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    Giuseppe Papadopulo:"La preparazione di una squadra di calcio, mettendo al primo posto il fattore umano"
    Autore: Daniela Asaro Romanov | Sito web
 

" Nella vita bisogna essere sempre disponibili verso le altre persone. Io tengo presente, quando sto parlando con un giornalista, che questa persona fa un lavoro ben preciso, se io non parlo, non è possibile per il giornalista che è venuto ad intervistarmi, lavorare, perché per questo lavoro è fondamentale la comunicazione. Ritengo che sia utile, direi indispensabile, comunicare e anche confrontarsi. Ho sempre avuto un buon rapporto con gli addetti alla comunicazione, anche a Roma, a Palermo, a Siena"

      Giuseppe Papadopulo ha inoltre una grande apertura verso gli 'apprendisti' per quanto riguarda il 'mestiere' di allenatore, non chiude le porte ai giovani, a quelli che iniziano. L'ho visto visionare con grande attenzione una scheda relativa a strategie di gioco, compilata da un 'apprendista', l'ho sentito dirgli con molta umiltà che certi spunti potevano servirgli e, come voto, gli ha dato un 10 e lode, premiando soprattutto la passione, l'impegno e l'entusiasmo dell'aspirante allenatore. E' molto raro, negli ambienti calcistici attuali, incontrare allenatori che mettono il fattore umano al primo posto. Io ho conosciuto Silvio Baldini, che attualmente allena il 'Catania' e posso dire che anche lui ha delle straordinarie qualità umane. Un mio conoscente ha incontrato Del Neri e Serse Cosmi, mi ha parlato di loro con grande entusiasmo e, come fosse una situazione del tutto incredibile, ha affermato che non si sono montati la testa, in effetti è eccezionale, oggigiorno, non essere dei 'montati' negli ambienti del 'dio calcio' e del 'dio quattrino'.
      Dopo questa riflessione ritorniamo al gioco, ma prima vorrei aprire una parentesi e dirvi che Mister Papadopulo mi ha colpito molto per la chiarezza di idee e per il suo adoperare la lingua italiana sempre in modo appropriato, il vocabolo giusto al momento giusto, frasi che si intrecciano in modo armonioso e, cosa notevole, anche quando viene interrotto e c'è una certa confusione attorno a lui, non perde mai il filo del discorso, lo tiene in pugno, come tiene in pugno la squadra, ma il suo è un pugno lieve, coordinato da pensieri fondamentalmente buoni.. . Chiudo la parentesi.
       Papadopulo mi fa l'esempio delle coordinate cartesiane e ribadisce che
il calcio è essenzialmente lì, tra quelle coordinate, nel senso che l'allenatore ed i calciatori devono saper gestire al meglio gli spazi, tenendo conto di una tempistica da non affidare sicuramente al caso, ed è necessario raggiungere una sintonia di pensiero con undici persone: impresa non facile. Bisogna sincronizzare i pensieri verso un'unica direzione, per organizzare in maniera sincronica una tattica di gioco, un pensiero di gioco, un pensiero tattico.
Prima di una seduta di allenamento Mister Papadopulo raduna la squadra, presenta loro il programma giornaliero sia nei modi che nei tempi, quindi il giocatore, quando è in campo, sa cosa andrà a fare in quella seduta di allenamento e in che tempi lo andrà a fare.
Per il giocatore quindi, quando entra in campo, non ci sono delle sorprese che possono disorientarlo e stressarlo, il calciatore sa già come gli è stato chiesto di allenarsi quel giorno.
       Secondo Mister Papadopulo
è un obbligo per gli allenatori, non sicuramente solo un optional, recuperare al massimo le potenzialità di ciascun elemento, non bisogna mai abbandonare l'idea di poter trarre delle positività anche da quelli che in certi momenti potrebbero sembrare non essere in grado di offrire delle garanzie. Deve prevalere il buon senso tra allenatore e calciatori, affinché si realizzi un certo progetto. Il buon senso fa ottenere i risultati che contano. Se non prevale il buon senso c'è un escludersi a vicenda e non ci sarà mai un vincitore, ma soltanto due sconfitti. E' importante che l'allenatore abbia ascendente sui giocatori, attraverso la personalità, attraverso il comportamento, l'allenatore deve dare un esempio attraverso il modo di vivere quotidiano. Non si può parlare bene e razzolare male, a quel punto ci si sconfessa due volte.
       Anche Giuseppe Papadopulo, come tanti altri 'addetti ai lavori' in Italia e nel mondo, ha ammirato e continua ad ammirare la forza, l'onestà di pensiero, la coerenza di Dino Zoff, dimostrata in varie occasioni,
la coerenza è un bene inestimabile e oggigiorno è piuttosto rara.
E' necessario che nell'ambito della squadra ci sia un rispetto dei ruoli ed è l'allenatore che lo deve determinare, perché ha delle responsabilità che vanno oltre quelle del giocatore. Per quanto riguarda i valori ed una certa dirittura morale è importante che l'allenatore dia degli input al gruppo, alle parole devono far seguito i fatti.
"Se io passo vicino ad una persona che conosco e non la saluto, non posso pretendere che quella persona il giorno dopo mi saluti, potrebbe non salutarmi e non devo dispiacermi di questo comportamento, dal momento che io non ho agito bene. Quindi se c'è un rispetto dei ruoli, se c'è buona educazione e coerenza soprattutto, non è necessario che chiunque mi veda, mi debba salutare per primo. Quando si entra in campo il ruolo dell'allenatore è un ruolo diverso, quando si esce dal campo con il calciatore si può anche parlare del più e del meno."

