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  La destrezza nel calcio del duemila
  Autore: Luciano Montesardi - All. di Base nel Settore Giovanile del Lecce | Fonte: AIAC
 

Dopo anni di rigido "sacchismo", fedeli agli insegnamenti del piccolo grande uomo di Fusignano, i miei più illustri colleghi hanno rispolverato la vecchia figura della mezzapunta che non era né 9 né 10 ma 9 e 1/2, come Platini amava definire il Del Piero prima maniera. Al di là degli indubbi vantaggi tattici derivanti dallo scaglionarlo tra le due linee di contenimento avversarie si offre così a questa importante pedina del proprio scacchiere tattico la possibilità di riassumere le proprie creatività ed abilità in gestualità spesso decisive nel contesto di una gara. Si pensi all'abilità di Zidane nel danzare sulla palla prima di intuire la verticalizzazione vincente o all'agilità del funambolo Cassano. L'immenso Diego Armando Maradona era tanto abile quanto agile: in lui l'espressione della destrezza trovava pieno compimento. Ma cos'è la destrezza? Dizionario alla mano trovo destrezza e leggo: agilità nel muoversi. Abilità nel fare qualunque cosa, specie con le mani. Rimango sorpreso dall'ultima dicitura, quel "specie" con le mani, perché continuo a pensare a Maradona ed allo sport più amato e praticato nel pianeta. Ne deduco che applicato al calcio farebbe: agilità nel muoversi con palla e senza. Abilità nel fare qualunque cosa, specie con i piedi. In altre nazioni d'Europa, ad un tiro di schioppo dal belpaese, qualche tecnico coraggioso è riuscito a far coesistere là nel limbo della tre quarti gente come Zidane, Diorkaeff, Henry e se non ricordo male ha bissato, in Euro 2000, il titolo mondiale 2 anni addietro conquistato in patria; poco importava al Sig. Lemerre che la sua creatura fosse quasi mai corta e stretta in campo e le scalate difensive spesso tardive o inconsuete; palla lì davanti a quei tre per il trionfo della Francia e delle abilità individuali sulla rigida organizzazione tattica. Oggi, dalle nostre parti, ci prova Giovanni Trapattoni a tener dentro, insieme, Fiore, Totti e Del Piero ed io gli faccio i migliori auguri. In entrambi i casi, ma si potrebbe generalizzare, è manifesta la volontà di riaffidarsi all'estro, all'abilità ed all'agilità di talenti presunti o consacrati estrapolandoli da vincoli o consegne rigide e massacranti: è l'esaltazione della destrezza, il suo trionfo sulla monotonia delle masse muscolari dei pachidermi tedeschi. Un trionfo che però, di contro, deve far balenare in ognuno di noi, istruttori e tecnici, un dubbio lecito: si lavora sulla destrezza o lasciamo che il fiorire di un giovane talento sia solo il frutto di un disegno divino. I giocatori più famosi, quelli su citati ma anche tutti gli altri, coltivano giorno per giorno le proprie abilità che in parte sono innate, per il resto frutto di quotidianità di lavoro che, a ritroso nel tempo, trova esaltazione nel periodo di addestramento tipico del settore giovanile laddove la destrezza, o meglio il miglioramento di questo imprescindibile requisito, può divenire aspetto ancorché di formazione addirittura di selezione se mirato alla formazione dei giovani talenti del futuro, in un calcio che continua ad avvalersi dell'estro di giocatori irrazionali. Riconosciuto nel settore giovanile l'ideale contesto per il perfezionamento e l'esaltazione delle virtù proprie, come intervenire per migliorare allora le doti di destrezza in un giovane calciatore? Ammesso (ma ahimè non concesso!) che i giovani calciatori siano padroni delle singole gestualità tecniche onde gestirle in situazione e abbiano fatto propria la cultura del movimento, il cui insegnamento implica profonde conoscenze di campo e la necessità di innumerevoli interventi da tergo che devono essere considerati prioritari rispetto ad altri requisiti erroneamente ritenuti tali in età giovanile (vedi, ad esempio, il mantenimento comunque di una elevata intensità di lavoro a discapito della corretta esecuzione del gesto) si tratta di agire, modificandoli, sui parametri caratteristici che governano l'aspetto:
- spazio
- tempo
- contesto di situazione.
Una singola gestualità, o una combinazione delle stesse, riproposta in contesti differenti a differenti intensità richiede infatti ancorché l'adattamento alla nuova situazione una concentrazione sempre massimale che scongiura il reale pericolo dell'inerzia dovuta alla ripetitività

