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Consid. relative agli interv. prima durante e dopo la
pratica motoria e tecnico tattica principi della met. operativa |
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Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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22
Aprile 2011
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Il calcio è un gioco semplice e
facilmente comprensibile nelle sue
regole e nel suo svolgimento. Può essere
praticato da chiunque perché non esige
una particolare struttura fisica o
determinate doti atletiche; consente
all’atleta un’ampia libertà di movimenti
e quindi la possibilità di esprimersi al
meglio di se stesso.
Per questo il gioco del calcio è
definito attività libera che partendo da
una tecnica di base comune permette a
tutti di esprimere la propria
personalità ed il proprio stile;
tuttavia è un’attività incerta, legata
alla legge del caso, di cui è
impossibile prevederne lo svolgimento.
Filosoficamente il calcio è un’avventura
sempre nuova e piena d’interesse che può
diventare spettacolare; è un’attività
del presente, del qui ed ora, perché il
giocatore deve agire in riferimento alla
situazione del momento facendo appello
alle conoscenze ed alle competenze
acquisite.
Il calcio piace:
- Perché è un gioco semplice;
- Può essere praticato da tutti;
- E’ un’attività libera;
- E’ un’avventura;
- E’ un’attività di continua
sperimentazione.
Quattro sono le aree
dell'allenamento calcistico:
- la tecnica e la tattica (capacità
coordinative);
- la condizione fisica (capacità
condizionali);
- la comprensione (cosa fare e cosa non
fare);
- la condizione psico-sociale
(comportamenti).
- La tecnica e la tattica: sono gli
strumenti del mestiere, quanto migliori
saranno tanto più efficaci, utili e
sorprendenti saranno i risultati
raggiunti.
- La condizione fisica: le abilità non
sono realizzabili se non sono
accompagnate da una buona condizione
fisica. Questo sarà l'argomento di
articoli specifici.
- La comprensione: consiste nel capire
ciò che si può fare e ciò che è
necessario fare e distingue il buon
calciatore dagli altri a parità di
condizione fisica e tecnico-tattica.
Tentare qualche cosa che si sa di non
poter fare, è tanto grave quanto fare
qualche cosa bene nel momento sbagliato.
La comprensione richiede:
- Conoscenza dei principi del gioco e
delle regole;
- Intuizione di quello che sta per
succedere;
- Decisione di scelta su ciò che è
meglio fare;
- Percezione di spazio e tempo;
- Azione, esecuzione pronta e immediata
di ciò che si è scelto.
- La condizione psico-sociale: saper
stare all’interno di un gruppo
(squadra), accettando le diversità
(abilità, comportamenti, capacità
fisiche, esperienze …..) collaborando
per il raggiungimento dello scopo comune
è una condizione indispensabile per
completare le altre.
Per il raggiungimento di questi
obiettivi l'allenatore deve essere
padrone dei principi su cui si basa
un’efficace azione allenante.
Allenare significa comunicare.
Alcuni parlano ma comunicano poco e
stentano ad entrare in relazione, altri
invece, parlano troppo e lasciano poco
tempo all’ascolto.
Ogni allenatore deve tener sempre
presente l’importanza della sequenza:
ASCOLTO = DIMENTICO
VEDO = RICORDO
ESEGUO = IMPARO.
Anche la migliore programmazione è
inefficace se l’allenatore non riesce a
trasformarla in modo soddisfacente nella
sua azione in campo: diventano quindi
importanti secondo la metodologia
operativa la presentazione dell’attività
; l’organizzazione della pratica e la
scelta dei metodi e dei mezzi; la
conduzione della squadra e le
informazioni di ritorno che si
somministrano.
L’intervento dell’allenatore si
organizza fondamentalmente intorno a tre
momenti rispetto alle condizioni della
pratica dell’allievo. Questi tre momenti
sono tradizionalmente suddivisi in
interventi prima della pratica, durante
la pratica e
dopo la pratica.
Gli interventi prima della pratica sono
legati alla presentazione del compito ed
in particolare al tipo di istruzioni e
di modelli che vengono forniti
dall’allenatore.
Gli interventi durante la pratica sono
relativi soprattutto alle condizioni
della pratica e all’organizzazione
materiale dell’ambiente di
apprendimento. Gli interventi post
pratica invece sono legati alla
somministrazione del feedback al
calciatore. |
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Le condizioni di attività prima della pratica: |
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Tutti gli studiosi sono concordi
nell'affermare che un aspetto
fondamentale prima della pratica è la
costruzione dell'immagine mentale del
gesto da compiere. La costruzione di
questa immagine mentale (in forma
grezza), risulta essere essenziale per
guidare e perfezionare fin dall'inizio
l'esecuzione del gesto. L'immagine
mentale o guida, permette inoltre di
rilevare attraverso il confronto tra il
movimento reale, che si è eseguito, e
l'immagine mentale appresa
precedentemente un eventuale errore di
esecuzione o di programmazione. Compito
dell’allenatore sarà dunque quello di
fare in modo che l’allievo abbia la
consapevolezza del gesto motorio e
tecnico che deve compiere in tutte le
sue particolarità e dettagli, attraverso
la memorizzazione dell'immagine mentale,
che funge da guida nel movimento.
Ma come si costruisce l'immagine
guida nella mente?
