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La crisi del Calcio in Sardegna e gli effetti negativi dell'utilizzo dei fuori quota

 
  Autore: Angelino FIORI

 

 
  Data di pubblicazione: 04 agosto 2012
  La crisi del Calcio in Sardegna
 

La norma, recentemente introdotta dalla Federcalcio Regionale, che sancisce la presenza in campo di 4 fuori quota (un ‘92, due ‘93 ed un ’94) in eccellenza e 3 F.Q. in promozione ( ‘92 – ‘93 – ‘94) ha promosso un vivace dibattito negli ambienti sportivi e calcistici in particolare.
Personalmente non condivido assolutamente questa regola invocata da gran parte delle società e benedetta dal comitato Regionale allo scopo, soprattutto, di contenere i costi e valorizzare i giovani. A quanti hanno auspicato e poi favorito l’introduzione di questa regola vorrei subito rammentare che la stessa (2 F.Q.) è applicata in Sardegna da circa 20 anni; eppure la situazione del pallone sardo e in costante peggioramento considerato che:
A) Le società sono economicamente al tracollo.
B) I cosiddetti fuori quota in gran parte spariscono dopo che l’anagrafe non sorride più.
C) Lo spessore tecnico dei campionati (Eccellenza) è vistosamente scaduto.
Sono tre dati oggettivi ed incontestabili per chi frequenta il pianeta calcio in Sardegna.
A questo punto è oggettivamente pensabile che la formula tecnica per ridurre i costi e valorizzare i talenti nostrani sia semplicemente incrementare il numero dei F.G. da 2 a 4 ? E se detta formula, aggiungo, è ritenuta realmente convincente perché allora non imporre 7 o 8 F.Q. anziché 4?

 
  Ipocrisia
 

Dispiace, senza voler fare del moralismo di basso profilo, sottolineare, che questo dibattito sui fuori quota e sul calcio sardo che si sta progressivamente sgonfiando è connotato da una massiccia dose di ipocrisia.
Purtroppo da più parti: ipocrisia ad esempio che attiene a gran parte delle società (soprattutto di eccellenza). Paradossalmente sono in prima fila quelle con più mezzi ed ambizioni ad aver caldeggiato la norma essendo in condizioni di acquistare i migliori F.Q. in circolazione. Le stesse società che, puntualmente, nelle assemblee Regionali indette dal Comitato parlano di investimenti nel settore giovanile e di bilanci virtuosi; finiscono, invece, per investire regolarmente su giocatori esperti, quelli che hanno mercato da anni e che ovviamente chiedono ed ottengono rimborsi (è un eufemismo) consistenti.
Come dire: parlano bene e continuano a razzolare male, da anni, con gestioni a dir poco dissennate per il calcio dilettanti.
E la Federcalcio Regionale? Ovviamente attenta a tutto il movimento la Federcalcio sarda non può non sapere che nell’isola il pallone si stà sgonfiando progressivamente ed irreversibilmente da anni per i costi troppo alti alla voce soprattutto compensi a calciatori ed allenatori.
Questi ultimi, per la verità, inciderebbero assai meno sui bilanci societari se non pretendessero, e non sono pochi, di farsi assistere da un “entourage” assai nutrito e a volte pittoresco di assistenti di campo, preparatori atletici e preparatori dei portieri:
tutti rigorosamente a libro paga.
Un costume che specie in eccellenza va di moda da qualche anno in un tentativo talvolta supponente di professionalizzare scioccamente un campionato che dovrebbe essere semplicemente dilettantistico.
La Federcalcio sarda sa perfettamente che diverse società non hanno le potenzialità economiche, tecniche ed organizzative per disputare l’eccellenza (massima espressione del calcio nei dilettanti); eppure continua ad ignorare questo dato anche quando puntualmente, nel corso della stagione agonistica, diversi giocatori abbandonano le rispettive società a seguito di impegni disattesi dalle stesse relativamente ai cosiddetti rimborsi; col risultato che le società, vistosamente ridimensionate in chiave tecnica rischiano di alterare i campionati.
Questo si registra da anni!
Chi sovrintende al calcio sardo sa bene che i costi non più sostenibili del pallone isolano non possono essere ricondotti ad un livello sopportabile semplicemente con l’utilizzo massiccio ed obbligatorio di 4 giovani fuori quota.
E tuttavia il Comitato Regionale introduce la norma sapendo perfettamente che l’equazione (+ fuori quota – anziani in campo = valorizzazione e riduzione costi) all’atto pratico non è di semplice risoluzione, tutt’altro.
Il Pr of. Andrea Delpin, presidente sicuramente innovatore, ha tutto il diritto di compiacersi, come ho letto recentemente, della crescita sostanziale di tutto il movimento calcistico sardo (oltre 40.000 tesserati).
Fortunatamente dispone anche di sufficiente onestà intellettuale per constatare che al crescente numero dei tesserati non si accompagna purtroppo un altrettanto significativo incremento di presenze di giovani calciatori nelle prime squadre dei diversi Campionati Regionali, particolarmente in promozione ed eccellenza.
Credo sia questo il vero termometro della situazione che testimonia di una crescita solo apparente, parziale, dunque una falsa crescita; occorre purtroppo prenderne atto e chi gira per i campi dell’Isola raccoglie infatti un dato incontestabile:
i giovani F.Q., in larga misura giocano in prima squadra, parlo in promozione ma soprattutto in eccellenza, non in virtù di qualità oggettive e di merito ma per regolamento.
Ed allora dove stà la crescita del movimento calcistico sardo e giovanile in particolare se chi spinge in prima squadra il ragazzino è una norma federale e non un percorso adeguato di maturazione fisica, tecnica e morale?
Una norma ancor più aberrante se si considera che in prima squadra poi, per una logica quasi perversa, non arriva spesso il meglio del calcio giovanile ma ciò che nell’ottica societaria e soprattutto tecnica “serve di più” o che “non fa danni”, come si usa dire brutalmente in gergo.

