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Organizzazione
tattica: la difesa a
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| Autore:
Bruno Redolfi | Fonte:
Sport.it
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Premessa |
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L’evoluzione regolamentare del calcio operata in questi ultimi dieci anni dalla FIFA ed in particolar modo dal suo segretario Sig. Blatter, ha modificato tra le varie regole, quella riguardante l’assegnazione dei punti in caso di vittoria, portandoli da due a tre. Ciò ha generato una serie di cambiamenti per gli allenatori riguardo all’impostazione tattica delle gare. Quelli alla guida di squadre di medio-bassa classifica, preoccupati di fare punti per conservarsi nella massima serie, quelli al timone delle squadre di vertice, attenti a migliorare le possibilità offensive. La filosofia calcistica è cambiata nel campionato italiano, forse non il più bello ma di sicuro il più difficile del mondo, non si possono più fare tanti calcoli, con i tre punti alla vittoria, tutte le squadre tentano di vincere in casa e fuori, pareggiare due partite significa avere due punti in più in classifica, ma perderne una e vincere l’altra ne aggiudica tre. Il pareggio un tempo tanto caro, a quel pensare “oggi meglio non prenderle”, portiamo il punto a casa, è considerato oggi quasi come una sconfitta. Di conseguenza la preparazione delle partite, i sistemi di gioco, gli accorgimenti tattici stanno evolvendo. Tale evoluzione avviene per lo più, soprattutto nelle medio piccole squadre che possono e devono talvolta permettersi novità sull’impostazione tattica delle partite, perché non assillate dal dover vincere a tutti i costi. E’ così che si spiega, lo spettacolare Foggia di Zeman, la bella Udinese di Zaccheroni di qualche anno fa, lo stupefacente Verona di Prandelli della scorsa stagione, che stava per guadagnarsi la panchina della Juventus, ultima rivelazione l’ottima Atalanta di Vavassori, che quest’anno si è permessa di strapazzare i campioni d’Italia della Lazio, vincendo a Bergamo e pareggiando a Roma, di eliminare la Roma di Totti e Batistuta dalla Coppa Italia, di battere la Juventus in un ottimo periodo di forma, rimanendo meritatamente ai primi posti della classifica per tutto il girone d’andata. I moduli, le mode, le sperimentazioni che il campionato italiano ha offerto e offre di domenica in domenica sono, tatticamente parlando, varie, ma la differenza sostanziale tra le diverse soluzioni è stata quella di puntare sul perfezionamento capillare del proprio modulo, per chi gioca a zona, indipendentemente dall’atteggiamento tattico avversario, per chi gioca a uomo su adattamenti e contromosse al gioco antagonista.
In virtù dei vari sistemi di gioco in cui i tecnici collocano i propri giocatori spiegheremo quindi cos’è e quali sono i comportamenti di una difesa a zona, di una difesa a uomo e di una zona mista, partendo dal presupposto che il sistema difensivo di una squadra non riguarda solo il suo reparto di difesa, ma anche quello di centrocampo e quello d’attacco, il modo in cui marcare infatti, è la conseguenza di un intero modulo di gioco.
E’ implicito ma basilare che quando ci si trova in una situazione di non possesso palla, la squadra deve difendersi. L’obiettivo di una difesa e il principio fondamentale del suo agire, sarà sempre la “difesa della porta”, il difensore in particolare dovrà sempre trovarsi tra la palla in possesso dell’avversario e la porta che difende. Questi semplici concetti, appena enunciati, rimarranno validi per qualsiasi meccanismo difensivo adottato; diversa sarà, la loro interpretazione.
Ma cos’è cambiato realmente? I tecnici delle squadre italiane lavorano soprattutto sulla fase offensiva o piuttosto su quella difensiva?
Il calcio lo fanno i giocatori, i campioni, non i numeri, non le “cifre matematiche” 4-4-2, 5-3-2, 3-4-3 e chi ne ha più ne metta e non gli integralismi, che difficilmente fanno strada e ottengono successi importanti. Il glorioso Milan di Sacchi aveva sì un’ottima e stabile organizzazione di gioco unita ad una grande preparazione atletica, ma schierava Baresi F., Maldini, Ancelotti, Donadoni, Rickjard, Gullit, Van Basten,
e un podista di nome Colombo. E’ vero sì che tali atleti devono in ogni
modo essere sfruttati al meglio dai propri tecnici, con appropriate
scelte e schemi, ma è soprattutto vero che solo loro, rimangono gli
unici attori protagonisti di questo kolossal miliardario che è il calcio
odierno.