L'immagine mentale risulta essere
fornita da vari tipi di percezioni
polisensoriali (visive, acustiche,
tattili, cinestesiche) provenienti da
differenti fonti di informazioni sia
propriocettive che esterocettive. Tutte
queste informazioni vengono amalgamate
in un'unica immagine che permette di
avere una visione unitaria del gesto. Le
informazioni raccolte dall'ambiente,
raggiungono poi in pochi millisecondi la
corteccia dove vengono sottoposte a
ulteriori confronti, riconosciute e
trasformate in informazioni utili alla
soluzione del problema in esame.
Normalmente si riconosce che l'83% circa
delle informazioni sono convogliate
attraverso la vista soprattutto nelle
prime fasi dell'apprendimento anche se
l'udito e gli altri sensi collaborano
nel dare informazioni durante lo
svolgimento del gesto.
Si è notato inoltre che nei giovani
neofiti, tale percentuale di
apprendimento tramite la visione
diminuisce all'aumentare delle
esperienze motorie, con un graduale
passaggio di utilizzo dalle informazioni
esterocettive a quelle interocettive.
Il prof. Rieder, studioso
dell'apprendimento, durante
un'intervista rilasciata in occasione di
una conferenza "sport, sviluppo umano e
socializzazione" svoltasi a Roma
nell'ottobre del 1982, afferma che
mentre l'atleta esperto costruisce
l'immagine mentale analizzando il gesto
che gli viene proposto nei minimi
dettagli, nel neofita e in particolar
modo nel bambino la costruzione
dell'immagine avviene attraverso una
rappresentazione semplice e di
struttura. Solo con il tempo e
l'esperienza l'immagine mentale subisce
modificazioni fino a raggiungere una
rappresentazione perfetta del movimento.
Nella didattica la costruzione
dell'immagine mentale dell'azione è
dunque la prima componente da
considerare per consentire al soggetto
di comprendere il compito e rielaborare
uno schema di riferimento.
La costruzione dell'immagine mentale
avviene attraverso l'intervento di
svariati tipi di informazione da parte
dell'allenatore. Il mezzo più
tradizionale e certamente più conosciuto
dagli allenatori per far apprendere il
gesto, è l'istruzione di tipo verbale.
Attraverso questo tipo di istruzione
l'allenatore descrive le posizioni del
corpo, le parti da muovere richiamando a
volte l'attenzione su qualche
particolare. Questo tipo di informazione
ha però il limite di poter offrire solo
una struttura generale del movimento,
non permette cioè di cogliere la
tensione e la forza muscolare, coinvolte
nel movimento. Si rende necessario
quindi, da parte dell'allenatore,
specialmente nelle prime fasi
dell'apprendimento riuscire a descrivere
solo gli aspetti fondamentali del gesto,
riservando i particolari ad una seconda
spiegazione fatta in seguito.
Anche il linguaggio in questo tipo di
informazione deve essere "controllato",
in modo da presentarsi "semplice",
"completo" e “comprensibile” da tutti
gli allievi qualunque sia la competenza.
Come alternativa al tipo di istruzione
appena descritto, è stata introdotta
l'istruzione di tipo visivo.
Questo tipo di istruzione gode di largo
credito, soprattutto in questi ultimi
venti anni, grazie all'introduzione di
nuovi strumenti come telecamera e
videoregistratore che permettono al
soggetto la visione di un modello di
riferimento, o ancora meglio la visione
della propria immagine in azione.
L'informazione di tipo visivo è
essenziale perché vi sia imitazione ed è
senza dubbio il mezzo più rapido per
permettere al soggetto la formazione
della rappresentazione mentale del gesto
da compiere in tutti i suoi aspetti.
Inoltre l'uso del filmato, servendosi
del video, può essere un valido aiuto
per aumentare i "feedback esterni" di
cui fanno parte quelle informazioni che
vengono acquisite in maniera diretta sia
attraverso i commenti dell'allenatore
che dei compagni; in tal modo si
consente un'analisi più dettagliata
dell'evento da apprendere. E' per questo
motivo dunque che gli apparecchi video,
le lavagne luminose ecc. fanno in
maniera sempre più sofisticata da
supporto alle istruzioni fornite dagli
allenatori e dai compagni stessi. Si
deve considerare però che non tutti i
movimenti si prestano a questo tipo di
istruzione. Questo discorso riguarda
soprattutto quei movimenti che si basano
in gran parte, per l'esecuzione del
gesto, sulle informazioni propriocettive
che non sono percettibili dall'occhio
del soggetto. Alcuni studi e
sperimentazioni svoltesi nel 1990
all'università di Windsor, in Canada, da
Weir e Leavitt riguardanti
l'apprendimento del tiro a freccette
hanno confermato che in certi sport
niente si può sostituire all'esperienza
della pratica anche se certamente la
visione di un modello facilita
l'acquisizione della capacità tenuta in
considerazione. Perché l'informazione di
tipo visivo, "specchio" dell'azione da
compiere, sia ottimizzata, si rende
pertanto necessaria una corretta
esecuzione del gesto da parte del
modello, onde permettere al soggetto che
osserva di codificare e trasformare le
informazioni esterne estrapolate da un
modello durante la dimostrazione, in una
rappresentazione interna che funge da
guida.
