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Organizzare la difesa: esercitazione didattico-situazionale

Tesi di Renato Montagnolo per il corso Allenatore di base Uefa B

Per organizzare un reparto difensivo efficace e con interpreti ben coordinati tra loro ritengo necessario un lavoro costante nel tempo e composto da più step.
A mio avviso, questo tipo di lavoro deve riguardare sia il singolo calciatore che il collettivo nella sua completezza, perché la costruzione delle competenze difensive collettive parte dal singolo difendente per poi arrivare progressivamente a tutto il reparto e all’intera squadra.

Ovviamente si tratta di un lavoro ciclico: nel corso della stagione l’allenatore dovrà lavorare sia sul singolo sia sulle collaborazione a due e più giocatori sia sul reparto che sull’intero collettivo.
A mio avviso, il lavoro dell’allenatore dovrà tener conto di una progressione didattica, si dovrà passare dal semplice al complesso, da situazioni di gioco facilmente riconoscibili e risolvibili a situazioni di gioco complesse, simili al contesto di una partita.

Secondo il mio punto di vista, questo processo di allenamento deve comprendere un’iniziale fase didattico-deduttiva per poi passare alla fase induttiva. Partire dal metodo deduttivo significa proporre ai giocatori situazioni standardizzate, delineate in ogni dettaglio, fornendo precise indicazioni sui comportamenti ideali da assumere nelle varie situazioni di gioco.
Passare al metodo induttivo, invece, assume grossa importanza perché vengono stimolati i giocatori con situazioni simili al contesto gara: in questo modo alleniamo i nostri difensori a rapide letture in contesti situazionali.
Proprio per quanto detto, a mio avviso, l’allenamento della fase difensiva (nella sua interezza, e non solo per il reparto di difesa) deve prevedere necessariamente un lavoro didattico-analitico: si tratta di un allenamento differente dal contesto di gara che permette di ricercare e affinare l’esecuzione di un gesto tecnico e di una scelta tattica.

Sul piano metodologico le proposte analitiche, sono necessarie affinché i calciatori possano meglio comprendere e memorizzare le scelte tattiche dell’allenatore, le motivazioni di tale scelte, i movimenti che devono essere effettuati per rendere queste scelte efficaci. Nonostante ciò, ci possono essere momenti della stagione in cui non è possibile un ripasso didattico-analitico, ma è necessario allenare in situazione.
Le proposte situazionali, d’altronde, hanno il pregio di far sì che la squadra, in fase difensiva e non solo, sia coordinata nel tempo e nello spazio. Il lavoro in situazione, con la presenza attiva di avversari, è indispensabile per riconoscere i problemi e leggere le soluzioni avvalendosi dei concetti tattici acquisiti, per dare risposte tatticamente razionali fondate sull’analisi della situazione e sulle variabili spazio-temporali.

Per essere efficaci, le esercitazioni situazionali devono tenere conto dei concetti e delle scelte tattiche presentate dall’allenatore precedentemente in un lavoro analitico.

Esercitazioni

Il fattore tempo, per ovvi motivi, è la difficoltà maggiore che ho incontrato nel pensare e strutturare un lavoro complesso ma completo e coerente per l’esame del corso Uefa B. Pensare però in quest’ottica può essere uno stimolo importante per l’allenatore, per abituarsi a organizzare e utilizzare al meglio il tempo a disposizione che, per sua natura, è sempre limitato.
Partendo da questa premessa, ho pensato di presentare due esercitazioni, in forma progressiva, attraverso le quali allenare la linea difensiva a opporsi a varie situazioni di gioco: con il 3c2, si dovrà difendere su tagli, sovrapposizioni, uno-due, con il 6c4 si alleneranno principalmente l’elastico difensivo, gli attacchi alla palla e le coperture, la difesa su cross laterale, la difesa su cambio di gioco.
L’obiettivo di queste esercitazioni è dare un codice comune ai difensori: questo aspetto diventa fondamentale per far parlare a tutti la stessa lingua in situazioni dove in un attimo di secondo bisogna scegliere e non si può comunicare.
Prima di entrare nel dettaglio aggiungo una nota: nonostante il 2c2 sia la base per allenare la tattica collettiva (qualsiasi sviluppo della tattica collettiva, sia in fase offensiva che difensiva, parte dalla conoscenza del 2 contro 2) ho preferito scegliere il 2c3 per facilitare l’azione agli attaccanti, così che l’esercitazione possa risultare più allenante per i difensori.

