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La S.E.F. Torres nacque
a Sassari nel giugno del
1903. Le primissime
riunioni, risalenti ai
primi mesi di
quell'anno, si ebbero in
un magazzino di
proprietà del professor
Camillo Sattabranca, in
vicolo Bertolinis.
L'idea di costituire una
polisportiva a Sassari
fu opera di uno dei suoi
soci fondatori: il
professor Berlinguer, a
cui va anche il merito
della scelta del nome
Torres alla Società
Educazione Fisica.
La Torres, come società
calcistica, fece il suo
esordio nell'ambiente
sportivo cittadino
soltanto a metà degli
anni venti. Nell'agosto
del 1926, contro la
Terranovese, si disputò
la prima partita
ufficiale sul campo
dell'Acquedotto. Le due
formazioni si erano già
affrontate in altre
circostanze, ma mai in
un clima di così grande
entusiasmo. In maglia
rosa, i sassaresi
scesero in campo nel
seguente ordine: Fois
(cap.), Dessì, Gobbi,
Brecchi, Berlinguer,
Sanna, Spinelli, Mura
Giovanni, Carbonetto,
Mura I, Mura II. I
sassaresi vinsero, in
quell'occasione, per 4-1
e concessero il bis
nella partita di
ritorno, questa volta
sul campo di Terranova.
La vittoria in trasferta
per 2-0 fu accolta con
un tale entusiasmo che
il presidente Conte di
Sant'Elia offrì ai
giocatori, rientrati
dopo la gara in città,
un vermouth nel celebre
"Cafè Abbondio". Per
molti anni la città di
Sassari garantì sport a
buoni livelli. La
mancanza di strutture
idonee rese difficile
l'avvicinarsi allo sport
per molti atleti sardi.
Fu merito della Torres
Calcio che lo scenario
sportivo provinciale
iniziò a prendere
coscienza delle proprie
potenzialità e
sull'esempio della
formazione sassarese
nacquero squadre come
l'Ilva, il Tempio, il
Sorso, L'Olbia,
l'Alghero, l'Argentiera,
futuri trampolini di
lancio per molti atleti
dell'isola. La Torres
approdò al campionato di
I° Divisione (l'attuale
serie C) nel 1932.
Compagini come il
Perugia, il Grosseto, il
Foggia, l'Arezzo, il
Foligno, fecero il loro
esordio all'Acquedotto.
Alla fine della
stagione, la formazione
sassarese, nonostante
fosse esordiente in
quella categoria, si
piazzò al quarto posto
alle spalle del Perugia,
promossa alla Serie B
soltanto per un soffio.
Gli anni successivi non
furono all'altezza delle
aspettative e la squadra
sassarese non andò oltre
il settimo e l'ottavo
posto. Questa una delle
formazioni rossoblù
negli anni trenta: Piras,
Bozzo A., Macis, Vercesi,
Piciaredda, Casazza,
Laom, Marongiu,
Serradimigni I, Farina,
Castagneto. Qualche anno
dopo, l'alto costo del
campionato costrinse la
Torres a compiere dei
tagli economici che
costarono il ritiro
della squadra a metà
torneo. L'attività
agonistica riprese
lentamente nel 1939 per
merito di uno dei più
grandi personaggi della
storia della Società:
Antonino Diana, socio
fondatore e presidente
onorario.
Il dopoguerra
Con la chiamata alle
armi in occasione del
secondo conflitto
mondiale, tutte le
attività sportive si
dovettero interrompere e
molti atleti rossoblù
partirono per il fronte.
La formazione della
Torres degli anni
'40Scorreva l'anno 1941.
Ci vollero ben tre anni
prima di rivedere a
Sassari una partita
ufficiale.
Il 24 settembre 1944 un
gruppo di ex calciatori
ricostituì la squadra e,
per gentile concessione
della Commissione
alleata, i rossoblu
giocarono contro gli
inglesi della R.A.F.,
inaugurando così la
nuova stagione
agonistica. La Torres
vinse 4-3, reti di
Chiappe, Moi, Arca e
Mastino. Questa la
formazione che vinse
contro gli inglesi:
Zolezzi, Dongu,
Sciascia, Arca, Desole,
Era, Mastino, Moi, Piras,
Sau, Chiappe. Le prime
partite ufficiali furono
giocate nel "Campo
Sociale della Torres" e
il costo del biglietto
oscillava dalle 15 £ per
le tribune alle 10 £ per
il prato.
Lo stadio Acquedotto
riaprì le porte al
calcio giocato soltanto
a metà ottobre del 1944,
con la partita ufficiale
Torres - Cagliari. Sotto
un vento impietoso, i
sassaresi si
aggiudicarono quella
partita per 1-0, goal al
6' minuto di Torricelli,
militare di leva a
Sassari in quel periodo.
A metà novembre iniziò
il campionato di I°
Divisione e,
all'esordio, i rossoblu
archiviarono la pratica
Pirri con un secco 3-1.
Il 18 gennaio del 1945,
si ebbero le elezioni
per le cariche sociali e
il Consiglio direttivo
affidò la presidenza ad
Aldo Berlinguer con
Ignazio Satta vice
presidente. La Torres
dovette accontentarsi,
in questa stagione, del
quarto posto, mentre il
Cagliari, vincendo il
campionato, approdò alla
Serie C.