Innumerevoli ricerche hanno confermato
che l'efficacia del modeling è in
funzione di come viene utilizzato,
dell'età, del livello di esperienza
dell'atleta e del tipo di compito
motorio considerato. Si è notato, ad
esempio, nei principianti, che la
visione al rallentatore sul video di un
modello porta alla perdita della
dimensione temporale e ritmica del
gesto. E' inoltre importante che vi sia
una guida nella visione del filmato per
evitare che il soggetto venga richiamato
da elementi molto attraenti ma poco
utili in termini di informazione .Vale
la pena inoltre sottolineare come il
filmato , ha il vantaggio di presentarsi
come novità nella routine degli
allenamenti con un effetto motivante sui
ragazzi e sugli adulti.
A questi tipi di istruzione più
conosciuti ce ne sono altri detti
supplementari in quanto completano i
primi descritti. Questi sono le
sensazioni cinestesiche che aiutano a
interiorizzare il movimento e a
percepire le più piccole differenze
qualora vi fossero delle correzioni da
fare. Un altro tipo di percezione,
fondamentale in tutte le forme complesse
del movimento, non legata all'attività
di alcun particolare recettore
specifico, è la percezione del tempo. La
sensazione spazio temporale permette
all'allievo di percepire il proprio
movimento nello spazio e di saperne
calcolare i tempi di esecuzione. In
questo articolo tratteremo le
caratteristiche che l’allenatore deve
tenere in considerazione rispetto alla
presentazione del compito.
In particolare analizzeremo il ruolo
della dimostrazione e dell’istruzione
verbale nella presentazione del compito
e il ruolo delle ancore verbali durante
la presentazione del compito. Infine ci
soffermeremo sulla dimostrazione del
compito come elemento caratteristico
della tradizione della formazione
calcistica. |
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Comportamento
imitativo e apprendimento motorio |
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L’imitazione è probabilmente lo
strumento più potente che l’evoluzione
ha messo a disposizione del genere umano
per trasmettere alle generazioni future
le azioni motorie rivelatesi vantaggiose
per la sopravvivenza. Susan Blackmore ne
è convinta al punto da ritenere che la
differenza tra gli esseri umani e gli
altri animali non sia il linguaggio, ma
la capacità di imitare. L’apprendimento
imitativo è definito come la capacità di
imparare un movimento inedito per il
proprio repertorio motorio tramite
l’osservazione di qualcun altro che
esegue quel movimento . La scoperta dei
neuroni mirror ha dato una concreta base
neuronale a quest’importante funzione
circoscrivendo le aree cerebrali ad essa
deputate. Secondo Marco Iacoboni
nell’uomo il comportamento imitativo ha
assunto il più alto livello di
complessità ponendosi alla base
dell’apprendimento motorio. Nell’ambito
delle ricerche si sono delineate due
nozioni di imitazione: la prima è
riferita alla capacità di un individuo
di replicare un atto motorio già
appartenente al suo patrimonio; la
seconda, invece, si riferisce alla
capacità di apprendere un nuovo pattern
motorio.
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Apprendimento per
imitazione |
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Comprensione del significato delle
azioni eseguite da altri.
Il sistema mirror trasforma la
percezione visiva dell’azione nella
stessa rappresentazione motoria che
viene generata internamente quando
intendiamo eseguire l’azione noi stessi.
Il sistema mirror trasforma
l’informazione sensoriale in conoscenza. |
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Sistema mirror ed
apprendimento per imitazione |
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Definizione:
Imparare ad eseguire un’azione vedendola
eseguire da un altro individuo
Presupposti:
Il sistema mirror umano è attivato anche
da azioni intransitive o mimate.
Il sistema mirror umano codifica la
sequenza temporale dei movimenti
necessari per eseguire l’azione.
Ipotesi
L’apprendimento per imitazione richiede
una rappresentazione motoria interna
dell’azione osservata che viene poi
riprodotta;
Un’azione elementare, già presente nel
repertorio mirror del soggetto, viene
immediatamente riprodotta, senza
apprendimento;
Un’azione complessa, non presente nel
repertorio mirror, richiede una
strategia di apprendimento complessa. Il
sistema mirror rappresenta le componenti
elementari e le riorganizza in una nuova
sequenza motoria che porta
all’esecuzione dell’azione complessa.
C’e attivazione motoria quando si
ascolta la descrizione di un’azione?. |
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Cosa sono i neuroni
mirror/specchio? |
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Questo tipo di cellule, scoperte nella
scimmia, hanno una duplice proprietà: si
attivano sia quando la scimmia compie
una azione (ad esempio prende un
oggetto) e sia quando la scimmia vede un
altro individuo (un'altra scimmia o un
uomo) fare la stessa azione.
Un'azione fatta da un altro fa
"risuonare" - nell'interno di chi
osserva l'azione - i neuroni che si
attiverebbero se lui stesso facesse
quell'azione.
Nell'uomo il sistema "mirror" è stato
dimostrato in maniera indiretta.
Il sistema comprende molteplici aree
cerebrali, incluse quelle del
linguaggio, e interviene, oltre che
nella comprensione delle azioni, anche
nella capacità di imitare, una capacità
che in senso proprio appartiene solo
all'uomo ed ai primati superiori.
Lo stretto legame tra risposte visive e
motorie indica che la mera osservazione
dell’azione compiuta da altri evoca nel
cervello dell’osservatore un atto
motorio potenziale, una sorta di
“rappresentazione motoria interna”. La
funzione dei
neuroni specchio sta nel rendere
possibile il riconoscimento e la
comprensione, intesa come comprensione
pragmatica e non riflessiva, del
significato degli “eventi motori”,ossia
degli atti, degli altri.
