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La crisi del Calcio in Sardegna e gli effetti negativi dell'utilizzo
dei fuori quota |
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Data di pubblicazione:
04 agosto 2012 |
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La crisi del Calcio in Sardegna |
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La
norma, recentemente introdotta dalla Federcalcio
Regionale, che sancisce la presenza in campo di 4
fuori quota (un ‘92, due ‘93 ed un ’94) in
eccellenza e 3 F.Q. in promozione ( ‘92 – ‘93 – ‘94)
ha promosso un vivace dibattito negli ambienti
sportivi e calcistici in particolare.
Personalmente non condivido assolutamente questa
regola invocata da gran parte delle società e
benedetta dal comitato Regionale allo scopo,
soprattutto, di contenere i costi e valorizzare i
giovani. A quanti hanno auspicato e poi favorito
l’introduzione di questa regola vorrei subito
rammentare che la stessa (2 F.Q.) è applicata in
Sardegna da circa 20 anni; eppure la situazione del
pallone sardo e in costante peggioramento
considerato che:
A) Le società sono economicamente al tracollo.
B) I cosiddetti fuori quota in gran parte spariscono
dopo che l’anagrafe non sorride più.
C) Lo spessore tecnico dei campionati (Eccellenza) è
vistosamente scaduto.
Sono tre dati oggettivi ed incontestabili per chi
frequenta il pianeta calcio in Sardegna.
A questo punto è oggettivamente pensabile che la
formula tecnica per ridurre i costi e valorizzare i
talenti nostrani sia semplicemente incrementare il
numero dei F.G. da 2 a 4 ? E se detta formula,
aggiungo, è ritenuta realmente convincente perché
allora non imporre 7 o 8 F.Q. anziché 4?
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Dispiace, senza voler fare del moralismo di
basso profilo, sottolineare, che questo
dibattito sui fuori quota e sul calcio sardo che
si sta progressivamente sgonfiando è connotato
da una massiccia dose di ipocrisia.
Purtroppo da più parti: ipocrisia ad esempio che
attiene a gran parte delle società (soprattutto
di eccellenza). Paradossalmente sono in prima
fila quelle con più mezzi ed ambizioni ad aver
caldeggiato la norma essendo in condizioni di
acquistare i migliori F.Q. in circolazione. Le
stesse società che, puntualmente, nelle
assemblee Regionali indette dal Comitato parlano
di investimenti nel settore giovanile e di
bilanci virtuosi; finiscono, invece, per
investire regolarmente su giocatori esperti,
quelli che hanno mercato da anni e che
ovviamente chiedono ed ottengono rimborsi (è un
eufemismo) consistenti.
Come dire: parlano bene e continuano a razzolare
male, da anni, con gestioni a dir poco
dissennate per il calcio dilettanti.
E la Federcalcio Regionale? Ovviamente attenta a
tutto il movimento la Federcalcio sarda non può
non sapere che nell’isola il pallone si stà
sgonfiando progressivamente ed irreversibilmente
da anni per i costi troppo alti alla voce
soprattutto compensi a calciatori ed allenatori.
Questi ultimi, per la verità, inciderebbero
assai meno sui bilanci societari se non
pretendessero, e non sono pochi, di farsi
assistere da un “entourage” assai nutrito e a
volte pittoresco di assistenti di campo,
preparatori atletici e preparatori dei portieri:
tutti rigorosamente a libro paga.
Un costume che specie in eccellenza va di moda
da qualche anno in un tentativo talvolta
supponente di professionalizzare scioccamente un
campionato che dovrebbe essere semplicemente
dilettantistico.
La Federcalcio sarda sa perfettamente che
diverse società non hanno le potenzialità
economiche, tecniche ed organizzative per
disputare l’eccellenza (massima espressione del
calcio nei dilettanti); eppure continua ad
ignorare questo dato anche quando puntualmente,
nel corso della stagione agonistica, diversi
giocatori abbandonano le rispettive società a
seguito di impegni disattesi dalle stesse
relativamente ai cosiddetti rimborsi; col
risultato che le società, vistosamente
ridimensionate in chiave tecnica rischiano di
alterare i campionati.
