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Premessa
Basata sul controllo visivo attivo del diretto avversario e del suo
compagno portatore di palla, è stata elaborata partendo dalla
prevenzione dei gol evitabili causati dalla difesa “a zona”,“a uomo”
o “mista” per dare maggiori garanzie di protezione alla porta.
Dopo aver classificato i GOL in due grandi categorie, Evitabili ed
Imparabili, secondo le statistiche i primi pari al 55% ed i secondi
al 45% circa fra tutte le reti complessivamente segnate, nel
precedente elaborato ho preso in esame il primo gruppo di gol
evitabili e precisamente quelli che rientrano nel contesto del
rapporto diretto di causa-effetto tra giocatore e palla in arrivo,
evidenziando gli errori di atteggiamento commessi dai giocatori in
fase difensiva e suggerendo come deve essere effettuata
correttamente l’opposizione fisica e quale tipo di esercitazione sia
adatta a risolvere correttamente la relativa problematica calcistica
applicando la regola della Posizione Frontale Attiva.
Ora, parimenti meritevole di studio approfondito, è il secondo
gruppo di gol evitabili collegati all’altra regola fondamentale di
difesa della porta, il Controllo Visivo Attivo, atta a stabilire
come va effettuata la marcatura del diretto avversario sul piano
della posizione e del movimento per assicurare al difensore
padronanza nel disimpegno prevenendo una tipologia di gol che la
difesa “a zona” non è in grado di evitare.
Si tratta di un tema di calcio giocato che, pur essendo importante e
di attualità tecnica, non ha trovato finora sufficiente interesse,
né fatto emergere proposte risolutive adeguate da parte degli
addetti ai lavori per la semplice ragione che gli episodi o le
situazioni di gioco da prendere in esame, sfuggono alla normale
osservazione visiva, non sono oggetto di sufficiente attenzione
critica, per cui viene meno di conseguenza l’individuazione, la
rilevazione di specifici errori comportamentali commessi dai
difensori nei momenti topici della gara, in particolare dentro
l’area di rigore.
I numerosi gol evitabili della specie, da me registrati nelle
videocassette a titolo dimostrativo, che si potrebbero eludere con
opportuni accorgimenti tecnico-tattici ne sono la testimonianza più
eloquente.
Gli effetti negativi causati dal comportamento sbagliato dei
difensori hanno di solito un unico denominatore comune che è quello
di lasciare incustodito, avanzato o con troppo spazio il diretto
avversario, il quale, approfittando della favorevole posizione
d’isolamento, di libertà in cui viene a trovarsi, quasi sempre
riesce a concludere l’azione mandando la palla in rete.
In proposito risulta evidente che le situazioni di gioco da prendere
in considerazione si riferiscono alla zona arretrata del campo
durante la fase di contenimento e riguardano i movimenti ed i
momenti che il difensore dovrà saper valutare tempestivamente
nell’assumere la posizione giusta, più efficace per marcare
correttamente il diretto avversario in rapporto alla chiusura,
all’anticipo o al contrasto.
Prima di vedere nel dettaglio cosa succede nella realtà calcistica,
torna utile chiarire chi sono i soggetti, gli attori protagonisti di
queste situazioni di gioco per poi arrivare a dettare le linee guida
di come deve essere impostata, attuata la moderna, nuova tattica
difensiva.
Da una parte c’è il difensore, dall’altra gli avversari, più
precisamente quello diretto da controllare ed il suo compagno
portatore di palla più o meno lontano, che presi singolarmente
sembra siano una variabile indipendente, mentre in realtà si
dispongono, giocano per fini comuni e contrapposti. Gli ultimi due
per tentare di finalizzare l’azione, di concludere a rete
scambiandosi la palla, il difensore per cercare di intercettare il
passaggio, intervenendo eventualmente in prima o seconda battuta sul
diretto avversario, oppure per lasciargli quello spazio che,
controllata visivamente la sua posizione in campo rispetto alla
porta, ritiene possa essergli concesso senza correre troppi rischi.
Solo se il difensore sarà in grado di gestire al meglio queste tre
opzioni d’intervento, momenti rilevanti della sua azione di
controllore, potrà dire di aver assimilato e rispettato il Controllo
Visivo Attivo, la regola che sta alla base della nuova tattica
difensiva di protezione della porta che ho chiamato “difesa
elastica” .
Al riguardo bisogna precisare che i movimenti di chiusura, di
copertura, di riduzione degli spazi, nonché di posizionamento
sull’avversario da parte del difensore, allo scopo di non farsi
prendere fuori tempo, dipendono da un gesto fisico semplice ma
fondamentale e irrinunciabile, generalmente trascurato o poco
conosciuto, che consente al difensore di controllare, in rapida
successione visiva, sia lo svolgimento del gioco, dell’azione
contro, sia soprattutto la posizione del diretto avversario.