Per festeggiare
l'evento, arrivò
all'Acquedotto la
formazione bianconera
della Juventus e, in
quella partita,
Giampiero Boniperti fece
il suo esordio con la
maglia bianconera.
Purtroppo, la stagione
successiva non fu molto
esaltante e la Torres si
trovò subito invischiata
nella lotta per non
retrocedere.
La sterilità in attacco
della formazione guidata
da Gnemmi, nella doppia
veste di allenatore -
giocatore, fu
all'origine del tracollo
torresino e nemmeno
l'arrivo della punta
Catesi servì a
risollevare le sorti
della Società rossoblu.
Alla fine del
campionato, la Torres si
piazzò al penultimo
posto in classifica e il
presidente Pani,
impossibilitato a
continuare il mandato,
rassegnò le dimissioni.
Al suo posto, subentrò
Giuseppe Tomé, eletto
presidente il 26
settembre dello stesso
anno.
Più positiva la stagione
1948/49. Il 2-2 contro
la temibile formazione
dell'Argentiera rivelò
una formazione forte in
tutti i reparti e
l'arrivò dell'estremo
difensore Luciano
Casadei garantì
sicurezza al reparto
difensivo e permise ai
rossoblu di
classificarsi al terzo
posto in classifica,
alle spalle dell'Italpiombo
e del Monteponi.
Gli anni '50
Gli anni 50 riecheggiano
come macigni nella
memoria del popolo
rossoblu. Sono gli anni
di Lepri, Umberto
Serradimigni e Vanni
Sanna.
La formazione della
Torres nel 1951In quegli
stessi anni arrivarono
alla corte del dott.
Maccari, allora
presidente della Torres,
allenatori che fecero la
storia dello sport
sassarese: Latella,
Plemich e l'ungherese
Kincses.
Nel 1950, il
finanziamento di cinque
milioni a fondo perduto
per la costruzione di
nuove tribune e di un
nuovo impianto di
drenaggio, consentirono
alla società sassarese
di ultimare i lavori di
ristrutturazione dello
stadio e del campo. La
pista d'atletica e le
nuove tribune furono
completate solo nel
1953.
Costruita per un
campionato di vertice,
la Torres affrontò le
fasi finali del
campionato di I°
Divisione, girone nord,
con la consapevolezza di
essere la squadra da
battere. La sconfitta
per 5-3, nella
finalissima contro i
biancocelesti dell'Ilvarsenal,
allontanò il sogno di
una possibile promozione
e la possibilità di
confrontarsi con le
squadre più blasonate
della penisola.
La formazione della
Torres nel 1953 Sotto la
guida dell'esperto
Latella, i rossoblu
provarono l'anno
successivo l'attacco al
primato in classifica.
Con la vittoria per 5-0
contro la formazione
maddalenina del Cral
Marina, la Torres
battezzò con un secco
5-0 la stagione 1950/51.
Questa la formazione che
mister Latella schierò
all'esordio: Campus,
Gnocchi, Maggi, Arca,
Scavio, Serradimigni II,
Puttinati, Sanna,
Bardanzellu, Meridiani,
Grisetti.
Per dovere d'ospitalità,
la Torres disputò quella
partita con la maglia
blu, lasciando agli
ospiti il diritto
d'indossare la casacca
rossoblu, colori simbolo
di entrambe
formazioni.Con una sola
sconfitta al passivo, la
Torres vinse il
campionato di I°
divisione quasi senza
colpo ferire e Vanni
Sanna, con 21 reti, si
piazzò al secondo posto
nella classifica dei
marcatori.
Nel girone sardo -
laziale del campionato
di promozione, la Torres
contese il primato in
classifica alla Romulea
e al Monteponi. Il passo
falso del Monteponi a
Terracina e della
Romulea a Frascati
consentì ai rossoblu
l'aggancio alle prime
della classe. La
penultima giornata
avrebbe deciso la regina
del campionato.
Sul terreno amico
dell'Acquedotto, i
sassaresi giocarono la
gara della vita contro
la capolista Monteponi.
Privi delle due mezzali
titolari e con Vanni
Sanna a mezzo servizio,
i sassaresi non
riuscirono ad arginare
lo strapotere della
formazione ospite che,
con la rete di Tartara
al 17', espugnò il
bunker rossoblù. Il
terzo posto in
classifica consentì
ugualmente l'accesso al
campionato denominato di
IV° serie.
A seguito della riforma
Barassi, le prime tre di
ogni girone del
campionato di Promozione
e le retrocesse dal
campionato di serie C
andarono a costituire un
nuovo campionato
denominato di IV° serie,
suppletivo a quello di
promozione.
Costruita per un'annata
di transizione, la
Torres disputò la
stagione 1952/53 con un
rendimento molto
alterno, ottenendo i
punti della salvezza in
casa contro l'Arezzo.
L'arrivo dell'allenatore
Plemich e l'acquisto
della punta Lepri
garantirono gioco e
continuità di
rendimento.
