|
|
Questo tema
potrebbe scaturire oltre che dei dubbi, delle perplessità su quello
che gli allenatori e preparatori svolgono sul campo di calcio. Cosi
non è ma vorrei spostare l’attenzione degli addetti ai lavori su
alcune tematiche di allenamento che possono risultare anche come
mezzo preventivo per gli infortuni di carattere muscolare. Mi
affascina sempre di più cercare di capire come avviene e quale la
causa dell’infortunio da sovraccarico funzionale che non sempre può
essere limitato alle descrizioni più comuni dando la responsabilità
ad un superallenamento, un affaticamento o altre elementari
definizioni che alla luce di questo lavoro risultano essere poco
attendibili.
Alcuni allenamenti settimanali o quelli suddivisi nei cicli
dell’anno, le indicazioni di tecnica calcistica descritti e
consigliati in modo forse erroneamente soprattutto nei settori
giovanile, l’applicazione di superficiali esercitazione
tecnico-tattiche li ho individuati come probabili cause di traumi
muscolari in virtù di una serie di considerazioni personali frutto
di una lunga esperienza nei dilettanti indicati da molti come
maggiore fonde di studio a livello anche scientifico perché sono
coloro che praticano calcio con diversi fattori che condizionano la
loro vita, gli allenamenti e le competizioni agonistiche,
naturalmente tutto il contrario di quanto possa succedere potendo
curare o lavorare con dei professionisti.
Mi corre l’obbligo partire dal profilo fisiologico del calciatore
che tanto serve per pianificare il lavoro di recupero riabilitativo
ma ancora più importante per stabilire la pianificazione
dell’allenamento. La pianificazione di un piano di allenamento o di
un recupero riabilitativo si programma dopo che si conosce il carico
di lavoro quantitativo e qualitativo della prestazione che deve
effettuare l’atleta, nel calcio questo non è uguale per tutti perché
non tutti fanno la stessa cosa. Il carico è capace di modificare
profondamente il sistema biologico generale dell’individuo per
questo è importante stilare un profilo biologico del calciatore che
ci aiuta a stimare la qualità del lavoro che sviluppa durante una
partita di calcio osservandone le caratteristiche psichiche e
biologiche. Durante una partita di calcio si eseguono molti scatti e
movimenti rapidi in questi casi sono interessati le fibre muscolari
dette veloci, invece movimenti di bassa velocità o il cammino al
passo richiamano le fibre muscolari chiamati lenti, si deduce che le
due fibre hanno un ruolo differente ma di uguale importanza e che
vanno allenate in modo differenziato e attraverso delle
esercitazioni specifiche. Una attenta valutazione funzionale
dell’atleta fatta ad inizio stagione e poi proseguita durante l’anno
ci consente di avere validi elementi per la programmazione, se a
questo aggiungiamo una valutazione di quello che fanno i calciatori
in campo durante una partita di calcio si chiude un cerchio che lo
ritengo utile e preventivo, quindi dovremmo ricordarci che il calcio
è caratterizzato da movimenti di tipo intermittente, movimenti che
sono compiuti a varie velocità di esecuzione e abbinati a tutta una
serie di atti motori come il saltare, dribblare, correre
all’indietro, tiri intercalati da una serie di pause. Il calcio è
una attività con caratteristiche anaerobiche e aerobiche, questo
richiede che il calciatore nell’arco dei 90 minuti è chiamato
all’applicazione di varie tipi di forza e capacità coordinative
specifiche che se non allenati in modo adeguato possono essere già
una prima causa di infortunio. Per dare un contributo a questi
concetti del gioco del calcio molti autori hanno elaborato le
distanze percorse dai giocatori durante la partita suddivisi in
ruoli, per esempio i difensori centrali percorrono una distanza
inferiore a quella degli attaccanti e dei centrocampisti, i
centrocampisti percorrono il 37% a corsa lenta e il 22% di passo, il
20% in velocità, il 10% di sprint 8% all’indietro, e il 20% in
salti. A proposito di salti gli attaccanti saltano nella stessa