Il sistema dei neuroni specchio svolge
un ruolo sia nell’imitazione, che
nell’apprendimento via imitazione,
infatti i neuroni specchio localizzati
nel lobo parietale inferiore e nel lobo
frontale traducono in termini motori gli
atti elementari che caratterizzano
l’azione osservata rendendo possibile
una sua replica. Tutto ciò avviene anche
grazie ad un sistema di controllo sui
neuroni specchio che svolge una duplice
funzione: facilitazione-inibizione. Tale
sistema
deve facilitare il passaggio dall’azione
potenziale, codificata dai neuroni
specchio, all’esecuzione dell’atto
motorio vero e proprio. Si pensi, per
esempio, ad un allievo che immobile
osservi il maestro eseguire al violino
un passaggio complicato sapendo che poi
lo deve ripetere a sua volta. Per poter
ripetere i movimenti eseguiti dal
maestro l’allievo deve formarsene un
immagine motoria.
Lo stretto legame tra le risposte visive
e quelle motorie dei neuroni sembra
indicare che la mera osservazione
dell’azione compiuta da altri evochi nel
cervello dell’osservatore un atto
motorio potenziale analogo a quello
spontaneamente attivato durante
l’organizzazione e l’effettiva
esecuzione di quell’azione.
In un caso l’atto resta ad un livello
potenziale (ovvero una “rappresentazione
interna”) nell’altro esso si traduce in
una serie concreta di gesti.
L’imitazione in senso stretto è
prerogativa dell’uomo e non delle
scimmie impiegate negli esperimenti che
hanno portato all’individuazione dei
neuroni specchio quindi la funzione del
sistema specchio deve essere anche
un’altra.
Dai numerosi esperimenti traspare come
neuroni specchio siano alla base, prima
ancora che dell’imitazione, del:
RICONOSCIMENTO E DELLA COMPRENSIONE DEL
SIGNIFICATO DEGLI EVENTI MOTORI, OSSIA
DEGLI ATTI, DEGLI ALTRI.
N.B. per “comprensione” non si intende
“consapevolezza” esplicita, ma piuttosto
un’immediata capacità di riconoscere
negli eventi motori osservati un
particolare tipo di atto caratterizzato
da una specifica modalità di interazione
con gli oggetti. Lo stimolo visivo dei
neuroni specchio non è costituito da un
oggetto o dai suoi movimenti, bensì dai
movimenti compiuti da un altro individuo
e correlati nel modo dell’afferrare, del
tenere o del manipolare.
Tale scoperta pone le basi di un netto
superamento delle concezioni
sull’apprendimento cerebrale ereditate
da Cartesio, il quale sostenne che per
favorire l’ apprendimento razionale era
necessario escludere l’interazione
comunicativa, dato che quest’ultima
genera emozioni e passionalità,
integrando quei meccanismi istintivi ed
irrazionali, che altresì debbono essere
isolati da un apprendimento puramente
razionale utile per ottimizzare le
scelte e la risoluzione dei problemi.
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La presentazione
del compito |
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Il compito di movimento è la specifica
esperienza di movimento.
I compiti di movimento hanno una
dimensione di contenuto, un orientamento
all’obiettivo ed una dimensione
organizzativa che prevedono
necessariamente questi tre focus:
- il contenuto dei compiti è il
movimento contenuto nella richiesta di
ciò che il calciatore deve fare;
- l'orientamento del compito
all'obiettivo descrive la qualità e
l'aspetto dell'esperienza di movimento;
- l'organizzazione del compito è in
relazione con la gestione del tempo,
dello spazio, delle persone e del
gruppo, tutti pianificati per facilitare
il lavoro sul compito.
Proviamo quindi a fare un esempio
in relazione a ciò che abbiamo detto:
- contenuto: giocare 3vs3 con i
portieri;
- orientamento all'obiettivo: usare
passaggi veloci e muoversi nello spazio
precedendo il passaggio;
- organizzazione: giocare in un gruppo
di 6 su campo rettangolare 40x30 usando
un pallone.
Rosenshine e Stevens definiscono
alcuni aspetti perché la presentazione
sia chiara ed efficace:
- Chiarezza di obiettivi e punti
principali;
- stabilire le finalità e gli obiettivi
della presentazione;
- mettere a fuoco un concetto, un punto
o una indicazione per volta
- evitare digressioni
- evitare frasi e pronunce ambigue
- presentazioni passo dopo passo;
- o presentare il materiale in piccoli
passi;
- o organizzare e presentare il
materiale in modo tale che ciascun punto
sia assimilato prima che venga proposto
il punto successivo;
- o fornire esplicite indicazioni passo
dopo passo (dove ciò sia possibile)
- o presentare un profilo essenziale
quando il materiale è complesso;
Procedure specifiche e concrete
- o modellare l’esercizio o il processo
(quando appropriato)
- o fornire informazioni dettagliate e
sovrabbondanti per i punti difficili
- o fornire agli studenti esempi
concreti e vari
Controllo della comprensione dei
calciatori
- assicurarsi che tutti comprendano un
punto prima di procedere con il punto
successivo;
- o porre ai calciatori domande per
controllare la loro comprensione di ciò
che è stato presentato;
- o fare in modo che i calciatori
riassumano i punti principali con le
loro parole;
- o ripetere le parti della
presentazione che i calciatori hanno
difficoltà a comprendere;
- o tramite successive spiegazioni
dell’allenatore;
- o attraverso il tutoraggio di alcuni
nei confronti di altri.
