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La metodologia
operativa e la memorizzazione nel processo di
apprendimento motorio e tecnico - tattico |
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Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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11
Gennaio 2011 |
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Per il cognitivismo l’apprendimento si
realizza attraverso l’integrazione di
nuove conoscenze con quelle già in
possesso di chi apprende. Questo
processo è alla base dell’apprendimento
significativo (Ausubel 1968) e
costituisce una delle più importanti
implicazioni teoriche avanzate da Novak
per avvalorare l’utilizzo delle mappe
concettuali nella didattica.
L’apprendimento significativo si colloca
all’estremo di un continuum che vede al
polo opposto l’apprendimento meccanico,
che ha luogo quando l’apprendente non è
in grado di integrare le nuove
informazioni nella memoria semantica, o
perché il nuovo input non è
sufficientemente rilevante e
significativo, oppure perché non può
essere messo in relazione con le
conoscenze e gli script( vissuti ) già
presenti nella memoria semantica.
La conoscenza dunque avviene attraverso
un percorso di esperienze personali di
apprendimento (e non un apprendimento
passivo né assolutamente oggettivo) che
si fondano sui processi di integrazione
delle nuove conoscenze con quanto già
acquisito e depositato stabilmente nella
memoria a lungo termine. Inoltre, ciò
che contraddistingue il costruttivismo
rispetto al primo cognitivismo è
soprattutto il passaggio da una visione
intrasoggettiva a quella
intersoggettiva. L’apprendimento dipende
dell’attivazione dinamica degli schemi
cognitivi del soggetto e dalle strategie
di cui egli dispone, ma si realizza
attraverso la negoziazione dei
significati e la mediazione
dell’individuo nel contesto sociale in
cui agisce. L’apprendimento assume
dunque tre caratteristiche fondamentali:
è attivo in quanto frutto di processi
dinamici e soggettivi; è collaborativo,
in quanto le nuove strategie di problem
solving si sviluppano grazie alla
mediazione e alla negoziazione dei
significati ed è situato in quanto
avviene in un determinato contesto
tattico strategico.
È importante notare lo stretto rapporto
esistente tra le strategie didattiche
adottate e i processi di apprendimento
che coinvolgono la persona che apprende,
nel nostro caso il calciatore. (Novak,
Gowin 1995). Vi sono strategie
didattiche che possono condurre il
calciatore ad un apprendimento
ricettivo, come prodotto di una
applicazione di informazioni fornite
dall’allenatore e strategie didattiche,
attraverso l’educazione e l’affinamento
delle categorie di spazio e tempo, che
favoriscono l’apprendimento
significativo in quanto conducono ad un
apprendimento per scoperta, che può
essere inizialmente guidata, fino a
pervenire alla scoperta autonoma da
parte del calciatore, il quale possiede
gli strumenti cognitivi e metacognitivi
che gli consentono di organizzare e
selezionare le informazioni rilevanti da
quelle che non lo sono.
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- La
memoria non è solo “archiviazione” di informazioni,
ma un complesso di strategie che coinvolge pensiero,
emozione, attenzione e percezione.
- Per migliorare la memoria non bastano le semplici
ripetizioni, ma bisogna intervenire su tutti questi
meccanismi.
- Ma cos’è esattamente la memoria?
- Cosa vuol dire dunque migliorarla? Aumentarne la
capienza? Migliorarne l’efficienza?
Fasi del processo di memorizzazione:
- Codifica;
- Ritenzione;
- Recupero.
Tre problemi fondamentali
- Se la memoria fosse troppo ricca, precisa e
dettagliata sarebbe inutilizzabile. Per essere
operativa deve selezionare le informazioni più
importanti. Come funziona tale selezione?
- Per essere efficiente, la memoria deve essere
organizzata. Qual è l’organizzazione della memoria
umana?
- Per essere efficiente la memoria deve anche essere
veloce a rintracciare le informazioni. Come avviene
la ricerca delle informazioni? Come può essere resa
più veloce tale consultazione?
Stretto legame tra attenzione, memoria,
apprendimento,coscienza ed emozione.
Una teoria della memoria deve spiegare gli
automatismi, cioè la differenza nei meccanismi
attivi quando si esegue qualcosa "automaticamente" e
quando facciamo qualcosa con circospezione e
prudenza.
