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CANALE
ORGANIZZAZIONE TATTICA |
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Importanza,
didattica, equilibrio del centrocampista centrale in alcuni moduli
di gioco |
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Autore:
Luciano Pin
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Fonte:
Tesi Master Coverciano
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Introduzione
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Una grande esecuzione sinfonica per essere tale
ha sicuramente bisogno di ottimi musicisti
padroni e profondi conoscitori del loro
strumento, ma è altrettanto vero che senza un
valido direttore d’orchestra che armonizzi,
unisca, interpreti e ricavi il meglio dai suoi
musicisti non si raggiungerebbe
un’efficace ed apprezzabile esecuzione, non si
darebbe vita ad una performance omogenea e al
disegno musicale pensato e stabilito.
Con ciò non voglio certo introdurre un trattato
musicale ma penso che il concetto espresso possa
essere trasferito perfettamente alla figura di
un giocatore molto particolare anzi diciamo
fondamentale all’interno di tutti i sistemi di
gioco, il centrocampista centrale.
Non è affrettato o errato azzardare questo
parallelismo, paragonando questo giocatore ad un
direttore d’orchestra, poiché anche nel calcio
per far esprimere al meglio tutta la squadra,
per esaltarne le qualità, per interpretare
efficacemente il copione tattico prestabilito e
regolarne i tempi di sviluppo, serve una guida,
un direttore, un regista.
C’è però un importante e qualificante differenza
tra l’interpretazione musicale e quella
calcistica e sta nel tempo di esecuzione, che
mentre nella prima resta costante e fedele allo
spartito dall’inizio alla fine, nella seconda
varia rapidamente attimo dopo attimo, in ragione
della natura del gioco legato continuamente ad
una varietà di influenze/imprevisti quali la
posizione della palla, dell’avversario e quella
dei compagni. Quanto detto è tanto più vero se
si considera l’evoluzione che il calcio ha
subito progressivamente negli ultimi vent’anni.
L’atteggiamento e le risposte di questo
giocatore, la sua capacità di pensare, di
valutare,di gestire, di agire, la sua creatività
dovranno essere coerenti e dare sostanza alla
struttura e all’idea di gioco della squadra e
probabilmente non sbagliamo nell’affermare che
l’immagine di un collettivo si identifica e si
definisce proprio nelle caratteristiche tecniche
e nelle qualità tattiche del suo centrocampista
centrale. |
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Caratteristiche generali del centrocampista
centrale
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Ripercorrendo le esperienze vissute da
calciatore professionista ed avendo oltretutto
giocato in questo ruolo specifico , ritengo che
il centrocampista centrale deve vedere, pensare,
trovare ed eseguire il più rapidamente
possibile, efficaci ed adeguate risposte
tecnico-tattiche ai problemi che scaturiscono
dall’evolversi del gioco, sotto la continua
pressione degli avversari prediligendo
concretezza, efficacia, precisione e non
estetismi fini a se stessi.
Noi tutti sappiamo che quasi nella totalità dei
casi è a centrocampo che si risolvono, si
decidono le sorti di una partita, è in quella
parte di campo che si sviluppano gli andamenti
di una gara.
In quella porzione di campo si delineano i
movimenti, le manovre, i disegni tattici di un
collettivo ed in quella zona si esalta e diventa
protagonista, in base ai sistemi di gioco
utilizzati, la figura del centrale di
centrocampo, che individualmente non può fare a
meno di conoscere ed applicare tutti i concetti
di tattica individuale’
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L'Autore
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Gabriele Pin nasce a Vittorio
Veneto, in provincia di Treviso, il
21 gennaio 1962.
Arriva alla Juventus nell’estate del
1985, da Parma, sulla scia di Pioli,
ma con un particolare importante in
più; è di scuola juventina, avendo,
appena diciottenne, già debuttato in
serie A, all’ultima giornata del
campionato 1979-80, contro la
Fiorentina. Giocò, per la cronaca,
un solo tempo e la Juventus vinse
bene, un 3 a 0 indiscutibile. Nella
squadra emiliana, allenata da
“Gedeone” Carmignani, Gabriele
svolge mansioni atipiche, che si
avvicinano a quelle del “play-maker”
del basket. Un regista, insomma, ma
anche un incontrista/lottatore, che
si sdoppia a seconda del bisogno e
che garantisce alla squadra un
contributo sia in fase di
costruzione, che in quella di
interdizione. |
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Pin ha i piedi buoni ed il senso
geometrico del gioco, che vede assai bene e con
singolare rapidità; ha anche uno spiccato senso
della ricerca dell’avversario a cui applicarsi,
degli spazi da chiudere. In definitiva, un
giocatore capace di adattare i propri estri al
servizio del collettivo, ma anche uno con la
necessaria personalità per impugnare, quando
occorre, la bacchetta del direttore d’orchestra.
Con queste credenziali, Gabriele ritorna in
bianconero e trova in “Trap” un immediato motivo
di stimolo. L’allenatore bianconero capisce le
doti del ragazzo e lo getta, sin dalle prime
amichevoli, nella lotta. Non c’è partita, più o
meno importante, in cui Gabriele non abbia
l’opportunità di mettersi in luce e non c’è
partita in cui Pin, una volta in campo, non
ricambi la fiducia dell’allenatore.
In Coppa Italia, nella goleada contro la
Casertana, Gabriele riesce a realizzare anche
una rete; a Firenze; sempre in Coppa Italia, Pin
risulta, a giudizio unanime, il più positivo dei
centrocampisti bianconeri e si merita elogi
pubblici dell’allenatore. Il “Trap” smorza gli
entusiasmi, usa prudenza e non vuol bruciare le
tappe rischiando di bruciare Gabriele. Gioca
quando serve, quando la logica della partita lo
richiede.
Ed in Coppa dei Campioni, nella partita di
ritorno con la Jeunesse, scocca la seconda ora
fatidica; Gabriele è in campo dall’inizio, in un
ruolo che esalta le sue molte valenze tattiche e
la sua prestazione è di quelle che fanno parlare
a lungo. I pochi addetti ai lavori che seguono,
in esclusiva, la partita nel “Comunale” deserto,
si sbilanciano in giudizi perentori sul ragazzo;
in parecchi lo additano addirittura come il
migliore in campo. Il goal che Gabriele segna,
con stoccata dalla distanza che coglie l’angolo
estremo, è un pezzo di bravura tutt’altro che
isolato, in una gara che lo conferma giocatore
davvero versatile per tutte le incombenze del
centrocampo.
Pin disputa 32 partite, compresa la vittoriosa
finale di Coppa Intercontinentale; alla fine di
quella stagione, viene ceduto alla Lazio. Nella
capitale disputa sei stagioni ad altissimo
livello, prima di ritornare al Parma; rimane in
gialloblu quattro campionati, per poi chiudere
la carriera al Piacenza.
Attualmente è allenatore in seconda della
Fiorentina e collabora con Prandelli |
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Correlazioni
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