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Imparare ad
imparare: la metacognizione nell'allenamento
calcistico |
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Autore: Raffaele Di Pasquale |
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Fonte: Estratto dalla
Tesi Corso Master
Coverciano |
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09
Settembre 2010 |
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Tutti gli organismi apprendono in gradi
e contenuti diversi.
L’apprendimento avviene in modo semplice
e continuo attraverso interazioni a
diverso livello di complessità con
l’ambiente che ci circonda.
L’importanza e la complessità
dell’apprendimento aumenta mano a mano
che si sale lungo la scala filogenetica.
Dal momento della nascita e anche prima,
tutta la vita rappresenta un
apprendimento. Noi esseri umani siamo
infatti “apprendisti” incessanti e
instancabili che costituiscono momento
dopo momento le proprie abilità e
conoscenze – il saper fare e il saper
come – in relazione al mondo fisico a se
stessi e agli altri esseri umani.
Possiamo definire l’apprendimento come
quella modificazione comportamentale che
consegue a, o viene indotta da,
un’interazione con l’ambiente ed è il
risultato di esperienze che conducono
allo stabilirsi di nuove configurazioni
di risposta agli stimoli esterni.
L’apprendimento implica quindi
fondamentalmente un cambiamento
nell’interazione tra il comportamento di
un organismo e gli eventi ambientali.
Le esperienze degli esseri umani si
susseguono nel tempo le une dopo le
altre. Tale sequenza non è senza
effetto, in quanto può accadere che la
successione di due attività faciliti
l’apprendimento o l’esecuzione
dell’ultima di esse oppure, al
contrario, comporti per la stessa
qualche difficoltà. Questi effetti di
interazione, dovuti al susseguirsi di
due apprendimenti sono chiamati
transfer.
Il transfert consiste nell’effetto
giocato da un apprendimento su un altro
che lo segue o lo precede temporalmente.
Questi effetti possono essere positivi
se l’apprendimento di A agisce su B
facilitandone l’acquisizione (transfert
di facilitazione), o negativi, se
l’apprendimento di A agisce su B
rendendone più difficoltosa
l’acquisizione (transfert di inibizione
o interferenza). E’ altresì un processo
che agisce lungo una dimensione
temporale in modo proattivo quando il
compito A influenza il compito B
temporalmente successivo, in modo
retroattivo quando il compito A
influenza il compito B precedente.
Si parla di transfert specifico per
indicare gli effetti di transfert che
dipendono da variabili come i tipo di
materiale usato (es. similarità tra i
contenuti) o il tipo di prova.
Si parla di transfert non specifico o di
generalizzazione per indicare tutte le
variabili indipendenti che , non
appartenendo al transfert specifico,
possono comunque agire durante
l’apprendimento influenzando il processo
di transfert, come il learning set e il
warm up.
Il learning set rappresenta l’abilità
raggiunta nel risolvere alcuni tipi di
problemi di apprendimento, che si
verifica come risultato di precedenti
esperienze con problemi dello stesso
tipo. Generalmente viene definito come
un effetto particolare del transfert di
generalizzazione in quanto l’effetto di
facilitazione è dovuto all’acquisizione
di un’abilità generale di apprendimento.
Per questo motivo viene anche chiamato
“apprendimento ad apprendere” (learning
to learn).
L’uomo ha studiato ed imparato da
sempre, anche senza conoscere la
struttura della sua memoria, i
meccanismi della motivazione, delle
associazioni ecc…
Certo è che vedere se e come è possibile
migliorare le proprie capacità di
apprendimento legate alla propria
formazione, nonché conoscere semplici
accorgimenti che ci permettano di
rendere l’apprendimento più rapido e
stabile. |
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Il
primo passo sta nella conoscenza di una efficace
metodologia di studio.
“Il metodo è la capacità personale di imparare
produttivamente secondo le necessità dei vari
contesti, affidandosi a strategie stabili e
sperimentate, ma anche a una previdente
duttilità ed elasticità, la cui esigenza diventa
massima di fronte ai cambiamenti” (es. quando si
chiude un ciclo di studi e se ne apre un altro).