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Check list per l'allenatore perché la
presentazione del compito sia efficace:
- ho l'attenzione dei calciatori?
- ho incluso un set induttivo per i
nuovi calciatori della squadra?
- nella mia presentazione la sequenza
dei compiti è in ordine logico?
- ho presentato degli esempi?
- ho personalizzato il contenuto?
- ho ripetuto le cose di difficile
comprensione?
- ho collegato il nuovo a precedenti
esperienze?
- ho diviso in step gli obiettivi ?
- la mia presentazione è dinamica?
- la mia dimostrazione è accurata?
- uso i calciatori per enfatizzare le
informazioni importanti?
- prevedo informazioni sul perché
un'abilità deve essere svolta in un
certo modo?
- uso aiuti organizzativi negli aspetti
della pratica?
- se io sto utilizzando dei media li ho
preparati in anticipo?
- le mie ancore di apprendimento sono:
- Accurate?
- appropriate per il contenuto?
- appropriate per l'età e le abilità del
calciatore?
- condensate efficacemente in parole
ancora?
- indicizzate e in sequenza?
- nella mia presentazione ho separato
gli aspetti organizzativi e di
contenuto?
Cinque differenti presentazioni dei
compiti sono state confrontate in
termini della loro efficacia, sulle
caratteristiche dell’esercizio (forma),
il prodotto caratteristico
dell’apprendimento e della abilità dello
studente a verbalizzare come realizzare
un non familiare, complesso,pesante
esercizio motorio (locrosse throw).
I cinque diversi casi erano:
- spiegazione verbale con dimostrazione
parziale;
- solo dimostrazione completa;
- spiegazione sovrabbondante con
dimostrazione parziale;
- spiegazione verbale con dimostrazione
completa e cues riassuntive, ripetizione
visuale/verbale della presentazione dei
compiti;
- controllo di gruppo – nessuna
presentazione dei compiti.
I risultati dello studio supportano
fortemente l’impiego della dimostrazione
completa, schemi riassuntivi e
ripetizione dello studente. Gli studenti
nell’ultimo gruppo avevano un prodotto
più elevato ed erano maggiormente in
grado di verbalizzare come realizzare
l’esercizio.
Graham e i suoi collaboratori hanno
studiato le presentazioni dei compiti di
insegnanti efficaci in educazione fisica
ed hanno identificato otto indicazioni
di presentazioni dei compiti efficaci:
- fornire istruzioni esplicite;
- enfatizzare l’utilità del contenuto
presentato;
- strutturare un nuovo contenuto;
- segnalare l’attenzione degli studenti;
- riassumere e ripetere le informazioni;
- controllare la comprensioni;
- creare un clima produttivo per
l’apprendimento;
- presentare misure di responsabilità.
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La dimostrazione (presentazione di
modelli) ha ricevuto una grande quantità
di sostegno dalla ricerca nell’ambito
dell’apprendimento sociale, dalla
ricerca in classe, nel laboratorio per
l’apprendimento motorio e
nell’insegnamento dell’educazione fisica
e sportiva. È stata inoltre a lungo
riconosciuta come un aspetto critico
della presentazione dell’informazione a
chi apprende. Nonostante le prove a
sostegno dell’uso della dimostrazione in
educazione fisica, una vasta percentuale
di esercizi motori vengono presentati
agli allievi senza l’ausilio di una
dimostrazione visiva del movimento.
È stato fatto qualche sforzo nel
tentativo di definire le caratteristiche
delle buone dimostrazioni sia in
laboratorio che nelle lezioni di
educazione fisica. La maggior parte
degli esperti sostengono la teoria
secondo cui il modello dovrebbe essere
accurato e suggeriscono che un modello
di alto livello dello stesso sesso
dell’allievo sia probabilmente più
efficace.
Se c’è bisogno di analizzare gli
esercizi, essi dovrebbero essere
dimostrati in sequenza ed i movimenti
complessi dovrebbero essere visti più di
una volta da’’ allievo ”. Nel
riesaminare questa ricerca, Lee ed altri
hanno suggerito che, piuttosto che
cercare modelli esperti di un movimento,
potrebbe essere utile usare un allievo
per dimostrare, per il fatto che, mentre
il modello esperto produce
“apprendimento per imitazione”,
l’allievo, come modello, è più atto a
promuovere un’elaborazione più cognitiva
delle abilità di chi apprende.
A meno che un allievo non abbia già una
chiara idea di come eseguire
l’esercizio, comunque, è improbabile che
lui o lei sia in grado di contrapporre i
suoi tentativi all’esecuzione
appropriata della risposta motoria.
La dimostrazione è più efficace in
alcune circostanze che in altre: si deve
valutare quando usarla o meno (se il
compito è semplice è molto più veloce
dare una spiegazione). La dimostrazione
fornisce informazioni sulle
caratteristiche invarianti del gesto, in
particolare sulle relazioni temporali
fra le diverse parti del gesto. (Esempio
del nuoto: fino a qualche anno fa era in
uso mostrare delle immagini
videoregistrate a rallentatore per far
capire la biomeccanica del gesto. Far
vedere la biomeccanica del gesto
significa perdere il ritmo esecutivo del
gesto, cioè i rapporti temporali
all’interno del gesto). Tutte queste
dimostrazioni vanno fatte a velocità
esecutiva, solo in un secondo momento,
quando il gesto è appreso e
stabilizzato, mi posso permettere di
cambiare la struttura temporale del
gesto, quindi accelerare o rallentare
l’immagine.