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La difesa a uomo |
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Si ha difesa a uomo quando, nella squadra che si viene a trovare in situazione difensiva, ogni giocatore ha il compito di assumersi la custodia di un particolare avversario. Tutti i giocatori, devono agire in uno contro uno con gli avversari. Frasi celebri prima dell’inizio della gara erano o forse sono: “devi seguirlo fin dentro gli spogliatoi”. A parte le battute, la "uomo" offre un gioco passivo, si gioca a specchio dell’avversario, i difensori risultano abbastanza bloccati e difficilmente possono attaccare. Una difesa a uomo si schiera con il libero staccato dietro la linea difensiva pronto a raddoppiare la marcatura, più due o tre difensori davanti che di base dovranno sempre mantenersi in quel cono di luce che ha per vertice l’avversario
(fig. di rif). Tale marcatura, prevede che l’attaccante avversario debba essere pressato in modo che si allontani il più possibile dallo specchio della porta, o quanto meno messo nelle peggiori condizioni per farlo. In linea di massima, il difensore dovrà cercare di portare l’attaccante verso l’esterno del campo marcandolo e bloccandolo quindi, verso l’interno(fig. di rif.),
poiché un tiro in porta in zona centrale è più pericoloso di uno che
proviene dagli angoli dell’area. Risulterà importante, anche studiare
qual è il piede forte dell’avversario, cioè se è un destro o un
sinistro, così da adeguare marcatura e movimenti. Non importa la
posizione della palla ma quella dell’avversario, anche i centrocampisti
in questo senso, dovranno essere attenti ai loro avversari diretti, che
sfruttando lo spazio creato dai compagni, potrebbero inserirsi in zona
gol.
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Posizionamento a uomo |
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In figura, rappresentiamo il marcamento a uomo con gli ipotetici coni di luce al cui vertice c’è l’attaccante avversario da marcare. Si può notare il libero dietro, pronto al raddoppio di marcatura, che ha a sua volta il proprio cono di luce rispetto ai due possibili attacchi avversari.
I difensori, infatti, devono seguire costantemente i movimenti dei
diretti avversari. Mantenere un buon posizionamento e le distanze giuste
risulta fondamentale. L'intelligenza del difensore sarà decisiva e
indirizzata a non farsi portare mai troppo fuori area difensiva, dal
movimento degli attaccanti avversari.
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Direzioni e blocchi |
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Osserviamo nella relativa
figura il tipo di marcamento da effettuare. In particolare, la direzione
cui obbligare l’avversario ad andare è indicata dalle frecce
tratteggiate, mentre le linee indicano lo sbarramento effettuato dai
difensori all’interno, con la loro posizione del corpo. Tale
predisposizione è presa al fine di allontanare il più possibile gli
attaccanti avversari dalla zona davanti la porta. Il libero controlla lo
spazio in profondità ed interviene quando il difensore viene superato
dall’attaccante. I due terzini presidiano e si occupano dei rispettivi
avversari sulle fasce.
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Svantaggi del marcamento a uomo |
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In figura si vede che,
nonostante l’azione si svolga nel settore destro di chi difende, gli
altri difensori non si preoccupano di spostarsi verso la zona di gioco
della palla, ma di controllare le mosse del loro avversario diretto: è
proprio questa la differenza con il marcamento a zona. La marcatura a
uomo degli attaccanti, prevede un marcamento attento anche da parte dei
centrocampisti, che devono controllare e contrastare gli inserimenti dei
colleghi di reparto avversari. Gli inserimenti avvengono grazie allo
spazio creato dal movimento degli attaccanti marcati che,
impossibilitati a ricevere palla, cercano di portare fuori posizione i
difensori. In figura si vede il giocatore in possesso palla che nota
l’inserimento centrale di un centrocampista rosso e lo serve. Sarà il
libero, spostatosi anch’egli per raddoppiare la marcatura sul possibile
ricettore di palla, a dover intervenire tempestivamente.
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