 
  La norma su F. Q: effetti negativi
 

Questa norma, apparentemente lungimirante sul piano del principio (riduzione costi e valorizzazione giovani) agli effetti pratici, come tutte le forzature, produrrà risultanze del tutto negative e deleterie in varie direzioni:
1) Sul piano pedagogico ed etico
2) Sul piano strettamente tecnico - sportivo
3) Sul piano sociale
4) Sul piano strettamente economico

1) Etico - Pedagogico

Viene disatteso il principio sovrano che attiene a qualsivoglia competizione (sportiva o meno) per il quale gioca chi merita per qualità, impegno e motivazioni a prescindere dall’anagrafe.
Con questa norma il giovane calciatore vive la sua presenza in squadra sempre più come un diritto sacrosanto legittimato da una regola e non più come una conquista cui si arriva con sacrifici e costanti motivazioni.
Non sono infrequenti, infatti, atteggiamenti di presunzione e supponenza, anche inconscia data la giovane età, di tanti fuori quota che sanno di dover comunque giocare.
La presenza di un numero maggiore di fuori quota nelle prime squadre continuerà ad alimentare ancor più la spirale perversa relativa al calcio mercato di questi ragazzini attivo da tempo; mercato assurdo orchestrato sovente da pseudo-procuratori ruspanti e speculatori travestiti da talent-scout.

2) Tecnico – Sportivo

Tecnicamente e tatticamente questa regola inevitabilmente determina uno scadimento dello spessore del campionato per la presenza in campo di 4/11 mi di giovani sostanzialmente, tranne qualcuno, inadeguati per il campionato di eccellenza.
Paradossalmente questa regola favorisce la presenza in campo dei meno talentuosi tra i F.Q. perché il mercato e quindi i tecnici vanno alla ricerca di “Ruoli” non fondamentali ma piuttosto marginali: percentualmente vengono utilizzati esterni, come li si chiama adesso, bassi o alti.
Succede così, e questo è quasi grottesco, che questa norma penalizza spesso i giovani migliori dei settori giovanili rei, per cosi dire, di interpretare ruoli fondamentali (portiere, centrale di difesa o di centrocampo, attaccante centrale) che non hanno mercato poiché i tecnici orientano le scelte, in genere, non sui giovani comunque più talentuosi ma preferibilmente se non esclusivamente su quelli che si adattano a ruoli marginali (esterni).
Và detto anche che queste scelte non propriamente condivisibili, sono il frutto dell’assenza di autentica cultura sportiva per cui anche nella periferia del calcio (i dilettanti) l’imperativo categorico è sempre e comunque vincere; è pressoché automatico per gli allenatori affidarsi a calciatori esperti nei ruoli fondamentali e confinare per l’appunto, i F.Q. in quei ruoli che in gergo si usa definire “non dannosi”.
Relativamente poi a quelli che giocano ritengo che si enfatizzi eccessivamente sulla cosiddetta esplosione o affermazione o consacrazione sportiva di un calciatore che a 18, 19 o 20 anni gioca in eccellenza. Con tutto il rispetto non mi pare che sia un evento straordinario: lo sarebbe, semmai, se a quell’età giocasse quantomeno in “B” o in “A”.

