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Le lesioni cartilaginee
nello sportivo hanno una
elevata incidenza
particolare in quegli
sport che richiedono
bruschi cambi di
direzione con frequente
interessamento
dell’articolazione del
ginocchio. La lesione
può essere di tipo
traumatico o
degenerativo, le cause
post traumatiche si
verificano in seguito a
traumi diretti o
indiretti, mentre la
causa di tipo
degenerativo o da
over-use è da ricercare
nei traumi ripetuti o in
una errata esecuzione
del gesto
tecnico-atletico.
Le tecniche chirurgiche
prevedono un prelievo di
un frammento di
cartilagine sana da
coltivare in vitro,
conservando fino alla
coltura delle cellule
pronti per il trapianto
entro le 48 ore dal
ricevimento del tessuto.
Nel trapianto di
condrociti la biologia
deve avere stimoli
funzionali con obiettivi
di tipo biochimico,
neuromuscolare,
metabolico e
psicologico, tutto
questo si ottiene con
graduali carichi di
lavoro, studi
biomeccanici
dell’articolazione
trattata e recupero dei
gesti complessi e
coordinamento atletico.
Metodo
Il programma
riabilitativo tiene
conto della tecnica
chirurgica utilizzata
per trapiantare i
condrociti e il rispetto
dei tempi biologici di
riparazione del tessuto.
Il passaggio da una fase
a quella successiva è
consentito solo se si
sono raggiunti
determinati obiettivi,
nella prima fase detta
della protezione (0-6
settimane ) è necessario
il controllo del dolore
e dell’infiammazione,
recupero completo
dell’estensione e
graduale recupero della
flessione con il
ripristino degli aspetti
neuromuscolari del
quadricipite. I criteri
per passare alla seconda
fase, quella di
transizione (6-12
settimane) sono quelli
del recupero
dell’estensione passiva
completa, 120° e minimo
dolore e gonfiore. Il
paziente viene rieducato
alla deambulazione, si
incrementa l’articolarità
e si iniziano ad
inserire le attività
funzionali.Nella terza
fase necessitano i
seguenti criteri : rom
conpleto, stenia dei
flessori ed estensori
uguali al 70% e assenza
di dolore e gonfiore.
Questo ci consente di
ottenere degli obiettivi
quali l’incremento della
forza e resistenza
muscolare e un
incremento delle
attività funzionali.
Infatti proprio la
quarta fase è detta del
recupero funzionale
(24-52) settimana che
intendo descrivere in
modo più approfondito.
Per recupero funzionale
si intende il recupero
delle attività
funzionali di tutto il
corpo e non soltanto
della parte lesa.
Il programma
riabilitativo è stato
svolto su di un
giocatore di Calcio del
Campionato Dilettanti
Calabrese, che
presentava una lesione
di 4° grado in sede del
condilo femorale
interno. In palestra si
prediligono i lavori in
cca per un ulteriore
rinforzo della
muscolatura degli arti
inferiori, e in ccc per
una continuità del
lavoro svolto sulla
muscolatura. Ma
l’allenamento al
controllo neuromotorio
lo ritengo l’argomento
fondamentale, lo
troviamo nel lavoro di
palestra e sul campo, in
palestra si sono svolte
tre sedute settimanali
con lavori in cca
eseguendo alle macchine
sforzi massimali e
numerose ripetizioni. A
tutto questo viene
aggiunto il
Core-stability e le
attività di recupero del
controllo neuromotorio
basato su esercizi di
stabilizzazione dinamica
riflessa con soluzioni
di compiti per
l’allenamento
propriocettivo ed
esterocettivo. Anche sul
campo si sono svolte tre
sedute settimanali e
proprio dall’argomento
neuromotorio parte il
lavoro con degli
esercizi per il recupero
della sensibilità
propriocettiva in forma
dinamica. Il controllo
neuromotorio ci consente
di percepire e
localizzare al meglio la
posizione del segmento
corporeo nello spazio
rispetto ad altre
situazioni che possono
essere soggetti statici
o in movimento, nel caso
del calciatore si fa
riferimento alla palla,
agli avversari o
compagni di squadra. Le
esercitazioni di agilità
e coordinazione sono la
parte integrante del
lavoro sul campo utili
al recupero del gesto
tecnico-atletico
allenato fino a
memorizzarlo come un
progetto motorio. La
corsa è stata proposta
sotto forma di
progressioni su varie
distanze (50-100-150)
per trovare il giusto
equilibrio di resistenza
generale e un buon
livello aerobico che
migliorasse le capacità
e l’efficacia
cardiovascolare
attraverso metodiche di
tipo continuo,
intervallato e
intermittente. Il lavoro
aerobico è stato
effettuato anche
attraverso delle
variazioni di ritmo
protratte per 10 minuti
con fc sotto la soglia
aerobica seguita da 6
minuti di corsa continua
e finendo con 1.30” di
corsa in progressione e
conseguente aumento
della fc. Il supporto
aerobico insieme ad un
equilibrio delle qualità
neuromuscolari, sono per
il calciatore delle
qualità indispensabili
per il recupero dopo
infortunio, con questo
supporto il calciatore
risponde a quelle
capacità tecnico
tattiche del gioco del
calcio che si esprimono
attraverso l’alternanza
di azioni svolte a varie
intensità dove le
capacità di sprintare,
recuperare e sprintare
di nuovo risultano
importanti ai fini del
risultato. Sono degli
elementi da allenare
attraverso le situazioni
di gioco dopo aver
acquisito una buona
condizione
fisico-atletica ed una
corretta esecuzione del
gesto tecnico che viene
allenata precedentemente
con delle esercitazioni
che richiamano le gesta
del controllo
neuromotorio e una
perfetta coordinazione
tra mente, corpo e
palla. Le esercitazioni
con la palla aiutano il
recupero psicologico,
queste esercitazioni
sono caratterizzati da
movimenti
pluridirezionali con
aumento dell’intensità e
della potenza,
inserimento
dell’opposizione
dell’avversario per
finire alle situazioni
specifiche del ruolo che
ricopre il giocatore
riabilitato.
Conclusioni
Il calciatore è stato
dichiarato idoneo alla
attività agonistica al
quinto mese dopo aver
recuperato la piene
funzionalità del
ginocchio e la
condizione fisica,
superato i test
isocinetici e la
valutazione clinica del
chirurgo. Sul campo ha
acquisito un buon
allenamento tecnico,
memorizzato il gesto
tecnico-tattico
necessario al gioco del
calcio. A noi operatoti
corre l’obbligo di
dimostrare tutte le
attenzioni verso
l’infortunato che a sua
volta deve dimostrare
partecipazione, volontà
ed essere motivato a
riprendere l’attività
agonistica, cosa che
purtroppo nel mondo dei
dilettanti non sempre si
realizza per
sopraggiunta sfiducia
nei propri mezzi e sul
futuro agonistico con
conseguente abbandono
dell’attività
agonistica.
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