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Solo
in questo sport esiste il passaporto biologico, una banca dati che
contiene tutti i valori fisiologici dei migliori 850 atleti di
livello mondiale. Solo i ciclisti devono comunicare ogni loro
spostamento perché devono essere sempre reperibili per eventuali
test. Solo nel ciclismo ci sono i controlli sangue-urina. Nel
calcio, ad esempio, il Barcellona può permettersi per ben due volte
di non farsi trovare dagli ispettori della Wada (agenzia mondiale
dell’antidoping) senza che accada nulla. Off limits, come ai
Mondiali del 2006. Al Roland Garros, di fronte all’ipotesi di test,
i tennisti risposero: o noi o loro. Per non parlare del rugby e del
nuoto. Ma lì gli atleti competono per il tricolore; nel ciclismo,
invece, sono al servizio di sponsor e aziende private: il gioco al
massacro è più facile.
Il positivo nel ciclismo è spesso l’aspetto più negativo. Il
positivo, difatti, è l’ennesimo corridore trovato con le mani nella
marmellata, con qualche sostanza chimica nelle vene che ne va ad
alterare la prestazione sportiva. Il positivo è la vergogna del
ciclismo. Il positivo però è anche il fatto che nel ciclismo i
controlli antidoping si fanno e i bari vengono sistematicamente
scovati.
Quella che vi proponiamo è l’altra metà del bicchiere: questa volta
pieno, perché è giusto anche dire ciò che in questo sport funziona.
Rcs Sport, che il Giro d’Italia l’organizza, spende ad esempio non
meno di 300 mila euro per la lotta al doping. I team di World Tour,
la Champions League del ciclismo, versano nelle casse del governo
della bicicletta (Uci) mediamente 170 mila euro per la stessa cosa e
altrettanti 200 mila vengono spesi da ciascun team per tenere
monitorati i propri corridori.
Nel ciclismo - e solo in questo sport - esiste il «passaporto
biologico», una banca dati che contiene tutti i valori
fisiologici dei migliori 850 atleti di livello mondiale. Un modo per
valutare periodicamente le variazioni sospette: aumentano i
reticolociti? l’ematocrito? l’emoglobina? la ferritina?... Bene, i
segugi (i corridori li chiamano i vampiri) dell’Uci si mettono sulle
tracce del corridore ritenuto «sospetto» e viene controllato a
sorpresa fin quando non viene scovato con le mani nel sacco.
Nel ciclismo si fanno da anni esami sangue-urina, cosa che
non è così scontata per gli altri sport, anzi. Nel ciclismo da anni
un corridore deve comunicare i propri spostamenti (modulo Adams): se
per esempio Ivan Basso, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia,
residente a Cassano Magnano in provincia di Varese, decidesse come
ha deciso di trasferirsi per quattro giorni con la moglie Micaela e
i suoi tre bimbi in Trentino Aldo Adige, deve comunicarlo in maniera
telematica compilando il modulo Adams all’Uci, specificando dove si
reca, in quale albergo o casa e fino a quando ha intenzione di
restarci. Questo perché gli ispettori dell’Uci, se vogliono
controllare il varesino a sorpresa, devono sapere dove è. Questo per
tutti i 365 giorni all’anno: insomma, i corridori sono in pratica in
libertà vigilata. Vi risulta che un calciatore, un nuotatore, un
giocatore di tamburello faccia altrettanto? Se un corridore non
comunica tempestivamente i propri spostamenti, alla prima infrazione
scatta il richiamo, poi la squalifica perché una mancata
comunicazione equivale ad una positività.
Nel mondo del calcio, tanto per fare qualche esempio, il
Barcellona si può permettere come si è permesso di non farsi
trovare dagli ispettori della Wada (agenzia mondiale
dell’antidoping) per ben due volte, ma nessuno osa fare nulla. Al
mondiale del 2006, vinto dall’Italia di Lippi, agli ispettori della
Wada non è stato neppure permesso di avvicinarsi alle squadre e di
conseguenza ai giocatori. La Fifa li ha rimandati serenamente a casa
adducendo al fatto che per i controlli c’erano loro. Punto.
