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Spesso i genitori sono
preoccupati dello
sviluppo motorio dei
loro figli e non hanno
informazioni su come
interagire con loro
negli anni che precedono
la scuola elementare.
Qui di seguito riporto
un breve articolo che ho
scritto su questo tema.
Nei primi anni di vita
un giovane deve imparare
i movimenti di base e lo
scopo dell’educazione
motoria è di insegnare
in modo divertente ai
bambini e alle bambine a
muoversi in modo
efficace e efficiente,
in un ambiente sicuro e
con la consapevolezza di
ciò che stanno facendo.
Per la formazione del
giovane il
raggiungimento di questo
risultato è tanto
importante quanto
l’acquisizione
dell’alfabetizzazione
linguistica e
matematica.
Nello specifico dai tre
ai sei anni i bambini
devono acquisire le
abilità motorie di base
(ad esempio, piegarsi
sulle gambe) che
rappresentano il
fondamento di tutta
l’attività fisica e
dalla cui combinazione
nascono le principali
competenze di ogni
sport. Sono questi gli
anni in cui vanno
sviluppate le seguenti
abilità: passo
(andatura), piegamento
sulle gambe, muoversi
rapidamente in avanti,
flessione, spingere,
tirare, ruotare e fare
una torsione. I
movimenti complessi sono
composti da questi
differenti elementi di
base e le azioni del
bambino saranno adeguate
se saprà integrare fra
loro le diverse sequenze
motorie. Ad esempio,
saltare si basa sul
movimento del piegarsi
sulle gambe mentre nel
lancio del frisbee a
questo movimento si
aggiungono lo spingere e
la rotazione. In ogni
gesto sportivo, anche
nel più complesso, sono
rintracciabili questi
schemi motori di base.
Pertanto, se un giovane
non ha imparato a
padroneggiarli con
maestria, i suoi
ulteriori apprendimenti
motori potrebbero essere
compromessi o ridotti.
Non è, però, solo
questione d’insegnare in
modo letterale i
movimenti di base,
poiché ogni forma di
schematizzazione
comporta una
semplificazione
eccessiva della realtà
motoria e una riduzione
delle esperienze di
movimento. E’ quindi
necessario fornire ai
bambini l’opportunità di
sperimentare il più
ampio numero di
comportamenti. Ad
esempio, a partire
dall’età di due anni si
può già insegnare ad
andare sui pattini in
linea, in bicicletta o
ad arrampicarsi se i
genitori sono disposti a
insegnare ai propri
figli come fare. Questo
dato evidenzia il ruolo
decisivo che gli adulti,
in questo caso i
genitori, svolgono nel
favorire o ostacolare lo
sviluppo motorio,
comprese le implicazioni
psicologiche e sociali
ad esso connesse.
Bambini iperprotetti che
ha tre anni non salgono
da soli sull’altalena o
camminano poco perché è
più comodo portarli in
passeggino o lasciarli a
casa a guardare la
televisione, sono esempi
di come si può
quotidianamente
sviluppare una riduzione
della motricità e
sviluppare uno stile di
vita sedentario.
Si può affermare che nel
corso dello sviluppo il
bambino è il principale
artefice della
costruzione dei propri
processi conoscitivi
siano essi tipicamente
motori,
cognitivo-affettivi o
sociali. Alla base di
questo percorso
evolutivo vi sono alcuni
fattori che, come ha
identificato Piaget,
costituiscono le cause
dello sviluppo. Il primo
si riferisce alla
maturazione del sistema
nervoso, necessario
perché forme più
avanzate di autonomia si
affermino. Questo non è
comunque l’unico fattore
poiché l’esperienza
acquisita e
l’interazione sociale
rappresentano due altri
fattori di sviluppo
altrettanto necessari.
Nel primo caso ci si
riferisce alle azioni e
alle ripetizioni di
azioni, agli esercizi
che il bambino effettua
autonomamente sulla
realtà ambientale in cui
vive e alla percezione
di consapevolezza che ne
deriva. In tal modo
conosce le proprietà
degli oggetti, ne fa
esperienza, li pone in
relazione con se stesso,
arricchendo così la sua
conoscenza del mondo e
del modo di rapportarsi
ad esso. Pensiamo ai
diversi modi di salire e
poi di scendere, ad
esempio da un divano,
che il bambino mette in
atto attraverso un
numero ampio di
ripetizioni. Prova così
gli schemi motori di
base, ogni volta in modo
diverso da quella
precedente, li compone
spontaneamente in
sequenze differenti e
attraverso la
ripetizione giunge a
sviluppare un’abilità
motoria specifica.
Questo processo di
apprendimento può essere
accelerato attraverso
l’interazione sociale,
che avviene
essenzialmente per mezzo
del linguaggio. A tale
riguardo l’interazione
con un adulto che
osserva il bambino in
questa sua azione sarà
positiva se è volta a
incoraggiarlo e a
garantirgli lo
svolgimento in un
ambiente sicuro.
Diventerà negativa e,
pertanto, ostacolante
l’esperienza se l’adulto
interviene per inibire
l’azione o per renderla
troppo facilitata. Di
conseguenza
l’opportunità di fare
esperienza e le
interazioni sociali
rappresentano il
contesto al cui interno
il bambino svolge le sue
azioni. Il fattore
causale decisivo per lo
sviluppo è il fattore di
equilibrio, che delinea
un bambino attivo e non
passivo, che si modifica
attraverso il suo
rapporto con l’ambiente.
Questo fattore deve
essere inteso come
ottenimento di un
equilibrio tra
perturbazioni esterne e
attività del bambino.
Diventa così più
evidente la ragione per
cui l’ambiente fisico e
sociale rappresentano
degli scenari in cui
esercitare le proprie
azioni. L’equilibrio e
il conseguente
adattamento si
raggiungono attraverso i
processi di
assimilazione e
accomodamento.
L’assimilazione consiste
nel fare propri gli
elementi di novità che
vanno ad arricchire gli
schemi motori e mentali,
così facendo vengono
incorporati i dati
dell’esperienza in
funzione delle strutture
interne già esistenti.
L’accomodamento, invece,
è il processo per mezzo
del quale le strutture
interne vengono cambiate
dalle esperienze
esterne, consentendo ai
processi di sviluppo del
bambino non tanto di
arricchirsi di nuovi
elementi ma di
svilupparsi a livelli
evolutivi superiori.
Pertanto,
l’assimilazione è un
processo di
conservazione e
arricchimento delle
competenze mentre
l’accomodamento
rappresenta una novità
nel processo di
sviluppo.
In conclusione,
l’evoluzione motoria del
bambino avviene
attraverso un migliore
adattamento
all’ambiente. Il bambino
evolve a partire dai
movimenti primari
attraverso la
maturazione del sistema
nervoso, l’esperienza e
l’interazione sociale
che costituiscono il
terreno su cui
interviene il fattore di
equilibrio. Questo
fattore consente al
bambino di agire
sull’ambiente attraverso
le competenze motorie e
psicologiche che
possiede ma nel contempo
queste stesse vengono
modificate in funzione
delle situazioni. |