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Durante una partita di calcio troppo
spesso assistiamo ad infortuni muscolari dove il calciatore riporta
uno stiramento (durante un’accelerazione in avanti o cambio di
direzione repentino) senza contrasto con l’avversario.
Quando un’atleta “si fa male da solo” sorgono numerosi interrogativi
sulla qualità ed efficacia della preparazione fisica troppo spesso
indirizzata ad uno sviluppo del trofismo muscolare e più
difficilmente rivolta ad un esame obiettivo e piano di lavoro
differenziato per ciascun calciatore.
In realtà l’infortunio muscolare rappresenta, a mio avviso, solo la
punta dell’ iceberg poiché prima dell’infortunio quel calciatore, se
valutato in maniera opportuna, avrebbe probabilmente evidenziato
alti parametri di stiffness (rigidità della muscolatura).
Nel mio nuovo volume: “Le metodologie posturali nella preparazione
fisica del calciatore” edito da Calzetti-Mariucci ho cercato di
spiegare come la preparazione fisica possa essere integrata e
ripensata utilizzando alcune tecniche francesi di allungamento
globale che non solo prevengono gli infortuni ma migliorano il gesto
tecnico del tiro e la capacità di corsa.(1)
Lo sviluppo della Forza
In questi anni la preparazione fisica ha privilegiato troppo spesso
l’allenamento della Forza intesa come potenziamento dei singoli
gruppi muscolari attraverso l’utilizzo delle macchine per la
muscolazione dimenticandosi che uno degli obiettivi primari rimane
lo sviluppo della capacità di accelerazione. Come ricorda Capanna
queste macchine possono essere addirittura nocive per l’integrità
della muscolatura in quanto obbligano l’atleta a lavorare
utilizzando una coordinazione intramuscolare ed intermuscolare non
consona all’esigenze della corsa.(2)
Le macchine agiscono parzialmente e settorialmente senza tener
presente la chinesiologia delle catene muscolari che invece
prevedono un lavoro globale.
Lo sviluppo della Forza dovrebbe, a mio avviso, tener ben presente
il lavoro e la funzione delle catene muscolari poiché si rischia
altresì di ridurre in modo sensibile l’estendibilità muscolare,
correndo rischi di infortuni, ma anche di incidere negativamente
sulla mobilità articolare.
Le catene muscolari
“Le catene muscolari rappresentano circuiti in continuità di
direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze
organizzatrici del corpo” (3)
In pratica se si prende atto di come funzionano le catene muscolari
difficilmente si possono proporre esercizi analitici e locali poiché
il corpo umano opera in perfetta sinergia ed integrazione.
Il nostro corpo è una struttura integrata dove i vari apparati e
circuiti comunicano tra loro influenzandosi a vicenda. Il sistema
nervoso controlla le diverse parti e tutte le informazioni, pertanto
i vari insiemi del corpo non sono mai indipendenti gli uni dagli
altri ma si integrano a vicenda con feed-back continui e costanti.
La catena statica posteriore, le catene rette anteriori e posteriori
intervengono nei gesti tecnici ma anche nella vita quotidiana di
ciascun atleta.
I compensi statici ed in particolare dinamici del calciatore,
durante una partita amichevole o ufficiale, rappresentano dei dati
inequivocabili che in preparatore non deve trascurare.
L’occhio del tecnico che osserva la tattica si integra perfettamente
con quello del preparatore che sa osservare la corsa e il gesto
tecnico dal punto di vista biomeccanico e chinesiologico.
Mobilità articolare
Come ricordava Bosco la mobilità articolare rappresenta un
prerequisito fondamentale ad una tecnica del tiro ottimale.(4)
Allenatori professionisti mi facevano osservare come alcuni
calciatori si fanno male “da soli” calciando la palla. Il punto è
che bisogna iniziare un lavoro di Ginnastica Posturale Globale prima
che l’atleta si infortuni poiché sono diversi i campanelli di
allarme che talvolta non vengono presi in considerazione.
I muscoli della catena posteriore, nella maggior parte dei
calciatori che ho avuto modo di seguire, risultano troppo accorciati
e pertanto riducono la mobilità articolare nell’esecuzione di un
tiro o di un traversone dal fondo.