Nel ciclismo i controlli vengono effettuati da Wada, Uci,
Coni, ministero della Salute e un atleta o una squadra non può
proferire verbo. Nel ciclismo il capo della Procura antidoping del
Coni Ettore Torri convoca i ciclisti sospettati, mentre per una
sospetta positività di Fabio Cannavaro (puntura d’ape, ricordate?)
si reca in tutta segretezza a Torino (brava la Repubblica e il
collega Eugenio Capodacqua a renderlo noto) per raccogliere tra le
segrete stanze le motivazioni del giocatore e dello staff medico.
Nel ciclismo è vietato da anni farsi le endovenose e da
questo Giro d’Italia è scattata addirittura la nuova campagna Uci
denominata «no ago»: nessun medicinale può più essere più
somministrato con una siringa, se non in casi estremi. E qui, siamo
davvero agli estremi.
Nel ciclismo gira così, perché per sua fortuna è uno sport
popolarissimo, ma per sua sfortuna è privo di protezioni, anticorpi
e mammasantissima. È una sorta di bellissimo laboratorio globale a
cielo aperto, nel quale sperimentare, verificare e testare nuovi
processi di verifica. Ma non solo, i continui scandali non fanno
altro che giocare in favore di Coni e ministero della Salute che
ricevono dal Governo una montagna di quattrini per combattere il
doping e a loro servono delle pezze giustificative concrete (leggi
casi eclatanti di positività): in pratica controllano il ciclismo
che, suo malgrado, non delude mai: se controlli, qualcosa trovi
sempre. Ed è certamente questo l’aspetto più avvilente della
questione, che rende il ciclismo difficilmente difendibile. Ma
andiamo avanti.
Nel nuoto, nel rugby, in molte discipline nelle quali gli
atleti corrono in pratica per il tricolore, per la nazionale, tutto
risulta pulito. Nel ciclismo, dove sono gli sponsor, le aziende
private a marchiare a fuoco l’atleta, il gioco al massacro è molto
più facile e suggestivo. Non me lo leverà mai nessuno dalla mente il
tarlo che da anni mi opprime: se si tornasse a correre un Tour de
France per nazionali come negli anni Cinquanta, quelli di Bartali,
Coppi e Magni, i casi di positività
diminuirebbero in maniera considerevole. È solo un sospetto, ma ho
quasi la
certezza che finirebbe così.
Nel nuoto, dalla sera alla mattina, ci siamo scoperti un
popolo di Santi, Poeti e Nuotatori: record a raffica. Nessuno osa
sospettare niente. Nessuno in verità fa controlli approfonditi.
Esami sangue-urina? Ma non scherziamo. E lo stesso dicasi nel Rugby,
dove al Sei Nazioni la federazione internazionale ha motivato un
anno fa la decisione di effettuare solo l’esame delle urine perché
«quello del sangue non serve: non abbiamo mai trovato nessuno».
Semplicemente fantastici.
E nel tennis? La Wada si presentò qualche anno fa al Roland
Garros per dei controlli, ma tutti gli atleti in pratica risposero:
«o loro o noi». Gli organizzatori hanno scelto loro: i tennisti.
Nel ciclismo vengono trovati corridori positivi perché vengono
semplicemente
effettuati i controlli. I più sofisticati. I più accurati. Nel
laboratorio di Colonia sono arrivati addirittura a scovare nel
sangue di Alberto Contador tracce di ftalati, corpuscoli plastici a
significare che il corridore spagnolo potrebbe aver fatto ricorso ad
autoemostrasfusione. Cosa c’entra la plastica? Il pulviscolo delle
sacche. Capite la scienza?...
Insomma, nel ciclismo si usa il telescopio astrale, mentre negli
altri sport siamo ancora alla lente d’ingrandimento. Il ciclismo è
credibile perché fa di tutto per esserlo. Questo è certamente
l’aspetto più positivo: peccato per le continue positività. |
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