Tale gesto consiste nel girare lateralmente il capo, senza soluzione
di continuità, a destra, a sinistra, dietro le spalle, per tenere
sotto attenta osservazione visiva l’evoluzione prospettica della
manovra in corso, in modo attivo e razionale, dalla fonte al
possibile destinatario della palla. Così facendo il difensore potrà
controllare e valutare, in tempo reale, la posizione e la
pericolosità del diretto avversario e, movendosi in sincronia con
lui a distanza di sicurezza, non gli darà scampo in caso
d’intervento.
Privilegiare con l’attenzione, fissare con lo sguardo esclusivamente
la circolazione della palla, l’azione individuale di chi la
gestisce, andando ad occupare un punto dell’area di rigore dove si
ritiene sia più probabile intercettare il passaggio, l’assist, con
la conseguenza di trascurare, lasciare indisturbato, libero il
diretto avversario, è una scelta sbagliata, controproducente, da
correggere, un comportamento comune a molti difensori che causa
tanti gol evitabili, spesso pesanti e decisivi.
In tutto ciò la difesa “a zona”, da quando è stata adottata,
continua ad avere una responsabilità primaria contribuendo in
maniera determinante a far nascere questo tipo di mentalità
difensiva che, a mio avviso, ha finito col mostrare i suoi limiti se
si considera il gran numero di reti evitabili segnate proprio per
carenza di efficacia nel marcamento.
Allo scopo di porre rimedio alla cronica tendenza dei difensori di
puntare gli occhi solo su chi conduce l’azione contro, attratti
dalla sua iniziativa personale o dalla circolazione della palla, non
preoccupandosi di quanto succede di fianco o alle loro spalle, è
quindi necessario e conveniente cambiare modo di marcare
l’avversario, guardandosi anche attorno, controllando anche il
diretto avversario, per non dargli spazio, per intervenire con
tempismo a risolvere situazioni di gioco pericolose senza farsi
cogliere di sorpresa o impreparati.
A tal proposito è quanto mai attuale la massima latina “cogito ergo
sum”, che tradotta in italiano l’ho adattata come segue: “vedo
quindi marco”.
D’altro canto non è raro osservare il risvolto opposto nell’azione
del marcare, riscontrabile soprattutto in occasione dei calci
piazzati, vale a dire l’inseguimento, la guardia ossessiva del
difensore sull’attaccante, talvolta tollerata dagli arbitri, ma
punibile secondo il Regolamento, in cui si vede la “caccia”
all’avversario, guardato a vista con trattenute, abbracci, cinture e
spintoni, anche lontani dalla distanza di gioco, come se la palla
non esistesse, in un duello corpo a corpo fuori d’ogni logica
calcistica, degno del miglior rugby.
Anche il semplice contatto fisico con la mano o con il braccio per
“sentire” l’avversario e marcarlo di conseguenza, è una variante che
dal mio punto di vista non è consigliabile, è da scartare perché non
da sufficienti garanzie di controllo, disorienta, impedisce al
difensore di posizionarsi correttamente sul diretto avversario,
specie se mobile, oltre a rischiare il fallo o peggio ancora il
calcio di rigore per trattenuta.
In proposito sono pochi i giocatori che sanno svolgere in maniera
giusta e funzionale il loro delicato compito difensivo applicando la
regola del Controllo Visivo Attivo.
Se alcuni ci riescono, a mio avviso ciò dipende unicamente dal loro
carattere combattivo, dal loro temperamento e accortezza a stare
sempre vigili, attenti, reattivi e pronti a capire la variabilità
delle situazioni di gioco, senza che ciò sia frutto di una
preparazione mirata o di un insegnamento specifico ricevuti,
mancando in letteratura un chiaro, preciso riferimento in materia di
prevenzione dei gol evitabili, mentre a livello didattico tale tipo
di problematica difensiva mi risulta non essere stata finora
adeguatamente affrontata, né tenuta debitamente in considerazione
dagli addetti ai lavori, specialmente a livello di settore
giovanile.
Una lacuna di non secondaria importanza nella tattica e nella
tecnica difensiva del calcio giocato di cui ci si dovrebbe far
carico con il contributo di tutti gli operatori, intervenendo sul
piano propedeutico attraverso l’individuazione e l’analisi del
problema, per arrivare poi ad uno studio compiuto accompagnato da
opportune esercitazioni pratiche e supportato da immagini televisive
dei gol.
