diversi Comitati provinciali e Regionali AIAC
· Dimostrazioni e conseguimento di risultati in una sola seduta presso club professionistici (cinque portieri sottoposti solo alla metodica di base calcano domenicalmente campi di Serie A ed altri tra la B e la C 2).

 

 

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