percentuale dei difensori 11%, i difensori scattano meno
frequentemente dei centrocampisti e attaccanti, gli attaccanti
percorrono una distanza superiore a tutti in possesso della palla
mentre quella più bassa è registrata nei difensori. Analizzando
questi dati risulta che la media si aggira sui 10.500 m questo resta
un importante parametro di riferimento nella valutazione dello
sforzo che sostiene in gara il calciatore, ma lo sforzo si può
valutare anche globalmente attraverso alcuni rilievi di carattere
atletico come :
il tipo di lavoro espletato nel corso dei 10.500m quindi, lo scatto,
la velocità, il cammino veloce e normale, il ruolo del calciatore e
il livello tecnico della squadra. I dati raccolti li ritengo
importanti al fine di programmare l’allenamento e il piano di
recupero riabilitativo sul campo perchè si possa portare il
giocatore ai suoi livelli di preparazione fisica standard dopo
l'infortunio, ma quando si vuole superare o stravolgere le
possibilità dello sforzo di un singolo atleta sia in allenamento che
in partita, volendo applicare quello che non è possibile ad una
caratteristica di un giocatore, si apre la strada all’infortunio di
carattere muscolare in quanto i parametri non sono adeguati alle
caratteristiche di sopportazione del muscolo in oggetto. Quindi
bisognerebbe allenare e fare allenare il giocatore solo a quello che
deve fare in partita e in riferimento al suo ruolo differenziandone
le caratteristiche dello stesso lavoro fisico. Alla base di partenza
di questo concetto metto le abilità tecniche di ogni singolo
giocatore che non possono essere realizzate completamente se non
sono sorretti da una buona condizione psico-fisica. Le
caratteristiche fisiche importanti del calciatore che vanno allenate
e curate in riabilitazione sono :
potenza aerobica
forza esplosiva
elasticità muscolare
potenza meccanica dei muscoli estensori della gamba
Quindi le capacità neuromuscolari, coordinative e le attività
motorie sono ritenute indispensabili perché ne caratterizzano il
gioco del calcio, oggi i preparatori sanno che vanno allenati in
forma di accelerazione rapide, arresti improvvisi, cambi di
direzione, risposte ripetute in uno spazio ristretto.
Per questi gesti sono richiamati diversi muscoli che con le loro
caratteristiche visco elastiche, di bioffedback e propiocettive
riescono a realizzare dei movimenti di estrema precisione, sono
muscoli dalle fibre veloci a cui deve andare l’attenzione nella
preparazione fisica e riabilitativa perché vengono chiamati in causa
dal gesto specifico del gioco del calcio. Nel gesto tecnico la gamba
di appoggio raggiunge valori simili a quelli registrati nella gamba
che esegue il tiro, su questa gamba però agiscono sforzi muscolari
elevatissimi e le forze quantitativamente sviluppate non si
differiscono di molto, mentre sotto l’aspetto qualitativo sono
completamente differenti. Dalla gamba di appoggio viene espresso un
lavoro dinamico quasi statico, mentre i fenomeni più rilevanti
avvengono nella gamba che esegue l’azione specifica del calciare,
quando si sta per calciare il pallone si sviluppano delle forze
elevatissime, queste forze vengono sviluppate dai muscoli estensori,
e devono essere estrinseche in un tempo brevissimo perché il tempo
di contatto tra il piede e la palla dura un periodo estremamente
breve, circa 10 ms cioè 1/100 di secondo, la velocità del piede si
trasforma poi in velocità del pallone. Lo sviluppo di un movimento
cosi rapido e veloce come il calciare il pallone è realizzato dal
reclutamento delle fibre veloci, queste fibre al contrario di quelle
lenti devono essere stimolate con degli impulsi molto elevati, la
frequenza di stimolo nervoso deve essere altissima, infatti
praticando la corsa lenta i muscoli estensori vengono sollecitati a
bassa frequenza alle quali si adattano in base alla legge biofisica
e dallo stimolo indotto, ma quando vengono sollecitati ad eseguire
movimenti rapidi o azioni dinamiche che richiedono una azione
immediata, questa risposta rapida e simultanea potrebbe essere