Di notevole importanza
la quaterna rifilata al
Monteponi nella stagione
1954/55. In quella
circostanza, Lepri con
tre reti fu il mattatore
di quella gara. Con la
sconfitta decisiva in
casa del Frosinone per
2-1, la Torres dovette
abbandonare
definitivamente le
speranze di un possibile
aggancio al Colleferro
che, al comando della
classifica sin dalle
prime giornate, guadagnò
meritatamente la
promozione in serie C.
Gli anni d'oro della
formazione rossoblù
continuarono con
l'arrivo, nella stagione
1957/58, dell'ungherese
Kincses che riuscì a
dare alla squadra
fiducia nei propri mezzi
ed un'organizzazione di
gioco insolita in un
campionato di serie C.
La manovra si dimostrò
subito ariosa e
ficcante, specie sulla
fascia sinistra, dove le
accelerazioni di Cadé
portarono più di
un'insidia alle maglie
delle difese avversarie.
Formazioni come
l'Avezzano, la Squibb e
la Romulea trovarono,
questa volta, una
formazione isolana
veramente competitiva
che si giocò l'accesso
al campionato superiore
sino alla fine, cedendo
lo scettro solo
all'ultima giornata
quando il pareggio per
2-2 sul campo dello
Spoleto consegnò il
primato in classifica
alla squadra romana
della Squibb.
Rinforzata di nuovi
elementi, la Torres
vinse il campionato di
IV° Serie l'anno
successivo, con Remo
Galli nuovo allenatore
rossoblù. Un girone
d'andata pressoché
perfetto consentì ai
rossoblù di vincere il
torneo con quattro
giornate d'anticipo.
Lepri, con 24 reti,
arrivò secondo nella
classifica dei goleador
più prolifici. Questa la
formazione tipo del
campionato 1958/59:
Mistioni, Bisiacchi,
Colusso, Marchisio,
Fogli, Milan Sebastiani,
Sabattini, Travison,
Cadé, Lepri.
Gli anni '60
La formazione della
Torres 1959-60
All'inizio degli anni
60, il ritorno di Vanni
Sanna nello scacchiere
rossoblù, garantì alla
Torres più fantasia in
fase offensiva.
I risultati, in ogni
modo, altalenanti non
consentirono alla Torres
un piazzamento diverso
dalla sesta posizione
ottenuta nella stagione
1962/63 nel campionato
di Serie C.
Dopo 10 anni alla guida
della Società rossoblù,
lasciò la presidenza
Tonino Maccari.
Gli subentrò un gruppo
di dirigenti che
affidarono la squadra
alla capacità
tecnica dell'allenatore
Piacentini.
Il settimo posto nella
stagione 1963/64 mise in
luce pregi e difetti di
una società proiettata,
forse, in una dimensione
oltre le proprie reali
potenzialità.
Il talento di Lepri,
abile nel dribbling e
nel cercare la via del
goal, e la velocità
dell'esterno sinistro
Milani furono troppa
poca cosa per una
formazione che aveva
nella promozione
l'obiettivo principale.
Questi i ragazzi
schierati da Piacentini
in quell'anno: Biagi,
Sabattini, Colusso, Zini,
Fogli, Cavallini, Nardi,
Galli, Galasi, Milani,
Lepri.
La formazione della
Torres 1961-62 che
sconfisse il Cagliari
all'Acquedotto L'anno
successivo la situazione
peggiorò rapidamente
rimanendo coinvolto
nella bagarre generale
persino lo spogliatoio.
In quell'anno i rossoblù
si piazzarono al decimo
posto e, nemmeno le
ottime partite giocate
contro la capolista Pisa
e quella al cardiopalma
contro l'Anconitana
furono sufficienti per
salvare la panchina del
tecnico rossoblù.
L'arrivo di Varo
Bravetti, proveniente
dal Perugia, come
General Manager al posto
di Allasio portò
esperienza in casa
rossoblù.
Il nuovo "diesse" puntò
tutto sull'acquisto di
un terzino e di un
mediano che
garantissero, al
centrocampo,
quell'assetto del tutto
assente gli anni
precedenti. Arrivarono,
così, Vaiani e Ripari.
La squadra fu affidata
al dott. Bosi, prima di
allora allenatore del
Perugia.
Gli schemi del nuovo
tecnico non furono
supportati dai risultati
e, dopo 4 sconfitte
consecutive, la Torres
optò per il suo esonero.
Alla 17° giornata,
Bravetti assunse
l'incarico d'allenatore
d'emergenza e, con il
suo entusiasmo, portò i
ragazzi di Sassari ad
una vittoria scaccia
crisi sul campo di
Pistoia. L'esperienza di
Bravetti consentì alla
formazione rossoblù di
salvarsi con qualche
giornata d'anticipo, un
ottimo risultato
considerando il momento
buio d'inizio
campionato.
L'anno seguente, Vinicio
Viani accettò l'incarico
di allenare la
formazione rossoblù e
Bravetti ritornò alla
mansione di direttore
sportivo. Il campionato
fu abbastanza deludente
e la Torres si piazzò al
12° posto.