Avere un metodo di studio significa riconoscersi
in uno stile individuale, un sistema di risorse
consolidate attraverso una storia e
un’esperienza, una configurazione di criteri e
scopi non arbitrari ma definiti, spiegabili e
giustificabili, un assetto dinamico suscettibile
di revisioni e ristrutturazioni. Riconoscere e
applicare consapevolmente adeguati
comportamenti, strategie, abitudini utili ad un
più economico ed efficace processo di
apprendimento. Questo sottintende la capacità
sopra citata, di imparare ad apprendere, cioè di
controllare e potenziare le abilità cognitive e
, in generale, le abilità di interazione con il
mondo esterno e il mondo interiore, assumendosi
la responsabilità di ciò che siamo, che
facciamo, che impariamo. |
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Il
livello di motivazione e il desiderio di
apprendere anche se sollecitati da potenti
“pungoli esterni”, non si mantengono
necessariamente costanti nel tempo.
Capire che cosa sia la Motivazione ci permette
di indagare il perché un dato comportamento
venga attivato per il conseguimento di uno
specifico obiettivo.
Dunque, la motivazione è la spinta che ci
permette di fare. Una delle dimensioni
fondamentali della motivazione, infatti è
l’accettazione e l’aderenza ad un programma :
siamo motivati quando stabiliamo casa fare, come
farlo e quando farlo. Ciò implica che è
necessario essere consapevoli dell’obiettivo da
raggiungere e accettarlo come proveniente dalle
nostre esigenze personali.
La motivazione è correlata al raggiungimento del
risultato. Quando non riusciamo a studiare,
spesso, diventiamo aggressivi, irascibili e
molliamo o rimandiamo. La motivazione può essere
estrinseca (legata al raggiungimento
dell’obiettivo per ottenere gratificazioni e/o
incentivi, cioè che dipende da obiettivi di
altri o dal raggiungimento di premi) e
intrinseca (legata all’autorealizzazione, cioè
al raggiungimento di obiettivi che tu desideri).
Tra le due la più potente e duratura è la
motivazione intrinseca, in quanto ci permette di
godere non solo della performance ma soprattutto
del nostro impegno e della conoscenza in se
stessa. Infatti le esperienze che sono state
connotate da un vero e profondo interesse
rimangono più profondamente radicate nella
nostra memoria.
La motivazione da sola, però non rende
completamente conto del perché alcune persone ,
malgrado le difficoltà riescano ad essere
efficaci e a raggiungere il successo, mentre
altre “mollano”.
Uno dei fattori determinanti che influenzano la
motivazione è il modo che noi abbiamo di pensare
al successo e di valutare la percezione che
possiamo raggiungerlo. Tale differenza è legata
a come tu valuti le esperienze di successo e
fallimento: se tale valutazione è “personale”
(non ho le capacità necessarie), “pervasiva”
(sono un buono a nulla) e “permanente” (sono
sempre stato un buono a nulla) mentre, di
contro, le esperienze di successo non
interpretate svalutando la componente personale
(è stato un colpo di fortuna), circoscrivendo
tali esperienze ad alcune attività (riesco bene
solo in questo) o ad occasioni particolari (ho
preso un voto alto perché gli altri non erano
preparati), allora la tua mente si formerà
un’idea di incontrollabilità degli eventi che
non farà altro che ostacolare il tuo
cambiamento. |
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Stili di interpretazione
di successo e fallimento |
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OTTIMISTA PESSIMISTA
SUCCESSO Personale (è merito mio)
Pervasivo/Generale
Permanente/stabile Impersonale (non è dipeso da
me)
Specifico/Limitato/Circoscritto
Contingente/Occasionale/Transitorio
FALLIMENTO Impersonale (non è dipeso da me)
Specifico/limitato/circoscritto
Contingente/Occasionale/Transitorio Personale (è
colpa mia)
Pervasivo/Generale
Permanente/Stabile
Albert Bandura ha sottolineato come al di sotto
di tali processi di attribuzione di causa esista
un elemento che caratterizza quasi tutte le
azioni umane: il senso di autoefficacia.
L’autoefficacia deriva dalla convinzione che tu
hai circa le tue capacità di produrre azioni
necessarie per gestire adeguatamente le
situazioni in modo da raggiungere risultati
prefissati e desiderabili.
Queste convinzioni influenzano in modo
considerevole il modo in cui noi tutti pensiamo,
ci sentiamo, agiamo, ed in modo particolare
sulla nostra motivazione. |
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Le convinzioni di
efficacia si sviluppano
in noi partendo da 4
fonti principali: |
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1. I
successi che hai avuto sviluppano il senso di
fiducia nelle tue capacità, mentre i fallimenti
la indeboliscono. Ciò è più dannoso se i
fallimenti sono all’inizio di un percorso, cioè
dove c’è poca esperienza. Le esperienze di
gestione efficace comportano un certo grado di
gestione nella tua capacità di comprendere ed
imparare, nello scegliere ed usare dei
comportamenti appropriati; nell’autoregolarti.
