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E’ un dovere morale
proporre la figura di
Cestmir Vycpalek
a tutti quei giovani appassionati di calcio, che probabilmente non
lo conoscono. Presentando Cestmir, si invitano gli appassionati di
calcio a non cogliere solamente ‘l’attimo fuggente’, ma ad
approfondire le loro conoscenze calcistiche, accostandosi alla
storia di questo sport. Si dice che un popolo che non conosce la
propria storia è un popolo barbaro, e questa situazione si
ripresenta in ogni ambito, anche quello sportivo.
E’ un dovere morale parlare di Cestmir, perché, in questo periodo in
cui il calcio rappresenta assai poco, in quanto a valori sportivi,
Cestmir calciatore, allenatore, ma soprattutto uomo autentico,
durante tutto l’arco della sua esistenza, può trasmettere alle
giovani generazioni quella dignità sportiva e quella genuinità,
caratteristiche fondamentali dello Sport, oggigiorno abbastanza
dimenticate, soprattutto negli ambienti calcistici. E’ difficile
orientarsi nel mare tempestoso ed inquinato dei troppi soldi gestiti
male, in cui trionfa il ‘format’ S.p.A., che non c’entra per niente
con lo Sport. In questo mare tempestoso confluiscono fiumi di
stravaganze, eccentricità, manie di onnipotenza e parole, parole,
troppe parole. Per chi ha un minimo di spirito critico è difficile
orientarsi, per i giovani, che già hanno pochi punti di riferimento
validi, è abbastanza arduo. Per cui, pensando soprattutto ai
ragazzi, proponiamo il calciatore e l’allenatore Cestmir Vycpalek,
sperando che si possano appassionare alla storia del calcio, che
abbiano il desiderio di approfondire, per saperne di più su Cestmir,
e, innanzi tutto, mi auguro che i giovanissimi, con la forza dei
loro ideali ancora puri, non contaminati, si rendano conto che il
calcio e ‘gli addetti ai lavori’ possono essere migliori sotto tutti
i punti di vista, non è assolutamente necessario che il calcio sia
un’industria per essere più divertente, come certi media e certi
megadirigenti vorrebbero farci credere, anzi… .
Cestmir Vycpalek nacque a Praga il 15 maggio 1921 e nei mesi di
maggio che seguiranno, per uno strano gioco del destino, Cestmir
vivrà dei momenti bellissimi oppure si presenteranno dinanzi a lui
dei tristi percorsi ad ostacoli … fino all’ultimo ostacolo.
Cestmir vide la luce in una città bellissima, ma, secondo me, questo
aggettivo, anche se è al superlativo, è comunque riduttivo, perché
Praga è incredibilmente affascinante, ti incanta con qualche suo
artistico palazzo oppure con l’atmosfera di qualche vicolo, e mentre
lo si percorre magari si ha la sensazione di esserci già stati,
perché Praga è una di quelle città che per tradizione, per storia,
per destino, è immersa nel grande ed armonioso respiro
dell’universale esistere, per cui appartiene a tutti coloro che
amano ciò che è artisticamente bello, ma non solo, c’è un ritmo in
quella città che non decade mai nelle onde acustiche sfasate del
rumore, anche quando ci sono tanti turisti. Si può sempre trovare un
angolo dove riflettere, ti porta a questo Praga: a riflettere. E
come è meraviglioso smarrirsi per le strade di Praga!
Questo magnifico contesto accolse Cestmir, e da ragazzo forse si
sarà accorto che nella sua città c’erano dei fermenti culturali
notevoli. Erano confluiti a Praga molti russi, costretti a lasciare
la loro Terra, a Praga Marina Cvetaeva componeva le sue poesie.
Visse a Praga felicemente con il marito dal 1922 al 1925, in questa
città nacque anche il suo terzo figlio Mur, pochi anni felici per
Marina, la cui vita era destinata a concludersi tragicamente.
Le nubi più terribili, più minacciose si erano addensate sulla
Russia, dove rimarranno per tanti anni, ma altre nubi non meno
pericolose stavano per invadere i cieli di tutta l’Europa, ed in
seguito i cieli di tutto il mondo, per alcuni anni, furono invasi
dalle tenebre e straziati da urla silenziose. La crudeltà più
aberrante riuscì a trionfare ed il giovane Cestmir vide da vicino
tutto questo orrore, il destino gli aveva riservato un’esperienza
terribile, a cui pochi riuscirono a sopravvivere. Cestmir fu
deportato a Dachau e vi rimase per sei mesi. Credo che
quest’esperienza durissima abbia contribuito a temprarlo, e a dargli
la forza, durante tutta la sua vita, di percorrere anche i sentieri
più ardui con determinazione, senza mai crollare.
