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Per un manager, per un direttore
d'impresa,per un dirigente scolastico,
per un insegnante, per un allenatore
sportivo è fondamentale sapere
ascoltare, come conclude l'inglese
William Ford Keefe autore del libro
"Ascolta manager". L'autore del libro
propone sette punti per migliorare
l'arte del saper ascoltare.
Il primo consiglio riguarda il conoscere
la personale capacità come udente.
Cioè analizzare come noi ci comportiamo
parlando con una persona, come
osserviamo i suoi gesti, le sue
espressioni; in poche parole se sappiamo
osservare.
Altra qualità è il saper fare domande,
però non solo per chiedere, ma per
conoscere esattamente ciò di cui ci
parlano e perchè. La ignoranza dei fatti
reali ci porta spesso a dare dei giudizi
sbagliati solo perchè non abbiamo
sentito bene.
Non cercare di nascondere i nostri
sentimenti è un altro modo per andare
più lontano delle parole. Cioè cercare
di comprendere il sottofondo
sentimentale e psicologico delle
lamentele, richieste o suggerimenti. Le
nostre reazioni debbono trasparire sia
che siamo d'accordo o no. I visi
indecifrabili non sono buone risorse;
quindi i gesti debbono accompagnare le
nostre parole, visi seri o sorridenti
però mai l'indifferenza.
Si debbono evitare i pregiudizi per non
distorcere il senso delle parole che si
ascoltano. Spesso poniamo barriere
insormontabili con il personale, solo
perchè, per, esempio, li abbiamo
catalogati ed etichettati. Questo grave
handicap si può superare se proviamo
sempre più spesso a mettere il cuore nel
rapporto con gli altri e se ci sforziamo
di porci al loro livello. Evitando i
giudizi affrettati si crea un clima di
libertà e comprensione.
Lasciare parlare liberamente; avere
pazienza per le difficoltà di
espressione che gli altri possono
incontrare. Dare giudizi se abbiamo la
responsabilità di darli, avere tutti i
dati e soprattutto lasciar passare un pò
di tempo. Pertanto, molte volte,
utilizzare la fine del lavoro o meglio
ancora il giorno seguente. “Senti
Giovanni, io vorrei pensarci un po’ su
ciò che mi hai detto, ne riparliamo
domani, ti va bene? “:
Disarma più la calma e la serenità che
una reazione adirata, è necessario
sapersi dominare, non irritarsi. E'
anche vero che molte volte chi dirigiamo
è arrogante, presuntuoso, etc... ma non
possiamo pagare con la stessa moneta.
Deve essere chiaro che perdiamo
l'autorità morale che ci compete, tutte
le volte che ci saltano i nervi.
L’esperienza ci dimostra giornalmente
che il saper, ascoltare è una chiave che
apre molte porte, e nel campo direttivo
lo ritengo fondamentale.
Rendersi protagonista di un ascolto
umanizzante, vuol dire anche non
accontentarsi della mera registrazione
del dire altrui o dare risposte
impersonali, ma pro-agire rispondendo in
maniera intenzionale e creativa.
L'educazione all'ascolto non riguarda
solamente il comportamento verbale e la
capacità di comprensione, né si risolve
in un potenziamento di quelle abilità
sensorie e capacità percettive implicate
dalle operazioni sottese al sentire e
all'udire. Piuttosto, essa richiede e
coinvolge una pluralità di funzioni e
competenze che interessano le differenti
dimensioni della persona.
Saper ascoltare rimanda alla capacità di
disporsi criticamente e autonomamente
nei confronti del pensare e del parlare
altrui. Saper ascoltare significa
decentrarsi dai propri schemi di
riferimento per rendersi protagonisti di
un'esperienza di incontro,
contrassegnata da rispetto e
accettazione incondizionata dell'altrui
singolarità e diversità.
L'apertura all'ascolto presuppone un
sapere di non sapere, un mettersi in
discussione. Un corretto ascoltatore non
teme di riconoscere che ciò che ascolta
è migliore di ciò che pensa e di
lasciarsi persuadere. «Offrirsi al
dialogo e all'ascolto comporta la
decisione di correre dei rischi». (M.
Baldini, Educare all'ascolto, Brescia,
La Scuola, 1988, p. 2 2.).
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