Per mettere a fuoco, in sintesi, gli aspetti principali che
caratterizzano la nuova “Difesa Elastica” (da non confondere con
l’elastico difensivo legato al movimento collettivo dei difensori
mirato in particolare a perseguire la tattica del fuorigioco) ho
formulato la corrispondente regola base del “Controllo Visivo
Attivo”, riportata anche nel mio Dizionario-Glossario del Gioco del
Calcio, che recita:
“Atteggiamento da cui dipende la scelta corretta della posizione di
marcamento da parte del difensore consistente nel tenere d’occhio
contemporaneamente, inquadrati nello stesso campo visivo, il
portatore di palla che conduce l’azione contro e, se rimane fermo,
il diretto avversario (situazione statica); al contrario, se questi
si mette in azione per cercare spazio (situazione dinamica), il
difensore dovrà seguirlo alternando l’attenzione ora su di lui, ora
sul portatore di palla, con rapidi e continui movimenti laterali del
capo, a destra, a sinistra, dietro, per controllare l’evoluzione del
gioco e, nello stesso tempo, per effettuare spostamenti di
posizionamento sull’avversario per marcarlo stretto se accentrato o
meno stretto se defilato, stando sempre attento a non concedergli
mai quello spazio che renderebbe vano l’anticipo, la copertura,
fatta salva la possibilità di andare sulla palla qualora non giunga
al destinatario”.
La prima osservazione che emerge dalla lettura di questa regola è la
distinzione principale tra le due posizioni da fermo o di movimento
del giocatore sottoposto al marcamento, da cui dipende il diverso
atteggiamento del difensore nel monitorare la visione del gioco e
conseguentemente la sua azione di controllo.
Infatti, se il diretto avversario non si muove oppure cammina
appena, per il difensore risulta più agevole marcarlo, controllare
la sua posizione, potendo inquadrare nello stesso campo visivo sia
il portatore di palla sullo sfondo sia l’attaccante in primo piano,
senza dove ricorrere a movimenti con la testa. In questa fattispecie
il difensore raramente verrà a trovarsi impreparato, fuori posto,
distratto in caso d’intervento.
Diverso invece sarà il comportamento del difensore qualora il suo
diretto avversario cercasse spazio muovendosi per linee orizzontali
o con cambi di direzione, per farsi vedere, per ricevere il
passaggio dal compagno o per andare a colpire la palla.
Se non vuole essere sorpreso o intervenire in ritardo, il difensore
dovrà adottare una diversa e più idonea tattica di protezione della
porta con il ricorso al controllo visivo attivo alternando lo
sguardo su entrambe le parti in causa coinvolte nella manovra del
gioco d’attacco, vale a dire il portatore di palla più o meno
lontano ed il diretto avversario.
Per assecondare tale impostazione comportamentale il difensore, come
sopra accennato, non potrà fare a meno dei movimenti laterali con il
capo, in modo attivo, dinamico, in uno con lo spostamento del corpo
che gli consentirà non solo di seguire l’evolversi del gioco in atto
ma soprattutto di valutare e quindi decidere quale
posizione-distanza prendere correttamente rispetto al diretto
avversario, più stretta dentro l’area di rigore, meno stretta verso
le fasce laterali.
Oltre alla distanza tra difensore e diretto avversario va tenuto ben
presente anche l’altro aspetto altrettanto importante di questo
nuovo modo di marcare che riguarda la posizione (postura) del
difensore rispetto all’avversario stesso, variabile a seconda della
zona del campo interessata, centrale o sulle fasce, in cui l’azione
d’attacco si sta svolgendo.
Dentro l’area di rigore, in una situazione di gioco con la difesa a
tre e con palla verticale, centrale alla porta, il difensore nel
mezzo dovrà cercare di stare alle spalle dell’attaccante, mentre i
due compagni laterali faranno in modo di tenere i rispettivi
avversari di fianco verso l’esterno; se l’azione d’attacco si
sviluppa invece sulle due fasce laterali sarà il primo difensore più
vicino alla palla a porsi dietro all’attaccante esterno, mentre gli
altri due avranno cura di marcare i diretti avversari mettendosi al
loro fianco leggermente arretrati.
Affrontando con i colleghi questo tema specifico di tecnica
difensiva sono solito sostenere che la minaccia alla porta non
deriva tanto dalla palla calciata o appoggiata nei traversoni, nei
passaggi, quanto piuttosto dall’avversario chiamato, destinato a
riceverla; aspettare la palla o voler andare ad intercettarla senza
garantirsi, coprirsi le spalle, è un errore grave che, come spesso
accade, può costare caro al difensore causando dei gol evitabili
proprio per mancato rispetto del Controllo Visivo Attivo.