Questo si registra da anni!
Chi sovrintende al calcio sardo sa bene che i
costi non più sostenibili del pallone isolano
non possono essere ricondotti ad un livello
sopportabile semplicemente con l’utilizzo
massiccio ed obbligatorio di 4 giovani fuori
quota.
E tuttavia il Comitato Regionale introduce la
norma sapendo perfettamente che l’equazione (+
fuori quota – anziani in campo = valorizzazione
e riduzione costi) all’atto pratico non è di
semplice risoluzione, tutt’altro.
Il Pr of. Andrea Delpin, presidente sicuramente
innovatore, ha tutto il diritto di compiacersi,
come ho letto recentemente, della crescita
sostanziale di tutto il movimento calcistico
sardo (oltre 40.000 tesserati).
Fortunatamente dispone anche di sufficiente
onestà intellettuale per constatare che al
crescente numero dei tesserati non si accompagna
purtroppo un altrettanto significativo
incremento di presenze di giovani calciatori
nelle prime squadre dei diversi Campionati
Regionali, particolarmente in promozione ed
eccellenza.
Credo sia questo il vero termometro della
situazione che testimonia di una crescita solo
apparente, parziale, dunque una falsa crescita;
occorre purtroppo prenderne atto e chi gira per
i campi dell’Isola raccoglie infatti un dato
incontestabile:
i giovani F.Q., in larga misura giocano in prima
squadra, parlo in promozione ma soprattutto in
eccellenza, non in virtù di qualità oggettive e
di merito ma per regolamento.
Ed allora dove stà la crescita del movimento
calcistico sardo e giovanile in particolare se
chi spinge in prima squadra il ragazzino è una
norma federale e non un percorso adeguato di
maturazione fisica, tecnica e morale?
Una norma ancor più aberrante se si considera
che in prima squadra poi, per una logica quasi
perversa, non arriva spesso il meglio del calcio
giovanile ma ciò che nell’ottica societaria e
soprattutto tecnica “serve di più” o che “non fa
danni”, come si usa dire brutalmente in gergo. |
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La norma su
F. Q: effetti negativi |
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Questa norma, apparentemente
lungimirante sul piano del principio
(riduzione costi e valorizzazione
giovani) agli effetti pratici, come
tutte le forzature, produrrà risultanze
del tutto negative e deleterie in varie
direzioni:
1) Sul piano pedagogico ed etico
2) Sul piano strettamente tecnico -
sportivo
3) Sul piano sociale
4) Sul piano strettamente economico
1) Etico - Pedagogico
Viene disatteso il principio sovrano che
attiene a qualsivoglia competizione
(sportiva o meno) per il quale gioca chi
merita per qualità, impegno e
motivazioni a prescindere dall’anagrafe.
Con questa norma il giovane calciatore
vive la sua presenza in squadra sempre
più come un diritto sacrosanto
legittimato da una regola e non più come
una conquista cui si arriva con
sacrifici e costanti motivazioni.
Non sono infrequenti, infatti,
atteggiamenti di presunzione e
supponenza, anche inconscia data la
giovane età, di tanti fuori quota che
sanno di dover comunque giocare.
La presenza di un numero maggiore di
fuori quota nelle prime squadre
continuerà ad alimentare ancor più la
spirale perversa relativa al calcio
mercato di questi ragazzini attivo da
tempo; mercato assurdo orchestrato
sovente da pseudo-procuratori ruspanti e
speculatori travestiti da talent-scout.
2) Tecnico – Sportivo
Tecnicamente e tatticamente questa
regola inevitabilmente determina uno
scadimento dello spessore del campionato
per la presenza in campo di 4/11 mi di
giovani sostanzialmente, tranne
qualcuno, inadeguati per il campionato
di eccellenza.
Paradossalmente questa regola favorisce
la presenza in campo dei meno talentuosi
tra i F.Q. perché il mercato e quindi i
tecnici vanno alla ricerca di “Ruoli”
non fondamentali ma piuttosto marginali:
percentualmente vengono utilizzati
esterni, come li si chiama adesso, bassi
o alti.