Quando questi elementi lavoreranno in te in modo
soddisfacente ti permetteranno di creare una
sequenza adeguata di azioni che portano al
successo. Ricorda, infatti che le modalità che
portano al successo (e al fallimento) tendono a
“fissarsi” , e dunque, per concretizzare un
senso di efficacia solido queste esperienze
devono essere raggiunte attraverso la tua
persistenza e abilità creativa.
2. L’osservazione di “modelli efficaci” che
raggiungono i loro obiettivi perseverando,
incrementerà, altresì, la tua convinzione nel
riuscire.
3. La persuasione, cioè la convinzione di avere
le abilità e le capacità di realizzare il tuo
obiettivo ti permetterà di mantenere l’impegno
necessario a raggiungerlo: più la persuasione
migliora la fiducia in te stesso, più
svilupperai abilità. Le persone che invece sono
persuase della loro incapacità tenderanno ad
evitare prove impegnative e rinunceranno
rapidamente di fronte alla difficoltà. Questo
restringe il loro raggio d’azione, creando
comportamenti scadenti che diventeranno
un’ulteriore conferma dell’insuccesso.
4. Anche l’umore influenza molto lo stato
d’animo, se è positivo aumenta il senso di
autoefficacia, se è negativo lo diminuisce,
quindi, rispetto al successo, è importante che
tu migliori le tue condizioni fisiche e
mantenga, per quanto ti è possibile, uno stato d
’animo positivo. |
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Motivazione e attenzione si influenzano
vicendevolmente nel processo di apprendere.
Così come la motivazione, anche l’attenzione,
nella maggioranza di noi, mostra di non essere
costante, ma di variare con un ciclo
caratterizzato da un periodo di circa un’ora e
mezza. Ciò significa che nel periodo di un’ora e
mezza viviamo una fase di circa 45 minuti nei
quali siamo più attenti della media e una fase
di circa 45 minuti in cui rendiamo meno. La
disponibilità all’impegno e all’apprendimento
non è quindi sempre costante.
Lo scarso interesse verso un argomento e/o la
mancanza di una scadenza o di altre forme di
pressione “esterna” limitano l’attivazione: ci
si applica per un certo tempo e poi, quando
inizia il calo fisiologico dell’attenzione, si
tende ad abbandonare l’impegno senza
probabilmente riprenderlo in seguito. Se invece
si è molto motivati, o per interesse o per
congiunture temporali, pur andando incontro alle
normali fluttuazioni dell’attenzione, i momenti
di disattenzione sono ridotti ad intervalli di
pochi minuti.
E’ importante conoscere queste caratteristiche
fisiologiche della fluttuazione dell’attenzione
per non pretendere da noi stessi una impossibile
resa costante nel tempo, Una breve pausa o una
variazione dell’attività è spesso sufficiente a
recuperare un buon livello attentivo, ancor più
se si scelgono break non troppo coinvolgenti che
rischierebbero di distrarre troppo, ma comunque
piacevoli.
L’attivazione degli ultimi giorni di allenamento
pregara, sia essa amichevole, di campionato o
altro, consente di applicarsi consecutivamente
per molte ore con il massimo del rendimento. Per
quanto utili, stati di attivazione e lavoro così
intensi, possono essere tollerati per periodi
piuttosto brevi. Un periodo di impegno estremo e
protratto, potrebbe infatti portare ad un
aumento incontrollato dell’ansia e degli effetti
negativi dello stress. La tensione continuo e
ininterrotto può inoltre provocare un fenomeno
conosciuto come “inibizione reattiva”per cui
applicandosi solo ad un determinato compito,
anche se gradevole alla fine si rischia di
trovarsi potentemente inibiti nei suoi confronti
(il classico effetto “nausea”).
L’autocontrollo, anch’esso strettamente connesso
all’autoefficacia sopra citata, è spesso un
ottimo “mediatore” . Anche se non esiste una
definizione unica di autocontrollo potremmo
ritenere che esso sia la capacità di proporsi in
modo autonomo degli obiettivi, di stabilire
delle strategie per raggiungerli, di mettere in
atto queste strategie organizzandoci in modo
tale da sentirci controllati maggiormente da
nostre personali decisioni piuttosto che da
eventi a noi esterni.
