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  + -  Canale Preparazione dei Portieri
    Portieri: conoscere e sapere poco di tanto o tanto di poco?  | 4^ Parte
   
Autore: Sergio Rossi

 

 
 

Ottimizzazione
L'ultimo articolo è stato concluso con questa frase:
"L'obiettivo finale era: il livello della prestazione doveva essere il più vicino possibile al livello delle potenzialità individuali del singolo portiere."
Intrinsecamente si desume che ciò da me cercato fosse l'utilizzo al meglio ed al massimo di ciò che il singolo atleta già disponeva. Miscelando tutti questi elementi a disposizione si otteneva l'ottimizzazione. Questa impostazione non scartava le altre due "grandi direttrici" quella tecnico-tattica e quella atletica ma si integrava con esse. Le citate direttrici perseguono fondamentalmente l'obiettivo incrementale diretto degli elementi positivi mentre la mia direttrice persegue fondamentalmente l'obiettivo decrementale degli elementi negativi. La preparazione tecnico tattica cerca di migliorare la coordinazione aumentando e/o differenziando le ripetizioni di gesti e situazioni tattiche. L'ottimizzazione scende di un livello analitico e reinterpreta il rapporto posturale. Da un altro punto di vista le due direttrici rappresentano un carico esterno che "prova" ad essere assimilato come carico interno; la mia direttrice rappresenta un carico interno che cerca realizzazione ed adattamento all'esterno del corpo/mente. Un'altra analogia più o meno calzante potrebbe essere la seguente: nelle auto di F1 la parte atletica è rappresentata dal motore, la tecnico-tattica dall'aerodinamica del veicolo. In questo contesto la mia direttrice potrebbe essere validamente rappresentata dalle convergenze e campanature dei pneumatici. Il lavoro più problematico dei tecnici e meccanici è la messa a punto ove tutte queste componenti vengono a confluire per ottenere la prestazione il più possibile vicino alle potenzialità dell'auto.
Un altro esempio calzante potrebbe essere il seguente: posso disporre di maggior danaro se aumento le entrate (preparazione atletica e tecnico-tattica) oppure se ottimizzo le uscite (diminuzione delle spese). Ovviamente il massimo si ottiene interagendo con ambedue le direttrici.
Il metodo del tuffo lungo ne è un esempio: non miglioro la componente atletica forza ma la redistribuisco diversamente in modo temporale, sequenziale e posturale.
Strada facendo mi è stato fatto notare che i portieri da me allenati non solo erano poco soggetti ad infortuni muscolari ma non vi era presenza di mal di schiena nonostante alcuni ragazzi ne fossero particolarmente soggetti, uno in particolare a 16 anni avrebbe dovuto sottoporsi ad intervento chirurgico per ernia al disco.
Il mio interesse "conoscitivo" si è spostato verso questa nuova argomentazione. Verificato che ciò corrispondeva alla realtà, ho rielaborato il tutto da un diversi punti di vista ed ho ottenuto una nuova teoria che disponeva di tutte le giustificazioni e relazioni di causa/effetto. Ora andava testata sul campo. Nei tre anni a seguire, nei camp estivi per portieri, mi capitarono ragazzi che avevano seri problemi ad eseguire gli esercizi proposti. A livello medico erano ritenuti idonei ma i problemi alla schiena limitavano le prestazioni. Prima di continuare gli allenamenti facemmo una chiacchierata nella quale illustravo quanto proponevo: una reinterpretazione del gesto atletico attraverso una modifica individuale della postura dinamica. Se utilizzavano il nuovo modello posturale, generalmente non risentivano per nulla di fastidi e dolori alla schiena, viceversa gli stessi si ripresentavano.
Trovato l'assetto, i problemi relativi al modello proposto erano la stabilizzazione nel tempo e l'automatizzazione. Provai anche con calciatori con ottimi risultati. A questo punto dovevo disporre di una casistica molto più ampia per poter mettere a punto il tutto.
Preparatore atletico di una squadra di eccellenza
Per la verità, precedentemente, ricoprii il ruolo di preparatore atletico in altre squadre anche professionistiche. La controprova però di quanto voglio comunicare l'ho avuta a Termoli dove ho iniziai il lavoro già in ritiro. Gli aspetti interessanti erano l'elevata qualità dei giocatori ma con problematiche fisiche e la libera scelta delle metodologie da seguire. Cominciai facendo test ai ragazzi (test non condizionali) e ad ognuno di loro proposi una nuova postura che tenesse conto dei problemi individuali. In pratica tutti eseguivano gli stessi esercizi sul campo ma l'interpretazione era diversa per ognuno. Con i dati relativi ottenni anche risposte più precise per quanto riguarda l'apprendimento e l'automatizzazione del nuovo schema corporeo. Di quell'esperienza ho i dati individuali e giornalieri. E' storia di questi ultimi due anni le clip che sono via via linkate.
La prima tentazione è quella di pensare che le testimonianze siano scarsamente veritiere ma posso assicurare che i ragazzi dispongono delle cartelle cliniche attestanti quanto affermano. La documentazione medica è importante per stabilire quale tipologia di problema avessero ed il percorso riabilitativo seguito. In più di un caso i ragazzi erano fermi da uno o più anni e, a qualcuno, venne pure consigliato di smettere con lo sport agonistico...
Si potrebbe quindi dedurre che il "lavoro" da me proposto rientri nel campo delle cure mediche. Nulla di più falso. Gli atleti rientrano nella mia sfera di azione quando vengono posti a disposizione della squadra per gli allenamenti anche se differenziati e non devono essere soggetti a terapie mediche. Infatti l'assunzione di medicinali o la presenza di dolori mi fornirebbero informazioni fasulle sull'utilizzo posturale del soggetto e, conseguenzialmente, sarei indotto a correzioni posturali non idonee o inadeguate.
I benefici che si ottengono non sono relativi a curare una particolare sintomatologia (per esempio mal di schiena piuttosto che adduttori) ma mirano a ristrutture lo schema corporeo in modo che queste parti vengano sollecitate di meno ed in modo più adeguato. Spesso, quando queste problematiche fisiche non sono gravissime, il fatto stesso di diminuirne i carichi di sollecitazione porta il comparto stesso ad assorbire il lavoro nel range standard. Non scompaiono quindi i dolori perché vengono curati bensì perchè diminuiscono le sollecitazioni delle parti dolenti; si ottiene il movimento impiegando maggiormente altri comparti. In pratica viene ridistribuito il carico di lavoro.