Gli ultimi anni non si
discostarono molto dai
precedenti. L'arrivo di
Tonino Colomban come
allenatore portò nuova
linfa vitale in casa
rossoblù e le speranze
di un campionato di
vertice aumentarono con
l'arrivo di nuovi
rinforzi, tra cui
Antonello Cuccureddu,
che diventerà qualche
stagione più tardi
pedina fondamentale
della difesa Juventina.
Le aspettative si
rivelarono alquanto
infondate ed i risultati
altalenanti portarono la
squadra ad una stagione
fallimentare. La tecnica
dell'undici rossoblù era
d'indubbio valore ma la
mancanza di una panchina
lunga fu alla basedei
risultati poco
soddisfacenti.
L'unica nota lieta di
quell'anno fu la
promozione, a metà
stagione, di Umberto
Serradimigni come
allenatore
professionista.
Questa la formazione
che, nel campionato
1967/68, si piazzò al
decimo posto: Zaccheddu,
Missio, Morbidoni,
Cuccureddu, Bertolazzi,
Polesello, Morelli,
Maiani, Meneghetti,
Nenci, Morosi.
L'anno successivo arrivò
un buon quinto posto ma,
i numerosi contrasti con
Bravetti, spinsero
Colomban a consegnare le
dimissioni.
Con il nuovo tecnico
Biagini, la Torres non
ottenne i risultati
sperati e i rossoblù si
salvarono solo
all'ultima giornata.
Cambio anche ai vertici
della Società con
Giovanni Benassi eletto
nuovo Presidente al
posto di Cenzo Simon. Il
nuovo patron richiamò
Allasio con funzioni di
"diesse" in sostituzione
di Bravetti.
Gli anni '70
La crisi politica che
caratterizzò gli anni
settanta in Italia,
colpì a livello
economico anche la
società rossoblù e,
neanche l'arrivo di
Gianuario Pinna riuscì a
dare una scossa decisiva
all'ambiente sportivo
sassarese.
Con queste premesse, la
squadra fu quella che
assorbì maggiormente il
tracollo, dove le
retrocessioni,
promozioni e soprattutto
esoneri si susseguirono
ripetutamente.
Vale la pena ricordare
la stagione 76/77, nella
quale la Torres si
qualificò quarta nel
campionato di serie D. I
risultanti altalenanti
tra le mura amiche
rappresentarono
l'emblema della crisi
che attraversò la
società in quegli anni.
Se la vittoria esterna
con la Romulea, alla
seconda giornata, si
rivelò una boccata
d'ossigeno, la sconfitta
in casa con la
Fulgorcavi per 2-1,
riportò tutti alla
realtà.
Le accelerazioni laziali
si rivelarono un'arma
micidiale, e l'attacco a
tre punte non diede
scampo alla difesa a
quattro del tecnico
Carradori. A tutto ciò
si aggiunse la condanna
della commissione
vertenze economiche
della lega nazionale
semi professionistica,
che costrinse la società
torresina a versare al
giocatore Ceccherini la
somma di £ 600.000 a
saldo spettanze per
l'anno sportivo 75/76.
I segnali di ripresa
arrivarono già nella
partita con il Velletri,
conclusa a reti
inviolate dove,
nonostante gli
importanti forfait di
Ferrante in difesa,
Guerri a centrocampo, e
Serpelloni e Pittoni in
attacco, la squadra
sassarese mise più volte
il bavaglio all'undici
laziale.
Il passo falso di
Iglesias (0 - 3 in casa
dei sulcitani) fu subito
riscattato
all'Acquedotto con il
Formia quando l'ex
olbiese Di Carlo,
all'esordio in maglia
rossoblù, inventò
letteralmente il goal
partita regalando ai
propri colori la prima
vittoria interna.
I due pareggi
consecutivi con Nuorese
e Calangianus e la
vittoria per 1-0 con il
Latina portarono a
cinque le partite utili
consecutive. In un campo
ridotto ai limiti della
praticabilità, Di Carlo
e compagni imposero ai
laziali il loro ritmo.
Il risultato andò oltre
il goal di misura. Il
Latina si presentò
all'Acquedotto con un
ottimo ruolino di marcia
(una sola sconfitta in
nove gare disputate) e
il timore reverenziale
per la formazione di
Leonardi fu d'obbligo.
Il goal fu realizzato da
Pittorru che, di testa,
indirizzò in fondo alla
rete un tiro cross di
Rotili.
Ma il vero trionfo
arrivò alla 13°
giornata, al Bartolani,
con il Cisterna, dove i
sardi si imposero
per1-0. Sino al goal, la
Torres controllò
saggiamente la gara,
merito di un centrocampo
accorto dove il solito
Rotili, la falsa ala
destra Lombardi, Bravo e
a turno Bonanomi e Di
Carlo furono gli
artefici dell'impresa.
Vittoria d'indubbio
prestigio, sia per la
classifica che per il
morale, dando ragione a
coloro che volevano il
tecnico romano sulla
panchina rossoblù.
Il girone di ritorno,
iniziato all'insegna
dell'ottimismo, portò
due punti
importantissimi nella
sfida con il fanalino di
coda Romulea.
Il tecnico della squadra
ospite Bernardini, nel
tentativo di arginare le
giocate di Di Carlo,
costrinse il suo miglior
difensore Palmieri ad
una marcatura ad uomo
sul fantasista rossoblù.
