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Nato in un sobborgo di
Buenos Aires il 16 marzo 1939, in una famiglia di emigranti
siciliani, sin dall’infanzia
Carlos Salvador
Bilardo
potenziò la tenacia, la volontà, l’intelligenza brillante, ereditate
dai suoi antenati, dedicandosi con grande entusiasmo e
determinazione allo studio, al calcio e a lavori anche abbastanza
duri, perché c’era la necessità di guadagnare.
Durante le vacanze scolastiche si alzava prima dell’alba per andare
a lavorare in un mercato di Buenos Aires. Sul suo futuro aveva le
idee chiare, già da ragazzo desiderava tantissimo dedicarsi a studi
di medicina.
Di pari passo procedevano gli studi, gli allenamenti e le partite di
calcio. Cominciò ben presto a venir notato, perché era un calciatore
di grande talento.
A vent’anni Carlos giocava nelle Nazionale giovanile argentina, che
vinse nel 1959 il titolo panamericano. Nel 1960 partecipò con la
Nazionale giovanile ai Giochi Olimpici di Roma.
Per quanto riguarda le squadre di club, dopo aver giocato nel
Campionato 1959/60 per la Squadra di San Lorenzo, e dal 1961 al 1965
per il Deportivo Espanol sia nel ruolo di attaccante, sia nel ruolo
di difensore, a decorrere dal Campionato 1965/66, iniziò a giocare
per gli Estudiantes de la Plata. Osvaldo Zubeldìa, allenatore degli
Estudiantes, pensò di utilizzarlo come centrocampista. Nel 1967 la
Squadra vinse un titolo ‘metropolitano’ e tre coppe ‘Libertadores’
(1968-1970), inoltre, nel 1968, una Coppa Intercontinentale.
Non solo calcio, Carlos dava tante energie allo sport, ma
altrettante le riservava ai suoi studi di medicina. Si laureò alla
Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, e assieme a lui
si laureò anche il compagno di squadra e amico Raùl Madero.
Dopo essersi laureato, Carlos Bilardo lasciò l’attività di
calciatore, a decorrere dal 1971 accettò l’incarico di allenatore
degli Estudiantes.
Nel 1968 Bilardo si sposò, da questo matrimonio nacque una figlia, e
la sua notevole maturità lo indusse ad essere sempre un buon marito
ed un buon padre. La sua energia e la sua intelligenza, del tutto
fuori dal comune, indubbiamente dipendono da fattori genetici e da
forti motivazioni, ma sono anche e soprattutto dei doni che il Cielo
gli ha mandato. Io sono credente, e mi esprimo così C’è stato un
periodo della sua vita davvero eccezionale: bravo allenatore, bravo
padre di famiglia, bravo anche come figlio, aiutava il padre
nell’azienda di famiglia, e, nel 1976, si dedicò pure con fervore
alla ricerca medica per quanto riguarda il cancro. Ad un certo
punto, però, dovette fare una scelta. Capì che non poteva dedicarsi
alla ricerca part-time, non era onesto nei confronti di se stesso e
degli altri e decise di dedicarsi completamente al calcio.
Io allora ero una ragazzina, che non comprendeva molto il disappunto
di una cugina di mio padre, di origine argentina, che avevo
incontrato in quegli anni negli Stati Uniti. Questa mia parente, che
conosceva bene Carlos, era esterrefatta, per lei era impossibile
riuscire ad accettare una scelta di quel tipo: anteporre il calcio
alla ricerca medica. Io la ascoltavo, ma il suo accalorarsi tanto mi
pareva eccessivo, anche se riconoscevo che, in parte, era senza
dubbio giusto dare importanza alla cultura.
Da ragazzina non potevo valutare bene, ora, da adulta, sono convinta
che ognuno debba fare nella sua vita le scelte che ritiene più
opportune, anche se non viene capito da parenti, amici e conoscenti.
Nel 1986, quando Carlos Bilardo portò alla vittoria la Nazionale
argentina ai Campionati del Mondo svoltisi in Messico, la cugina che
non aveva compreso la sua scelta ci aveva lasciati. Gli eventi
davano ragione a Carlos, lui sapeva quel che faceva. Anche mia
cugina sarebbe stata contenta.
Riprendiamo il suo percorso dal 1976. Dopo aver allenato gli
Estudiantes per due anni, allenò una squadra colombiana: il
Deportivo Calì (1976-1978). Devo ammettere che in quei due anni mia
cugina, che lo seguiva sempre con attenzione, ormai si era
rassegnata a considerarlo quasi un ‘desaparecido’.
Carlos ritornò in Argentina nel 1978 e durante il Campionato 1978/79
allenò il San Lorenzo.
Ritornò in Colombia nel 1979 per allenare la Nazionale colombiana,
la allenò fino al 1981.
Nel 1982 Carlos Bilardo fu rimosso dall’incarico, perché la Colombia
non si qualificò per il Campionato del Mondo del 1982.
Fece ritorno in Argentina e la Squadra degli Estudiantes ripose in
lui una fiducia che fu ricambiata. Nel 1982 gli Estudiantes vinsero
il titolo ‘Metropolitano’.
Carlos Bilardo, per quanto riguarda i suoi schemi, la tattica e la
tecnica calcistica, si ispirò tantissimo a Zubaldìa, era stato suo
allenatore quando giocava per gli Estudiantes.
Il suo curriculum cominciava ad essere di tutto rispetto, ai suoi
giocatori trasmetteva grande determinazione, la potenza del suo
attacco, affidata a calciatori come Sabella, Trebbiani, Gottardi e
Ponce, nei primi anni Ottanta iniziò ad attirare l’attenzione dei
giornalisti e anche quella dei dirigenti dell’Associazione Argentina
Football.