3) Sociale
Questa norma crea ed alimenta facili illusioni in questa pattuglia ora più numerosa (4) di potenziali talenti e nei loro rispettivi ambiti familiari e sociali.
Purtroppo non sono infrequenti i casi di abbandoni scolastici (lo ha ben evidenziato il collega Sergio Fadda in una recente intervista) mentre si inseguono scenari fascinosi di professionismo patinato difficilmente raggiungibili.
Che dire, per altro, di quanti avvertono in silenzio il disagio e il senso di frustrazione quando l’anagrafe che li ha dapprima favoriti più tardi impietosamente li collocherà fra i “grandi” costringendoli quasi sempre a ritagliarsi uno spazio in prima o seconda categoria se non in qualche pittoresco torneo aziendale.

3) Economico
Contrariamente a quanto si crede i 2 fuori quota in più non risolveranno il problema dei costi delle società per un fatto molto semplice. La maggior parte delle società (in eccellenza soprattutto e non solo quelle ambiziose) nelle scelte tecniche di mercato faranno sempre riferimento a giocatori esperti, “i soliti noti” che muovono il mercato ogni anno e che puntualmente spunteranno ingaggi importanti.
Avranno paradossalmente più forza contrattuale rispetto al passato perché sanno di essere determinanti in squadre dove 4/11 mi sono ragazzini.
Paradossalmente questa norma determina una lievitazione sensibile negli ingaggi dei giocatori più quotati che infatti pur essendo spesso oltre i 30 anni fanno sempre mercato.
Si consideri infine che più aumenterà il numero dei F.Q. maggiori saranno via via le pretese degli stessi per un inevitabile effetto a catena.
Mi chiedo a questo punto se ci sarà realmente la tanto auspicata riduzione dei costi!.

 
  Ricambio generazionale
 

Il problema prioritario della riduzione dei costi nei dilettanti a mio avviso si può risolvere in un modo soltanto: con il progressivo ricambio generazionale dei calciatori.
Cosa del tutto utopistica fino a quando continueranno ad essere inseriti in eccellenza e in promozione, per regolamento, giovani F.Q. inadeguati per la categoria, troppo acerbi ed immaturi e per questo ghettizzati in ruoli marginali (esterni) e puntualmente bruciati.
Del resto l’esperienza di questi anni ha dimostrato che raramente il F.Q. ha fatto il salto di qualità in categorie professionistiche, pochissimi sono rimasti in categoria, alla la maggior parte si è persa nelle categorie inferiori, più di uno ha lasciato il calcio dopo aver interrotto gli studi.
Ecco perché di questo passo non ci sarà un sostanziale ricambio e continueranno a scandire i tempi e le regole di mercato i soliti “esperti” ultra trentenni che verranno lautamente gratificati da quegli stessi presidenti che ora piangono perché il calcio costa troppo.
Pertanto solo quando arriveranno in I° squadra (promozione e eccellenza) giovani adeguatamente preparati ci sarà un ricambio autentico e non simbolico o fittizio come adesso; ricambio che sarà inevitabile solo quando la giovane età associata alle qualità adeguate risulterà vincente rispetto a chi non è più giovane e soprattutto costa molto di più.
Lo scenario nel calcio sardo cambierà realmente quando si vedranno giovani calciatori impegnati in ruoli fondamentali (portiere, centrale difensivo o di centrocampo, trequartista e attaccante) e non più ragazzi confinati in ruoli tatticamente marginali, come accade finora, e con compiti abbastanza circoscritti.
Sarà soltanto quello il segnale inequivocabile che il vento è cambiato soprattutto che nei settori giovanili dell’Isola si stà finalmente lavorando con profitto.
Da tutto questo si evince che il problema fondamentale del pallone in Sardegna stà alla base: occorre operare in modo che il giovane che arrivi in promozione e in eccellenza disponga di requisiti fisico-atletici, tecnico-tattici e morali adeguati alla categoria.
E questa esigenza chiama in causa inevitabilmente tutto il movimento giovanile in Sardegna dove, occorre dirlo a chiare lettere, evidentemente il percorso formativo globale dei giovani, dalle scuole-calcio e attraverso le varie categorie (esordienti – giovanissimi – allievi e juniores) non sempre è connotato da competenze e professionalità adeguate. Certamente esistono nell’isola diverse società virtuose che da tempo operano proficuamente e con risultati apprezzabili ma evidentemente tutto questo non è sufficiente e occorre fare molto di più.
Da anni la Federcalcio sarda invita e sollecita a più riprese le società ad investire massicciamente sul settore giovanile ma al momento con risultati scarsamente apprezzabili.
Pertanto ritengo sia arrivato il momento in cui debba essere il Comitato Regionale, per la prima volta, a dettare i tempi e i modi di un nuovo corso attivandosi diversamente rispetto al passato. 