Il modello di funzionamento della memoria che si è
maggiormente diffuso in ambito cognitivista, al
punto da divenire un punto di partenza classico
nella ormai vastissima letteratura sull’argomento,
quale quello della METODOLOGIA OPERATIVA
descrive la memoria umana come una facoltà complessa
ed articolata; la memoria non è un contenitore in
cui si accumulano le informazioni, ma è una facoltà
dinamica che coinvolge diverse aree cerebrali e
struttura i concetti e le conoscenze in base ad
un’organizzazione funzionale al loro recupero. Tale
modello di organizzazione prevede innanzitutto la
distinzione tra una memoria sensoriale che trattiene
l’informazione nelle modalità fisiche in cui essa si
presenta ai registri sensoriali; una memoria a breve
termine o di lavoro (capacità e durata limitate,
circa 30 secondi) che grazie ai processi
dell’attenzione elabora l’informazione attraverso
una codifica principalmente fonologica e di
carattere lessicale ed una memoria a lungo termine,
di durata e capienza potenzialmente illimitata, che
trattiene ed organizza il ricordo in modo stabile,
elaborando l’informazione principalmente a livello
profondo, ossia semantico.
Appare evidente che sotto il profilo pedagogico
l’obiettivo da raggiungere consiste nell’individuare
le migliori strategie didattiche affinché il
calciatore possa attivare i processi cognitivi che
favoriscano la trasformazione dell’input in una
traccia stabile nella memoria semantica a lungo
termine.
Ora, gli ideatori di tale modello di memoria,
definito modale, (Atkinson, Shiffrin 1968)
supponevano che l’informazione elaborata
temporaneamente dalla memoria a breve termine
venisse trasferita attraverso la ripetizione (il
rehearsal) nella memoria a lungo termine.
Sostanzialmente più l’input permane nella memoria a
breve termine attraverso la ripetizione, maggiori
sarebbero le garanzie di un suo trasferimento nella
memoria a lungo termine. Di fatto, che la
ripetizione svolga un ruolo importante nella
memorizzazione è indubitabile, tuttavia la sua
importanza varia dal tipo di apprendimento e dagli
obiettivi che ci si pone. La sola ripetizione,
infatti, non può garantire il trasferimento
dell’informazione dalla memoria a breve termine alla
memoria a lungo termine; essa non conduce
automaticamente alla costruzione di un ricordo
stabile nel tempo se non interviene un’elaborazione
più profonda. D’altra parte, se si supponesse che la
sola ripetizione di un certo materiale fosse
sufficiente a creare un ricordo stabile si
ricadrebbe facilmente in una visione meccanicistica
dell’apprendimento pericolosamente incline alle
teorie comportamentiste.
Craick e Lockart (1972) hanno proposto un modello
funzionale, basato sull’ipotesi della profondità di
codifica. In questa nuova prospettiva,
l’elaborazione dell’informazione procede lungo un
continuum secondo un percorso che procede dai
livelli più superficiali di codifica, (i tratti
sensoriali e fisici) fino a pervenire ad una
elaborazione profonda dell’input a livello
semantico. La variabile dunque non è più solo il
tempo di ripetizione, ma diviene un fattore centrale
la profondità di codifica, ossia il livello
semantico e dunque significativo dell’elaborazione.
È evidente come il modello di Craick e Lockart
presenti forti punti di coerenza con le teorie
dell’apprendimento significativo proposte da Ausubel
e assunte a presupposto da Novak per l’uso delle
mappe concettuali. Esse consentono, infatti, un tipo
di elaborazione significativa; basandosi nella
rappresentazione esplicita dei rapporti fra i
concetti, esse favoriscono un’elaborazione profonda,
a livello delle associazioni semantiche, dei
contenuti da apprendere.
Craick e Lockart propongono, inoltre, un’ulteriore
distinzione tra un ripasso di mantenimento e un
ripasso di elaborazione per quanto riguarda la
conservazione dell’informazione.
Il primo consente una permanenza limitata
dell’informazione nella memoria, mentre il secondo
permette l’accesso a livelli di elaborazione
profonda.
Mentre il ripasso di mantenimento ha solo la
funzione di attivare una rappresentazione già
esistente in memoria, il ripasso elaborativo
presiede alla riorganizzazione del sapere (Cardona
2001).
