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Il 22 marzo 2010 si è svolto un incontro
al Centro Isokinetic di Bologna. Il tema
si basava sull'esigenza di riuscire a
“gestire” il carico interno dell'atleta
e del portiere in modo particolare.
Volutamente si è ricercato un taglio
scientifico anche se ciò avrebbe potuto
scontrarsi con la flessibilità tipica
delle abitudini individuali. Il fine era
quello di ”gettare un sasso nello
stagno” piuttosto che ribadire
informazioni e prassie consolidate (ma
scientificamente non proprio corrette).
Ecco che molte convinzioni
“preconfezionate”, osservate da altri
“punti di vista”, presentano lacune ed
aspetti di migliorabilità.
Il programma serale è iniziato con la
visione di un riassunto di quanto
presentato al Convegno Study Group
Scheme dell'UEFA a Poznan, in Polonia,
nel settembre del 2009. Si trattava del
tuffo lungo. Si è partiti dalla
considerazione che i portieri non
sfruttano tutte le loro potenzialità. Il
problema da affrontare riguardava quindi
il “come fare” per incrementare la
prestazione. Si è proseguito dimostrando
il perché, in qualità di esseri umani,
siamo vincolati da comportamenti
“innati” e questi comportamenti,
indispensabili in determinate
situazioni, diventano penalizzanti in
altre, in quelle sportive nella
fattispecie. Si è arrivati alla proposta
di un modello di tuffo che limitasse al
minimo le dispersioni ottenendo quindi
una gittata notevolmente maggiore (per
gittata si intende lo spazio coperto dal
punto di partenza al punto di arrivo
quando il corpo è fermo).
Questo è già un ottimo risultato di per
se ma il vero obiettivo era dimostrare
l'esistenza di una sorte di “porta di
accesso” prioritaria che permettesse un
apprendimento motorio molto più veloce e
preciso. Tale possibilità è palesata
anche dal paradosso di Libet. Il
difficile è riuscire ad attuare un
“programma di lavoro” che risponda a
queste esigenze in modo adeguato. La
dimostrazione che esiste almeno una
“strada” è stata dimostrata nella parte
pratica di cui scrivo più avanti. Queste
strade permettono anche l'ottimizzazione
di atleti non portieri e il “ripristino”
da problematiche fisiche.
Documentazione approfondita la si può
trovare, assieme a testimonianze
dirette, al sito
www.alleniamo.com
in portieri negli articoli “Conoscere e
sapere poco di tanto o tanto di poco?” e
“ Il conte Buffon e l'evoluzione della
specie portiere”.
Dopo aver preso consapevolezza che i
nostri sensi possono ingannarci e che la
“verità” spesso è relativa, si è passati
a definire le modalità per la verifica o
la sperimentazione di elementi della
ricerca a base scientifica.
Ecco che viene presentato un
diffusissimo errore posto in essere
soprattutto in questi ultimi anni:
attacco alla palla su tiri. La
dimostrazione apportata a suffragio di
questa teoria, pur basata sulla
geometria euclidea, all'atto pratico si
rivela errata per lo stesso motivo
geometrico. In pratica è corretta a
certe condizioni ma errata ad altre
condizioni. Nello spazio coperto si è
proceduto alla verifica pratica di ciò:
portiere e preparatore ad alcuni metri
di distanza ed ecco che Euclide dà
ragione a chi desidera l'attacco alla
palla ma, se solo ci si allontana ai
16/20 metri diventa negativo attaccare
la palla. Le condizioni considerate
erano attacco alla palla a 30 gradi
(minore svantaggi) ed a 45 gradi
(notevoli svantaggi) e senza attacco
alla palla
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