       Mister Papadopulo concorda con le opinioni di molti 'addetti ai lavori', probabilmente, anzi sicuramente, quando si vedono, come ai Campionati del Mondo del 2006, giocatori di varie nazionali arrivare stanchi al secondo tempo, ciò è dovuto al fatto che ci sono troppe partite, troppi campionati e ai mondiali si arriva stressati. Ci sono troppi impegni e troppi accumuli agonistici portano parecchi disagi.
Per quanto concerne le strategie di gioco, p
er essere competitivi, bisogna lavorare sul particolare, analizzare gli avversari, visionari molti video-partita con la massima attenzione, perché il particolare fa la differenza. Deve esserci una valutazione critico-analitica, lavoro in campo, ma anche molta analisi, molto studio.
       Secondo Papadopulo i tre tempi di mezz'ora, di cui si parla, avrebbero troppe pause, il gioco sarebbe meno intenso e quindi meno interessante. Suddividere la partita in tre tempi è un'idea, ma quasi sicuramente rimarrà tale.
Mister Papadopulo
crede in una strategia di gioco a 360°, non privilegia la difesa, non privilegia l'attacco. Non ci può essere una difesa se non c'è l'attacco, non ci può essere un attacco se non c'è una difesa. Difesa e attacco devono essere degli anelli tra loro collegati, anzi collegatissimi. Il Mister fa l'esempio di un ponte, per costruirlo in modo che non crolli si deve essere sicuri che da tutte e due le parti, da esso collegate, le fondamenta siano stabili e allora ecco che il ponte può essere utile... se si può contare su un'ottima difesa e su un valido attacco, si ha una partita equilibrata... e se il ponte regge, di sicuro ci può condurre ad altri buoni risultati.

       Ringrazio Giuseppe Papadopulo per la sua gentilezza e disponibilità. Spero di poter offrire ai lettori un ulteriore approfondimento sul 'metodo Papadopulo', una seconda parte dell'intervista, che è stato necessario interrompere per impegni sopraggiunti del Mister, in cui si possa focalizzare la nostra attenzione sulla gestione degli spazi in allenamento e in partita e parlare della preparazione fisica, bagaglio prezioso di ogni calciatore. Ringrazio anche i lettori, ai quali spero di aver fornito delle notizie utili.  
Daniela Asaro Romanoff  

 

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