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   Riflessioni sul raggiungimento del modello prestativo generale e dei nostri Portieri
   Autore: Luca Squinzani
   Fonte: Calciatori.com
    05 Gennaio 2011
 

Come tutti sappiamo, la programmazione del nostro lavoro è condizionata dai calendari delle nostre squadre o dei nostri atleti, dai singoli individui (ovvero dal loro stato di forma, infortuni, caratteristiche antropometriche e fisiologiche) ma soprattutto dal tentativo di avvicinarsi il più possibile ad un modello prestativo attraverso l’allenamento fisico, tecnico, tattico e psicologico.
Questo modello è l’insieme dei fattori che lo condizionano: il tipo di sport, le modalità di sviluppo della gara in un determinato campionato, il pensiero tattico dell’allenatore, il vissuto dell’atleta e quant’altro. Noi attraverso l’analisi di tutti questi dati ci creiamo un modello prestativo teorico (per esempio il fenotipo e modello tecnico-tattico di portiere) che ci poniamo come obiettivo di raggiungimento attraverso il nostro lavoro sugli atleti. Ovviamente il modello prestativo reale non sarà che un parametro di verifica sul nostro operare e difficilmente (anche attraverso l’ottimale allenamento) potrà coincidere perfettamente, alla fine del percorso, al modello teorico.
Una semplice e chiara definizione la da Alessandro Contadin (2008): “Il modello prestativo teorico rappresenta un elemento importante nella cultura del tecnico (allenatore o prep.) … il modello permette infatti di avere un riferimento preciso sull’evoluzione tecnica e prestativa del giovane o dell’atleta evoluto ed è pertanto uno strumento di confronto e di riflessione sia per l’atleta che per lo staff tecnico. L’applicazione del modello non deve essere rigida e deve sempre tener conto dei vari aspetti riguardanti sia l’individuo (età biologica, caratteri antropometrici, attività motoria svolta ecc..), sia i motivi tecnico tattici.”
Credo che mai come nel lavoro di Settore Giovanile o comunque su atleti giovani, questo tipo di modello diventi fondamentale ed imprescindibile per la costruzione corretta dei nostri portieri. Lavorare senza una programmazione e parametro di verifica non può portare a nulla.
Come dicevamo, però, per provare a raggiungere questo modello prestativo teorico, dobbiamo costruirci un percorso non rigido (quindi modificabile anche di seduta in seduta) considerando alcune variabili fondamentali: portieri/atleti, attrezzature, contesto ambientale, contesto tattico, esercitazioni. Di questi fattori le esercitazioni sono il nostro vero strumento per il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti.
Troppo spesso, preparatori o allenatori, catalogano sinteticamente le esercitazioni in: vecchie (già utilizzate) oppure nuove (mai proposte). Tutto questo con la presunzione del pensare che si sia inventato un qualcosa di nuovo, oppure che altri copino le esercitazioni.
Non esistono esercitazioni vecchie o nuove, o meglio giuste o sbagliate a seconda della “vecchiaia” di queste; esistono solo esercitazioni funzionali o non funzionali, corrette o non corrette. Non dimentichiamoci quello che abbiamo detto prima: il nostro scopo è il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti (questi possono anche evolversi nell’arco di una stagione), ovvero del famoso modello prestativo teorico. Quindi la differenza di sviluppo ed applicazione di un esercizio eseguito dai nostri portieri, la fanno le nostre conoscenze, la nostra capacità di prendere, modificare, all’occorrenza anche “inventare” nuove proposte, ma soprattutto di osservare – correggere - adattare il tutto alle vere esigenze dell’atleta in funzione del modello. L’umiltà e competenza di essere un buon allenatore e/o preparatore, sta proprio nella capacità di utilizzare anche esercitazioni datate (o comunque utilizzate da altri) ma ottimali per il miglioramento del portiere, oppure nel modificare queste cucendole su misura sulle caratteristiche e deficit (motori, tecnici o psicologici) del giocatore.
Per concludere, non può esistere una programmazione standard, come non può esistere un percorso di proposte totalmente nuove ed innovative, perché che ci piaccia o no, anche se in minimale percentuale, si basano su mattoni storicamente antecedenti. La storia ci da l’opportunità di migliorare le nostre proposte di lavoro riconoscendo ed analizzando gli errori, ma anche sviluppando e carpendo le caratteristiche corrette e funzionali. Il nostro miglioramento passa appunto per questa capacità di analisi e l’abbattimento del muro delle “credenze”.  

 

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