È evidente che muscoli rigidi possono subire infortuni poiché, dopo
diverse sollecitazioni, tendono a stirarsi in modo particolare dopo
scatti e cambi di direzione.
Debolezza o rigidità?
La patologia della muscolatura è da sempre stata riconosciuta ed
identificata con la debolezza. Con i professionisti parlare di
debolezza della muscolatura può apparire paradossale in quanto
questi calciatori sono impegnati tutto la stagione agonistica in un
lavoro di rafforzamento che comporta evidenti masse muscolari ed un
trofismo tuttavia non sempre adeguato alla performance richiesta da
questo tipo di sport.
Altresì osserviamo calciatori con un fisico piuttosto esile dotati
di un’ottima capacità di accelerazione e di un tiro estremamente
potente.
In letteratura scientifica la coordinazione e la capacità di
reclutamento delle unità motorie da parte del sistema nervoso
trovano un ampio spazio per giustificare una prodezza che comporta
una tecnica notevole.
In questi anni di studio ho cercato di dimostrare come un ruolo
determinante venga esercitato dall’estendibilità muscolare che è
inversamente proporzionale allo stiffness (rigidità della
muscolatura).
Calciatori poco flessibili difficilmente calciano e corrono in
maniera efficace, quando compiono gesti tecnici evidenziano compensi
dinamici estremamente significativi.
Quando si parla di rafforzamento bisognerebbe pensare che se viene
trascurato lo stiffness si rischia di creare più danni che benefici
sul piano funzionale (in quanto si limita la prestazione) e si
incrementa la possibilità di infortuni nell’arco non solo della
stagione ma anche dell’intera vita agonistica dell’atleta.
Alla fine di una corsa i muscoli antagonisti si attivano per frenare
l’arto accelerato dalla contrazione degli agonisti. Quando il
calciatore sposta un carico producendo la massima potenza, la forza
e la velocità del movimento saranno entrambe piuttosto elevate
ragion per cui l’attività che gli antagonisti dovranno sviluppare
sarà necessariamente elevata. (5)
Quando il calciatore professionista subisce un infortunio ai muscoli
posteriori della coscia credo che difficilmente si possa parla di
“debolezza” della muscolatura.
Gli ischo-crurali fanno parte della catena muscolare posteriore che,
dalla mia esperienza, risulta quasi sempre contratta e va allungata
solo nella sua interezza.
Limiti dello stretching classico
Lo stretching classico non evita i compensi della muscolatura e in
letteratura scientifica è stato dimostrato che se viene effettuato
prima di una prestazione sportiva limita le potenzialità di forza
esplosiva e non previene i danni muscolari (6)
Senza addentrarmi in considerazioni fisiologiche (che ho già esposto
in precedenti pubblicazioni) posso affermare che la didattica e la
tecnica della “messa in tensione globale” della muscolatura sono
completamente differenti dallo stretching classico.(7)
Anche i tempi e l’intensità del lavoro cambiano notevolmente.
Bisogna tuttavia riconoscere che lo stretching (proposto
inizialmente negli anni settanta) abbia contribuito in maniera
concreta allo sviluppo di nuove tecniche che stranamente appaiono,
ancor oggi, per alcuni addetti ai lavori una vera e propria
rivoluzione.
Molti corsisti che hanno partecipato ai miei seminari si sono
concentrati soprattutto sulla tecnica tuttavia il vero salto di
qualità iniziale consiste, a mio avviso, nel passaggio (o
cambiamento) dal lavoro analitico al lavoro globale. Infatti ogni
muscolo è indissociabile dalla catena muscolare che lo coinvolge
pertanto allungamenti analitici risultano poco produttivi.
Proposte operative
Prima di iniziare una programmazione di preparazione fisica è
necessario soffermarsi a lungo sull’esame obiettivo del singolo
calciatore.
La rigidità di alcune catene muscolari può essere evidenziata sia
sul piano statico che su quello dinamico (durante la partita) per
valutare i compensi del tiro e della corsa in accelerazione.
Lavorare sulla potenza dei singoli muscoli (almeno teoricamente)
senza considerare la globalità del corpo umano è come aumentare la
potenza di un’autovettura lasciando il freno a mano tirato.