Il goal arrivò nella
ripresa, con un preciso
rasoterra di Giacometti.
La vittoria sulla
Fulgorcavi per1-0, goal
di Di Carlo, riaccese le
speranze, se non per una
improbabile promozione,
quantomeno per un fine
campionato all'altezza
delle aspettative. Il
sogno rossoblù di
portarsi a cinque punti
dal Bancoroma s'infranse
in terra toscana, dove
nel recupero di
campionato, la Tuscania
si impose sulla
formazione sarda per
2-0.
Lo 0-0 con il
Civitavecchia degli ex
Pellé e Rizzato e il
secco 2-0 con
l'Iglesias, misero in
evidenza i limiti, se
non tecnici, almeno di
carattere dei ragazzi di
Carradori, accusati
dalla stampa locale a
più riprese di poco
impegno, talvolta assai
scarso, profuso dai
singoli sul terreno di
gioco.
Tre pareggi consecutivi
e la sconfitta con il
Formia per 2-0,
allontanarono così
velleità d'alta
classifica.
La settimana successiva,
il Calangianus impattò
all'Acquedotto per 0-0.
La squadra gallurese
impostò una formazione
di tutto contenimento,
imbottita a metà campo
di centrocampisti. Il
derby si rivelò
abbastanza incolore, con
Rotili e compagni
incapaci di imporre il
proprio gioco sul
terreno amico.
La vittoria con il
Sant'Elena per 3-0, reti
di Gavini, Bravo e
Rotili, permise alla
Torres, trascinata da un
superbo Bonanomi, di
raggiungere il quarto
posto, che mantenne sino
alla fine, grazie al
passo falso dei
barbaricini a
Calangianus.
Arrivarono altre
vittorie: 1-0 contro l'Almas
(goal di Di Carlo), 2-0
esterno contro il
fanalino di coda Rieti
(goal di Bravo e Rotili),
ma i numerosi pareggi
che si susseguirono per
tutto il girone di
ritorno non consentirono
ai sassaresi d'ottenere
un piazzamento migliore
del quarto posto,
raggiungendo quel
traguardo minimo che la
società si era
prefissata: la coppa
Cossu - Mariotti,
riservata alle
formazioni di serie D.
La crisi societaria, che
visse in quegli anni la
Torres, si ripercosse
non solo nei risultati
ma anche a livello
dirigenziale e
l'alternarsi di
presidenti alla fine
degli anni settanta ne
fu una prova.
Franco Masala succedette
a Gianuario Pinna, ma i
piazzamenti in
classifica non
migliorarono (un ottavo
e un settimo posto),
sino al campionato 1980
- 81, quando la Torres
centrò la promozione in
C2 sotto la nuova
direzione del presidente
Bastianino Vanacore.
Gli anni di Zola. La
crisi. La rinascita
Alla morte di Bastianino
Vanacore, un triumvirato
composto da Bruno
Rubattu, Silverio
Multineddu e Piero Mele
prese le redini della
Società.
Con una Società sana, i
risultati non si fecero
attendere e, dopo il
quarto posto nel
campionato 1981/82, la
Torres sfiorò la
promozione in C/1 con il
nuovo patron Antonello
Lorenzoni.
Sotto la guida del
compianto Vanni Sanna,
la Torres si giocò sino
alla fine il primato in
classifica, ma dissapori
interni tra la Società
ed il tecnico portarono
all'esonero di
quest'ultimo.
Il 2 marzo, tre giorni
dopo il match contro il
Sant'Elena, il Consiglio
d'Amministrazione, con
delibera unanime,
esonerò Vanni Sanna. Al
suo posto subentrò Mario
Tiddia. Dopo una
stagione altalenante, i
rossoblù si giocarono la
promozione
all'Acquedotto contro la
capolista Prato. La
squadra toscana,
decisamente più forte di
quella sarda, s'impose
per 2-0, goal Vitale e
Venturini, guadagnando
la promozione con due
giornate d'anticipo.
L'anno successivo,
arrivò alla corte di
Lorenzoni Angelo
Domenghini. Il nuovo
tecnico rossoblù
potenziò soprattutto il
reparto offensivo, il
tallone d'Achille della
Torres nelle passate
stagioni.
L'arrivo di Cau portò
maggiore incisività in
avanti, ma i risultati
non arrivarono
ugualmente e dopo tre
pareggi consecutivi con
Olbia, Sant'Elena,
Civitavecchia, lo 0-0 di
Casale, a metà novembre,
costò la panchina del
tecnico rossoblù.
L'arrivo del nuovo
tecnico Roberto Balestri
non portò grosse
modifiche, almeno
tatticamente, allo
scacchiere torresino ed
i risultati non
brillanti che
accompagnarono la
squadra in questa
stagione, non
consentirono che un
piazzamento a ridosso
delle prime della
classe.
Poco felici i due anni
successivi, dove la
Torres non andò oltre
l'ottavo ed il nono
posto.
La formazione della
Torres che ha vinto il
campionato di C2 nel
1986/87 Nella stagione
1986/87, la squadra fu
affidata a Bebo Leonardi.