Entriamo nel dettaglio

Numero di giocatori: 11 complessivi (4 difendenti – 6 offendenti – 1 portiere).
Materiale: almeno 10 palloni posizionati all’esterno dei pali del portiere per ridurre i tempi morti e ripartire velocemente dopo ogni azione.
In un microciclo domenica-domenica formato da 4 allenamenti, l’esercitazione viene collocata il venerdì, giorno in cui decidiamo di allenare la velocità di esecuzione e di pensiero del calciatore. Non si tratta di esercitazioni che richiedono un grosso dispendio energetico e fisico: le interruzioni dell’allenatore per correggere e spiegare alcuni concetti durante lo sviluppo permettono ai giocatori di recuperare in modo completo.
Collocherei questa esercitazione subito dopo la fase di riscaldamento perché si tratta di un lavoro tattico che richiede per i difensori concentrazione elevata. Essendo venerdì un allenamento vicino alla partita, dopo questo lavoro, farei seguire esercitazioni meno complesse così da non provocare un eccessivo stress mentale sui giocatori.
Dopo che le scelte tattiche dell’allenatore sono state apprese, questo tipo di esercitazione deve essere proposta anche durante altri giorni della settimana, in regime psico-fisico di stanchezza, per allenare il reparto a difendere in modo corretto per tutta la partita.

L’esercitazione, come già detto, prevede due sviluppi.

 

1° sviluppo: 3c2 frontale
Obiettivo: difesa su tagli, sovrapposizioni, uno-due esterno
Tempo: 15 minuti
Spazio: metà campo
 - I tre attaccanti partono dalla linea di centrocampo mentre i difensori dal limite dell’area di rigore
 - La coppia di difensori scelta è formata da terzino e centrale di parte (questa scelta dipende dal fatto che è necessario affinare la collaborazione tra due giocatori che si troveranno spesso a lavorare in coppia durante la gara; facendo lavorare come coppie due centrali e due terzini, quest’ultimi non si troverebbe a difendere in una situazione che poi si ripete in gara)

- Il portiere effettua un rinvio dal fondo in direzione degli attaccanti

- Mentre il pallone è in area, i difensori accorciano in avanti, uno va in pressione sull’attaccante che riceve, l’altro o va in aiuto sull’avversario che ha più possibilità di ricevere o in copertura; se va in pressione sull’attaccante centrale, il difensore effettua una pressione ad invito, chiudendo la linea di passaggio per uno dei due esterni a seconda della posizione dell’altro difensore.

La scelta tra aiuto o copertura dipende da come avviene la pressione dell’altro difensore: se al momento del controllo della palla dell’attaccante il difensore è già in una zona in cui può avvenire il contrasto, si opta per l’aiuto, altrimenti si sceglie la copertura. Nel momento in cui l’attaccante controlla palla, si sviluppa il 3c2. In questa situazione di inferiorità numerica, i difensori temporeggiano correndo all’indietro e stringendosi a difesa della porta. L’obiettivo principale deve essere quello di forzare un passaggio in scarico, per uscire entrambi velocemente ad attaccare il possessore di palla e lasciare in fuori gioco gli altri due attaccanti. Il secondo obiettivo è provare ad isolare un attaccante esterno per giocarsi un 2c2.
Agli attaccanti viene chiesto di ricercare uno-due esterno, sovrapposizioni e tagli.

Feedback dell’allenatore:
- in caso di sovrapposizione con difendente in ritardo e/o impossibilitato ad andare in contrasto si effettua il cambio di marcatura attraverso una sfilata (immagine 1);
- in caso di sovrapposizione con un difendente in pressione forte/contrasto, i difendenti non effettuano il cambio di marcatura, il difensore non in pressione fa copertura diagonale e si prepara per correre alle spalle del compagno per assorbire la sovrapposizione (immagine 2);
- in caso di uno-due esterno, il difendente che era in pressione sul giocatore che effettua il primo passaggio deve scappare guardando la palla, con i piedi verso l’interno e con angolo di corsa più chiuso rispetto all’avversario, deve posizionarsi quindi sulla linea di passaggio con l’obiettivo di impedire la chiusura dell’uno-due (immagine 3);
- in caso di taglio, il difendente accompagna e lascia, effettuando se possibile la tattica del fuorigioco individuale (immagine 4).