Succede così, e questo è quasi
grottesco, che questa norma penalizza
spesso i giovani migliori dei settori
giovanili rei, per cosi dire, di
interpretare ruoli fondamentali
(portiere, centrale di difesa o di
centrocampo, attaccante centrale) che
non hanno mercato poiché i tecnici
orientano le scelte, in genere, non sui
giovani comunque più talentuosi ma
preferibilmente se non esclusivamente su
quelli che si adattano a ruoli marginali
(esterni).
Và detto anche che queste scelte non
propriamente condivisibili, sono il
frutto dell’assenza di autentica cultura
sportiva per cui anche nella periferia
del calcio (i dilettanti) l’imperativo
categorico è sempre e comunque vincere;
è pressoché automatico per gli
allenatori affidarsi a calciatori
esperti nei ruoli fondamentali e
confinare per l’appunto, i F.Q. in quei
ruoli che in gergo si usa definire “non
dannosi”.
Relativamente poi a quelli che giocano
ritengo che si enfatizzi eccessivamente
sulla cosiddetta esplosione o
affermazione o consacrazione sportiva di
un calciatore che a 18, 19 o 20 anni
gioca in eccellenza. Con tutto il
rispetto non mi pare che sia un evento
straordinario: lo sarebbe, semmai, se a
quell’età giocasse quantomeno in “B” o
in “A”.
3) Sociale
Questa norma crea ed alimenta facili
illusioni in questa pattuglia ora più
numerosa (4) di potenziali talenti e nei
loro rispettivi ambiti familiari e
sociali.
Purtroppo non sono infrequenti i casi di
abbandoni scolastici (lo ha ben
evidenziato il collega Sergio Fadda in
una recente intervista) mentre si
inseguono scenari fascinosi di
professionismo patinato difficilmente
raggiungibili.
Che dire, per altro, di quanti avvertono
in silenzio il disagio e il senso di
frustrazione quando l’anagrafe che li ha
dapprima favoriti più tardi
impietosamente li collocherà fra i
“grandi” costringendoli quasi sempre a
ritagliarsi uno spazio in prima o
seconda categoria se non in qualche
pittoresco torneo aziendale.
3) Economico
Contrariamente a quanto si crede i 2
fuori quota in più non risolveranno il
problema dei costi delle società per un
fatto molto semplice. La maggior parte
delle società (in eccellenza soprattutto
e non solo quelle ambiziose) nelle
scelte tecniche di mercato faranno
sempre riferimento a giocatori esperti,
“i soliti noti” che muovono il mercato
ogni anno e che puntualmente spunteranno
ingaggi importanti.
Avranno paradossalmente più forza
contrattuale rispetto al passato perché
sanno di essere determinanti in squadre
dove 4/11 mi sono ragazzini.
Paradossalmente questa norma determina
una lievitazione sensibile negli ingaggi
dei giocatori più quotati che infatti
pur essendo spesso oltre i 30 anni fanno
sempre mercato.
Si consideri infine che più aumenterà il
numero dei F.Q. maggiori saranno via via
le pretese degli stessi per un
inevitabile effetto a catena.
Mi chiedo a questo punto se ci sarà
realmente la tanto auspicata riduzione
dei costi!. |
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Il problema prioritario della
riduzione dei costi nei dilettanti a
mio avviso si può risolvere in un
modo soltanto: con il progressivo
ricambio generazionale dei
calciatori.
Cosa del tutto utopistica fino a
quando continueranno ad essere
inseriti in eccellenza e in
promozione, per regolamento, giovani
F.Q. inadeguati per la categoria,
troppo acerbi ed immaturi e per
questo ghettizzati in ruoli
marginali (esterni) e puntualmente
bruciati.
Del resto l’esperienza di questi
anni ha dimostrato che raramente il
F.Q. ha fatto il salto di qualità in
categorie professionistiche,
pochissimi sono rimasti in
categoria, alla la maggior parte si
è persa nelle categorie inferiori,
più di uno ha lasciato il calcio
dopo aver interrotto gli studi.
Ecco perché di questo passo non ci
sarà un sostanziale ricambio e
continueranno a scandire i tempi e
le regole di mercato i soliti
“esperti” ultra trentenni che
verranno lautamente gratificati da
quegli stessi presidenti che ora
piangono perché il calcio costa
troppo.
