| |
Nel contesto dell’infortunio sportivo l'interesse del terapista è
concentrato sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione
Il terapista sportivo si assume la responsabilità di definire e
supervisionare il programma i riabilitazione, deve capire il più
completamente possibile il problema della lesione, come si è
verificata, le principali strutture anatomiche interessate, il grado
di trauma e lo stato del processo di guarigione. Per natura
competitiva dell’atleta si chiede un inizio molto presto della fase
della riabilitazione dal momento che il periodo di gare sono molto
brevi l’atleta non può permettersi di stare fermo e aspettare che da
solo la lesione guarisca, ma il suo obiettivo è quello di tornare
all’attività in condizioni di sicurezza e il prima possibile.
Durante il recupero riabilitativo lo stress degli esercizi non deve
essere tale da aggravare la lesione prima che non venga riscontrato
un adattamento ala prestazione richiesta. Qualora questo succedesse
si renderanno evidenti segni di gonfiore dell’articolazione e del
dolore, una riduzione della forza e della mobilità articolare con
una aumentata lassità legamentosa. In presenza di questi problemi il
terapista deve rivedere il piano di lavoro rendendolo meno
aggressivo. La fase iniziale della riabilitazione prevede sedute con
esercizi sub-massimali ripetute parecchie volte anche nel corso
della giornata, l’intensità dell’esercizio deve essere rapportata
con la fase di guarigione.
E’ di fondamentale importanza che il terapista conosca le basi della
biomeccanica e della anatomia funzionale umana, caso contrario si
possono incontrare delle difficoltà nell’identificare la presenza di
fenomeni adattativi o di compenso in un movimento e non saprà cosa
richiede il programma per correggere i meccanismi patogenetici.
L’infortunio determina una serie di reazioni emotive, di conseguenza
il terapista sportivo deve conoscere la psiche dell’atleta. Deve
sviluppare una ampia conoscenza teorica della riabilitazione ed
adattarla al soggetto in trattamento perché i pazienti rispondono in
modo vario alle diverse modalità fisioterapiche e dl protocollo di
riabilitazione.
+
L’esercizio fisico è parte integrante per l’allenamento, per
competere l’atleta deve essere in forma,caso contrario si è più
soggetti ad infortunio, questo è stato accertato dagli allenatori e
preparatori i quali affermano che una inadeguata preparazione è una
delle principali cause di infortunio.
Impostare un programma di riabilitazione è un’operazione
relativamente semplice a parte che si conoscono gli obiettivi anche
a breve termine come:
1 - i primi soccorsi per limitare il gonfiore
2 - riduzione del dolore
3 - ripristino della più ampia escursione articolare
4 - recupero e incremento della forza, resistenza e potenza
muscolare
5 - la ripresa del controllo neuromuscolare
6 - l’aumento della capacità di equilibrio
7 - mantenimento di una buona efficienza cardiorespiratoria
8 - adeguata progressione funzionale.
Gli atleti devono essere seguiti in maniera individualizzata e
seguire un percorso riabilitativo per ottenere successi raggiungendo
ad uno ad uno gli obiettivi. L’atleta infortunato è sempre
interessato a conoscere i tempi di guarigione e i tempi di recupero,
ma il terapista sportivo non deve mai commettere l’errore di fornire
certezze sui tempi di recupero, ma deve proporre una scaletta di
obiettivi da raggiungere e affrontare livello per livello tutto il
programma riabilitativo.
Come limitare il gonfiore
La parte più importante della riabilitazione dell’infortunato è come
vengono intrapresi i primo soccorsi e le modalità di gestione dei
primi interventi perché questa gestione condizionerà l’andamento del
recupero. Tutti gli infortuni hanno in comune il gonfiore
determinato da un aumento della pressione all’interno dell’area
interessata che incrementa il dolore. Il gonfiore ostacola il
processo di guarigione perché impedisce la normale trasmissione
neuro-muscolare con conseguente riduzione della contrazione
muscolare evidente soprattutto nelle prime 72 ore dall’infortunio.
