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Come tutti sappiamo, la programmazione
del nostro lavoro è condizionata dai
calendari delle nostre squadre o dei
nostri atleti, dai singoli individui
(ovvero dal loro stato di forma,
infortuni, caratteristiche
antropometriche e fisiologiche) ma
soprattutto dal tentativo di avvicinarsi
il più possibile ad un modello
prestativo attraverso l’allenamento
fisico, tecnico, tattico e psicologico.
Questo modello è l’insieme dei fattori
che lo condizionano: il tipo di sport,
le modalità di sviluppo della gara in un
determinato campionato, il pensiero
tattico dell’allenatore, il vissuto
dell’atleta e quant’altro. Noi
attraverso l’analisi di tutti questi
dati ci creiamo un modello prestativo
teorico (per esempio il fenotipo e
modello tecnico-tattico di portiere) che
ci poniamo come obiettivo di
raggiungimento attraverso il nostro
lavoro sugli atleti. Ovviamente il
modello prestativo reale non sarà che un
parametro di verifica sul nostro operare
e difficilmente (anche attraverso
l’ottimale allenamento) potrà coincidere
perfettamente, alla fine del percorso,
al modello teorico.
Una semplice e chiara definizione la da
Alessandro Contadin (2008): “Il modello
prestativo teorico rappresenta un
elemento importante nella cultura del
tecnico (allenatore o prep.) … il
modello permette infatti di avere un
riferimento preciso sull’evoluzione
tecnica e prestativa del giovane o
dell’atleta evoluto ed è pertanto uno
strumento di confronto e di riflessione
sia per l’atleta che per lo staff
tecnico. L’applicazione del modello non
deve essere rigida e deve sempre tener
conto dei vari aspetti riguardanti sia
l’individuo (età biologica, caratteri
antropometrici, attività motoria svolta
ecc..), sia i motivi tecnico tattici.”
Credo che mai come nel lavoro di Settore
Giovanile o comunque su atleti giovani,
questo tipo di modello diventi
fondamentale ed imprescindibile per la
costruzione corretta dei nostri
portieri. Lavorare senza una
programmazione e parametro di verifica
non può portare a nulla.
Come dicevamo, però, per provare a
raggiungere questo modello prestativo
teorico, dobbiamo costruirci un percorso
non rigido (quindi modificabile anche di
seduta in seduta) considerando alcune
variabili fondamentali: portieri/atleti,
attrezzature, contesto ambientale,
contesto tattico, esercitazioni. Di
questi fattori le esercitazioni sono il
nostro vero strumento per il
raggiungimento degli obiettivi che ci
siamo posti.
Troppo spesso, preparatori o allenatori,
catalogano sinteticamente le
esercitazioni in: vecchie (già
utilizzate) oppure nuove (mai proposte).
Tutto questo con la presunzione del
pensare che si sia inventato un qualcosa
di nuovo, oppure che altri copino le
esercitazioni.
Non esistono esercitazioni vecchie o
nuove, o meglio giuste o sbagliate a
seconda della “vecchiaia” di queste;
esistono solo esercitazioni funzionali o
non funzionali, corrette o non corrette.
Non dimentichiamoci quello che abbiamo
detto prima: il nostro scopo è il
raggiungimento degli obiettivi che ci
siamo posti (questi possono anche
evolversi nell’arco di una stagione),
ovvero del famoso modello prestativo
teorico. Quindi la differenza di
sviluppo ed applicazione di un esercizio
eseguito dai nostri portieri, la fanno
le nostre conoscenze, la nostra capacità
di prendere, modificare, all’occorrenza
anche “inventare” nuove proposte, ma
soprattutto di osservare – correggere -
adattare il tutto alle vere esigenze
dell’atleta in funzione del modello.
L’umiltà e competenza di essere un buon
allenatore e/o preparatore, sta proprio
nella capacità di utilizzare anche
esercitazioni datate (o comunque
utilizzate da altri) ma ottimali per il
miglioramento del portiere, oppure nel
modificare queste cucendole su misura
sulle caratteristiche e deficit (motori,
tecnici o psicologici) del giocatore.
Per concludere, non può esistere una
programmazione standard, come non può
esistere un percorso di proposte
totalmente nuove ed innovative, perché
che ci piaccia o no, anche se in
minimale percentuale, si basano su
mattoni storicamente antecedenti. La
storia ci da l’opportunità di migliorare
le nostre proposte di lavoro
riconoscendo ed analizzando gli errori,
ma anche sviluppando e carpendo le
caratteristiche corrette e funzionali.
Il nostro miglioramento passa appunto
per questa capacità di analisi e
l’abbattimento del muro delle
“credenze”.
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