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Introduzione
La lesione del retto
femorale nella pratica
del gioco del calcio
oggi ha raggiunto una
considerevole
percentuale di casi. Il
coinvolgimento e
l’importanza delle
funzioni di questo
muscolo nella
biomeccanica del gesto
tecnico del calciatore
necessita di una più
ampia considerazione da
parte degli operatori
sportivi. E’ un muscolo
dalla forma bipennata
con inserzione
prossimale appena sotto
la spina iliaca e
distalmente termina con
il tendine del
quadricipite con
inserzione sulla
patella. E’ un muscolo
biarticolare e svolge
due funzioni: flette
l’anca ed estende il
ginocchio. Ma è tutto il
sistema dell’arto
inferiore apparato
statico-dinamico molto
forte che deve far
fronte alle esigenze del
carico esercitato di
continuo dalla massa
corporea sia in stazione
eretta, nella
deambulazione e
soprattutto nella corsa.
Questa struttura ha dei
compiti funzionali ben
specifici, deve
funzionare in modo
simmetrico e senza
prevalenza di impiego
dell’una o dell’altra.
Una eventuale
disfunzione muscolare o
una non perfetta
esecuzione dei compiti
funzionali dei muscoli
può essere la causa di
una lesione muscolare
come nel caso
descritto.
Caso clinico
Il caso clinico che
intendiamo presentare si
riferisce ad un
calciatore dilettante di
26 anni, che ha
riportato una lesione
muscolare durante un
incontro di calcio. La
diagnosi è stata fatta
dopo un controllo
clinico dell’ortopedico
e successiva ecografia
eseguita 24 ore dopo il
trauma, che ha
dimostrato una lesione
muscolare al terzo medio
della loggia anteriore
della coscia, da
riferire a modesto
strappo muscolare di
primo grado. In questo
tipo di lesione il
dolore è al ventre
muscolare e sono
danneggiate solo poche
fibre muscolari con
ematoma confermato anche
dalla prima indagine
ecografica: ne risulta
impotenza funzionale
nell’esecuzione delle
normali funzioni
calcistiche come
scattare o sprintare.
Terapia
A distanza di 48 ore
dalla lesione abbiamo
iniziato il recupero
funzionale finalizzato
al trattamento della
disabilità e non
cercando solo di
diminuire il dolore
riferito, facendo una
netta distinzione tra
dolore e funzione. Nella
prima settimana,
l’atleta è stato
sottoposto a campo
magnetico con una forte
componente
magnetoelettrica con 60G
per 30 minuti al giorno
per 5 giorni consecutivi
e ad una stimolazione
ultrastrutturale delle
cellule con conseguente
aumento delle
trasformazioni
energetiche tramite
Tecar terapia (HCR 151,
Unibell International,
Milano, Italia). La
piastra neutra è stata
collocata sotto la
coscia del paziente
sistemato in posizione
prona, quindi con
tecnica manuale e con
l’elettrodo capacitivo
si procede ad un
massaggio dei muscoli
ischio-crurali per
ottenere un effetto
antalgico e
antiinfiammatorio
utilizzando bassi
livelli energetici
(modalità: Atermia,
livello di potenza 1-3)
per 15 minuti al giorno
per 5 giorni.
L’atleta in palestra ha
svolto esercitazioni
neuromuscolari in
allungamento con
Facilitazioni
Neuromuscolari
Propriocettive (PNF),
azioni volontarie
isometriche contro
resistenza manuale ed
elastica, ed allenamento
funzionale volto al
miglioramento del
movimento.
Prima di avviarci al
recupero funzionele
specifico, un controllo
ecografico effettuato a
10 giorni
dall’infortunio, ha
confermato l’assenza di
segni di lesione,
pertanto abbiamo
cominciato a lavorare
per la ricostruzione del
trofismo muscolare,
dello schema motorio e
per sollecitare la forza
muscolare con
esercitazioni alla
leg-curl e alla pressa
elastica.
Sul campo il paziente
svolto skip sul posto
con resistenza elastica,
circuito di corsa
calciata, serie di 5-8
scatti suddivisi su
distanze variabili (tra
10 e 20 m), corsa con
cambi di direzione:
tutte queste
esercitazioni sono utili
al ripristino dei
movimenti specifici del
calciatore.
A giorni alterni(in
totale 5 sedute)
l’effetto bio-stimolante
è stato ricercato
attraverso la
massoterapia associata a
Tecarterapia ad alti
livelli energetici
(modalità: Ipertermico,
livello di potenza 4-6)
per 10 minuti a seduta.
Lo schema motorio è
stato recuperato in
sintonia con il recupero
del trofismo muscolare,
quindi con esercizi
attivi e passivi ed
esercitazioni
propriocettive.
Outcomes
Le variazioni delle
condizioni funzionali
sono state monitorate
attraverso la
valutazione della
tecnica esecutiva delle
esercitazioni proposte,
il grado di dolore (VAS)
e il livello di fatica
muscolare.
La qualità di esecuzione
e la quantità delle
esercitazioni atletiche
e tecniche sono state
monitorate
continuativamente,
controllando in
particolare le
sensazioni che
l’esercizio proposto
procurava nel paziente,
apportando poi le
eventuali correzioni.
Conclusioni
Con questo protocollo è
stato possibile
restituire alla squadra
il giocatore entro 15
giorni dall’infortunio.
A distanza di quattro
mesi, il controllo
clinico è risultato
negativo e non si sono
avute recidive. |
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