Lavorare per mappe concettuali per descrivere quanto
già appreso prima di integrare un nuovo input
consente di fatto un ripasso di tipo elaborativo e
presenta le caratteristiche che presiedono
all’apprendimento, alla riorganizzazione delle
conoscenze e non solo alla conservazione
dell’informazione. Ritroviamo lo stesso concetto in
Novak, quando si riferisce all’apprendimento
meccanico e a quello significativo: l’apprendimento
meccanico si rivela vantaggioso solo per ristudiare
esattamente lo stesso argomento, mentre
l’apprendimento significativo facilita anche
l’apprendimento di nuove informazioni .
Da ciò risulta evidente che per l’educazione del
calciatore consapevole, cioè di colui che agisce in
funzione del come, dove e quando, ed in rapporto
con/ai compagni ed all/gli avversari questo modo di
procedere risulta fortemente indispensabile.
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Organizzazione della
memoria semantica |
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Nella
memoria a lungo termine è custodita la nostra
conoscenza del mondo; si tratta di un livello di
conoscenza più astratta, semantica. È, in sostanza,
la memoria nella quale sono depositati e organizzati
i concetti che presiedono al nostro sapere. La
psicologia cognitiva ha descritto vari possibili
modelli di organizzazione della memoria semantica,
partendo dal presupposto che tale organizzazione
deve essere funzionale al recupero rapido delle
informazioni necessarie all’interazione dell’uomo
con il mondo. Come vengono organizzati i concetti
nella memoria semantica? Le modalità di
rappresentazione delle conoscenze attraverso le
categorie concettuali corrispondono
all’organizzazione dei concetti nella memoria?
Possono dunque costituire un valido strumento per
una didattica “ecologica”? In un prossimo articolo
cercheremo di rispondere a questi quesiti.
"Le categorie logiche dell'apprendimento e
della comunicazione", sviluppò una
classificazione completa degli apprendimenti che
prevedeva:
• Apprendimento 0, vale a dire la semplice risposta
ad una differenza; tale apprendimento si
caratterizza, infatti, per la specificità della
risposta che non è suscettibile di correzione. A
questo livello non si ha né progresso né cambiamento
ed è il caso delle assuefazioni e delle stereotipie.
• Apprendimento 1 o proto-apprendimento, in cui è
possibile il cambiamento, nella specificità della
risposta, mediante correzione degli errori di
scelta, all'interno di un insieme di alternative
date. In tale apprendimento, infatti, se è vero che
cambia la specificità della risposta per via della
correzione di errori, tuttavia la risposta appresa
resta adeguata solo in quel particolare contesto,
che deve perciò ripresentarsi uguale. L'organismo,
dal canto suo deve essere in grado di riconoscere un
"segnacontesto , di un elemento soggettivo o
sociale, che indichi che la nuova connessione fra
stimolo e risposta appresa è adeguata. Tale livello
fa riferimento al tipo di apprendimento da
laboratorio (ad esempio il condizionamento
pavloviano classico).
• Apprendimento 2 o deutero-apprendimento, ossia un
apprendimento operante sul cambiamento del processo
stesso dell'apprendimento primario, attraverso una
modificazione correttiva dell'insieme di alternative
entro il quale si effettua la scelta, vale a dire o
un cambiamento nella segmentazione dell'esperienza o
una suddivisione degli elementi soggettivi e sociali
che connotano i contesti stessi. Si tratta di un
apprendimento quanto mai difficile da cambiare
poiché i fatti della vita quotidiana, essendo di
tipo logico inferiore alle premesse, non potranno
mai contraddirle ma, al contrario, saranno da esse
classificati, rinforzando l'intero sistema che
perciò si autoconvalida, (è a questo livello che si
ha ad esempio l'apprendimento del carattere).Un
radicale cambiamento di questo sistema è possibile
al livello successivo, l'Apprendimento 3.
• Apprendimento 3, vale a dire il cambiamento
dell'apprendimento secondario attraverso la
modificazione correttiva del sistema degli insiemi
di alternative (insiemi di contesti) tra i quali si
effettua la scelta.