Dopo aver giocato nel suo Paese per la squadra di calcio S.K. Slavia
di Praga e anche per la Nazionale cecoslovacca, approda alla
Juventus nel 1946 e giocherà nel Campionato 1946/47, onorando il suo
ruolo di centrocampista. In quel periodo i dirigenti della squadra
palermitana volevano portare il calcio siciliano ai massimi livelli,
e non badarono a spese per aggiudicarsi Cestmir. Per dir la verità
Cestmir desiderava tanto ritornare nella sua incantevole Boemia,
furono i due tecnici rosanero, Varglien e Rosetta, a convincerlo a
rimanere in Italia e a giocare per il Palermo. Cestmir accettò e
questo ‘sì’ fu la chiave che aprì le porte ad un destino meno duro
di quello che aveva finora dovuto affrontare. Nei primi giorni di
febbraio dell’anno 1948 anche la Cecoslovacchia si ritrovò
incatenata, come la Russia ed altri Paesi dell’Est. Ci fu un colpo
di Stato nel suo Paese, ma Cestmir era in Italia e sua moglie riuscì
a raggiungerlo.
Il Campionato 1947/48 fu disputato da un Palermo in serie B, ma i
tecnici palermitani avevano costruito una gran bella squadra,
difatti, ottenuta la promozione, il Campionato 1948/49 fu disputato
in serie A. Cestmir giocò con il Palermo per cinque Campionati, che
ancora adesso qualche appassionato di calcio, non più giovanissimo,
ricorda. Fu una mezzala eccezionale. Segnò 23 reti con un totale di
143 presenze. In un ambiente calcistico in cui probabilmente l’unico
dio in cui si crede è il dio quattrino e l’unico ideale che si ha è
possedere palazzi lussuosi, megayacht e moglie soubrette e/o velina
e/o attrice, Cestmir è un grande esempio di fedeltà alla squadra in
cui giocava e nacque anche un grande amore per la città di Palermo.
I palermitani ampiamente lo ricambiarono. Anche il grandissimo Pelè,
recentemente, in una trasmissione televisiva, ha affermato che
questa mancanza di attaccamento alla propria squadra, tipica dei
giorni nostri, è abbastanza triste.
Prima di concludere la biografia di Cestmir calciatore, va ricordato
che giocò, negli ultimi anni, con il Parma. Disputò alcuni
Campionati: dal 1952/53 al 1957/58. Con il Parma segnò 28 reti e le
presenze furono 151.
Dalla cronologia della sua attività di dirigente e di allenatore,
che ho trovato riportata in alcuni libri, che si occupano della
storia del calcio, si hanno le seguenti informazioni:
1958/60
- PALERMO: allenatore squadra giovanile.
1960/61
- SIRACUSA: Cestmir Vycpalek portò la squadra siracusana al III
posto, alle spalle di Cosenza e Trapani nell’ambito della serie C.
1962/64
- VALDAGNO: Allenatore. Questa squadra nacque nel 1926. ha le sue
origini nel dopolavoro del lanificio Marzotto, delle origini davvero
sportivissime, sarebbe stupendo se oggigiorno si costituissero delle
squadre competitive con calciatori e allenatori disposti a dedicarsi
al calcio dopo il lavoro.
1964/70
- PALERMO - JUVE BAGHERIA ( squadra giovanile)
1970/71
- MAZARA: allenatore fino al mese di dicembre 1970 ( poi spiegheremo
cosa accadde.)
1971/74
- JUVENTUS : vinti due scudetti: 1972 e 1973
Un altro grande messaggio di Cestmir è un calcio amato a prescindere
dalla serie in cui si gioca, a prescindere dall’importanza della
squadra, a prescindere dalla notorietà che ti può dare.
Se vogliamo che lo Sport, il calcio in particolare, ritorni ad avere
dignità, identità e vitalità, è indispensabile riappropriarsi di
questa mentalità, di questo stile di vita.
La sua semplicità, la sua umiltà, il suo ‘non voler troppo’ furono
premiati.