rallentata o viene a mancare causando una risposta negativa dei
muscoli che a sua volta possono rispondere con un ritardo di
contrazione che causa lo stiramento o una contrattura. Pertanto è da
escludere la corsa lenta come allenamento per migliorare la potenza
aerobica, la corsa lenta anche se eseguita per 2 volte a settimana
adatta i muscoli a questo limitato sforzo modificandone il
comportamento metabolico e quello cinematico. L’indicazione
preventiva e quindi allenante dei muscoli del calciatore risultano
essere le attività di breve durata da 1 a 3 secondi, con questo tipo
di esercitazioni il tessuto muscolare, i tendini e il snc e
periferico vengono fortemente sollecitati, balzi e salti sono
connessi con lo sviluppo e l’utilizzo di energia elastica che con i
riflessi miotatici rappresentano uno stimolo sopramassimale del
sistema neuromuscolare. Per proporre queste esercitazioni bisogna
essere in possesso di alcune caratteristiche specifiche ben
determinate. Queste sono racchiuse nel migliorare la
sincronizzazione delle varie unità motorie reclutate nell’incremento
della frequenza degli stimoli e nel miglioramento delle strutture
muscolo-tendinee predisposte al movimento desiderato. Appare
evidente che questi esercizi devono essere eseguiti con la massima
accortezza e mai in presenza di affaticamento muscolare. Le
esercitazioni che servono al calciatore sono :
balzi
salti
decellerazioni
accellerazioni
Affinchè si ottenga un buon risultato da queste esercitazione è
importante che siano fatti molto simili alla situazione reale di
gioco.
Con lo stesso scopo preventivo e allenante si propongono la corsa
veloce, fartleck, corsa con variazione di ritmo.
Nel lavoro specifico che riguarda la riabilitazione sul campo dopo
lesione muscolare, propongo sempre la corsa aerobica a velocità
crescente e allenamenti brevi ed intensi tipicamente lattacido come
allunghi e ripetuti. Successivamente subentra un lavoro alattacido
fatto di balzi e scatti e una proposta di lavori con la palla e il
recupero dei gesti atletici specifici riferiti alla tecnica del
calciatore. Ma molte volte anche una insufficiente preparazione
tecnica si è rilevata causa di infortuni muscolari e a volte anche
articolari. Il difetto della tecnica calcistica viene attribuito ad
una tendenza da parte degli allenatori a potenziare esclusivamente
le capacità fisiche e tattiche e alla scarsa conoscenza delle leggi
che regolano l’apprendimento motorio e i meccanismi
neurofisiologici, un’alra parte sono attribuiti ad un difetto di
tecnica manifestata sotto forma di ritardi nella esecuzione della
performance. Molti autori sostengono che per l’insegnamento della
tecnica calcistica si devono sfruttare le afferenze visive,
personalmente ritengo utile basarsi invece sulle informazioni
articolari e cutanee del soggetto, che sicuramente condizionano il
gesto tecnico e la postura del calciatore con relative conseguenze
di traumi ripetuti o sovraccarichi se non corretti nella loro
impostazione posturale. Alla luce di quanto descritto ritengo che
negli allenamenti non si da una adeguata considerazione ai
contributi che può portare la comprensione dei meccanismi tecnici
dettati dall’apprendimento motorio, questo è generalmente trascurato
o affidato a saltuari intuizioni, di solito si propone al calciatore
un lavoro didatticamente aspecifico senza interessarsi da un’analisi
di cosa effettivamente serve al calciatore. Molto spesso il lavoro
specifico interessa il rinforzo dei muscoli pensando che cosi
facendo si migliori la tecnica calcistica, e ancora non si riesce a
scegliere tra lavoro segmentario e quello globale, di solito si
propone quest’ultimo che è limitato alla richiesta di far ripetere
certe sequenze come per esempio la ricezione della palla si fa
ripetere l’esercizio di andare all’incontro della palla e
ammortizzarla attraverso la retrazione della gamba. Questi non sono
esercizi specifici perché richiedono componenti globali senza aver
identificato gli elementari deficitari muscolo scheletrici o
articolare, e senza mettere il soggetto in condizioni di poter