È difficile individuare ed incrementare le potenzialità di un
calciatore lasciando questi limiti. La misurazione che avviene con
macchine, pedane e congegni elettronici può interessare fino ad un
certo punto poiché bisogna considerare i livelli di partenza di
ciascun atleta che sono strettamente collegati col vissuto di ogni
singolo calciatore oltre che, naturalmente, dal patrimonio congenito
individuale.
Le capacità di Forza, Resistenza e Velocità specifici e strettamente
funzionali al gioco del calcio devono passare da un perfetto
equilibrio tra trofismo ed estendibilità muscolare in modo da farci
raggiungere una performance ottimale.
Le proposte operative di allungamento globale devono tener conto di
alcuni aspetti metodologici:
- esame posturale individuale
- lavoro singolo o a piccoli gruppi omogenei
- valutazione costante della risposta del singolo (modulazione
dell’intervento secondo il feed-back)
- valutazione dell’ appoggio del piede e lavoro del piede
- posture in fase passiva dai 10 ai 30 minuti
- scelta delle posture e dell’intensità delle stesse anche
attraverso test e foto oltre che a valutazioni obiettive
- passaggio lento e graduale da posture “passive” a posture
attivo-passive
- posture attive solo per calciatori con una buona estendibilità
muscolare
- posture antalgiche quotidiane per i soggetti con elevato grado di
stiffness
- presa di coscienza e coinvolgimento dell’atleta in tutte le
posture
- respirazione diaframmatica e diversa a seconda le fasi del lavoro.
- dimostrazione al calciatore dei risultati ottenuti attraverso test
e foto
Conclusioni
La mia pubblicazione desidera essere un suggerimento per tutti i
preparatori che si limitano ad inserire le posture di allungamento
globale nel programma di allenamento senza trovare un collegamento
funzionale e metodologico con il rimanente piano di lavoro.
I principi metodologici e scientifici a cui si ispira la scuola
francese (F. Mézières su tutti) mette in discussione la preparazione
fisica “tradizionale” ed in modo particolare le modalità di
rafforzamento della muscolatura.
Ritengo che il lavoro analitico (attraverso le macchine e l’ultilizzo
dello stretching classico) diventi inconciliabile con la teoria e la
didattica della Ginnastica Posturale Globale.
Le rigidità della muscolatura del calciatore ed i compensi si
evidenziano particolarmente durante il lavoro di “messa in tensione
globale” dove l’atleta compie uno sforzo decisamente elevato per
raggiungere buoni livelli di estendibilità muscolare.
Il calciatore diventa estremamente collaborativo quando si
infortuna, mentre quando è “integro” la proposta operativa viene
accettata con difficoltà se non si è spiegato l’importanza di questo
lavoro.
L’infortunio (dal latino Infortunium nel senso di sorte avversa o
disgrazia) ancora oggi purtroppo viene considerato, da molti addetti
ai lavori, un evento del tutto incontrollabile, dovuto al caso
avverso o alla sfortuna.
In realtà i limiti e le potenzialità della performance sportiva in
questi anni sono stati indagati e definiti, pertanto l’infortunio
trova (molto spesso) una spiegazione scientifica.
La ginnastica posturale globale ha come obiettivo principale quello
di migliorare un gesto tecnico fondamentale come il tiro, la
capacità di accelerazione e di conseguenza quello di ridurre
infortuni muscolari determinati da un’eccessiva rigidità muscolare.
Bibliografia
Guidi Fabbri C. Le metodologie posturali nella preparazione fisica
del calciatore. Ed. Calzetti-Mariucci. Perugia2005.
Capanna R. Un sasso nello stagno Ed. Calzetti-Mariucci Perugia2003.
Busquet L. Le catene muscolari vol. 1 Ed. Marrappese Roma 1991.
Bosco C. Aspetti fisiologici della preparazione fisica del
calciatore, SSS Roma 1995.
Bisciotti G. Forza e prevenzione:matrimonio possibile? Il Nuovo
Calcio 2001.
Herbert R.-Gabriel M. Effects of stretching before and after
exercising on muscle soreness and risk of injury:systematic review,
British Medical Journal, 2002-325,468-470.
Buzzi A.M.-Guidi Fabbri C. Le metodologie posturali in funzione
educativa e rieducativi. Armando editore Roma 1996. |