 

Esempio 1

 
Due allievi, A e B, partono a una distanza relativa di 5 metri;
Si scambiano reciprocamente posizione muovendosi idealmente in direzione orizzontale ed in regime do coordinazione intersegmentaria (es. circonduzione contrapposta A. S/ doppio passo saltellato A. I) prima di descrivere, nelle immediate vicinanze del cono, una rotazione a 360° attorno allo stesso, in avanti o a ritroso.
2) Affrontano quindi una gabbia e, ivi, in regime di pura coordinazione affrontano ognuna delle quattro aste nella sequenza indicata e nei due sensi, passando sempre per il centro ( avanti - dietro - avanti - b/c, sx, dx, dx - sx). Ad ogni successo parziale corrisponde l'assegnazione di un punto; lo stesso punteggio può essere raddoppiato.
3) trasformando in rete (calciando rigorosamente con l'interno del piede) un preciso assist del portiere prima che lo stesso provi ad impedirne la realizzazione. Due allievi, A e B, muovendosi in maniera simmetrica, duellano in quattro diverse stazioni.  
- conduzione laterale in rullata
- "flipper attraverso l'apposita miniporta
- Doppia "ballerina" salendo sulla palla
- Slalom a tema libero  Ad ogni successo parziale corrisponde l'assegnazione di un punto; lo stesso punteggio può essere raddoppiato.
5) appoggiando la palla in rete dopo aver eluso l'estremo tentativo del portiere in situazione di 1:1
 

Esercitazione 2

 
Il tempo diviene allora indice di valutazione primario e l'assillo di un cronometro può esaltare le doti di destrezza nel giovane calciatore. Quando il materiale umano a disposizione sia notevole, numericamente parlando, occorre essere accorti alle inevitabili code di attesa; diviene allora consigliabile organizzare stazioni di lavoro identiche e simmetriche in cui lo stimolo scaturisce dalla competizione in coppia; l'introduzione di opportune penalità garantirà il giusto rapporto qualità-intensità. E' il caso dei circuiti di destrezza, a secco o con la palla, che inseriti in apertura di seduta subito dopo una breve fase di adattamento e quotidianamente nel contesto di un microciclo settimanale di lavoro, trovano l'allievo nel pieno delle sue potenzialità organiche (fig. 1e 2 ). Circa la didattica di approccio ai singoli circuiti è bene procedere nel rispetto del principio della gradualità del carico tecnico-motorio passando dal semplice al complesso, dal noto all'ignoto. Nell'ambito delle diverse stazioni di uno stesso circuito può essere altresì interessante proporre una gradualità di carico all'inverso: ogni ragazzo trae infatti enorme carica psicologica dal superare brillantemente l'iniziale impegnativa stazione finendo per affrontare le rimanenti in grande sicurezza. Perché l'impegno risulti massimale per tutta la durata dell'esercitazione bisogna altresì prevedere per gli stessi circuiti una soglia temporale, non oltre gli 8"- 10" per capirci, superata la quale e specie in presenza della palla la produzione di lattato nei muscoli tende a pregiudicare sensibilmente la prestazione tecnica. E' molto bello vedere all'opera due compagni misurarsi in un circuito di destrezza specie se l'istruttore è attento e sa prevedere coppie ben assortite dando ad ognuno dei duellanti, anche di tanto, l'opportunità di prevalere ed assaporare il gusto della vittoria. I circuiti devono continuamente esser oggetto di rielaborazione al fine di mantenere desti motivazione ed interesse nei nostri giovani; l'inserimento, al culmine, di una gestualità tipica del nostro sport (una conclusione in porta, un cross in corsa ecc.) ben si presta allo scopo. La realizzazione di questi modelli di lavoro può anche essere dispendiosa necessitando di materiale vario e di una preventiva pianificazione e realizzazione. I risultati sono però garantiti e con questi la coscienza di aver lavorato su un requisito imprescindibile nel calcio.

 

 

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