effettuare un corretto controllo sulla componente eseguita in
maniera scorretta. La specificità dell’esercizio deriva dalla
conoscenza dei processi che sottostanno all’apprendimento e
all’identificazione delle componenti scorrette che non possono mai
essere ricondotte solo alla forza muscolare ma bisogna osservarne
l’atteggiamento delle articolazione coinvolte e la postura del
calciatore al fine di poter eliminare atteggiamenti viziati
dall’esecuzione tecnica che sembra essere svolta in modo corretto ma
che invece in quel momento sta creando le basi per un affaticamento
delle parti e quindi l’infortunio successivamente. Quando al
calciatore si vuole insegnare a calciare la palla con il piede non
abituale è inutile richiede la prestazione mal eseguita per un certo
numero di volte, questo causa per un certo numero di volte
l’attivazione di quelle componenti scorrette
(posturali,articolari,muscolari) che ne limitano l’apprendimento
dell’azione stessa che proprio in questo caso le statistiche parlano
di una facile componente di causa di pubalgia per l’errato gesto e
movimento degli arti coinvolti. Quindi prima valutiamo e
modifichiamo gli aggiustamenti del corpo in riferimento al gesto
tecnico da eseguire e poi sicuramente oltre che ad avere un gesto
corretto siamo tranquilli di non creare danni strutturali al
calciatore, ed è necessario procedere ad una attenta analisi dei
meccanismi deficitari che determinano le instabilità articolari. Un
calciatore può presentare anche delle alterazioni nelle capacità di
controllo sull’arto di sostegno durante il gesto tecnico, oppure ad
alterazioni di temporizzazione con l’arto calciante, in questo caso
dobbiamo saper individuare e conoscere i meccanismi
dell’apprendimento motorio iniziando dal controllo per terminare con
l’automatizzazione dell’arto e modellando la sua immagine e
posizione rispetto alla palla e allo spazio, molte volte però si fa
più affidamento alle afferenze visive che nascondono il reale
problema della non riuscita del gesto, infatti quando si vuole
insegnare a controllare la palla si suggerisce di guardarla
costantemente per conoscerne la traiettoria e poterla guidare, ma
cosi noi trascuriamo tutti i segnali che ci provengono dal corpo
parte integrante e meccanica del movimento tecnico, se per
effettuare questo gesto il corpo presenta una imprecisata deformità
sicuramente la conduzione di palla ne sarà condizionata. Il
suggerimento classico quando bisogna calciare la palla è quello di
“tenere la parte superiore del corpo leggermente piegato
all’indietro sull’anca della gamba portante”,
ora mi chiedo come può essere eseguito correttamente questo gesto se
prima non siamo stati capaci di insegnarli come fare per verificare
in quale posizione si trova il suo tronco in rapporto alle altre
strutture corporee, e se prima non conosciamo lo stato delle
articolazioni interessate a questa proposta. Penso che per una
corretta tecnica calcistica e di conseguenza un buon mezzo di
prevenzione dagli infortuni, dobbiamo conoscere e suggerire una
acquisizione dei mezzi di controllo sul movimento, obiettivo
iniziale per la programmazione di un gesto finalizzato al
raggiungimento di uno scopo ben preciso, dobbiamo conoscere i
meccanismi che sono alla base dell’apprendimento motorio e che
conducono alla formazione di schemi di movimento per generare delle
sequenze dinamiche correggibili e modificabili che ci permettono sul
piano pratico (e non visivo) di programmare esercizi specifici
facilitati da un’armonia del corpo che cosi facendo non subbisce
violente ripetizioni di sovraccarico dettati da un movimento nato e
finito male. L’allungamento muscolare, la mobilizzazione, gli
esercizi di core stabyliti, gli esercizi posturali, la ginnastica
medica, gli esercizi di propiocezione la corsa, devono essere parte
integrante delle proposte operative della seduta di allenamento,
solo cosi possiamo trasformare l’insegnamento della tecnica
calcistica in una disciplina scientifica e l’allenamento un mezzo di
prevenzione. |