Questo elemento fondamentale fa
riferimento al concetto di Meinell sulla
struttura del movimento.
Da questo punto di vista il ritmo
esecutivo di un adulto è diverso dal
ritmo esecutivo di un ragazzo o di un
bambino. E’ opportuno dare una
dimostrazione di un’attività motoria
oppure farla fare ad un ragazzo esperto?
Se ho a disposizione un ragazzo esperto
è bene fargli eseguire la dimostrazione
e solo in un secondo momento posso
eseguirla io, ma solo se sono competente
in quell’azione motoria, altrimenti
posso dare una immagine del gesto,
un’idea del movimento (vd modello di
Gentile) completamente scorretta.
La dimostrazione è utile per apprendere
un gesto nuovo, anzi, è fondamentale.
Nell’apprendimento di un gesto già
acquisito, non è più utile delle
istruzioni verbali (che in questo caso
costituiscono un rinforzo). E’
importante eseguire dimostrazioni
corrette, dimostrare frequentemente
senza commenti verbali per non
distogliere l’attenzione, scegliere
prospettive adeguate di osservazione,
cioè avere punti di vista diversi
nell’osservazione delle azioni motorie,
dirigere l’attenzione sugli aspetti
critici prima della dimostrazione,
cercare di attivare dei meccanismi
preattentivi. In alcune situazioni può
servire che principianti osservino
principianti, perché nella dimostrazione
vedo esternamente quelle che possono
essere delle difficoltà che anch’io devo
affrontare, mi pongo nelle condizioni di
osservatore e non di esecutore (sviluppo
di tipo induttivo, di Popper, di
sperimentazione). Il lavoro con i
principianti va poi rinforzato con la
dimostrazione corretta di un allievo
esperto, oppure con quella di un
insegnante, per non lasciare a tutti gli
allievi l’idea del movimento scorretto.
L’uso della dimostrazione è parte di un
tema più ampio collegato ad una chiara
presentazione dell’informazione agli
allievi e meglio compreso come parte del
processo di comunicazione. A questo
proposito, la combinazione di
informazione verbale e visiva e l’uso di
ripasso verbale sono i metodi più
efficaci per raggiungere l’obiettivo di
dare all’allievo una chiara idea di come
eseguire un esercizio motorio.
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Le Istruzioni e gli
stimoli verbali |
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L’uso di suggerimenti verbali per
l’apprendimento è un altro aspetto della
presentazione dell’informazione agli
allievi, che ha ricevuto una grande
quantità di sostegno nella letteratura
sull’apprendimento motorio e di
incoraggiamento da parte della
letteratura pedagogica.
Le tracce di apprendimento sono parole o
frasi verbali che descrivono le
caratteristiche critiche di un’abilità,
come ad esempio il termine “scarica” per
definire l’azione di passaggio sul
sostegno nel calcio, o la frase di
“sedersi li” (sit into it) per la
posizione di attesa di un passaggio di
pallavolo. Il supporto teorico per le
tracce di apprendimento proviene in
primo luogo dalla ricerca
sull’attenzione e sulla elaborazione
dell’informazione.
Tali tracce aiutano l’allievo a
scegliere e prestare attenzione a ciò
che è importante in una risposta ed a
comprimere molte parti di una abilità
motoria in una singola risposta. Il
termine “schiacciare” ad esempio, può
sostituire una descrizione su come
atterrare, che comprende il ricordare
come raggiungere il suolo con le dita
dei piedi e poi proseguire gradualmente
con le caviglie, le ginocchia ed i
fianchi.
L’uso di questo termine aiuta a produrre
la risposta combinata. Nella letteratura
c’è anche ampio sostegno del fatto che
il coinvolgimento dello studente nel
processo di apprendimento, e perciò
l’apprendimento stesso, aumentano se
l’allievo verbalizza le strategie di
prova.
Queste ultime unitamente alle tecniche
di ripetizione verbale coinvolgono
l’allievo ad usare tracce verbali
parlate per ripetere la sequenza, sia
prima che durante l’esecuzione. Uno
studente che impara ad eseguire un
esercizio di tennis può dire, ad
esempio, “tendere in basso e tendere
indietro” come se lui o lei stesse
esercitando il servizio.
Le istruzioni verbali sono utili per
dirigere l’attenzione, ma sono anche in
grado di influenzare la strategia di
apprendimento (in questo senso si parla
di ancore verbali), sono efficaci per
segnalare la struttura ritmica di
un’abilità, (es. battere le mani per un
terzo tempo, con ritmo ta ta-ta), tenere
presente che l’attenzione è limitata e
quindi considerarla calibrando le
informazioni soprattutto con i
principianti, usare stimoli brevi, una o
due parole soltanto, usare in modo
indicativo stimoli verbali, riferiti
solo agli elementi critici delle
attività, dare gli stimoli verbali al
momento giusto per non interferire con
l’esecuzione, insegnare al soggetto ad
usare egli stesso stimoli verbali mentre
agisce (dialogo interno).