Bruno Rubattu divenne il
nuovo presidente della
Torres.
La squadra fu
completamente
rivoluzionata nel suo
organico e l'arrivo di
Mario Piga e Gianfranco
Zola, allora poco più di
un ragazzino,
garantirono al
centrocampo sassarese,
supportato peraltro
dall'esperienza di
Lubbia e Petrella, il
giusto raccordo tra
attacco e difesa.
Leonardi ebbe il merito
di costruire uno
spogliatoio compatto,
che si avvalse del
carisma di giocatori del
calibro di Del Favero,
Ennas, Piga, Tolu.
I rossoblù si
guadagnarono la
promozione in C/1
all'ultima giornata,
vincendo per 1-0, goal
di Mario Piga, contro
l'Alessandria. Questi i
gladiatori della
promozione: Pinna,
Cariola, Poggi, Petrella,
Bertini, Del Favero,
Tolu, Lubbia, Zola,
Galli, Piga, Dossena,
Ennas.
Gianfranco Zola L'anno
successivo, i rossoblù
mantennero l'organico
della passata stagione
e, dopo un ottimo girone
d'andata, i risultati
altalenanti di fine
campionato costrinsero
la Torres ad
accontentarsi del
settimo posto in
classifica, un traguardo
di prestigio per una
formazione partita ad
inizio anno con la
salvezza come unico
traguardo.
Partita con l'obiettivo
di bissare quantomeno la
stagione precedente, la
Torres si preparò al
campionato 88/89 con
velleità d'alta
classifica. La Società
rossoblù si limitò a
rinforzare la squadra
nei reparti che più
avevano bisogno di
qualche nuovo innesto:
Di Rosa e Barrella a
supporto della linea
difensiva e soprattutto
l'acquisto di Favo, che
arrivò a campionato
iniziato, permise alla
coppia Piga e Zola
maggiore libertà di
movimento nella manovra
offensiva. Colpita a
freddo dall'esonero di
Bebo Leonardi alla
vigilia di campionato,
la Torres non risentì
più di tanto il cambio
di allenatore,Favo
imponendosi nettamente
con il risultato di 3 -
0 in casa con il Rimini
di Iaconi.Questa la
formazione schierata
all'esordio
dall'allenatore in
seconda Lungheu: Pinna,
Barrella, Di Rosa,
Dossena, Mazzeni, Del
Favero, Tolu (Di
Francesco all'75'), Piga,
Bardi, Zola, Ennas (Micciola
all'86').
Liguori accettò di
allenare i rossoblù al
posto di Leonardi. Sotto
la guida del nuovo
tecnico, Zola e compagni
conquistarono, con il
quarto posto in
classifica, il diritto
di disputare la Coppa
Italia.
La stagione 89/90 non fu
esaltante come le due
precedenti. La Torres,
rivoluzionò tutto lo
schieramento rossoblù e
la squadra fu affidata
al nuovo mister Paolo
Specchia.
La partenza di
Gianfranco Zola,
destinazione Napoli, non
fu supportata da
altrettanto talento e,
senza il fantasista di
Oliena, la Torres non
andò oltre il quinto
posto, riuscendo a
salvarsi, con la
vittoria per 2-0 contro
la matricola Ischia,
soltanto all'ultima
giornata.
Gli anni '90. La
nuova società
La crisi societaria che
colpì la Torres agli
inizi degli anni '90,
non consentì
l'iscrizione nel
campionato
professionistico di
serie C/2 ed i rossoblù
si trovarono costretti a
giocare tra i dilettanti
nella stagione 1991/92.
Per il secondo anno
consecutivo, la panchina
fu affidata ad Angelillo.
La formazione sassarese
si rese protagonista di
un inizio di stagione
abbastanza altalenante
e, al primo test
importante contro la
Viterbese, i rossoblù
conobbero l'onta di una
bruciante sconfitta, che
costò la panchina di
Angelillo. Al suo posto,
subentrò il compianto
Vanni Sanna. Il nuovo
allenatore ebbe il
merito di dare alla
squadra una nuova
mentalità ed i risultati
non si fecero attendere.
Le quattro vittorie
consecutive contro
Grosseto, Tivoli,
Alghero e Tharros,
permisero alla Torres di
presentarsi al giro di
boa con una posizione in
classifica abbastanza
rassicurante che
mantenne, tra alti e
bassi, per tutto il
girone di ritorno.
Proprio in quei mesi, il
presidente Corrado Sanna
presentò istanza di
fallimento presso il
tribunale, depositando
contemporaneamente il
nome della Società:
Polisportiva Sassari
Torres.
Il Club sassarese non
perdette il titolo
sportivo e l'anno
successivo poté
iscriversi ugualmente al
campionato di Serie D.
Il nuovo tecnico Eppe
Zolo volle una
formazione completamente
rivoluzionata nei suoi
elementi. Ottima la
stagione disputata dai
rossoblù, quell'anno. La
Torres si giocò contro
l'Aquila, in una
finale-spareggio, la
promozione in Serie C/2.
Al Flaminio di Roma, la
Torres s'impose per 2-1
sugli abruzzesi,
conquistando il diritto
di giocare nuovamente
tra i professionisti.