Nel 1983 gli fu offerto un incarico prestigioso, che tutti gli
allenatori argentini sognano: Carlos Bilardo divenne il commissario
tecnico della Nazionale argentina. Mantenne questo incarico dal 1983
al 1990. In quegli anni ottenne risultati splendidi. Riuscì anche a
gestire il ‘fenomeno Maradona’. Non è detto che un giocatore
eccezionale favorisca il lavoro di un allenatore. Bisogna innanzi
tutto preparare una squadra e Bilardo ebbe l’abilità di organizzare
al meglio la sua squadra, utilizzando bene il fuoriclasse, che aveva
a disposizione. A Bilardo bisogna riconoscere anche questa capacità.
Nel 1986, a Città del Messico, l’Argentina conquistò l’ambito titolo
di Campione del Mondo. Grande soddisfazione nel 1986 e grande
delusione nel 1990, di sicuro penso che Bilardo non abbia un buon
ricordo del Campionato del Mondo di calcio del 1990, organizzato a
Roma, in Italia, sua Terra d’origine.
In finale, in un’orribile partita giocata avendo come avversaria la
Germania, Bilardo dovette ‘stare a guardare’ un’Argentina che
giocava benissimo, battuta in finale da una Germania non
all’altezza, che doveva, però, vincere a tutti i costi. Ricordo un
arbitraggio grottesco, completamente a favore della Germania, e
ricordo pure la grande diseducazione sportiva del pubblico italiano
presente, che immemore di avere dei vincoli fortissimi con
l’Argentina, fischiava la squadra sudamericana e rumoreggiava,
facendo combutta con i tifosi tedeschi.
Sarebbe il caso di parlare a lungo di quanto accadde, ma sarò breve,
faccio solo le seguenti osservazioni: se l’Argentina, per motivi
noti ai dirigenti internazionali, non doveva giocare, era giusto non
farla scendere in campo, ma farla giocare in finale per darle la
punizione di una sconfitta è stato assolutamente antisportivo. E’ la
partita più brutta che io abbia mai visto. Per giorni e giorni ho
pensato che l’Argentina avrebbe presentato un ricorso, ma
evidentemente non sarebbe servito a niente, anzi, avrebbe peggiorato
una situazione, che a causa di vari fattori, si sarebbe ritorta
contro.
Disgustata da uno sport antisport, dopo quella partita non ho più
seguito il calcio per quindici anni. Sono ritornata negli ambienti
calcistici nel 2005. Ho capito che quando tutto sta crollando, non
si può far finta di niente. Bisogna rimanere lì dove c’è il
problema, cercare di dare un contributo, ognuno come può, affinché
lo sport, il calcio in questo caso, possa essere rappresentato anche
da voci chiare ed oneste, non soltanto dal distruttivo ‘tanto rumore
per nulla’.
Dopo quel Campionato Bilardo lasciò la Nazionale, ed allenò il
Siviglia, riunendosi con Maradona.
Ritornato in Argentina, allenò il Boca Junior. Ci fu anche una breve
parentesi come allenatore della Nazionale libica.
Durante il Campionato 2003/2004 Carlos Bilardo ritornò ad allenare
gli Estudiantes.
Questo è stato l’ultimo incarico come allenatore. Bilardo ora si
dedica al giornalismo, è un valido commentatore televisivo. Nel
2006, durante il Campionato del Mondo, svoltosi in Germania, Carlos
Bilardo ha commentato le partite dell’Argentina per una Televisione
nazionale. Quando, alla fine del Campionato del Mondo del 2006,
Pekermann rinunciò all’incarico di allenatore della Nazionale
argentina, sembrava probabile il ritorno di Bilardo.
I have a dream: spero che Carlos Bilardo ritorni a guidare la
Nazionale argentina di calcio. Attualmente ha 69 anni, ed è
giovanissimo, perché persone come lui sono ‘for ever young’. La
giovinezza è un’età che sentiamo, non un’età che abbiamo. Il tempo
va interpretato in modo creativo, non bisogna fossilizzarsi. I
documenti anagrafici sono solamente burocrazia, schedature, la vera
età è quella biologica e, soprattutto, quella che percepiamo, che
sentiamo nostra.
L’età anziana esiste, ma non per tutti, anch’io apparterrò sempre
alla schiera dei ‘for ever young’, non potrebbe essere diversamente.
Per dovere di cronaca, va ricordato che nel 2007 Bilardo si oppose
alla decisione della Fifa di proibire gare internazionali in luoghi
che sono al di sopra dei 2500 metri. Anch’io ho la sua stessa
opinione.
Attualmente Carlos Bilardo è impegnato come commentatore televisivo
per vari canali televisivi, soprattutto per la catena televisiva Fox
Sports. Ha anche l’incarico di Segretario dello Sport per la
Provincia di Buenos Aires.
In conclusione vorrei dire che come italiani e, nel mio caso, come
italiani di origine siciliana, si è davvero contenti di essere
rappresentati nel mondo da persone tenaci, straordinariamente
intelligenti, grandi lavoratori, capaci di affrontare anche
sacrifici durissimi per ottenere dei buoni risultati. Ricordo che
Bilardo, intervistato a Roma nel 1990, disse che erano quasi
vent’anni che non si prendeva una vera vacanza.
E’ un esempio per i giovani Carlos Bilardo. Ottenere tutto subito
non è possibile, qualora fosse possibile, non è consigliabile,
perché solo la capacità di affrontare le difficoltà può condurre a
molti buoni e duraturi risultati. Ciò che si ottiene facilmente
spesso si rivela ingannevole e poco vantaggioso.
Daniela Asaro
Romanoff
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