Di notevole importanza è il riposo dopo qualsiasi, dopo che la
struttura viene lesa si attivano dei meccanismi di guarigione, ma se
la stessa struttura non viene messa a riposo e anzi viene
sovraccaricata, il processo di guarigione non verrà mai modo di
avviarsi, di conseguenza non migliora il quadro clinico e vengono
ritardati i tempi di recupero. Con questo non si vuole sminuire la
precoce mobilizzazione. E’ stato dimostrato che una controllata
mobilizzazione offre migliori garanzie rispetto alla totale
immobilizzazione ne usufruisce una migliore rivascolarizzazione,
rigenerazione del tessuto muscolare e l’orientamento delle fibre
muscolari con ripristino della resistenza alla trazione. Il periodo
di immobilità varia a secondo della lesione, in casi più lievi sono
necessari 24-48 ore prima di riprendere il program,ma di
riabilitazione. Quando parliamo di riposo non significa che l’atleta
non faccia completamente nulla, il riposo è riferito alle sole
strutture lese, quindi può tranquillamente lavorare sulle altre
strutture del corpo non interessate al trauma questo per mantenere
la sua efficienza cardiovascolare e migliorare la flessibilità degli
altri segmenti anatomici
Crioterapia - Compressione
- Sollevamento
Il ghiaccio è la migliore soluzione immediatamente dopo il trauma al
fine di ridurre il dolore e di produrre una vasocostrizione locale.
La compressione è una buona metodica per controllare il gonfiore
iniziale, riduce lo spazio per il liquido applicando una pressione
sulla zona interessata, questa pressione può causare dolore esso va
mantenuto per almeno 72 ore dopo il trauma.
A questo si aggiunge il sollevamento dell’arto interessato per
impedire il ristagno del sangue favorendo il drenaggio venoso e
linfatico.
Riduzione del dolore
L’atleta infortunato percepisce il dolore a vari livelli di cui
l’entità è determinata dalla lesione, sotto prescrizione medica si
ricorre a dei farmaci antidolorifici.
Il dolore ostacola gli esercizi di potenziamento e di flessibilità,
e qualora vi sia un peggioramento del dolore con gonfiore questo ci
indica che va rivisto il piano di lavoro riabilitativo.
Ripristino della mobilità
articolare, della forza, della resistenza e del potenziamento
muscolare
E’ di fondamentale importanza esaminare attentamente l’articolazione
per capire se la ridotta escursione articolare sia conseguenza di un
interessamento alle strutture muscolotendinee o alla alterazione
cinematica articolare o ancora alla disfunzione della capsula
articolare e dei legamenti. L’impedimento della escursione
articolare si combatte con lo streching che è finalizzato
all’incremento della flessibilità soprattutto se siamo in presenza
di un irrigidimento delle strutture muscolotendinee. Successivamente
sono indicati gli esercizi a regime isometrico che vengono inseriti
nella prima parte del percorso riabilitativo, l’esercizio isometrico
è in grado di incrementare la forza statica e rallentare l’atrofia
della massa muscolare, inoltre riduce l’infiammazione in virtù
dell’azione di pompa esercitata che elimina i depositi di liquidi.
L’esercizio contro resistenza rappresenta la tecnica più comune
utilizzata nel programma riabilitativo, esercizi di contrazione
muscolare sia di tipo eccentrico che concentrico. L’esercizio
pliometrico viene inserito nella fase finale della riabilitazione,
esso prevede un rapido stiramento in senso eccentrico delle fibre
muscolari per facilitare la successiva contrazione concentrica.
Questo è molto importante perché la capacità di generare forza nel
minor tempo possibile rappresenta la chiave al successo in molte
discipline sportive.
Ripristino del controllo
neuromuscolare - Progressione funzionale
Il ripristino del controllo neuromuscolare per il terapista deve
essere un obiettivo di primaria importanza nel programma di
riabilitazione. La capacità di percepire la localizzazione
dell’articolazione nello spazio è mediata dai meccanocettori sia
muscolari e sia articolari. Il controllo neuromuscolare significa il
ripristino della capacità di seguire schemi sensitivi prestabiliti,
la mente insegna al corpo come comportarsi per eseguire uno
specifico movimento. Questo richiede che lo schema motorio sia
ripetuto parecchie volte partendo dai movimenti semplici fino ad
arrivare a quelli più impegnativi.
Un altro obiettivo di qualunque programma di riabilitazione è quello
di ripristinare la normale funzionalità, la progressione funzionale
prevede l’organizzazione di una serie di attività svolte in modo
graduale con il fine di preparare l’atleta alla pratica dello sport
specifico. Nella valutazione del ritorno allo sport specifico devono
essere presi in considerazione i seguenti elementi
Limiti fisiologici della
guarigione:
- Dolore
- Gonfiore
- Rom
- Forza
- Controllo neuromuscolare - propiocettivo
- Efficienza cardiorespiratoria
- Richieste specifiche dell’attività sportiva
- Test funzionali
- Fasciature,sostegni, imbottiture a scopo profilattico
- Senso di responsabilità dell’atleta
- Predisposizione all’infortunio
- Fattori psicologici. |
|