Parallelamente, in ambito motorio e sportivo,
il concetto di “programma motorio”, cerca di
spiegare la complessità dei meccanismi di controllo
e di regolazione del movimento riconoscendo:
- l’esistenza di un meccanismo di rilevazione
degli errori (Adams,
1987; Schmitd, 1975);
- l’importanza dei feedback esterocettivi e
sensoriali;
- il ruolo della conoscenza dei risultati;
- la possibilità di fornire risposte corrette
anche se un movimento non è conosciuto (Schmitd
& Wrisberg, 2000).
L’apprendimento motorio consapevole, la motivazione
a correggere autonomamente gli errori,
l’elaborazione personale e il conseguente
adeguamento della risposta motoria portano ad un
miglioramento della prestazione in termini
qualitativi (Schmitd &Wrisberg, 2000).
Sarebbe quindi riduttivo intendere la pratica
motoria o sportiva come una semplice successione di
compiti motori, o come ripetizione “automatica o
automatizzata” di modelli tecnico-esecutivi più o
meno economici ed efficaci.
Il successo di una prestazione motoria è
rappresentato dall’insieme di abilità cognitive e
motorie e dalla loro interazione con le aree
affettivo - relazionali.
Un processo di apprendimento intenzionalmente
attuato permette di risolvere problemi motori in
modo adeguato a finalità ed obiettivi prefissati e
si basa su condizioni neurologiche, fisiologiche e
psicologiche e consentono al calciatore di
apprendere, organizzare, controllare e trasformare
il movimento in maniera autonoma e flessibile.
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L'unità di apprendimento
significativo tecnico -
tattico |
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1)
Identificare un nucleo operativo e
creare una rete di idee ad esso legate;
2) Definire gli Obiettivi formativi (finalità)
dell'Unità
3) Definire il compito di prestazione
autentica che dovrà mettere in evidenza il
raggiungimento degli obiettivi (competenze);
4) Definire le metodologie da utilizzare;
5) Andare in campo con un compito di
prestazione;
6) Realizzare con la squadra un brainstorming
con l'obiettivo di stimolare tutte le risposte
che il compito di prestazione fa nascere;
7) Definire con la squadra una griglia di
valutazione del compito di prestazione;
sulla base del compito di prestazione, domande e
griglia progettare l'Unità di
apprendimento che deve essere vista dai calciatori
come una risposta alle domande che essi stessi si
sono posti;
8) Impostare le varie sedute dell'unità in modo tale
che vengano viste come una gerarchizzazione
delle risposte alle domande che la squadra
si è fatta in partenza e come dei momenti di
acquisizione di quelle conoscenze e abilità
identificate all'interno della rubrica di
valutazione;
9) Realizzazione del compito di
prestazione;
10)Revisione dell'attività svolta, valutazione
e autovalutazione.
L’interazione sociale è considerata parte integrante
di tale processo di apprendimento e la cooperazione
è la strategia più efficace per raggiungere
determinate finalità.
Bruno D’Amore propone una “didattica a profondità
miste” per valorizzare gli aspetti positivi
delle due posizioni estreme: “la didattica
graduale assoluta”, rigidamente sequenziale,
passo dopo passo, più adatta per i soggetti deboli,
e “la didattica delle immersioni totali”, molto
destrutturata ed intuitiva, con salti delle
difficoltà e dei gradini intermedi, più adatta per i
soggetti brillanti.
La “didattica a profondità miste” cerca di
combinare, alternare ed integrare equilibratamente
le altre due modalità per evitare sia di annoiare i
soggetti più capaci con una eccessiva gradualità,
sia di disorientare i soggetti più deboli con
eccessive difficoltà.
Affinché si realizzi un proficua
collaborazione è necessario che tutta l'attività si
svolga in un clima di autentica interdipendenza che
assume le seguenti caratteristiche:
- in primo luogo riconosce la necessità di
condividere le informazioni necessarie espresse con
tutti i membri del gruppo;
- in secondo luogo offre ai partecipanti incarichi
diversi per raggiungere lo scopo comune;
- infine si avvale della condivisione delle idee e
della loro elaborazione da parte di tutti.
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Raffaele Di Pasquale, Allenatore Professionista
di 1^ Categoria.
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Allenatore efficace. Metodologia operativa: comunicazione antiautoritaria e non direttiva
Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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