Pertanto solo quando arriveranno in
I° squadra (promozione e eccellenza)
giovani adeguatamente preparati ci
sarà un ricambio autentico e non
simbolico o fittizio come adesso;
ricambio che sarà inevitabile solo
quando la giovane età associata alle
qualità adeguate risulterà vincente
rispetto a chi non è più giovane e
soprattutto costa molto di più.
Lo scenario nel calcio sardo
cambierà realmente quando si
vedranno giovani calciatori
impegnati in ruoli fondamentali
(portiere, centrale difensivo o di
centrocampo, trequartista e
attaccante) e non più ragazzi
confinati in ruoli tatticamente
marginali, come accade finora, e con
compiti abbastanza circoscritti.
Sarà soltanto quello il segnale
inequivocabile che il vento è
cambiato soprattutto che nei settori
giovanili dell’Isola si stà
finalmente lavorando con profitto.
Da tutto questo si evince che il
problema fondamentale del pallone in
Sardegna stà alla base: occorre
operare in modo che il giovane che
arrivi in promozione e in eccellenza
disponga di requisiti
fisico-atletici, tecnico-tattici e
morali adeguati alla categoria.
E questa esigenza chiama in causa
inevitabilmente tutto il movimento
giovanile in Sardegna dove, occorre
dirlo a chiare lettere,
evidentemente il percorso formativo
globale dei giovani, dalle
scuole-calcio e attraverso le varie
categorie (esordienti – giovanissimi
– allievi e juniores) non sempre è
connotato da competenze e
professionalità adeguate. Certamente
esistono nell’isola diverse società
virtuose che da tempo operano
proficuamente e con risultati
apprezzabili ma evidentemente tutto
questo non è sufficiente e occorre
fare molto di più.
Da anni la Federcalcio sarda invita
e sollecita a più riprese le società
ad investire massicciamente sul
settore giovanile ma al momento con
risultati scarsamente apprezzabili.
Pertanto ritengo sia arrivato il
momento in cui debba essere il
Comitato Regionale, per la prima
volta, a dettare i tempi e i modi di
un nuovo corso attivandosi
diversamente rispetto al passato.
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Suggerimenti alla Federcalcio Sarda |
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Credo che la Federcalcio
Regionale debba intervenire
valutando l’opportunità di
vagliare indicazioni,
suggerimenti, correttivi o
proposte operative che possono
arrivare da più parti.
Personalmente sono convinto che
le strade da percorrere siano le
seguenti:
A) Abolizione della regola dei
F.Q. nei campionati di
promozione ed eccellenza.
B) Regola dei F. Quota applicata
soltanto nei campionati di 1A e
2B CTG.
C) Monitoraggio rigoroso e
costante dell’attività di tutte
le scuole calcio e di tutte le
realtà dei settori giovanili ad
opera della Fed. Regionale
D) Investimenti della
Federazione Regionale su un
campine inizialmente ristretto e
progressivamente più ampio di
squadre del settore giovanile in
termini di monitoraggio,
indirizzi programmatici,
indicazioni metodologiche,
verifiche periodiche,
valutazioni finali e compensi
economici a società virtuose.
E) Regolamentazione del
cosiddetto mercato autunnale dei
dilettanti. |
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A) Abolizione F.Q in Promozione
ed Eccellenza |
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I motivi di questa proposta
sono stati in precedenza
abbondantemente esplicitati
poiché è palese che:
La promozione e soprattutto
l’eccellenza sono risultate
categorie tropo impegnative
per i giovani F.Q. in larga
misura troppo acerbi
tecnicamente e tatticamente
e soprattutto immaturi sul
piano della personalità;
tutto questo rende
abbastanza problematico il
loro processo di maturazione
per cui oltre a coprire
quasi sempre ruoli marginali
in definitiva sono destinati
a bruciarsi.
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B) Regola F.Q. applicata
solo in 1° e 2° CTG |
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Essendo una norma
presente in tutto il
territorio nazionale mi
rendo conto che sarebbe
utopico abolirla
totalmente.