Parte dell’arte di insegnare è
costituita dalla selezione di buone
tracce di apprendimento. La competenza
consiste nel sapere come analizzare,
organizzare e presentare il contenuto
per allievi particolari. Per la maggior
parte degli esercizi di educazione
fisica, gli insegnanti vogliono
comunicare, non solo la sequenza
dell’azione, ma anche le caratteristiche
di una buona esecuzione. Buone tracce di
apprendimento riflettono accuratamente
le caratteristiche del movimento che
vogliono esprimere e sono ricche delle
quantità di informazioni che
trasmettono.
È possibile usare una traccia di
apprendimento che suddivide
semplicemente in fasi le parti di una
abilità, come ad esempio 1-2-3, che
viene spesso usato nell’insegnamento di
passi di danza, sia per indicare il
tempo, che la sequenza dei movimenti. I
numeri e le parole sono utili se aiutano
l’allievo ad eseguire l’esercizio
accuratamente.
La maggior parte degli studenti
considera più significativo il fatto che
gli insegnanti usino parole o
espressioni che comunicano
effettivamente. L’insegnante che dice
“fare come un pollo” invece di “tenere i
gomiti all’infuori” riceverà una
risposta migliore da parte di allievi
più motivati.
La scelta delle tracce di apprendimento
dipende dall’età dell’allievo, dal suo
livello e dal tipo di esercizio da
eseguire. Queste tracce analizzano un
esercizio in diverse fasi, cosa che è
utile per le tappe iniziali di molte
abilità. Il continuo affidamento agli
esercizi in sequenza, però, può
interferire con le abilità che
necessitano di essere eseguite senza
nette interruzioni; per questo motivo
l’insegnante potrebbe volere cambiare le
tracce di apprendimento di alcune
abilità motorie a seconda del livello
raggiunto. Se, ad esempio, l’insegnante
sta provando ad insegnare un’azione di
salto, le tracce iniziali per la
preparazione, l’esecuzione ed il
recupero dell’azione possono essere
sostituite con il semplice termine
“esplodere”, per produrre una risposta
più olistica (completa).
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Spiegazioni, dimostrazione ed altre
informazioni possono essere utilizzate
prima, durante e dopo l’esecuzione e
sono fornite al soggetto per facilitare
la comprensione del compito, sviluppare
la rappresentazione mentale del gesto e
di un piano d’azione, rafforzare
l’esecuzione corretta e correggere
l’errore. La rappresentazione mentale
dell’azione viene così gradualmente
perfezionata e diviene punto di
riferimento e di confronto con le
sensazioni derivanti dall’esecuzione
necessario per regolare e modificare
l’azione.
Le istruzioni (informazioni verbali)
sono ampiamente impiegate per comunicare
obiettivi da conseguire, difficoltà da
affrontare e superare, errori da
correggere, sensazioni da percepire,
aspetti a cui rivolgere attenzione. Le
istruzioni, per risultare efficaci,
debbono essere chiare, comprensibili,
collegate subito all’esperienza pratica,
sintetiche, limitate agli aspetti
principali dell’esecuzione e modificate
al progredire dell’apprendimento.
Dimostrazioni, schemi, disegni,
fotografie, filmati (informazioni
visive) sono utili per trasmettere in
modo diretto e chiaro aspetti rilevanti
dell’azione; possono riguardare
particolari tecnici o la globalità
dell’azione. Anche l’osservazione del
comportamento di coetanei inesperti
impegnati nell’apprendimento può essere
efficace; con i giovani è pertanto utile
proporre attività a coppie di
osservazione del compagno, valutazione
reciproca dei comportamenti tecnici e
tattici, analisi delle difficoltà e dei
progressi.
Nell’osservazione di un modello è
comunque importante che siano trasmessi
gli elementi rilevanti, quali la
sequenza dei gesti nella catena cinetica
e la scansione temporale dell’azione.
Precisazioni verbali combinate alle
informazioni visive aiutano a dirigere
l’attenzione su elementi salienti del
compito. L’osservazione dell’errore,
inoltre, può rappresentare un espediente
per la correzione se seguita dalla
visione del movimento esatto o da
spiegazioni che facilitino nel soggetto
la formazione di una rappresentazione
mentale precisa dei parametri esecutivi.
Le informazioni visive, similmente a
quelle verbali, debbono essere
sintetiche, chiare, precise, limitate
agli aspetti essenziali e seguite
dall’esperienza diretta.
SUGGERIMENTI DIDATTICI PER LA
PRESENTAZIONE DEL COMPITO
Fornire informazioni sintetiche, chiare,
precise, limitate agli aspetti
essenziali.
Definire verbalmente punti chiave
dell’azione che l’allievo possa poi
utilizzare per regolare l’azione.
Presentare immagini dell’azione
attraverso dimostrazioni, grafici,
fotografie, disegni, filmati.
Collegare immediatamente le informazioni
fornite all’esperienza pratica.
Abbinare le informazioni visive alle
istruzioni verbali per dirigere
l’attenzione su aspetti rilevanti.
Talvolta, soprattutto con i più giovani,
dire semplicemente “fai questo” e
presentare una dimostrazione.
Porre domande e richiedere spiegazioni o
riassunti dei punti principali per
essere certi della comprensione.
Utilizzare dimostrazioni corrette o
indicare come dovrebbe svolgersi
l’azione.
Nelle dimostrazioni utilizzare coetanei
in fase di apprendimento.
Nella dimostrazione scegliere
prospettive adeguate di osservazione.