A Mazara, cittadina siciliana nella quale allenava, nel 1970 ad
inizio Campionato, l’omonima squadra di serie D, c’era anche chi non
capiva la sua bontà d’animo e quando, nel dicembre del 1970, il
Mazara fu sconfitto in casa dalla ‘Nuova Igea’, i dirigenti del
Mazara non gli rinnovarono il contratto, anzi, pare che fu mandato
via quasi a furor di popolo. Questo episodio dimostra che prima di
prendere delle decisioni bisogna riflettere e ancora riflettere, e
soprattutto ‘avere la vista lunga’. Proprio in quel periodo Cestmir
fu chiamato dall’ex compagno di squadra, Giampiero Boniperti, a far
parte dello staff tecnico della Juventus. Ben presto si ritrovò ad
essere l’allenatore della Juventus, Armando Picchi, allenatore
titolare, era gravemente ammalato. Vycpalek lo sostituì. Nella
stagione 1970/71 la Juventus ottenne un buon IV posto e alla fine
dei Campionati 1971/72 e 1972/73 Cestmir condusse la Juventus a
vincere lo scudetto. Furono due Campionati davvero eccezionali, che
premiarono Vycpalek nel ruolo di allenatore.
Nel suo destino gioie e dolori si erano mescolati spesso, rendendolo
però più umano, molti vengono irrigiditi, incattiviti dalla sorte
avversa, lui no, le sue qualità umane vengono ancora ricordate dagli
amici di Mondello, dai calciatori che ha allenato, da tutte le
persone che lo hanno incontrato. I suoi modi educati, gentili, molto
garbati colpivano tutti. Dicono che fosse assai gradevole stare in
sua compagnia anche al di fuori degli ambienti calcistici. Le
esperienze terribili, evidentemente, gli facevano comprendere meglio
anche le sofferenze, i dolori, i problemi di chi lo circondava e
Cestmir ben sapeva quanto un essere umano abbia bisogno anche di una
semplice parola o di un gesto gentile, che a chi lo dà costa poco,
ma è di valore incommensurabile per chi lo riceve. Purtroppo
oggigiorno anche di questa gentilezza si son perse le tracce.
Quale altra esperienza terribile dovette affrontare Cestmir nel
maggio 1972? Abbiamo già detto che il mese di maggio è ricorrente
nel bene e nel male nella vita di Cestmir Vycpalek. Credo che il 5
maggio 1972 lui abbia affrontato, reagendo bene, da uomo forte e
saggio, un dolore enorme, indescrivibile, sicuramente ancora più
grande di quello che aveva provato nel campo di concentramento di
Dachau. Cosa può essere più crudele di un campo di concentramento?
La morte di un figlio. Sopravvivere al proprio figlio è contro
natura. Decidere di sposarsi in età molto giovane denota già grande
maturità, essere capace di progettare assieme al proprio compagno o
compagna una famiglia, decidere di mettere al mondo un essere umano
che sarà tuo figlio per sempre, dal quale non potrai mai separarti,
denota non solo maturità, se è un atto consapevole, ma anche
un’estrema generosità. Ebbene, Il 5 maggio 1972, il più grande
progetto che un essere umano possa concepire, molto più grande di
una vittoria calcistica , molto più importante di uno scudetto,
veniva spezzato brutalmente. Papà Cestmir era come un architetto con
tanti bei palazzi progettati attorno a lui, ancora splendenti, ma il
più significativo era crollato, le macerie erano lì, dinanzi a lui e
non poteva far finta di non vederle e non poteva far finta di non
capire che suo figlio era vittima di una delle tante ‘misteriose’
stragi italiane, ufficialmente conclusasi in modo vergognoso,
colpevolizzando i piloti. La tragedia di Montagnalonga ha
rattristato e tuttora rattrista tutti gli italiani onesti.
Grande Cestmir, ti ammiriamo come calciatore e allenatore, ma
l’esempio che ci hai dato con la tua capacità di accettare il
dolore, contenendo con notevole forza d’animo quella rabbia, che
prorompe quando si è di fronte a certe situazioni inaccettabili, ci
ha insegnato molto. Tu hai saputo trasformare il dolore in capacità
di comprendere e di proseguire nel cammino esistenziale con grande
determinazione. Credo che tu abbia rivisto a Montagnalonga lo
spettro di Dachau. E c’è questo spettro, permane, eppure noi
italiani, che crediamo nel lavoro, nella giustizia, nella equità
sociale, siamo certi che un Italia migliore può rinascere.