Nella stagione
successiva, la Torres si
presentò al cancelletto
di partenza con lo
stesso organico della
promozione. I rossoblù
giocarono un bruttissimo
girone d'andata, ma
l'arrivo di Massimiliano
Pani alla corte di Zolo
portò nuova linfa vitale
al gioco stentato della
formazione sassarese. La
salvezza arrivò quasi
inaspettata, frutto
della serie
impressionante di
risultati utili
consecutivi ottenuti nel
finale di stagione.
Questa una delle
formazioni schierate da
Zolo quell'anno:
Pintauro, Podda,
Paolini, Costa, Pinna,
Carta, Fini (Carnevale),
Conti V., Greco, Pani,
Manca.
Pagato lo scotto del
ritorno in serie C/2, la
Torres cercò quasi
subito di costruire una
squadra che potesse
affrontare un campionato
di vertice. Nella
stagione 1994/95, la
dirigenza rossoblù
confermò gran parte
della rosa che, l'anno
prima, aveva raggiunto
il traguardo della
salvezza. Giampietro,
Greco, Fragliasso,
Chessa e Pani
costituirono l'ossatura
della squadra, mentre i
nuovi rinforzi andarono
a completare
principalmente il
reparto difensivo,
l'anello debole del
passato campionato. Il
campionato sembrò
iniziare sotto i
migliori auspici ma,
contro il Lecco, arrivò
la prima pesante
sconfitta, aggravata
dall'espulsione senza
attenuanti di Pintauro e
Pani nel corso
dell'incontro. Bisogna
subito reagire e, sul
campo del Saronno, una
Torres tutto genio e
sregolatezza impose il
proprio ritmo agli
avversari vincendo per
3-2 un incontro dominato
per tutti i 90 minuti di
gioco. La sconfitta
contro il Novara e il
ricorso a molti
giocatori della
primavera per ovviare
all'assenza di alcuni
giocatori titolari,
costretti a dare forfait
per infortunio o
squalifica, furono
decisivi nel lungo
periodo negativo che
accompagnò la Torres a
metà stagione. Prima
Zolo, poi Sibilia si
alternarono alla guida
della formazione
rossoblù. Con l'arrivo
del nuovo tecnico, i
rossoblu riuscirono a
trovare nuove
motivazioni e con esse
il gusto della vittoria.
Il brutto avvio di
stagione non permise
alla Torres velleità
d'alta classifica e, tra
alti e bassi, i rossoblù
cercarono almeno di
evitare gli spareggi
play-out. La salvezza
arrivò sul campo del
Pavia, quando il
pareggio a reti
inviolate fu sufficiente
per garantire ai sardi
un altro anno di
permanenza in C. L'anno
successivo, il
campionato non iniziò
sotto i migliori
auspici. Il passaggio
della Società Torres
dalla proprietà Marrosu
nelle mani di un
imprenditore d'oltre
Tirreno dalle
credenziali alquanto
dubbie, Giovanni
Gasparoni, suscitò non
poche polemiche in seno
alla tifoseria, che si
trasformarono in aperta
contestazione quando le
notizie sulla serietà
del nuovo presidente
divennero più
incalzanti.
Prima Canali, poi Angelo
Sormani ed infine,
nuovamente Canali si
alternarono alla guida
della formazione
Torresina. Il clima in
città divenne sempre più
ostile e, quando anche
gli organi di stampa
chiesero la testa del
presidente, Gasparoni fu
costretto a cedere lo
scettro. La nuova
gestione Marrosu, con
allenatore nuovamente
Canali, diede subito i
suoi frutti e, in un
clima più disteso,
arrivarono anche i
risultati. La Torres
chiuse il girone
d'andata con una
perfetta media inglese.
Ottimo anche il girone
di ritorno, che gli
valse un posto nei
play-off. Contro
l'Alzano, in due partite
secche, i rossoblù si
giocarono un posto per
la finalissima.
Purtroppo l'Alzano,
vincendo 2-1 sul proprio
terreno, tolse alla
Torres l'occasione di
giocarsi una storica
opportunità,
abbandonando così
provvisoriamente il
sogno di una promozione
alla categoria
superiore. Anno di
transizione quello
successivo, con il nuovo
tecnico Buccilli alla
guida della formazione
torresina. La stagione
1996/97 non fu esaltante
come quella precedente.
Per la verità, i
rossoblù si trovarono
invischiati nella lotta
per non retrocedere e
tre sconfitte
consecutive contro
Tempio, Lecco e Pro
Sesto costarono la
panchina al tecnico. Il
nuovo tecnico Mario Piga
diede fiducia all'undici
titolare. Registrata la
difesa e rinforzato il
centrocampo, i ragazzi
di Piga costruirono le
vittorie salvezza sulle
corsie esterne con
Dettori e Sulcis
autentici dominatori
delle fasce laterali.
Con il traguardo a
portata di mano, la
Torres allentò la
concentrazione, ma il
3-1 al Voghera, alla
penultima giornata,
permise ai sassaresi di
evitare gli spareggi
play-out.