D’altro canto immagino
che questa eventualità
potrebbe smorzare
l’entusiasmo di quanti,
a vario titolo, sono
impegnati nell’attività
giovanile, equivarrebbe,
come dire, quasi a
sconfessare
quell’universo
calcistico che parte
dalle miriadi di scuole
calcio dei piccoli
amici, dei micro, dei
mini e pulcini vari fino
ai diversi livelli dei
campionati giovanili.
Un movimento quello
delle scuole – calcio,
occorre ribadirlo, in
crescita costante; in
verità soprattutto
numerica ma che comunque
presenta risvolti
sociali onestamente
significativi.
Nell’impossibilità di
abolire del tutto la
norma, per le ragioni di
cui si è detto, ritengo
la si possa applicare in
1° e 2° categoria in
quanto:
A) Sono sicuramente
tornei meno impegnativi
sul piano
Fisico-Atletico e su
quello strettamente
tecnico e pertanto ciò
determina un impatto
meno traumatico su
giovani che provengono
dai tornei giovanili..
B) Sul versante
espressamente
tecnico-tattico sarà
concretamente possibile
per un giovane
ritagliarsi uno spazio
in ruoli fondamentali
che invece sono preclusi
a livello di campionati
superiori (portiere,
centrale difensivo o di
centrocampo, attaccate
centrale).
Questo significa anche,
fondamentalmente, che
troveranno spazio in
campo i migliori
prodotti dei vivai e non
soltanto quelli che a
livello superiore sono
forzatamente inseriti in
ruoli essenzialmente
marginali.
C) Si tenga presente che
il graduale processo di
maturazione di questi
ragazzi verrà
inevitabilmente favorito
da un contesto generale
e da un clima dove
certamente minori sono
le pressioni e
soprattutto le attese
rispetto ai tornei di
promozione ed
eccellenza.
D) Sul versante
strettamente sociale si
consideri poi che questi
campionati proprio
perché sostanzialmente
meno impegnativi
consentono ai giovani
atleti, tutti in età
scolare, di disporre di
più tempo soprattutto
per l’ impegno
scolastico; aspetto non
trascurabile considerati
i risultati spesso poco
incoraggianti nel
profitto o i fenomeni di
mortalità scolastica di
quanti sono impegnati
calcisticamente a
livello superiore.
E) A fine stagione le
società e i relativi
tecnici valuteranno
quanti dei giovani hanno
necessità di maturare
nel medesimo campionato
e chi invece, su
riscontri oggettivi
scaturiti dal campo, è
pronto per fare il salto
di qualità in
promozione, eccellenza o
a livelli più alti a
prescindere dalla carta
di identità.
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C) Monitoraggio rigoroso
e costante dell’attività
giovanile e obbligo di
disporre di tecnici
abilitati per svolgere
attività giovanile
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La Federcalcio
Regionale registra
con legittima
soddisfazione la
costante crescita
del movimento
giovanile in
Sardegna con
riferimento in
particolare alle
scuole calcio.
È sicuramente un
dato oggettivo ed
incoraggiante
soprattutto in
prospettiva futura
per quanto attiene
soprattutto alla
valenza sociale di
questa attività che
coinvolge migliaia
di famiglie e che è
presente perfino nei
centri più obsoleti
dell’isola.
Adesso però è il
momento di associare
alla incontestabile
crescita numerica
dei vivai anche e
soprattutto una
crescita
qualitativa; dico
questo perché è noto
a tutti che in
Sardegna finora
molto spesso il
percorso dei giovani
dalle scuole-calcio
alle diverse
categorie
(esordienti-giovanissimi,
allievi e juniores)
non sempre è
assistito da
professionalità e
competenze adeguate.
Nessuno pretende che
le scuole-calcio
debbano essere
necessariamente
fucine di futuri
campioni; è risaputo
che in esse è del
tutto prevalente
l’attività motoria
di base ed è
privilegiato
giustamente
l’aspetto ludico.
Ma proprio perché si
ha a che fare con
soggetti in piena
età evolutiva chi
opera in questo
delicato contesto
deve necessariamente
disporre di
competenze
soprattutto
pedagogiche per
rapportarsi
proficuamente con
interlocutori da
plasmare.