Una traiettoria imprevista, calcolata male, una deviazione
improvvisa, un intervento fuori tempo sulla palla che, filtrando,
diventa preda dell’attaccante, non lasciano scampo alla difesa, al
portiere.
La palla in arrivo non costituisce di per sé pericolo immediato se
non giunge al destinatario; lo diventa sicuramente se questi la
riceve senza essere marcato, peggio ancora se lasciato libero, solo
in area di rigore.
E’ scontato che nulla vieta al difensore, in posizione regolare di
marcamento, considerare l’ipotesi di andare sulla palla quando
questa risulta fuori della portata del diretto avversario.
Nella realtà odierna del calcio giocato una cosa è certa, che il
Controllo Visivo Attivo non viene praticato ed i numerosi gol
derivanti dalla mancata osservanza di tale regola, da me registrati
nelle videocassette, che si riferiscono a partite di campionati
italiani ed esteri, nonché alle massime competizioni internazionali,
ne sono la prova, la testimonianza concreta più tangibile.
E’ frequente vedere infatti come i difensori, a qualsiasi livello di
categoria appartengono, siano portati a disporsi davanti alla porta,
in linea, nella propria zona di competenza, tanto da formare, se
vista frontalmente, una fila orizzontale con una sequenza di
giocatori d’entrambe le squadre, alternati e distanziati tra loro,
sempre alla stessa maniera indipendentemente dal punto di gioco
della palla, lasciando agli avversari spazio e libertà di movimento.
Tale assetto difensivo risente, a mio avviso, dell’influenza
negativa, diretta del gioco “a zona” che, se praticato nella parte
mediana del campo con un numero adeguato di centrocampisti, può
presentare ancora qualche elemento di validità; per il resto,
considerata l’elevata velocità di corsa dei giocatori e di
circolazione della palla, nonché il ritmo crescente degli scambi,
questo sistema difensivo, collegato ma con sempre meno successo alla
trappola del fuorigioco, arma a doppio taglio, sta mostrando oggi i
suoi limiti, la sua inadeguatezza a cominciare proprio da dentro
l’area di rigore.
Qualche tecnico sostiene che la difesa “a uomo”, quella classica, di
lontana memoria, non andrebbe cambiata ma, semplicemente, praticata
nella “zona”, quasi a non voler staccare il filo che lo lega alla
scelta privilegiata del gioco a zona.
Affermare di marcare “a uomo” nella zona è un non-senso per la
semplice ragione che l’attaccante movendosi alla ricerca dello
spazio o della combinazione, sovverte ogni forma di vincolo che il
difensore ha sul diretto avversario nella propria zona di competenza
del campo.
Per tutti questi motivi ho elaborato la proposta di una nuova e
moderna tattica difensiva, di maggior protezione della porta, che
partendo dall’applicazione dalla regola base del Controllo Visivo
Attivo, sappia rispondere efficacemente, concretamente alle esigenze
del calcio attuale, una difesa che ho chiamato elastica, proprio
perché variabile ma attenta, destinata, secondo me, a sostituire nel
breve periodo il gioco “a zona” e “a uomo”.
Marcare oggi significa controllare il diretto avversario, i suoi
movimenti stando nella posizione corretta, e contemporaneamente con
sguardo vigile saper interpretare le intenzioni del portatore di
palla, lo sviluppo del gioco in modo da non farsi sorprendere o
trovarsi impreparato.
A beneficiare di questo nuovo moderno sistema di marcamento sarà
sicuramente la componente dinamica del gioco, che diverrà più
spettacolare, emozionante e divertente, dovendo gli attaccanti stare
in continuo movimento per cercare spazio, per svincolarsi dalla
guardia dei diretti controllori, a loro volta costretti ad una
difesa altrettanto mobile per poter intervenire al posto giusto nel
momento giusto.
Anche gli addetti ai lavori che si occupano di calcio nei giornali,
nelle radiocronache, nelle telecronache e nei dibattiti televisivi
dovrebbero far sentire la loro voce qualificata a tal proposito.
Se ciò non è ancora avvenuto o non è stato percepito, è perchè non
si tiene conto, non si pone mai l’accento, con sufficiente
attenzione e competenza, all’analisi tecnica dei gol evitabili per
esaminare la responsabilità del singolo giocatore che proprio quando
difende, giocando a zona, sembra non aver mai colpe, non viene
adeguatamente ripreso.