Memore degli errori
compiuti l'anno prima,
La Torres affrontò il
campionato 1997/98 con
la giusta tranquillità,
ormai una chimera per la
città di Sassari. Ben
pochi giocatori furono
confermati. L'esperienza
di Francolino Fiori, la
classe di Frau e il
carattere di Fabio
Chessa sono qualità
molto difficili da
trovare in un campionato
duttile come quello di
C/2 e il tecnico Mario
Piga costruì su questi
tre elementi l'ossatura
della sua squadra. I
sogni rossoblù di un
campionato alla ribalta
cominciarono a vacillare
già alla terza giornata,
quando la Vis Pesaro
espugnò l'Acquedotto con
Fioravanti, al 27' del
p.t., con un tiro a
mezza altezza.
La sconfitta per 2-0
contro la Spal e il
successivo pareggio a
Viterbo costarono la
panchina a Mario Piga.
Al suo posto fu chiamato
Alberto Mari. Il nuovo
tecnico della Torres non
esordì come forse ci si
aspettava dalla cabala,
subendo a Macerata la
prima sconfitta del suo
mandato. La dirigenza
rossoblù fu costretta ad
un rapido ritorno sul
mercato. La Torres si
riscattò la settimana
successiva nel derby
contro il Tempio, quando
Chessa e Fiori imposero
la legge dell'Acquedotto
ai galletti di Zecchini.
La vittoria del derby si
rivelò, però, un fuoco
di paglia. Il 3-3 nella
trasferta di Viareggio
fu ampiamente vanificato
dalle brucianti
sconfitte in casa contro
il Teramo per 3-2 (reti
di Frau al 29' e Fiori
al 60') e l'Arezzo per
1-0, che ricacciarono la
Torres in piena zona
play-out.
La classifica molto
corta lasciò parecchi
margini di miglioramento
alla formazione di Mari
che, al giro di boa,
conquistò nove risultati
utili consecutivi.
L'ottimo girone di
ritorno disputato dai
rossoblù fu
completamente vanificato
da un finale di
campionato a dir poco
disastroso, tanto da
giocarsi la salvezza nei
play-out contro l'Ospitaletto.
La salvezza ottenuta
nello spareggio play-out
(3-0 e 3-2, entrambi i
risultati a favore dei
rossoblù), indusse la
dirigenza ad un ritorno
sul mercato per
affrontare il campionato
1998/99 con velleità,
quantomeno più
ambiziose. Eccellente in
casa, abbastanza
rinunciataria in
trasferta, i rossoblù
mantennero la vetta
della classifica per
gran parte del girone
d'andata.
Con l'inizio del nuovo
anno, i rossoblù non si
seppero ripetere,
incappando in una serie
impressionante di
risultati negativi che
la fecero precipitare
fuori dal discorso
play-off. L'arrivo di
Giacalone garantì
maggiore fluidità alla
manovra e i risultati
non si fecero attendere.
A marzo, purtroppo, la
situazione ritornò
quella di prima, con tre
pareggi consecutivi,
troppi per una
formazione con velleità
di promozione. Il 2-2 al
"Mancini" di Fano, segnò
l'ultimo sussulto di un
campionato tutto sommato
positivo, anteprima
dell'ottima stagione
disputata dai rossoblù
l'anno dopo quando
seppero conquistare la
tanto sospirata
promozione in serie C/1.
Nella stagione
1999/2000, la necessità
di una rivoluzione in
casa Torres portò un
gruppo di imprenditori
sassaresi, guidati da
Leonardo Marras e
Rinaldo Carta, a
prendere per mano una
Società che aveva
bisogno di un forte
scossone all'interno del
proprio direttivo e,
sotto questi auspici, fu
acquistata la Torres dal
gruppo Marrosu.
Felice il ritorno di
Bebo Leonardi alla guida
della formazione
rossoblù. Ottimo
l'inizio di stagione, ma
fu con l'arrivo di Luca
Amoruso alla corte
sassarese che la Torres
guadagnò la vetta della
classifica. Nel mese di
dicembre, un lungo
digiuno di risultati,
favoriti da infortuni e
squalifiche, permisero a
Triestina e Rimini di
riportarsi in testa al
campionato. La vittoria
scaccia crisi arrivò
all'Acquedotto contro il
Padova. Con l'arrivo del
nuovo anno, Bebo
Leonardi poté contare su
tutto l'organico a sua
disposizione. Con la
rosa al completo, i
rossoblù tennero testa
alle prime della classe
sino alla penultima
giornata, quando arrivò
il tanto atteso quanto
insperato sorpasso.
Sfruttando il doppio
passo falso di Rimini e
Triestina (sconfitte
rispettivamente a Gubbio
e Castel San Pietro), la
Torres guadagnò la vetta
della classifica.
Ora bisognava solo
vincere e, nella
trasferta di Mestre, la
Torres ottenne con un
netto 3-0 una promozione
che mancava da ben sette
anni. Questa la
formazione che ottenne
la promozione in Serie
C/1: Pinna, Panetto,
Lacrimini (al 31' s.t-
Lungheu), Pinna S.,
Chechi, Garau, Federico
(al 1' s.t. Nicoletto),
De Angelis (al 47' s.t.
Rusani), Udassi,
Amoruso, Langella. |
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