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Gabriele
Pin nasce a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il 21 gennaio
1962. Arriva alla Juventus nell’estate del 1985, da Parma, sulla scia di
Pioli, ma con un particolare importante in più; è di scuola juventina,
avendo, appena diciottenne, già debuttato in serie A, all’ultima
giornata del campionato 1979-80, contro la Fiorentina. Giocò, per la
cronaca, un solo tempo e la Juventus vinse bene, un 3 a 0 indiscutibile.
Nella squadra emiliana, allenata da “Gedeone” Carmignani, Gabriele
svolge mansioni atipiche, che si avvicinano a quelle del “play-maker”
del basket. Un regista, insomma, ma anche un incontrista/lottatore, che
si sdoppia a seconda del bisogno e che garantisce alla squadra un
contributo sia in fase di costruzione, che in quella di interdizione.
Pin ha i piedi buoni ed il senso geometrico del gioco, che vede assai
bene e con singolare rapidità; ha anche uno spiccato senso della ricerca
dell’avversario a cui applicarsi, degli spazi da chiudere. In
definitiva, un giocatore capace di adattare i propri estri al servizio
del collettivo, ma anche uno con la necessaria personalità per
impugnare, quando occorre, la bacchetta del direttore d’orchestra. Con
queste credenziali, Gabriele ritorna in bianconero e trova in “Trap” un
immediato motivo di stimolo. L’allenatore bianconero capisce le doti del
ragazzo e lo getta, sin dalle prime amichevoli, nella lotta. Non c’è
partita, più o meno importante, in cui Gabriele non abbia l’opportunità
di mettersi in luce e non c’è partita in cui Pin, una volta in campo,
non ricambi la fiducia dell’allenatore. In Coppa Italia, nella goleada
contro la Casertana, Gabriele riesce a realizzare anche una rete; a
Firenze; sempre in Coppa Italia, Pin risulta, a giudizio unanime, il più
positivo dei centrocampisti bianconeri e si merita elogi pubblici
dell’allenatore. Il “Trap” smorza gli entusiasmi, usa prudenza e non
vuol bruciare le tappe rischiando di bruciare Gabriele. Gioca quando
serve, quando la logica della partita lo richiede. Ed in Coppa dei
Campioni, nella partita di ritorno con la Jeunesse, scocca la seconda
ora fatidica; Gabriele è in campo dall’inizio, in un ruolo che esalta le
sue molte valenze tattiche e la sua prestazione è di quelle che fanno
parlare a lungo. I pochi addetti ai lavori che seguono, in esclusiva, la
partita nel “Comunale” deserto, si sbilanciano in giudizi perentori sul
ragazzo; in parecchi lo additano addirittura come il migliore in campo.
Il goal che Gabriele segna, con stoccata dalla distanza che coglie
l’angolo estremo, è un pezzo di bravura tutt’altro che isolato, in una
gara che lo conferma giocatore davvero versatile per tutte le incombenze
del centrocampo. Pin disputa 32 partite, compresa la vittoriosa finale
di Coppa Intercontinentale; alla fine di quella stagione, viene ceduto
alla Lazio. Nella capitale disputa sei stagioni ad altissimo livello,
prima di ritornare al Parma; rimane in gialloblu quattro campionati, per
poi chiudere la carriera al Piacenza. Attualmente è allenatore in
seconda della Fiorentina e collabora con Prandelli |