 
  Suggerimenti alla Federcalcio Sarda
 

Credo che la Federcalcio Regionale debba intervenire valutando l’opportunità di vagliare indicazioni, suggerimenti, correttivi o proposte operative che possono arrivare da più parti.
Personalmente sono convinto che le strade da percorrere siano le seguenti:
A) Abolizione della regola dei F.Q. nei campionati di promozione ed eccellenza.
B) Regola dei F. Quota applicata soltanto nei campionati di 1A e 2B CTG.
C) Monitoraggio rigoroso e costante dell’attività di tutte le scuole calcio e di tutte le realtà dei settori giovanili ad opera della Fed. Regionale
D) Investimenti della Federazione Regionale su un campine inizialmente ristretto e progressivamente più ampio di squadre del settore giovanile in termini di monitoraggio, indirizzi programmatici, indicazioni metodologiche, verifiche periodiche, valutazioni finali e compensi economici a società virtuose.
E) Regolamentazione del cosiddetto mercato autunnale dei dilettanti.   

 
  A) Abolizione F.Q in Promozione ed Eccellenza
 

I motivi di questa proposta sono stati in precedenza abbondantemente esplicitati poiché è palese che:
La promozione e soprattutto l’eccellenza sono risultate categorie tropo impegnative per i giovani F.Q. in larga misura troppo acerbi tecnicamente e tatticamente e soprattutto immaturi sul piano della personalità; tutto questo rende abbastanza problematico il loro processo di maturazione per cui oltre a coprire quasi sempre ruoli marginali in definitiva sono destinati a bruciarsi.  

 
  B) Regola F.Q. applicata solo in 1° e 2° CTG
 

Essendo una norma presente in tutto il territorio nazionale mi rendo conto che sarebbe utopico abolirla totalmente.
D’altro canto immagino che questa eventualità potrebbe smorzare l’entusiasmo di quanti, a vario titolo, sono impegnati nell’attività giovanile, equivarrebbe, come dire, quasi a sconfessare quell’universo calcistico che parte dalle miriadi di scuole calcio dei piccoli amici, dei micro, dei mini e pulcini vari fino ai diversi livelli dei campionati giovanili.
Un movimento quello delle scuole – calcio, occorre ribadirlo, in crescita costante; in verità soprattutto numerica ma che comunque presenta risvolti sociali onestamente significativi.
Nell’impossibilità di abolire del tutto la norma, per le ragioni di cui si è detto, ritengo la si possa applicare in 1° e 2° categoria in quanto:
A) Sono sicuramente tornei meno impegnativi sul piano Fisico-Atletico e su quello strettamente tecnico e pertanto ciò determina un impatto meno traumatico su giovani che provengono dai tornei giovanili..
B) Sul versante espressamente tecnico-tattico sarà concretamente possibile per un giovane ritagliarsi uno spazio in ruoli fondamentali che invece sono preclusi a livello di campionati superiori (portiere, centrale difensivo o di centrocampo, attaccate centrale).
Questo significa anche, fondamentalmente, che troveranno spazio in campo i migliori prodotti dei vivai e non soltanto quelli che a livello superiore sono forzatamente inseriti in ruoli essenzialmente marginali.
C) Si tenga presente che il graduale processo di maturazione di questi ragazzi verrà inevitabilmente favorito da un contesto generale e da un clima dove certamente minori sono le pressioni e soprattutto le attese rispetto ai tornei di promozione ed eccellenza.
D) Sul versante strettamente sociale si consideri poi che questi campionati proprio perché sostanzialmente meno impegnativi consentono ai giovani atleti, tutti in età scolare, di disporre di più tempo soprattutto per l’ impegno scolastico; aspetto non trascurabile considerati i risultati spesso poco incoraggianti nel profitto o i fenomeni di mortalità scolastica di quanti sono impegnati calcisticamente a livello superiore.
E) A fine stagione le società e i relativi tecnici valuteranno quanti dei giovani hanno necessità di maturare nel medesimo campionato e chi invece, su riscontri oggettivi scaturiti dal campo, è pronto per fare il salto di qualità in promozione, eccellenza o a livelli più alti a prescindere dalla carta di identità.  

