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Il
gioco del calcio, al pari di altre discipline sportive collettive,
ha la particolarità di mantenere la contemporanea presenza sul campo
di due squadre e, quindi, le azioni di gioco sono determinate dalla
cooperazione dei compagni di squadra in possesso di palla in
rapporto al comportamento degli avversari. In effetti, l'azione di
ciascun giocatore, in ogni momento della gara, dovrà prendere in
considerazione:
- la posizione della palla e di chi ne ha il possesso;
- la posizione dei compagni;
- la posizione degli avversari.
Solo quando tutto questo complesso di elementi viene percepito, sarà
allora possibile elaborare una soluzione efficace della situazione
di gioco. E' chiaro che l'obiettivo primario resta sempre il
possesso di palla, attraverso il quale si può concludere a rete; al
contrario, una volta perso il pallone, l'obiettivo principale è la
riconquista dello stesso. Queste due situazioni si alternano
continuamente nel corso della partita, chiamate rispettivamente
"attacco" e "difesa", e costituiscono gran parte della dinamica del
gioco, anzi ne rappresentano il contenuto della tattica attraverso
la quale si determina il risultato agonistico. Proprio la
molteplicità delle situazioni e la loro rapida mutevolezza nel tempo
e nello spazio ha sempre reso problematica la determinazione di
principi tattici offensivi e difensivi di generale ed assoluta
validità. Diventa perciò importante il concetto di "organizzazione"
che ogni squadra deve possedere: da essa non si può prescindere,
indipendentemente dall'età dei giocatori e dalla categoria nella
quale si gioca. La ripetizione degli esercizi per le varie fasi
difensive/offensive e di palla inattiva, costituiscono uno strumento
importantissimo che contribuirà al continuo miglioramento
dell'organizzazione generale della squadra. D'altra parte, durante
la gare, la maniera di stare in campo e di giocare è lo specchio del
lavoro eseguito dalla squadra nel corso della settimana precedente
la gara. Ciò che, infatti, fa la differenza in una partita è la
capacità dell'allenatore di leggere subito, dal punto di vista
tattico, le fasi di possesso e di non possesso di palla della
propria squadra e degli avversari. E' chiaro che saper leggere la
partita è uno dei compiti più qualificanti dell'attività di
allenatore perché consente, attraverso rapide decisioni prese dalla
panchina, di modificare l'andamento del gioco e, quindi,
dell'incontro (e talvolta del risultato), correggendo le posizioni e
i compiti tattici dei giocatori in campo. Modificare le marcature,
dare dei cambi, correggere le posizioni di uno o più giocatori sono
interventi che richiedono intuito, fantasia, intelligenza ma,
soprattutto, un adeguato allenamento mentale, prolungato e condotto
con metodo e raziocinio. Tuttavia, a volte, la lettura delle
situazioni può essere giusta ma l'esecuzione delle giocate da parte
dei giocatori non ottimale oppure, pur eseguendo il tutto alla
perfezione, non si riesce ad avere il sopravvento perché gli
avversari dispongono di un organico superiore per qualità tecniche,
tattiche o mentali. In tal caso, per ovviare a tali imprevisto, è
fondamentale che ogni squadra disponga di un'adeguata organizzazione
che si consegue solo con ripetute esercitazioni durante
l'addestramento tattico nei vari allenamenti. Logicamente ogni
allenatore dovrà elaborare il programma addestrativo più adatto
osservando attentamente il comportamento dei giocatori durante la
gara in quanto solo la gara può evidenziare i reali punti forti o
deboli di ciascuno di essi. Per realizzare quanto detto, di cui farò
un esempio, è necessario che l'allenatore, pur mantenendo il proprio
personale metodo di rilevazione del comportamento della squadra in
campo, analizzi il gioco in maniera metodica, organizzata, magari
aiutandosi con un semplice questionario che permetta una valutazione
globale più obiettiva possibile del gioco. Un tale questionario, a
puro titolo esemplificativo, potrebbe essere redatto nella seguente
forma:
1. quale delle due squadre sta avendo il controllo del gioco
riguardo a possesso palla e supremazia territoriale?
2. Qual'è il sistema di gioco adottato dalla squadra avversaria?
3. Quali sono le zone offensive più pericolose: le zone laterali o
centrale?
4. La squadra avversaria attua la marcatura a uomo, a zona o mista?
5. Qual'è la zona del campo dove vengono perduti più palloni?
6. Gli avversari attuano il pressing? E quando?
7. Come si sviluppa prevalentemente la manovra offensiva? Con
passaggi corti o con passaggi in profondità oppure con azioni
individuali?
Queste domande, o anche altre, scaturite
dall'esame metodico dello svolgimento della gara, dovrebbero far
sviluppare nella mente dell'allenatore una serie di considerazioni
critiche. I concetti tattici da sviluppare nel corso degli
allenamenti settimanali, per contribuire al continuo miglioramento
dell'organizzazione generale della squadra, dovrebbero essere
elaborati proprio in base all'attenta analisi delle indicazioni
emerse durante la gara.
Ecco, ad esempio, due esercitazioni per sviluppare una
organizzazione difensiva di un 3-4-3 contro un 4-4-2 con relative
soluzioni di gioco |
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1a - il portiere
passa la palla al n.5 (fig.1)che, a sua svolta, la smista il
n.7 che, controllando, mentre si porta verso l'interno del campo, la
gioca sul n.9. Mentre la palla sta raggiungendo il n.7, il n.2 va in
sovrapposizione a quest'ultimo, creando così una superiorità
numerica sulla fascia destra cui bisognerà, organizzandosi, porre
rimedio. Vediamo di seguito due soluzioni. 1b
-
il n.6 esce
sulla fascia per contrastare il n.2 (fig.2),
mentre il n.5 gli dà copertura e controlla il n.9; il
n.2 dà a sua volta copertura al n.5 e controlla il n.11
ed il centrocampista n.7 rientra sulla linea dei
difensori. |
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