Lo sviluppo delle abilità di
rappresentazione mentale (immaginazione)
dell’azione ha come obiettivo di
migliorare l’apprendimento,
l’elaborazione, la correzione ed il
perfezionamento del gesto. Le abilità di
rappresentazione si fondano sulla
formazione di immagini mentali
multisensoriali (visive, cinestesiche,
tattili, uditive, etc.) vivide, stabili,
controllabili e trasformabili. La
rappresentazione mentale dovrebbe essere
alternata alla pratica motoria,
inserita, ad esempio, prima
dell’effettuazione o nelle pause di
recupero.
Al soggetto è richiesto di formare
immagini dapprima esterne e poi interne:
nelle prime il corpo in toto o nelle sue
parti è rappresentato da varie
prospettive come attraverso una
cinepresa, mentre nelle seconde la
prospettiva è interna (in prima
persona). Filmati e immagini
fotografiche sono utili per formare una
rappresentazione esterna. L’allievo va
ripreso da prospettive che catturino
aspetti e informazioni importanti
dell’azione che potranno poi servire da
riferimento (immagine mentale guida
dell’azione). In seguito è proposta la
rappresentazione dell’azione
dall’interno, che generalmente consente
un recupero più facile delle sensazioni
cinestesiche del movimento. L’esecuzione
va rappresentata mentalmente in modo
corretto e multisensoriale, nei dettagli
o nella globalità, con risultato
positivo in rapporto al raggiungimento
degli obiettivi.
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Suggerimenti
didattici per lo sviluppo delle abilità di
rappresentazione mentale |
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- Presentare modelli esecutivi,
fotografie, disegni, filmati per aiutare
la formazione di un’immagine esterna
dell’esecuzione.
- Riprendere l’allievo con una cinepresa
per poi analizzare l’azione;
- Fissare immagini statiche (posizioni
ed aspetti tecnici singoli) e dinamiche
(azione completa o collegamento di
alcune sue parti);
- Rallentare mentalmente l’azione per
correggere l’errore e poi immaginare
l’esecuzione a velocità reale;
- Passare gradualmente da una
rappresentazione mentale esterna ad una
rappresentazione interna;
- Insistere sulla correttezza esecutiva
dell’azione immaginata;
- Ribadire che l’azione va rappresentata
in modo completo o nelle sue fasi
Principali;
- Sottolineare che il risultato
dell’azione immaginata deve essere
pienamente positivo;
- Richiedere il progressivo intervento
dei diversi canali sensoriali nella
rappresentazione mentale (sensazioni
visive, cinestesiche, tattili, uditive).
Una conclusione importante del lavoro
sulla presentazione dell'informazione
agli allievi, in particolare del lavoro
di istruzione iniziale degli allievi su
cosa devono fare, sta nel fatto che
l’insegnante deve selezionare ed
organizzare le tracce di apprendimento
per illustrare l’abilità da acquisire.
La maggior parte degli insegnanti sembra
non avere difficoltà con queste idee,
tuttavia una percentuale molto elevata
di esercizi motori, che vengono
presentati agli allievi durante le
lezioni di educazione fisica, non
vengono illustrati con tracce
selezionate o con una dimostrazione di
ciò che deve essere fatto. Il risultato
di questo è che, anche se l’insegnante
vuole che gli allievi ripetano una
risposta motoria in un certo modo,
questi finiscono per eseguire dei
movimenti senza una chiara idea di ciò
che stanno provando a fare.
Un’utile tecnica utilizzata da
insegnanti competenti è quella di
controllare se gli studenti hanno capito
ciò che gli è stato chiesto di fare,
prima di eseguirlo. In alternativa,
l’insegnante può determinare la
chiarezza dell’informazione presentata,
osservando, mentre gli studenti
eseguono, quanti di essi la stanno
usando.
Non si ha una grande quantità di
informazioni su come presentare gli
esercizi quando l’intento del docente
non è quello di fare ripetere una
risposta motoria agli allievi. Il tema è
il seguente: “di quanta informazione
hanno bisogno gli allievi e quando?”.
Vi sono molti orientamenti
nell’insegnamento di attività motorie e
sport che sostengono che ci sono volte
in cui ad un allievo non dovrebbe essere
fornita una informazione dettagliata su
come eseguire (le caratteristiche del
processo di
esecuzione). Queste teorie comprendono
strategie di “gioco interiore”; un
approccio di giochi per capire; ed
approcci ambientati per l’insegnante di
abilità motorie e di giochi. Tutte
queste strategie affrontano
l’apprendimento di una attività motoria
senza far concentrare l’allievo su come
fare il movimento. Vengono definite
“strategie di insegnamento indirette”.
Semplicemente, non si sa molto su come
orchestrare effettivamente delle
strategie di insegnamento e di
apprendimento più indirette, e al giorno
d’oggi c’è molta poca convinzione sulla
loro efficacia. Non c’è motivo per
credere, comunque, che non ci sia un
bisogno altrettanto grande di chiarezza,
in termini di comunicazione dell’intento
della risposta in questa situazione.
Un criterio importante per una buona
comunicazione è quello di stabilire se
gli allievi hanno una chiara idea di ciò
che stanno provando a fare dopo che
l’insegnante gliel’ha chiesto. |
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Raffaele Di Pasquale, Allenatore Professionista
di 1^ Categoria.
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dell'Autore |
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Considerazioni relative
agli interventi prima
durante e dopo la
pratica motoria e
tecnico tattica secondo
i principi della
metodologia operativa
Autore:
Raffaele Di Pasquale |
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