 
    Note
 

- Quanto propongo non è miracoloso ed è ben lungi dal poter fornire risultati estremamente rilevanti in tutti i casi ...
- Se si è sotto terapia medica o gli stessi medici consigliano di non riprendere l'attività sportiva penso che potrebbe essere controproducente l'utilizzo del mio metodo.
-Per quanto riguarda la parte pratica sul campo, da quando c'è l'autorizzazione medica, materialmente, si tratta di eseguire semplici esercizi fisici.

 
    Video - Mattarozzi
 

 
    Video - Vitiello
 

 
    L'Autore
 

Sergio Rossi è nato a Sassuolo (MO) l’11 giugno 1957. Allenatore Giovani Calciatori e Allenatore di Base UEFA. E'stato delegato di S. Marino per i corsi di aggiornamento sui portieri presso l'UEFA. Ideatore e realizzatore di nuove metodiche di allenamento specifico per i portieri una delle quali migliora notevolmente la prestazione del gesto tecnico del tuffo distante dal corpo.
Pubblicazioni:
Professione portiere edito dalla ditta Nuova Phromos di Città di Castello (PG).
Relazioni e dimostrazioni:
· Master del Settore Tecnico di Coverciano anno 1996: dimostrazione di miglioramento del tuffo distante dal corpo di almeno 80 cm. Obiettivo pienamente raggiunto e visionabile da videocassetta inerente.
· Convegni e conferenze con diversi Comitati provinciali e Regionali AIAC
· Dimostrazioni e conseguimento di risultati in una sola seduta presso club professionistici (cinque portieri sottoposti solo alla metodica di base calcano domenicalmente campi di Serie A ed altri tra la B e la C 2).

 
  Indice de " Portieri: conoscere e sapere poco di tanto o tanto di poco?"
 

 

 

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