 

2° sviluppo: 6c4 didattico-situazionale

Obiettivo: elastico difensivo, attacchi alla palla e relative coperture, difesa su cross laterale, difesa su cambio di gioco

Tempo: 25 minuti

Spazio: metà campo

  • L’esercitazione inizia con uno sviluppo didattico nel quale si allena l’attacco alla palla, le relative coperture (scelta tattica: si difende con una linea di copertura) e elastico difensivo (immagini 1-2-3); chiediamo agli offendenti di effettuare almeno 5-6 passaggi e di dare il tempo ai difensori di effettuare i movimenti (quindi si controlla palla e si attende 1-2 secondi prima di eseguire un nuovo passaggio)

  • L’esercitazione diventa situazionale nel momento in cui uno degli offendenti effettua un cambio di gioco (immagine 4) o guida la palla su esterno (immagine 5)

  • Nel situazionale, uno dei due centrali offendenti, si alza e gioca come punta (l’attacco gioca con 3+3)

  • L’esercitazione si sviluppa sotto forma di competizione: gli attaccanti ottengono un punto ogni qualvolta realizzano un gol, i difensori ottengono due punti se riconquistano palla e fanno meta superando la linea di centrocampo; in questo modo viene allenata la transizione positiva dei difensori e quella negativa degli attaccanti ma, soprattutto, quando un difensore perde palla prima di fare meta, si allena la linea difensiva a difendere in situazione di emergenza

Feedback dell’allenatore:

  • in caso di cambio di gioco, la difesa scappa in protezione della porta con angolo di corsa più chiuso rispetto a quello del pallone; i tre difensori più lontani dalla palla si posizionano nella zona davanti alla porta, il terzino, se non è in ritardo, va in pressione forte sull’esterno d’attacco avversario, altrimenti anche lui difende all’interno dell’area di rigore (immagine 4);

  • in caso di guida della palla per cross su esterno, il terzino esce per cercare il contrasto mentre gli altri tre difensori si posizionano nella zona davanti alla porta;

  • il primo riferimento, in ogni situazione di gioco, sono palla e posizione dei compagni; nonostante questo è bene che i nostri difensori sappiano dove si trovano gli avversari: questo permette di difendere in modo più efficace.

 

 

Considerazioni finali

Dato che esistono nove sviluppi per superare l’ultima linea difensiva (uno-due, taglio, sovrapposizione, gioco su passante, 1c1, tiro in porta, attacco diretto, cross, traversone) attraverso questa esercitazione progressiva ritengo che si stimolino tutte queste situazioni di gioco, sia con difesa schierata che con difesa “in emergenza”.

Con questa esercitazione, inoltre, è possibile trasferire ai giocatori tutte le scelte tattiche dell’allenatore nonché un principio semplice: in situazione di difficoltà si copre la profondità con angolo di corsa più chiuso rispetto a quello degli avversari, prediligendo la copertura della linea palla-porta.

Questo è importante perché, come già detto, l’allenatore deve trasferire, soprattutto per la fase difensiva, un codice preciso ai giocatori: quando il pallone viaggia velocemente, non si ha tempo di comunicare (“mio”, “seguilo te”, “scappa”, ecc) ma è necessario agire velocemente. L’obiettivo di queste proposte, quindi, è dare un codice comune ai difensori: questo aspetto diventa fondamentale per far parlare a tutti la stessa lingua in partita. Attraverso un
codice comune e facilmente riconoscibile, i difensori sono in grado di riconoscere le varie situazioni di gioco e di scegliere in una frazione di secondo come comportarsi. La comunicazione in campo, quindi, non risulta importante per scegliere cosa fare, non è quindi il mezzo per risolvere le situazioni. Allo stesso tempo, a mio avviso, deve assumere un ruolo fondamentale per rafforzare i concetti e per trasmettere sicurezze.

Ultimo appunto. Queste proposte presentano un grosso difetto: non tengono in considerazione il portiere, nonostante quest’ultimo sia un elemento cardine in un reparto difensivo del calcio moderno. Il motivo è semplice e dipende da una mia scelta: l’allenatore non può vedere tutto ma, in alcune circostanze, deve assumere un atteggiamento analitico e concentrarsi su determinati e specifici aspetti.

Renato Montagnolo
08/01/1990
Allenatore Uefa B
renato.montagnolo90@gmail.com

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