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Senza prescindere dalle
componenti fondamentali del gioco del calcio come il Regolamento, la
Tecnica e la Tattica con i suoi principali derivati, sistema e modulo,
appare indispensabile ed attuale affrontare un tema specifico di calcio
giocato collegato direttamente al gol, o per meglio dire ad una
determinata tipologia di gol, che, a mio avviso, non ha avuto finora la
dovuta attenzione e considerazione da parte degli addetti ai lavori, tanto
da sembrare poco conosciuto o di secondaria importanza, pur prendendo atto
che manca in letteratura un chiaro, preciso riferimento in materia.
Si tratta dell'analisi emergente sia dal confronto tra giocatore e palla,
quando a possederla è il suo diretto avversario, sia dalla valutazione
delle conseguenze, spesso pesanti sull'esito della gara, derivanti dal
comportamento sbagliato dei giocatori, difensori soprattutto, di fronte
alla palla in arrivo sui tiri in porta contro oppure sui passaggi
terminali tra avversari prima della conclusione a rete.
Un rapporto di causa-effetto con ricadute sul gioco come la riconquista
della palla seguita da immediate ripartenze oppure la realizzazione, in
prima o in seconda battuta, di gol ben distinti, individuabili, che
proprio per questo motivo si possono osservare, studiare, prevenire e
quindi cercare di evitare mettendo in atto gli opportuni accorgimenti
tecnici.
Prima di scendere nel dettaglio ad esaminare queste singole situazioni di
gioco, fornendo nello stesso tempo suggerimenti e consigli utili per
sviluppare con maggior efficacia e garanzia l'azione difensiva della
porta, fino ad arrivare a formulare una regola di comportamento generale
valida per questo tipo di problematica calcistica, è opportuno delineare
il campo di analisi partendo sempre dalla realtà del calcio giocato.
Occorre prendere come base un momento o una fase delle molteplici azioni
che caratterizzano lo sviluppo del gioco per poi esaminare ed approfondire
il nostro tema tecnico specifico in merito a cosa deve fare e non fare,
come deve stare-muoversi il giocatore di fronte alla palla controllata,
gestita dal suo diretto avversario. Non solo ma ponendo in evidenza quali
sono gli inconvenienti, gli effetti negativi immediati che nascono da tale
confronto-scontro a danno della propria squadra, primo fra tutti quello di
subire dei gol evitabili, quelli che si possono e si devono prevenire, e
quali invece sono i correttivi tecnici da adottare per risolvere al meglio
queste particolari situazioni di gioco.
Al riguardo risulta evidente che dette situazioni si presentano, si
configurano durante la fase terminale dell'azione offensiva,
immediatamente prima che la palla entri in rete.
Infatti, esaminando la squadra che si difende, in questi momenti della
gara si assiste spesso al comportamento sbagliato, alla reazione scomposta
dei difensori che sulla palla in arrivo proveniente da tiri, piazzati o in
movimento, diretti contro la propria porta oppure da passaggio
dell'avversario al compagno per la conclusione a rete, non rimangono in
posizione frontale attiva.
Con tale espressione intendo definire l'atteggiamento corretto, regolare
che i difensori, effettivi od occasionali, devono assumere nei casi sopra
citati e che consiste nel restare con il corpo in posizione frontale al
battitore, controllando visivamente la traiettoria del tiro ed attivandosi
nello stesso tempo con movimenti di spostamento laterale del corpo e di
allungamento in spaccata, in scivolata delle gambe, per tentare di
intercettare la palla in arrivo in modo da respingerla, da deviarla fuori
dello specchio della porta, da interrompere l'appoggio terminale
all'avversario.
Accade invece di notare frequentemente come sulla battuta o all'arrivo
della palla i difensori siano portati istintivamente ma erroneamente, a
girarsi di fianco o di schiena accompagnando il movimento con un
avvitamento del corpo alle volte in elevazione; così facendo perdono di
vista il controllo della palla senza riuscire ad ostacolare efficacemente
il tiro, ad opporre una valida azione personale mirata alla protezione
della porta.
Stessa reazione comportamentale si riscontra nel dribbling quando il
possessore di palla, vedendo inutili i suoi sforzi, vano ogni tentativo
messo in atto per liberarsi del suo diretto avversario, abile a non cader
nella trappola delle finte, decide di cambiare strategia, di optare per il
tiro direttamente in porta o in appoggio al compagno, oppure per il tiro
fintato in modo da trarre in inganno il difensore e quindi, sfruttando la
sua reazione istintiva e scomposta a girarsi, prenderlo in contropiede e
saltarlo. Per imparare come si devono affrontare queste specifiche
situazioni di gioco in fase difensiva, ricorrendo al gesto
atletico-comportamentale in modo corretto, bisogna tener presente le
seguenti modalità di esecuzione:
- quando la palla va direttamente contro il difensore, questi dovrà stare
in posizione frontale per cercare di intercettarla in tutti i modi
consentiti, alzando eventualmente di lato quanto necessario la gamba
interessata, senza accavallamento dell'una sull'altra come spesso si vede
fare; se la palla calciata passa alla sinistra del difensore, questi
tenterà di ribatterla o di toccarla utilizzando esclusivamente la gamba
sinistra, in modo tale da fruttare al meglio la naturalezza fisiologia del
movimento dal basso verso l'alto dell'arto, e non la gamba destra
sovrapposta alla sinistra cui si accompagna un movimento di parziale
rotazione del corpo; viceversa in caso contrario. - quando invece la palla
passa poco distante ma alla portata del difensore, questi con movimenti di
spostamento laterale del corpo o di allungamento delle gambe in spaccata,
in scivolata dovrà parimenti intervenire per cercare di respingere o
quantomeno di toccare la palla quel tanto, e alle volte basta un leggero
spizzico specie sui tiri dalla media-lunga distanza, che è sufficiente a
deviare il tiro fuori dallo specchio della porta. Una variante di non poco
conto alla posizione frontale attiva è quella passiva che non risolve il
problema perché lascia invariato il potenziale pericolo dei tiri contro.