Molto utile è iniziare ad osservare il proprio
comportamento di lavoro. Un’indicazione
attendibile è, per esempio, quanto tempo si
riesce a stare concentrati nel corso della
seduta senza che sopravvengano segnali di
stanchezza psicologica, oppure prendere
consapevolezza di quali segnali premonitori si
presentano. Tale semplice metodologia permette
di notare rapidamente eventuali miglioramenti o
di comprendere dove e come si commettono
eventuali errori.
Nel percorso dell’imparare ad apprendere
intervengono altri fattori che possono
influenzare positivamente e/o negativamente
l’ottimizzazione delle risorse che mettiamo in
atto. Qui di seguito ne verranno elencati i
principali, in modo sommario e semplificato, non
di certo per farne una trattazione esaustiva ma
semplicemente per poterli considerare e
utilizzare come stimoli in un compito di
auto-osservazione del proprio metodo di lavoro.
- utilizzo e gestione del tempo:
Gestire il tempo è un’abilità che viene sempre
più richiesta in tutti i campi di lavoro.
Per gestire in modo appropriato il tempo e non
cadere nella procrastinazione, è necessario
programmarlo secondo i propri obiettivi e la
programmazione della propria “agenda”. Per
identificare gli obiettivi che vuoi raggiungere
devi, in primis, chiederti dove vuoi andare e
dove vuoi arrivare, cioè le tue mete. Ricorda
che esistono obiettivi a lungo, medio e breve
termine, e che ognuno di essi deve essere
chiaro,programmabile e operativizzabile per
essere raggiunto.
L’obiettivo deve, dunque, essere specifico e
ricollegabile alle mete che vuoi raggiungere
attraverso azioni (cioè cose fatte)
programmabili, e realistico, in altre parole non
chiederti di fare cose che sai già di non poter
o voler fare effettivamente: se la distanza tra
quello che sei ora e quello che vorresti essere
è troppa, la tua motivazione al raggiungimento
della meta verrà meno (vedi sezione sulla
motivazione).
- capacità di ascolto :
Utilizzare l’ascolto come apprendimento.
Alcuni considerano la conoscenza teorica come
una perdita di tempo, tuttavia questa attività
non dovrebbe essere considerata a sé stante
rispetto alle capacità specifiche di gioco.
In tal senso gli allenatori “devono essere
usati” il più possibile per approfondire le
conoscenze, sciogliere dubbi e costruire un
percorso di conoscenze efficaci.
Ascoltare attivamente significa essere presenti
con la mente e le nostre conoscenze pregresse.
Naturalmente per ottimizzare l’ascolto è
necessario che crei le condizioni “fisiche”
perché avvenga, riducendo in tal modo la
dispersone dell’attenzione. Potresti, per
esempio, porti sempre tra le prime file ,
posizione che agevola il contatto visivo con
l’allenatore. . |
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Suggerimenti per una
memorizzazione più
efficace e
facile:appuntarsi gli
allenamenti |
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1.
Cerca di comprendere l’obiettivo della seduta e
di ripetere mentalmente già quando viaggi tra
campo e casa, interessandoti alle cose che stai
memorizzando;
2. Trascrivi ed evidenzia ciò che deve essere
memorizzato. Questo è un buon metodo che
permette di utilizzare dei simboli sugli appunti
per indicare i passaggi fondamentali da
memorizzare, o solo da capire e ricordare;
3. Descrivi l’ordine in cui si è svolta la
seduta;
4. Crea immagini concrete quando è possibile.
Chiudi gli occhi e visualizza le situazioni di
lavoro;
5. Crea tu stesso degli esempi o delle
semplificazioni delle situazioni;
6. Riduci il materiale da memorizzare in un tuo
schema personale fatto di steps;
7. Rappresenta il materiale in modo grafico
attraverso una mappa;
8. Cerca di costruire più associazioni possibili
tra gli obiettivi. Più ricche sono le
associazioni più facile sarà il ricordo;
9. Mantieni sempre un ripasso costante del
materiale vecchio e aggancialo con quello nuovo.
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Raffaele Di Pasquale, Allenatore Professionista
di 1^ Categoria.
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Settore Tecnico |
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Imparare ad
imparare: la
metacognizione
nell'allenamento
calcistico
Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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