Ne consegue che la
Federcalcio
Regionale deve
consentire
l’affiliazione,
l’attività giovanile
e la partecipazione
ai tornei del
settore, a partire
dalla scuola calcio,
soltanto a società
che garantiscono, e
non formalmente, la
disponibilità di
istruttori
regolarmente
abilitati per
l’attività di base.
E siccome tutti
sanno che il
proliferare costante
delle scuole calcio
si spiega anche con
la capacità delle
stesse di
autofinanziarsi
attraverso le rette
che pagano le
famiglie (le cifre
sono note) a maggior
ragione è legittimo
pretendere che i
ragazzini vengano
affidati ad
istruttori patentati
e regolarmente e
giustamente
retribuiti.
Su questo aspetto la
Federazione è
chiamata una volta
tanto a vigilare
verificando
costantemente il
rispetto delle
regole.
Spiace dirlo ma
credo che il tempo degli appassionati e dei volenterosi più o meno
pittoreschi ma privi di competenze sia scaduto.
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D) Intervento
diretto della
Federcalcio con
investimenti su
società campione
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A) Monitoraggio
periodico e
rigoroso sulla
attività
tecnico-organizzativa
nei settori
giovanili di
società –
campione
individuate
dalla
Fed.Regionale.
B) Condizione
imprescindibile
per far parte
del progetto è
che le società
interessate
dispongano per
le categorie
interessate
(esordienti,
giovanissimi,
allievi e
juniores) di
tecnici
abilitati.
C) La
Federazione
attraverso una
equipe di
tecnici di
fiducia
ingaggiati allo
scopo, una volta
monitorata ogni
singola realtà
giovanile,
fornirà
tempestivamente
in avvio in
stagione,
laddove sarà
necessario,
indicazioni
programmatiche e
metodologiche
inerenti al
lavoro sul
campo.
D) Nel corso
della stagione i
tecnici medesimi
verificheranno
periodicamente
l’attività delle
società-campione
anche e
soprattutto in
relazione alle
indicazioni
suggerite a suo
tempo.
E) A fine
stagione la
Federazione farà
pervenire a
ciascuna delle
società
interessate al
progetto una
relazione
tecnica che
compendierà sia
la valutazione
sull’attività
svolta sia le
indicazioni e
gli indirizzi
programmatici,
tecnici e
metodologici
relativi alla
successiva
stagione
sportiva.
F) Infine la
Federazione
sulla scorta
delle
valutazioni
espresse dai
propri tecnici
sugli obbiettivi
raggiunti in
base alle
indicazioni a
suo tempo
prospettate
gratificherà le
società che
hanno operato al
meglio con un
contributo
economico da
investire
esclusivamente
per l’attività
giovanile.
È del tutto
evidente che
questo progetto
contempla un
rilevante
impegno-investimento
organizzativo ed
economico da
parte del
Comitato
Regionale
soprattutto in
relazione al
reclutamento ed
ai rimborsi ai
tecnici
impegnati in
questa attività
che praticamente
abbraccia
l’intera
stagione
sportiva e
compendia realtà
geograficamente
molteplici.
Solo in questo
modo, credo,
sarà il Comitato
Regionale per la
prima volta a
scandire
concretamente e
non solo
formalmente i
tempi ed i modi
di una
rivoluzione
tecnica; non più
semplicemente
invitando le
società ad
investire sui
giovani ma
intervenendo in
prima persona,
con
l’autorevolezza
che gli compete,
direttamente sul
campo ad
indicare
programmi,
metodologie,
correttivi,
verifiche,
valutazioni e
soprattutto
gratificazioni
concrete per chi
merita!
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E)
Regolamentazione
del cosiddetto
mercato
autunnale dei
dilettanti
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Ogni anno
scimmiottando
spesso il
peggio del
cosiddetto
calcio
dorato dei
professionisti
anche il
pallone
Sardo dei
dilettanti
celebra la
liturgia del
mercato
autunnale.