 
  C) Monitoraggio rigoroso e costante dell’attività giovanile e obbligo di disporre di tecnici abilitati per svolgere attività giovanile
 

La Federcalcio Regionale registra con legittima soddisfazione la costante crescita del movimento giovanile in Sardegna con riferimento in particolare alle scuole calcio.
È sicuramente un dato oggettivo ed incoraggiante soprattutto in prospettiva futura per quanto attiene soprattutto alla valenza sociale di questa attività che coinvolge migliaia di famiglie e che è presente perfino nei centri più obsoleti dell’isola.
Adesso però è il momento di associare alla incontestabile crescita numerica dei vivai anche e soprattutto una crescita qualitativa; dico questo perché è noto a tutti che in Sardegna finora molto spesso il percorso dei giovani dalle scuole-calcio alle diverse categorie (esordienti-giovanissimi, allievi e juniores) non sempre è assistito da professionalità e competenze adeguate.
Nessuno pretende che le scuole-calcio debbano essere necessariamente fucine di futuri campioni; è risaputo che in esse è del tutto prevalente l’attività motoria di base ed è privilegiato giustamente l’aspetto ludico.
Ma proprio perché si ha a che fare con soggetti in piena età evolutiva chi opera in questo delicato contesto deve necessariamente disporre di competenze soprattutto pedagogiche per rapportarsi proficuamente con interlocutori da plasmare.
Ne consegue che la Federcalcio Regionale deve consentire l’affiliazione, l’attività giovanile e la partecipazione ai tornei del settore, a partire dalla scuola calcio, soltanto a società che garantiscono, e non formalmente, la disponibilità di istruttori regolarmente abilitati per l’attività di base.
E siccome tutti sanno che il proliferare costante delle scuole calcio si spiega anche con la capacità delle stesse di autofinanziarsi attraverso le rette che pagano le famiglie (le cifre sono note) a maggior ragione è legittimo pretendere che i ragazzini vengano affidati ad istruttori patentati e regolarmente e giustamente retribuiti.
Su questo aspetto la Federazione è chiamata una volta tanto a vigilare verificando costantemente il rispetto delle regole.
Spiace dirlo ma credo che il tempo degli appassionati e dei volenterosi più o meno pittoreschi ma privi di competenze sia scaduto.  

 
  D) Intervento diretto della Federcalcio con investimenti su società campione
 

A) Monitoraggio periodico e rigoroso sulla attività tecnico-organizzativa nei settori giovanili di società – campione individuate dalla Fed.Regionale.
B) Condizione imprescindibile per far parte del progetto è che le società interessate dispongano per le categorie interessate (esordienti, giovanissimi, allievi e juniores) di tecnici abilitati.
C) La Federazione attraverso una equipe di tecnici di fiducia ingaggiati allo scopo, una volta monitorata ogni singola realtà giovanile, fornirà tempestivamente in avvio in stagione, laddove sarà necessario, indicazioni programmatiche e metodologiche inerenti al lavoro sul campo.
D) Nel corso della stagione i tecnici medesimi verificheranno periodicamente l’attività delle
società-campione anche e soprattutto in relazione alle indicazioni suggerite a suo tempo.
E) A fine stagione la Federazione farà pervenire a ciascuna delle società interessate al progetto una relazione tecnica che compendierà sia la valutazione sull’attività svolta sia le indicazioni e gli indirizzi programmatici, tecnici e metodologici relativi alla successiva stagione sportiva.
F) Infine la Federazione sulla scorta delle valutazioni espresse dai propri tecnici sugli obbiettivi raggiunti in base alle indicazioni a suo tempo prospettate gratificherà le società che hanno operato al meglio con un contributo economico da investire esclusivamente per l’attività giovanile.
È del tutto evidente che questo progetto contempla un rilevante impegno-investimento organizzativo ed economico da parte del Comitato Regionale soprattutto in relazione al reclutamento ed ai rimborsi ai tecnici impegnati in questa attività che praticamente abbraccia l’intera stagione sportiva e compendia realtà geograficamente molteplici.
Solo in questo modo, credo, sarà il Comitato Regionale per la prima volta a scandire concretamente e non solo formalmente i tempi ed i modi di una rivoluzione tecnica; non più semplicemente invitando le società ad investire sui giovani ma intervenendo in prima persona, con l’autorevolezza che gli compete, direttamente sul campo ad indicare programmi, metodologie, correttivi, verifiche, valutazioni e soprattutto gratificazioni concrete per chi merita!   