In questo caso il giocatore, pur restando con il corpo rivolto al
battitore, rimane però impassibile, immobile, non opera alcun tentativo
per intercettare la palla in arrivo, mostrando talvolta di volersi
addirittura schivare, schernire: un comportamento che va parimenti
corretto non essendo produttivo, anzi accentua maggiormente la
responsabilità del difensore.
Allo scopo di abituare i giocatori a non voltarsi in occasione dei tiri
contro, a non lasciarsi intimorire dalla palla in arrivo, anche quando
sono sistemati in barriera, ricorro ad un allenamento specifico,
appositamente studiato, dal quale ho potuto ricavare risultati
confortanti, rispondenti alle aspettative. Si tratta di esercitazioni con
un giocatore incaricato, in alternanza con altri, di calciare forte in
porta, da fermo o in movimento e da differenti distanze, contro tre o più
difensori anche vicini tra loro, come fossero in barriera, situati al
limite dell'area di rigore. Mantenendo sempre come riferimento la
posizione della barriera si parte battendo prima da una distanza di 25 mt
per poi scendere gradatamente a 20 mt, a 10 mt, a 5 mt; l'esercitazione
sarà ripetuta due volte allo stesso modo, una con il portiere tra i pali e
l'altra senza. Con l'avvicinarsi del punto di battuta, dai 20 mt in giù, è
consigliabile suggerire ai difensori di usare braccia e mani a protezione
della faccia e del basso ventre contraendo la muscolatura addominale senza
però mantenere rigido il corpo. In caso contrario, disattendendo la
Posizione Frontale Attiva ed il Controllo Visivo Attivo di cui parlerò in
un prossimo articolo unitamente alle nuove proposte per andare a rete, che
insieme costituiscono le due regole primarie di difesa della porta, si
corre il rischio di continuare a subire dei gol evitabili, la cui
realizzazione si può e si deve prevenire. Parlando di questo specifico
argomento tecnico sono solito affermare che è la palla ad essere aggredita
e non l'uomo-avversario che va invece pressato, attaccato, contrastato.
Tuttavia bisogna rilevare e dare atto che vi sono alcuni giocatori i quali
per scelta personale, per spirito combattivo e slancio agonistico, per
carattere, fanno ricorso ad ogni loro risorsa, qualità fisico-atletica per
intervenire con movimenti del corpo, delle gambe, testa compresa, a
difendere a tutti i costi la propria porta, la propria zona, restando
volutamente e caparbiamente faccia a faccia con la palla in arrivo. Va
puntualizzato, a mio avviso, che il loro comportamento non è frutto di una
specifica preparazione ricevuta in tal senso, mancando nella realtà quell'azione
propedeutica di base rivolta all'informazione ed alla formazione da parte
degli addetti ai lavori
Il timore di farsi male che molti giocatori adducono come pretesto per
giustificare questa loro reazione protettiva mostrando la schiena, che non
esito a definire rinunciataria, è infondato se pensiamo a certe entrate in
tackle scivolato, magari a gambe tese, alla durezza di certi interventi,
contrasti, scontri spesso intenzionali, che possono procurare al giocatore
altre e ben più gravi conseguenze sul piano fisico.
La registrazione in videocassetta di numerosi gol della specie che ho
ricavato da partite giocate ai massimi livelli, nei campionati di serie
A-B-C , trofei e coppe internazionali, rappresenta la prova, la
testimonianza più eloquente di tutto questo studio, del mio modo di
affrontare argomenti tecnici o temi innovativi sempre con il supporto
della documentazione filmata. Un gol su tutti che vorrei portare come
esempio per le conseguenze immediate e rilevanti che ha avuto, è quello
dell'1 a 0 tra Perugia e Juventus nel campionato 1999/2000, costato alla
squadra bianconera nientemeno che la perdita dello scudetto, dove su tiro
in porta del perugino Calori con forza appena sufficiente per mandare la
palla in rete, il diretto difensore juventino si è disinteressato della
palla in arrivo girandosi prima di fianco e poi di schiena.
Anche in quell'occasione la dinamica di esecuzione, l'analisi tecnica
sull'errore comportamentale della difesa che ha causato questo importante
gol, come per altri similari, non ha trovato né continua a trovare spazio
sufficiente nei dibattiti, nei commenti, nei corsi da parte degli addetti
ai lavori. Ciò rappresenta un'evidente lacuna informativa e culturale sul
piano calcistico da colmare con il contributo di tutti come ho cercato di
fare nell'ambito dell'analisi fin qui condotta sui goal evitabili partendo
dal tema più generale del rapporto diretto tra giocatore e palla in
possesso dell'avversario.
*Allenatore di Base
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