Si resta spesso nel vago chiamando in causa sempre la difesa con
termini generici come disattenzione, distrazione, incertezza,
indecisione, amnesia, dimenticanza, sorpresa, scoperta, immobile,
imbambolata, impreparata, dormita, mentre bisognerebbe con l’aiuto
della moviola individuare e mostrare nel dettaglio l’errore
comportamentale commesso dai difensori nella dinamica dell’azione
spiegandone le ragioni come ho cercato di fare con il presente
studio.
| L'Autore: Giorgio Pivotti
"Nel 1978 ho partecipato al corso di abilitazione per allenatori
di terza categoria; conseguito il patentino mi sono dedicato a fare
il tecnico allenando squadre locali, anche se non in via continuata
per il poco tempo libero che mi lasciava l’attività professionale.
Ciò tuttavia non mi ha impedito di seguire il calcio a livello di
studio e di approfondimento, tant’è che nel 1985, raccolte alcune
considerazioni, osservazioni tecniche sul calcio giocato, le ho
trasmesse al Notiziario del Settore Tecnico delle Figc dove sono
state pubblicate.
Negli anni successivi tale collaborazione è proseguita con altri
nuovi contributi pubblicati anche su l’Allenatore dell’Aiac, ultimo
quello del 2004 con la “Mezzaluna”, sempre incentrati sui gol
evitabili dopo aver condotto un’analisi sulle due corrispondenti
situazioni di gioco conosciute nel linguaggio tecnico come
“Posizione frontale attiva” e “Controllo visivo attivo”; il tutto
con il supporto dimostrativo di oltre 300 gol della specie, segnati
ai massimi livelli competitivi, che ho registrato nelle
videocassette.
Ho classificato ed analizzato, forse per la prima volta, i gol in
due grandi categorie, evitabili ed imparabili, registrandoli nella
mia videoteca.
Ho elaborato una nuova tattica difensiva destinata a sostituire nel
breve tempo le ormai obsolete difese “a zona”, “a uomo”, “mista”,
chiamandola “Difesa Elastica” più rispondente alle moderne esigenze
del calcio giocato.
Uno degli ultimi lavori svolti da me curato personalmente, si
riferisce alla compilazione del Dizionario-Glossario del Gioco del
Calcio con la raccolta di oltre 2.300 voci, termini ed espressioni
comunemente usati nel linguaggio tecnico e nel gergo calcistico,
pubblicato nel 2004 dalla casa editrice Nuova Prhomos di Città di
Castello (PG), grazie anche al giudizio positivo raccolto da alcuni
dei massimi esponenti del mondo del calcio, FIFA e UEFA comprese.
Un impegno portato a termine con convinzione avendo verificato che
un testo del genere di così ampia portata non era mai stato scritto,
e quindi con la consapevolezza di colmare un vuoto esistente nel
panorama della nostra letteratura sportiva. Un libro utile come
strumento di studio, di conoscenza del gioco del calcio destinato
alla crescita culturale degli addetti ai lavori, in particolare per
la nostra categoria di allenatori, per il settore giovanile
scolastico ed in genere di tutti gli appassionati di questo sport.
Ho inoltre seguito alla televisione il Mondiale 2002 di Calcio di
Corea – Giappone, gli Europei del 2004 in Portogallo e da ultimo il
Mondiale di Germania 2006, elaborando di volta in volta uno studio
specifico basato su schede tecniche di tutte le partite contenenti
un breve commento alla gara, la descrizione, l’analisi e la
classificazione dei gol in evitabili ed imparabili, per poi inviare
a Coverciano – Settore Tecnico il relativo materiale, ivi comprese
le videocassette con la registrazione di tutti i gol segnati.
Su Internet cercando sotto il mio nome o con il titolo del mio libro
si possono trovare altre notizie sul mio conto.
Penso di continuare ancora l’attività di allenatore, anche se in
prospettiva la consulenza tecnica acquisterà sempre maggiore spazio
per i miei obiettivi nel mondo del calcio. Altro desiderio
auspicabile da realizzare sarebbe quello di poter proseguire, non
solo in ambito provinciale, gli incontri e gli scambi di idee con i
colleghi, anche della televisione e della carta stampata, per
illustrare in particolare alcuni aspetti tecnici e situazioni del
calcio giocato aventi per oggetto i gol, che, a mio avviso,
dovrebbero diventare nuova materia di studio da introdurre ai corsi
per allenatori di qualsiasi livello.
Preciso di essere da sempre iscritto all’Albo dei tecnici e all’Aiac.
Quanto precede è tutto sul calcio per quel che mi riguarda pur
avendo praticato altri sport; infatti, la bicicletta, il nuoto, il
tennis, lo sci hanno accompagnato ed interessano tuttora, da
pensionato, la mia attività sportiva amatoriale". |