 
  E) Regolamentazione del cosiddetto mercato autunnale dei dilettanti
 

Ogni anno scimmiottando spesso il peggio del cosiddetto calcio dorato dei professionisti anche il pallone Sardo dei dilettanti celebra la liturgia del mercato autunnale.
A questo proposito vorrei far notare soprattutto agli organi Federali che il mercato che si apre verso la fine del girone d’andata (Novembre – Dicembre) si configura molto spesso come un elemento fortemente destabilizzante per molte società, crea problematiche organizzative e tecniche e assai di frequente finisce per incidere sulla lievitazione di quei costi che invece si vorrebbero quantomeno ridurre.
Insomma chi è pratico dell’ambiente sa benissimo che questo cosiddetto mercato dei trasferimenti diventa il teatro squallido di comportamenti non sempre corretti e trasparenti di quanti, a fronte di impegni formalizzati con le rispettive società in avvio di stagione, spesso e volentieri creano subdolamente i presupposti per un trasferimento autunnale in altre società con le quali flirtano da tempo e che ovviamente sono in grado di gratificarli meglio. Chi frequenta da anni il pianeta dei dilettanti sa bene quante società sono afflitte da problematiche legate al mercato di riparazione e quanti allenatori a metà stagione sono costretti a ridisegnare strategie e obbiettivi a seguito di certi trasferimenti soprattutto di quelli non preventivati.
Sia chiaro che molti trasferimenti sono sorretti da valide e trasparenti giustificazioni:
A) Il calciatore scarsamente utilizzato ambisce legittimamente a trasferirsi in una squadra dove può giocare più frequentemente;
B) Chi non riceve dalla società i rimborsi a suo tempo concordati ha tutte le ragioni per trasferirsi altrove;
C) Sopraggiunti e comprovati problemi di ordine professionale o acclarate difficoltà logistiche giustificano certamente la richiesta di trasferimento.
D) Legittime esigenze di ordinare tecnico impongono alle società di intervenire sul mercato.
Non è invece giustificabile il “mal di pancia” improvviso di giocatori importanti (e non sono pochi), titolari, osannati nonché super rimborsati che chiedono di cambiare aria adducendo pretestuosamente motivi futili o più spesso improbabili “scelte di vita”.
È di tutta evidenza che è una questione di soldi e questo certamente non favorisce le società che con questo tipo di mercato certamente appesantiscono i bilanci.
Sarebbe forse il caso che il Comitato Regionale studi qualche correttivo in ordine al calendario e relative modalità. Ad ad esempio:
A) Si potrebbero ridurre in modo sensibile i tempi del mercato, più lungo è il mercato più numero si e frequenti sono i casi di comportamenti poco “virtuosi”.
B) Si potrebbero vietare trasferimenti di giocatori da una squadra ad un’altra dello stesso campionato e girone;
C) Consentire invece il trasferimento di giocatori soltanto in squadre appartenenti a diversa categoria rispetto a quella in cui hanno operato;
D) Stabilire soprattutto il numero massimo di operazioni per ciascuna società, in entrata e in uscita.     
 

 
   L' Autore
 

Angelino FioriAngelino FIORI  è nato a Sorso (SS) il 14 gennaio 1946. Ottimi trascorsi da giocatore, laurea in lettere, ha iniziato la carriera da tecnico nel 1973/74 col Kennedy Sorso, nel 1976 ha ottenuto il patentino di allenatore dilettanti a Sassari e con la Torres è stato vice-allenatore dal 1979 al 1982. Nel 1984 prende il patentino da professionista a Coverciano che utilizzerà per guidare l’Ilva in serie C2 nel 1988/89 dopo aver vinto il campionato di serie D con i maddalenini. Tra le tante squadre allenate in carriera ci sono Valledoria, Sorso, Sennori, Tempio, Tharros, Malaspina, Ilvamaddalena, Bosa, Esperia Sorso, Berchidda, Nuorese, Abbasanta, La Palma Alghero, Ghilarza, Ittiri, Torres.

     

     

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