E arrivò per Cestmir un altro mese di maggio, quello del 2002, la
Juventus festeggiava un altro scudetto e a Palermo un galantuomo, un
uomo vissuto tra grandi gioie e grandi dolori con ammirevole
equilibrio, un uomo che al suo prossimo aveva di frequente elargito
sorrisi e frasi gentili, un grande calciatore, un grande allenatore,
brillante esempio di virtù sportive, si avviava verso l’ultimo
traguardo, quello che ci consente di giungere a quella luce, che mai
si spegne, donandoci la pace, la gioia, la vita vera, che non teme
nessun dolore.
Il ricorrente mese di maggio era arrivato per l’ultima volta.
Nella celebre ‘Canzone di Piero’ di Fabrizio De Andrè c’è una frase,
che fin da bambina, quando spesso sentivo questa canzone, una delle
preferite, allora, del mio fratello maggiore, mi aveva
colpita:”Morire di maggio, ci vuole tanto, troppo coraggio”. In
effetti una grande qualità di Cestmir è stato il coraggio, e, a
pensarci, un altro uomo, molto coraggioso, che ad un’altra
disciplina sportiva ha dato tanto, è morto il 1° maggio. Era il 1°
maggio 1994, un uomo, vissuto anche lui tra grandi gioie e grandi
dolori, ci lasciava, in giovane età, e solo alla sua morte si seppe
quanto stava facendo per gli ‘ultimi’ del suo Paese, che per lui
erano i primi. Si chiamava Ayrton Senna e con il suo operato ci
insegnò che le buone azioni devono essere accompagnate dal silenzio,
o perlomeno da molta discrezione, altrimenti perdono la loro
caratteristica di buone azioni e diventano tutte quelle pagliacciate
chiamate con il nobile termine di beneficenza, ma sono ben lontane
dall’esserlo veramente. Quante persone ho conosciuto, che, come in
certi Film dell’indimenticabile Alberto Sordi, come immagine hanno
la Presidenza di un’Opera Pia, e poi … hanno la licenza di compiere
qualsiasi nefandezza, anche di portare alla rovina la gente, che in
seguito, con ipocrisia, provvederanno ad aiutare, creandosi così un
vasto clientelismo.
Parlando di Cestmir, abbiamo anche messo il dito su tante piaghe
italiane, che in questi ultimi anni, essendo certe società
calcistiche blindate per i veri sportivi, ma assai aperte a certi
entourage (S.p.A. please), sone le piaghe in definitiva di buona
parte del calcio italiano.
Cestmir Vycpalek, forse non tutti lo sanno, era lo zio materno di
Zdenek Zeman. Avendoli conosciuti entrambi, Cestmir per pochi minuti
quando ero una ragazzina, Zdenek recentemente ad una conferenza
stampa, la sua voce era talmente esile, non si sentiva nulla e i
giornalisti sono stati invitati a leggere il ‘labiale’, ebbene,
questi sono i miei ricordi: di Cestmir ricordo il sorriso, di Zdenek
ricordo il non sorriso. Con dei ragazzi, a Milano, nell’estate del
2005, avevamo deciso di andare a Lecce a raccogliere firme di
solidarietà per Zeman, poi, come spesso succede, mi sono ritrovata
da sola a Lecce a chiedere firme di solidarietà … . Avevamo tanta
stima per lui, che poi è in buona parte crollata, perché essendo dei
veri sportivi non ci sono piaciuti certi suoi atteggiamenti
divistici ed in quanto allenatori di calcio, io stessa sono
un’allenatrice, non riusciamo a capire perché insista con certi
schemi, con certe strategie perdenti. Oso rivolgergli un appello,
che sicuramente non leggerà: Zdenek, ti vogliamo di nuovo in
panchina, ma non lasciarti coinvolgere troppo dai giornalisti e
soprattutto dai cosiddetti VIP, vivi in modo semplice, quasi
defilato ed avrai idee più brillanti per allenare la tua squadra, il
silenzio mediatico aiuta molto. Soprattutto cerca di valutare molti
schemi, molte strategie di gioco, non una sola, e non distruggere i
calciatori con allenamenti infiniti, siamo degli esseri umani, non
dei robot, per fortuna… arcata del piede … tot joule in termini di
lavoro … tendine d’achille, ecc., ricordi la tua tesi di laurea in
medicina sportiva? Sei anche una persona colta, preparata, ritorna,
ma smetti di fumare, te lo dice una che ha perso il suo amatissimo
papà per questo maledetto vizio.
Daniela Asaro
Romanoff
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