A questo
proposito
vorrei far
notare
soprattutto
agli organi
Federali che
il mercato
che si apre
verso la
fine del
girone
d’andata
(Novembre –
Dicembre) si
configura
molto spesso
come un
elemento
fortemente
destabilizzante
per molte
società,
crea
problematiche
organizzative
e tecniche e
assai di
frequente
finisce per
incidere
sulla
lievitazione
di quei
costi che
invece si
vorrebbero
quantomeno
ridurre.
Insomma chi
è pratico
dell’ambiente
sa benissimo
che questo
cosiddetto
mercato dei
trasferimenti
diventa il
teatro
squallido di
comportamenti
non sempre
corretti e
trasparenti
di quanti, a
fronte di
impegni
formalizzati
con le
rispettive
società in
avvio di
stagione,
spesso e
volentieri
creano
subdolamente
i
presupposti
per un
trasferimento
autunnale in
altre
società con
le quali
flirtano da
tempo e che
ovviamente
sono in
grado di
gratificarli
meglio. Chi
frequenta da
anni il
pianeta dei
dilettanti
sa bene
quante
società sono
afflitte da
problematiche
legate al
mercato di
riparazione
e quanti
allenatori a
metà
stagione
sono
costretti a
ridisegnare
strategie e
obbiettivi a
seguito di
certi
trasferimenti
soprattutto
di quelli
non
preventivati.
Sia chiaro
che molti
trasferimenti
sono
sorretti da
valide e
trasparenti
giustificazioni:
A) Il
calciatore
scarsamente
utilizzato
ambisce
legittimamente
a
trasferirsi
in una
squadra dove
può giocare
più
frequentemente;
B) Chi non
riceve dalla
società i
rimborsi a
suo tempo
concordati
ha tutte le
ragioni per
trasferirsi
altrove;
C)
Sopraggiunti
e comprovati
problemi di
ordine
professionale
o acclarate
difficoltà
logistiche
giustificano
certamente
la richiesta
di
trasferimento.
D) Legittime
esigenze di
ordinare
tecnico
impongono
alle società
di
intervenire
sul mercato.
Non è invece
giustificabile
il “mal di
pancia”
improvviso
di giocatori
importanti
(e non sono
pochi),
titolari,
osannati
nonché super
rimborsati
che chiedono
di cambiare
aria
adducendo
pretestuosamente
motivi
futili o più
spesso
improbabili
“scelte di
vita”.
È di tutta
evidenza che
è una
questione di
soldi e
questo
certamente
non
favorisce le
società che
con questo
tipo di
mercato
certamente
appesantiscono
i bilanci.
Sarebbe
forse il
caso che il
Comitato
Regionale
studi
qualche
correttivo
in ordine al
calendario e
relative
modalità. Ad
ad esempio:
A) Si
potrebbero
ridurre in
modo
sensibile i
tempi del
mercato, più
lungo è il
mercato più
numero si e
frequenti
sono i casi
di
comportamenti
poco
“virtuosi”.
B) Si
potrebbero
vietare
trasferimenti
di giocatori
da una
squadra ad
un’altra
dello stesso
campionato e
girone;
C)
Consentire
invece il
trasferimento
di giocatori
soltanto in
squadre
appartenenti
a diversa
categoria
rispetto a
quella in
cui hanno
operato;
D) Stabilire
soprattutto
il numero
massimo di
operazioni
per ciascuna
società, in
entrata e in
uscita.
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L' Autore |
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Angelino
FIORI è nato a
Sorso (SS) il 14 gennaio
1946. Ottimi trascorsi da giocatore, laurea in lettere, ha
iniziato la carriera da tecnico nel 1973/74 col Kennedy
Sorso, nel 1976 ha ottenuto il patentino di allenatore
dilettanti a Sassari e con la Torres è stato vice-allenatore
dal 1979 al 1982. Nel 1984 prende il patentino da
professionista a Coverciano che utilizzerà per guidare
l’Ilva in serie C2 nel 1988/89 dopo aver vinto il campionato
di serie D con i maddalenini. Tra le tante squadre allenate
in carriera ci sono Valledoria, Sorso, Sennori, Tempio,
Tharros, Malaspina, Ilvamaddalena, Bosa, Esperia Sorso,
Berchidda, Nuorese, Abbasanta, La Palma Alghero, Ghilarza,
Ittiri, Torres. |
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